Come pane per le colombe.

Come Lolita.

Ho fame della tua bocca

Ho fame della tua bocca, della tua voce, dei tuoi capelli

e vado per le strade senza nutrirmi, silenzioso,

non mi sostiene il pane, l’alba mi sconvolge,

cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno.

Sono affamato del tuo riso che scorre,

delle tue mani color di furioso granaio,

ho fame della pallida pietra delle tue unghie,

voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta.

Voglio mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza,

il naso sovrano dell’aitante volto,

voglio mangiare l’ombra fugace delle tue ciglia

e affamato vado e vengo annusando il crepuscolo,

cercandoti, cercando il tuo cuore caldo

come un puma nella solitudine di Quitratúe.

Pablo Neruda

Paloma era una ragazza bellissima. All’età di tredici anni aveva già molti spasimanti, ma a lei non importava. Diversamente da quel che possiate credere, dopo aver letto la sua descrizione, Paloma era vergine e non aveva ancora avuto un ragazzo, nè alcuna esperienza sessuale. Era bianca, bianca come la farina, quella pura, non quella di semola. Bianco e puro era anche il suo seno, piccolo ma perfetto, sodo. Le sue labbra erano rosa e sottili come seta. I suoi occhi erano color del ghiaccio quando era immersa nei pensieri e color del cielo quando sorrideva. Era una pura ninfetta, come Lolita, la dolce, cara, Lolita di Nabokov. Addirittura, come lei, possiamo scandire il suo nome, tanto da farlo risultare più sensuale di quanto esso possa essere: Pa-lo-ma. Una ragazza spagnola, sul metro e cinquanta, bassina ma con delle gambe mozzafiato, ritte, con quel sedere con cui chiunque avrebbe voluto godere. Lolita..oh no, scusate, Paloma, era un angelo. Niente del suo corpo sembrava terreno, eppure tutti erano riusciti a toccarne una parte: chi un braccio, chi i capelli, chi la mano. Ma Paloma non si scomponeva mai, restava sempre fedele ai suoi ideali, quelli di una ragazzina che ancora non aveva scoperto la bellezza, il mistero e l’oscurità di una lussuria incontrollata.

Ricardo era uno dei professori di canto più bravi del conservatorio. Inutile dirlo, ma forse lo avete immaginato, Paloma era la sua studentessa preferita. Non so cosa muovesse Ricardo a desiderarla, cosa lo spingesse a guardarla come un diavolo inferocito, come se la stesse spogliando selvaggiamente con gli occhi. Eppure Ricardo non riusciva, ogni volta che la vedeva, a controllare la sua sete, a controllare il suo membro, ma soprattutto a controllare il suo istinto. Ogni giorno temeva il peggio. Aveva paura di poter scoppiare e di poterle saltare addosso, ponendo fine così per sempre alla sua carriera e alla sua reputazione. Ma Paloma era così bella, così sensuale, anche se lei non lo sapeva o meglio non lo immaginava.

Ma quel momento, che avrebbe segnato la fine della sua ingenuità e l’inizio della sua vita da adulta, non era poi così lontano.

Cosa succederà tra Paloma e Ricardo?

  • Entrambi hanno un'accesa conversazione (20%)
    20
  • Durante una lezione di canto, lui tenta di possederla (0%)
    0
  • Lui cerca di baciarla (80%)
    80
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3 Commenti

  1. Ciao Aurora., mi auguro che questo maestro sia giovane e bello, per far contento Eros il divino e anche me, che ad immaginare una tredicenne concupita da un maturo signore mi fa strano. Comunque vada, ti seguo e voto l’autista.Che sia lui quello bellino? O sara’ mica uno spione? A te, la palla.

  2. In primis, ammetto che nel secondo capitolo ho letto la poesia di Catullo, in particolar modo inizialmente ho letto il nome Lesbia, e ho passato almeno cinque minuti a capire dove diamine l’avevo sentita, il che mi ha fatto un po’ ridere. Secondo, mi piace questa storia e sono curiosa di come continuerà, mi piace anche l’idea delle poesie poste prima dell’inizio del vero e proprio capitolo, e anche della descrizione della ragazza. Alla prossima!

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