Elisabeth e il segreto di Stephen Black.

La notizia

La lettera mi cadde dalle mani finendo a terra, tutto intorno a me era scomparso: non sentivo ne vedevo nulla.

Non riuscivo a pensare ad altro che al contenuto di quella lettera, non poteva essere vero: cosa avrei fatto d’ora in poi?

La voce di Elymir, il migliore amico di mio padre, mi raggiunse come un sussurro: riuscì a distinguere solo il mio nome.

Lo guardai, ma vedevo sfocato per via delle lacrime, mi guardava preoccupato ignaro di cosa fosse accaduto.

Se avesse saputo leggere l’avrebbe letta ma non sapendolo fare dovevo essere io ad avere il coraggio di farlo.

Mi asciugai gli occhi con la mano per vederlo meglio, dal suo sguardo capì che aveva intuito di cosa si trattasse:

<< si tratta di tuo padre? >>

Annuì non riuscendo a parlare, mi si era formato un groppo alla gola.

Colsi preoccupazione nel suo sguardo, era molto affezionato a lui, erano amici fin dall’infanzia: erano cresciuti come fratelli nonostante Elymir fosse un folletto e papà uno stregone.

<< ti prego dimmi che sta bene. >>

Scossi la testa e scoppiai a piangere, mi abbracciò subito, mi strinsi a lui come un ancora di salvezza: rimanemmo così per molto tempo.

Quando mi calmai gli spiegai che era morto a causa di un incidente in macchina, e che il corpo sarebbe arrivato tre giorni dopo.

Quella notte non riuscì a chiudere occhio, avevo solo papà al mondo, dato che mia madre non l’avevo mai conosciuta e lui non aveva famiglia: mi era rimasto solo Elymir.

Il mattino dopo andammo all’università, dovevamo avvisare il rettore e il preside della sua morte, lavorava lì come professore.

Non distava molto da casa, non vedevo l’ora di sistemare tutto per poi richiudermi in camera: avevo bisogno di sfogarmi.

Papà insegnava psicologia, ed era molto dedito al suo lavoro, aveva collaborato anche con la polizia per risolvere casi.

Prima di trasferirci a Milano avevamo abitato in molte città, ragione per cui non avevo mai frequentato la scuola: tutto quello che sapevo me l’aveva insegnato lui.

Non restavamo molto in un posto per via del suo lavoro, non più di un mese, ma non  ho mai avuto problemi a fare amicizie.

E il costante cambiamento non mi ha mai causato problemi.

Tenere nascosto la mia natura da strega è sempre stata la cosa più difficile, e lui si è sempre raccomandato di non dirlo a nessuno.

Mi raccontò che la nostra razza sta scomparendo, cosi come le creature magiche per colpa degli umani e del loro pregiudizio: dovevamo confonderci  tra loro.

Dopo le condoglianze entrammo nel suo ufficio per liberarlo, non appena lo vidi la tristezza mi assalì: l’ultima volta che l’avevo visto era stato lì, mi aveva chiamato avvisandomi che sarebbe andato a New York per fare un favore a un suo amico.

Elymir aveva portato pochi scatoloni, dimenticandosi dell’abitudine di papà di accumulare molte cianfrusaglie.

Mentre lui tornò a casa io rimasi lì, fissando le foto che raffiguravano me, non mi accorsi che nel frattempo era entrato un ragazzo:

<< tu sei la figlia del professor O’Kelly? >> alzai lo sguardo, notai un ragazzo poco più grande di me davanti all’ingresso: nella mano destra teneva un libro.

<< si… >>

<< mi chiamo Stefano Basile, ho appena saputo della morte di tuo padre, le mie più sincere condoglianze. >>

<< ti ringrazio. >>

<< ero uno studente di tuo padre, sono venuto qui per restituire questo. >>

Mi porse il libro, lo presi ringraziandolo, notai un tatuaggio sul suo braccio quando allungò il braccio: avevo già visto quel simbolo da qualche parte.

Si scusò di dover andare per prendere l’autobus, non ebbi il tempo di salutarlo che se ne era già andato.

Elymir tornò poco dopo con abbastanza scatoloni, per svuotarlo ci mettemmo metà giornata.

Sistemammo il tutto in cantina, che per fortuna era vuota: terminato mi chiusi in camera mia.

Il corpo di papà arrivò due giorni dopo, ma non ebbi il coraggio di andarlo a vedere, Elymir si occupò di tutto: mentre io rimasi in camera a vedere gli album di foto.

Quando tornò a casa mi consegnò gli oggetti che avevano recuperato insieme al corpo, il suo portafoglio, il cellulare e il suo inseparabile taccuino.

Rimase lì con me per un po’ , poi andò a preparare la cena.

Aprendo il suo portafoglio  la prima cosa che mi saltò in mente fu che mancava la foto di quando avevo quattro anni che sapevo che teneva sempre lì: era molto strano, dato che sia i soldi che la carta d’identità c’erano non mancava nulla a parte quella.

Guardai il suo cellulare, conteneva solo pochi numeri di telefono, niente foto o video.

Mentre il suo taccuino era pieno di appunti su lezioni e riflessioni:

Il funerale si sarebbe tenuto il giorno dopo, e non riuscivo a pensare ad altro: non ero pronta a dirgli addio, avevo ancora bisogno di lui.

Quella notte entrai nel suo ufficio, volevo mettere i suoi oggetti nel primo cassetto della scrivania, dove li metteva sempre: volevo fingere che fosse a casa e che non era altro che un incubo.

Aprendo il cassetto però mi accorsi che non era vuoto…

Che cosa trova nel cassetto?

  • Il simbolo che Stefano ha come tatuaggio (75%)
    75
  • un'altro taccuino (25%)
    25
  • una foto che non aveva mai visto (0%)
    0
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18 Commenti

  1. Sono tuo fratello (becca, incarta e porta a casa).

    Il capitolo ha diversi problemi di punteggiatura (due punti mancanti o che ci sono dove non dovrebbero essere), inoltre la frase:
    —————————
    Pochi minuti dopo qualcuno mi toccò la spalla, pensando fosse di nuovo quell’uomo gridai:
    <>
    —————————-
    ha poco senso 😉

    Per il resto non mi aspettavo la morte del folletto: avrei voluto sapere qualcosa di più su di lui 🙁

    Ciao 🙂

  2. Ciao Lea,
    Il fantasy non è per tutti; non lo è per me,per esempio. non credo sarei in grado di scriverlo perché pur avendo molta fantasia non riesco a volare così in alto da inventare mondi troppo nuovi.. vorrei tanto! Quindi a volte provo a leggere chi ne sa più di me e magari ad imparare qualcosa di nuovo. Per ora seguo il tuo e vediamo che succede 🙂

    Ps-un piccolo ‘aiuto’… quando usi il passato per la prima persona singolare, non usi “ì’, ma “ii”. Quindi io annuii, riuscii, sentii ecc.. ciao, buona scrittura e alla prossima!

  3. Ciao! Complimenti per il capitolo, mi piace molto il modo che hai di scrivere, e mi piace l’idea di un fantasy ambientato in Italia! Se posso darti un consiglio cerca di stare attenta alle ripetizioni, tipo quando hai scritto “notai un tatuaggio sul suo braccio quando allungò il braccio”, anche se credo siano errori di sbadataggine più che altro (a me capita un sacco di volte 😂)! Io comunque ho votato per il tatuaggio di Stefano! Alla prossima!

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