Come lo feci

Primi sintomi

La spada volteggiò veloce nell’aria lasciando una scia blu elettrica. Da sinistra a destra e poi dall’alto verso il basso, la spada disegnò una croce e poi, come fosse la stoccata finale, un fendente decretò la morte dell’avversario.

Fu mia madre a rompere la mia fantastica battaglia:

“Stefano a trentacinque anni ancora co ste spade…e falla finita, vai a trovarti un lavoro Cristo santo”

Di colpo tornai alla realtà, riaprendo le finestre di casa che lasciarono passare la luce di un giorno caldo di Maggio. Avevo chiuso le persiane per immergermi in una battaglia notturna di spade laser contro chissà quale potenza maligna del lato oscuro della forza. La spada, ancora accesa, aveva perso la sua lucentezza così la spensi e la posai nel cassetto.

Mia madre aveva ragione. Trentasei anni e ancora giocavo con le spade laser. Non solo: mi ero comprato anche la Playstation con il visore virtuale; la maschera di Darth Vader con la quale giravo per casa respirando come un asmatico (ovviamente quando i miei erano assenti); la maglietta di Oliver Hatton con la quale, dopo aver trasformato un paio di pedalini a forma di pallone ricoperto con scotch da pacco, facevo rovesciate sul letto. Il risultato? Tre doghe in legno rotte, due quadri ormai senza vetro e la schiena, ovviamente, a pezzi.

Mia madre aveva sempre più ragione quando pensavo a queste cose. Soprattutto quando mi guardavo allo specchio e quando guardavo la mia camera. Era arrivato il momento di diventare grande. Rubai di nascosto dall’armadio di mio padre una cravatta, la indossai e mi guardai allo specchio. Faceva un certo effetto vedermi ‘grande’. Avevo paura di invecchiare, tanta. Ma avevo tanta voglia di cambiare, di fare come un bruco che si trasforma in farfalla. Era arrivato il momento di spiccare il volo nella vita.

Mi venne un forte mal di testa a causa di questi pensieri così, accesi la Playstation e mi buttai nel bel mezzo di un mondiale di calcio, a fare la telecronaca inventando i nomi dei giocatori avversari e facendo anche il commento tecnico delle azioni più importanti. 

A cena mi ritrovai seduto con mio padre, stanco dal lavoro, e mia madre, stanca per le faccende di casa. Io mi sentivo un fiore. C’era silenzio quella sera, un silenzio ancora più silenzioso delle sere precedenti. Avvertivo il malessere dei miei genitori per il mio presente e le loro paure per il mio futuro. Qualcuno stava per iniziare a parlare ed io sapevo già qual’era il succo del discorso così, mi feci coraggio e parlai per primo.

‘Domani mattina esco presto’ dissi con la testa bassa e mettendo in bocca un bastoncino di pesce intero. Silenzio. Ne mio padre ne mia madre alzarono lo sguardo. Nessuno rispose. Mandai giù il pesce ed andai avanti.

‘Giuseppe mi ha invitato a casa sua al mare. C’è un torneo di calcetto il pomeriggio e poi la sera mega torneo alla Playstation’.

Mi accorsi solo dopo pochi centesimi di secondo di aver detto quella frase con troppo entusiasmo. Una forchetta cadde dalle mani di uno dei miei genitori nel piatto. Era mio padre. Vidi la mano veloce che agguantava il bicchiere pieno di vino rosso e portandoselo alla bocca, lo scolò tutto d’un sorso. Mia madre fece altrettanto, buttando giù il suo bicchiere pieno di vino bianco e gazzosa. Capii subito che quei due gesti erano stati fatti solo per non stamparmi in pieno viso mani nervose e cariche di rabbia.

La cena andò avanti piena solo di rumori da masticazione, da bicchieri riempiti e posate che cozzavano col piatto. Mia madre si alzò per sparecchiare mentre mio padre si tuffò sul divano a sfogare il suo nervoso con il telecomando, cambiando cinque canali in due secondi netti. Capii che era meglio andare a fare due passi.

