Come lo feci

Dove eravamo rimasti?

Dopo una notte di riposo...cosa farò domani per cambiare il mio futuro? Cerco un lavoro (60%)

La prima volta

Quando mia madre mi vide in piedi alle sette e mezza del mattino a preparare il caffè, cadde pesantemente sulla sedia. Divenne pallida. Mi fissava negli occhi con uno sguardo preoccupato. 

‘Tutto bene mamma?’ 

‘Ti sei drogato ieri sera vero? Dimmi la verità’ e scoppiò a piangere.

Dovetti spiegare per mezz’ora che non facevo uso di droghe ma che mi ero alzato presto per andare in cerca di un lavoro. Pianse ancora. Quando anche mio padre venne in cucina per il suo solito caffè, rimase di stucco. Vide la moglie piangere e suo figlio preparare la colazione. Ovviamente la cosa più strana delle due ero io. Quando finii di spiegare anche a mio padre il mio obiettivo di giornata, lui non parlò, si limitò a fissarmi finchè, dopo quattro sorsi, il suo caffè era finito. Posò la tazzina sempre fissandomi. Prese la sua valigetta, il portafogli e poi, prima di uscire di casa mi fissò nuovamente.

‘Non fare cazzate’ e poi uscì.

Scelsi un abbigliamento normale, jeans, camicia ed una scarpa sportiva. Per uscire di casa dovetti passare ancora davanti alla cucina e mia madre era ancora li, su quella sedia, immobile, con un fazzoletto arrotolato nella mano destra. Mi guardò e con la voce tremolante disse la stessa frase di mio padre. 

‘Se stai a casa non va bene, se vai a cercare lavoro non va bene…’ pensai uscendo dal condominio ed iniziando a pensare alle agenzie di lavoro che avrei visitato per tutto il giorno. Passai davanti al bar ed incontrai Luigi, mio amico dai tempi delle elementari. Mi chiese dove stessi andando così presto ed io gli risposi che ero in cerca di lavoro. 

Dejavù. Fece le stesse mosse di mio padre con la tazzina. Poi posandola mi chiese se stessi bene. Me ne andai stizzito. Ma possibile che una volta che si decide di diventare grandi le persone devono reagire così? Aumentai la velocità dei miei passi voglioso di arrivare alla prima agenzia. Bussai ed una ragazza mi fece accomodare in sala d’attesa dove c’erano già altri tre ragazzi. 

‘Forse anche loro sono alla ricerca del primo lavoro’ pensai notando la loro giovane età. Uno di loro mi guardò, poi sorridendo disse:

‘Hai perso il lavoro e ne cerchi un altro?’

Risposi di no, dicendo che stavo cercando il mio primo lavoro. Schioccò la lingua sulle labbra e si girò. 

Mi chiamò un ragazzo vestito quasi da matrimonio e mi fece sedere davanti alla sua postazione. Partì con una raffica di domande come se avessi ucciso il presidente della Repubblica:

Anni? Sposato? Esperienze? Fedina penale? Uso di droghe? Titolo di studio? Disponibilità a muoversi? Che sport fai? Domicilio? Malattie infettive? Malattie congenite? Che medicinali usi? Etero o gay? Quante persone nel nucleo familiare?

Mentre rispondevo come un robot a tutte le domande, pensai che la missione di trovare un lavoro diventava difficile se non impossibile. Ma servivano tutte quelle informazioni per un lavoro? Veramente?

‘Bene, abbiamo inserito i dati nel computer. Quando avremo una proposta la contatteremo. Le faremo sapere’ tese la mano e nello stesso momento chiamò una ragazza che era arrivata dopo di me.

Tutta la giornata andò nella stessa identica maniera. Sei agenzie di lavoro, trecentoundici domande sempre uguali e poi, come fosse un rituale liturgico: Le faremo sapere.

