Complessi sistemi di semplicità

Due vecchi e il mare

Il vino nei bicchieri ondeggiava al ritmo placido e sornione del mare carezzato dallo scirocco caldo.
“Antò, quanto è vera la Madonna, usciamo sempre quando tira ‘sto vento caldo schifoso, ma come è possibile mi domando io”
“Pasquà, secondo me tu ti sei lamentato pure quando ti hanno partorito, sei un cacazzo unico”
Pasquale con uno sbuffo e una madonna tra i denti strinse un poco i nodi del tendalino, diede una guardata all’ancora, poi alzò gli occhi al cielo
“Va bene qua?” 
“Si vede tutto, va bene, mo fammi la fetente cortesia di sederti, che il vino si fa caldo, ho sete”
Fecero toccare i bicchieri in maniera pudica, quasi imbarazzata, anche se le volte che avevano bevuto insieme non si contavano più, davanti a loro il porticciolo, nascosto tra due lingue di terra come una geisha dietro due paraventi, era illuminato dai lampioni disposti a guardia lungo la banchina. I locali sempre pieni e carichi di chiacchiericcio conviviale erano chiusi, le insegne luminose erano spente, e ad alzare la testa si vedevano così tante stelle che si poteva pensare che si erano radunate tutta lì quella sera, a illuminare la sera di quei due vecchi che si beavano della bellezza di casa loro, una bellezza che ti metteva in pari col mondo.
“Allora Antò, stasera che mi racconti?”
“Pasquà e come vai di fretta, che tieni la pasta sul fuoco? Aspetta due minuti, fammi guardare due minuti, che ogni tanto mi dimentico dove vivo”
Antonio tirò su col naso, cercando di arraffare quanta più aria salmastra possibile, la aspirò avidamente e quasi avrebbe preferito essere asfissiato da quella brezza, piuttosto che restituirla al mondo.
“La vedi quella casa là, sopra al ristorante Pasquà?”
“Aspetta che sto senza occhiali… Ma quale quella gialla?”
“Quella là, si”
“Embè?”
“Embè quella era la casa di Giovanna. Te la ricordi a Giovanna, la figlia del vecchio proprietario del locale sotto?”
“Alfonso?”
“Lui Pasquà, esatto. Giovanna quando avevamo sedici anni era un fiore” disse, bagnandosi le labbra col bicchiere, a sciacquare col vino quel piacevole ricordo
“Giovanna ed io, un’estate, facevamo dei piccoli lavori per il padre. Andavamo in giro per commissioni e rifornivamo il locale di tutti prodotti freschi che servivano per mandare avanti il servizio. Dai un giorno, dai un altro, stavamo sempre assieme e la simpatia cresceva. Poi lo sai, a sedici anni sei più ormoni che acqua, e allora un giorno le chiesi se si voleva venire a fare il bagno con me laggiù, dietro la scogliera, di notte, dopo che il padre aveva chiuso il ristorante, per non farci scoprire”
“E come è andata a finire? Ti ha detto si?”
“E mi ha detto sì, si”
“E come è andata a finire? Te la sei … insomma…”
“Io su quella lingua là sono diventato grande”
“Grande stronzo”
“Tu e la buonanima di tua sorella” alzò il bicchiere verso l’alto e bevve d’un fiato alla povera anima della sorella del suo amico.
“E poi che è stato?”
“E che vuoi che sia stato, il tempo. Giovanna finiti gli studi, ha fatto armi e bagagli e se ne è scappata al nord prima e poi all’estero in cerca di fortuna, sono più di quarant’anni che io me la ricordo come era a sedici anni. Con tutto il rispetto per mia moglie Rosanna, io i capelli ricci e neri come quelli di Giovanna non li ho mai più trovati”
“E ti serve invocare il rispetto di tua moglie Rosanna per quattro capelli ricci? Tu tieni sempre la stessa testa, altro che più ormoni che acqua, tu sei sempre stato troppo signore”
“Una volta provai pure a cercarla, chiesi al padre dove fosse andata sua figlia, ma quello aveva saputo, uno dei pescatori che lo riforniva ci aveva visto quella notte mentre ci arrampicavamo sugli scogli, e quello da sotto ai baffi ha cacciato una minaccia che mi ha fatto cacare sotto e da allora niente, Giovanna per me è rimasta giovane per sempre”
“E con questa storia che mi vuoi dire?”
“E che ti voglio dire, che era una complessa semplicità, come tutte le cose buone che ci capitano”
“Bella questa, te la sei studiata stamattina mentre fumavi e leggevi quella merda del Corriere?”
“Un poco si e un poco no, a essere sincero. Leggere il corriere per me è semplicità complessa, perché lo sai che sto inguaiato con la gamba e abito lontano dal giornalaio. Però poi quando torno e mi metto sul muretto, e, il tempo che finisco di avere le vampate, mi sfoglio le pagine e leggo del mondo, io là sono felice, in maniera semplice. Non sto mica camminando sulla Luna. Quell’avventura là è stata uguale: io mi sono fatto mille pensieri prima e dopo, ma durante io stavo benissimo. E non stavo sposandomi, non stavo diventando padre ne niente. Perciò ti dico che la semplicità a volte e complessa”
“Ho capito, ho capito” 
“E tu Pasquà ce l’hai una storia come la mia?” 
Pasquale bevve così avidamente che Antonio sentiva la sua gola gorgogliare.
“Io ne ho tante di quelle, amico mio, che ti potrei far perdere tutto il tempo che ti rimane in terra”
“E io non tengo un cazzo da fare, alla pasta sul fuoco ci pensa mia moglie o al massimo quello scansafatiche di mio figlio”
“E allora, che ti racconto?”

Che storia racconterà Pasquale ad Antonio?

  • La storia della vendemmia (40%)
    40
  • La storia della poesia di Natale (20%)
    20
  • La storia del viaggio lontano da casa (40%)
    40

Voti totali: 5

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1 Commento

  1. Bravo Andrea, il tuo incipit ha catturato la mia attenzione!
    Credo che faremo un bel viaggio con Antonio e Pasquale, le emozioni che riusciranno a trasmetterci
    daranno corpo al loro passato, al loro presente e al loro timido futuro.
    Scelgo l’opzione della vendemmia perché entrambi i personaggi amano bere il nettare fruttato sgorgante da vitigni prepotenti e passionali.
    Seguirò i prossimi capitoli, buon lavoro!
    A presto, Ciao!

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