La serata era fresca e mi incamminai senza una meta per la città, con ancora in testa quella cena così pesante che mi stava venendo voglia di vomitare. Mi affacciai sul fiume ed iniziai a dirmi che era arrivata la fine della mia adolescenza. Adolescenza che mi aveva accompagnato fin troppo nella vita, e che era arrivato il momento di scrollarsela di dosso e vivere da grande. Mi interrogai su qualche lavoro avrei potuto fare. Avevo un diploma da ragioniere ma poteva essere usato benissimo come tovagliolo: io ed i conti non eravamo tanto amici. Mi chiesi in quel momento il perchè scelsi ragioneria. Non trovai risposta.

Il fiume scorreva forte come i lavori a cui pensavo nella mia testa. Un negozio di computer, una tabaccheria, un agente immobiliare, un autista, un commesso al negozio di videogames, l’addetto al banco del pesce del supermercato…più pensavo ad un tipo di lavoro, più mi sentivo estraneo a quel mondo. Perchè mi sentivo così? Perchè non ero riuscito a crescere come tutti i miei amici? Loro adesso avevano un lavoro, una vita da grandi, una famiglia. C’era chi addirittura, della mia stessa età, aveva due figli.

‘Basta’ pensai. Era arrivato il mio momento. Guardai il fiume sfogarsi in una piccola cascata. 

‘Pronto!’ mi dissi. Tornai a casa e mi buttai a letto. Ero pronto per l’indomani.

Dopo una notte di riposo...cosa farò domani per cambiare il mio futuro?

  • Rimango a letto (20%)
    20
  • Cerco un lavoro (60%)
    60
  • Vado a quel torneo di calcetto e playstation (20%)
    20
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8 Commenti

  1. Ciao chisonolosoio,
    all’appuntamento, non so con chi, ma va bene lo stesso.
    E così il nostro fannullone ha finalmente trovato un lavoro. Bene.
    Carino il capitolo, gli amici che saltano gridando “chi non salta un fannullone è” mi ha fatto ridere, bravo.
    Poveri genitori deve averli spiazzati con questa novità, vedremo che succede con il nuovo episodio.
    Alla prossima!

  2. Ciao chisonolosoio,
    complimenti anche per il nick.
    Bene, un bell’inizio scoppiettante. Questo protagonista è proprio uno scansafatiche, di quelli patologici, che non trovano nulla di male nello stare ancora a carico dei genitori a 36 anni e che di cercarsi un lavoro proprio non ci pensano. Quindi che si alzi e vada a cercarsi un lavoro, adatto alle sue esigenze naturalmente, non troppo faticoso e neanche troppo impegnativo dal punto di vista degli orari.
    direi che te la sei cavata alla grande, perciò ti seguo e aspetto il nuovo episodio.
    Alla prossima!

  3. Interessante… anche la scelta di anticiparci che c’è riuscito, in qualche modo, quindi non vuoi incuriosirci su questo ma solo sul “come”.
    L’hai catalogato come humor, ma non saprei dire se questa fase mi risulta più comica o angosciosa 😅 , comunque l’esposizione è scorrevole e per niente “costruita”.
    Voto che cerca un lavoro: le altre due situazioni, impressione mia, possiamo immaginarle, di certo il protagonista le conosce già e non l’hanno mai portato a nulla. Aspetto la prossima 🙂

  4. Ciao chiseilosaitu!

    Ma ci pensi che ridendo e scherzando questa gente esiste davvero? Per carità, tutto il rispetto del mondo per i Peter Pan del nostro tempo, ma quando vivono a scrocco a casa dei genitori per me veramente..grrrrr che rabbia! Se lui ha quasi 40 mi immagino i suoi poveri vecchi!!
    Quindi che si alzi e vada in cerca di un lavoro 🙂

    Carino il passaggio della cravatta rubata al padre per vedersi grande; della serie che non serve avere moglie e figli per essere adulti, quando puoi indossare una cravatta:)

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