Tornando a casa passai al bar a trovare gli amici. Dissero che era normale, che alla fine poi qualcuno ti chiama, che bisogna avere pazienza, che tutto si sistema. Sembrava parlassero con un drogato al primo giorno senza drogarsi. Bevemmo una birra, brindando al probabile mio primo lavoro. Antonio, il barista, mi si avvicinò e mi disse che aveva saputo che stavo cercando un lavoro e che lui avrebbe potuto aiutarmi. Cazzo, pensai, ho fatto mille chilometri oggi e adesso la soluzione è nel bar sotto casa? Mi disse che un suo amico stava cercando una persona per fare delle consegne di cornetti ai bar della zona. Disse anche che era un lavoro facile e che avrei dovuto lavorare dalle quattro del mattino fino all’una, poi sarei stato libero. Sul compenso ci avrebbe pensato lui a parlare con l’amico. Tutti mi incoraggiarono a suon di ‘vai vai’ o ‘accetta’ alzando bicchieri di birra e urlando come se la nazionale avesse segnato un gol in finale. Accettai e fui sommerso dagli amici mentre iniziammo a saltellare tutti insieme al grido: “Chi non salta sfaccendato è!”.

Antonio dopo aver chiamato il suo amico mi disse che avrei iniziato la mattina dopo. Appuntamento alle quattro al bar. Il furgone sarebbe stato caricato di cornetti ed il mio capo mi avrebbe comunicato i bar dove portare il tutto. Salutai tutti e camminai come un maratoneta verso casa, felice di dare la lieta notizia ai miei genitori.

‘Mamma, papà, devo dirvi una cosa’

Il tempo si congelò. I miei genitori si guardarono, preoccupati. Passarono pochi secondi poi si festeggiò come fosse Capodanno. Mi baciarono, abbracciarono. Mio padre cercò anche di prendermi in braccio, poi si accorse dei miei novanta chili di peso e lasciò perdere.

Stava iniziando una nuova vita…o forse no?

Nel primo giorno di lavoro...

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8 Commenti

  1. Ciao chisonolosoio,
    all’appuntamento, non so con chi, ma va bene lo stesso.
    E così il nostro fannullone ha finalmente trovato un lavoro. Bene.
    Carino il capitolo, gli amici che saltano gridando “chi non salta un fannullone è” mi ha fatto ridere, bravo.
    Poveri genitori deve averli spiazzati con questa novità, vedremo che succede con il nuovo episodio.
    Alla prossima!

  2. Ciao chisonolosoio,
    complimenti anche per il nick.
    Bene, un bell’inizio scoppiettante. Questo protagonista è proprio uno scansafatiche, di quelli patologici, che non trovano nulla di male nello stare ancora a carico dei genitori a 36 anni e che di cercarsi un lavoro proprio non ci pensano. Quindi che si alzi e vada a cercarsi un lavoro, adatto alle sue esigenze naturalmente, non troppo faticoso e neanche troppo impegnativo dal punto di vista degli orari.
    direi che te la sei cavata alla grande, perciò ti seguo e aspetto il nuovo episodio.
    Alla prossima!

  3. Interessante… anche la scelta di anticiparci che c’è riuscito, in qualche modo, quindi non vuoi incuriosirci su questo ma solo sul “come”.
    L’hai catalogato come humor, ma non saprei dire se questa fase mi risulta più comica o angosciosa 😅 , comunque l’esposizione è scorrevole e per niente “costruita”.
    Voto che cerca un lavoro: le altre due situazioni, impressione mia, possiamo immaginarle, di certo il protagonista le conosce già e non l’hanno mai portato a nulla. Aspetto la prossima 🙂

  4. Ciao chiseilosaitu!

    Ma ci pensi che ridendo e scherzando questa gente esiste davvero? Per carità, tutto il rispetto del mondo per i Peter Pan del nostro tempo, ma quando vivono a scrocco a casa dei genitori per me veramente..grrrrr che rabbia! Se lui ha quasi 40 mi immagino i suoi poveri vecchi!!
    Quindi che si alzi e vada in cerca di un lavoro 🙂

    Carino il passaggio della cravatta rubata al padre per vedersi grande; della serie che non serve avere moglie e figli per essere adulti, quando puoi indossare una cravatta:)

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