Senza Nome

Dove eravamo rimasti?

Chi potrebbe aiutare la protagonista? La famiglia (67%)

Sadness - I know the reason for her sadness (Malice Mizer) - Parte 3

Sai, la tua mamma era stata isolata dai suoi amici, soprattutto da quelli migliori. Credeva che l’avessero abbandonata per sempre. Invece la osservavano da lontano e la proteggevano. Infatti appena era uscita sconfitta da quella storia, fu subito aiutata da alcuni suoi amici, quelli che erano intimi e la conoscevano da tanto tempo. Uno di questi era in una simile situazione, ma a differenza di tua mamma, quella dell’amico non era grave. Immagina: la tua mamma aiutata da questo suo amico, che la trattava come una persona e non come un oggetto (ero stata usata, mi dico spesso), che l’aveva salvata da una strada da cui difficilmente sarebbe uscita viva e che le dava tutto ciò che potrebbe averla resa felice, anche con poco.

Sai, ora sto bene. La mamma sta bene, amore. Non preoccuparti per me. Non sarai nato/a, ma ti voglio bene, anzi ti amo. Sei la persona che forse avrei più atteso pazientemente e più amato, più amato del tuo stesso padre. Sai, la mamma ha cominciato a fare mini lavoretti che la soddisfano e che le piacciono e ha ripreso regolarmente con tutto, anche con la scuola e lo sport. Se fossi nato/a, ti avrei insegnato a sopravvivere in questo mondo che, per certi versi, è fantastico ma per altri è orrendo. Controverso, insomma. Sai, la mamma ha ripreso pure i contatti con i suoi amici ed esce volentieri con loro. Io con queste parole voglio aiutare chi è nella stessa situazione o simile in cui sono stata io tempo fa. Le mie parole, probabilmente, saranno inutili a chi se n’è già andato via senza lasciare traccia.

Sai, ti ho immaginato che stessi sotto a un grande tulipano rosso arancio e allora ti ho disegnato così. Sei stupendo/a nel disegno. Se tu fossi presente in camera mia, lo vedresti dentro una cornice bianca su una libreria e tu, con sguardo spensierato, sei lì felice e rilassato/a. Sai, probabilmente mi tatuerò la rosa che raccolsi qualche giorno fa sulla pancia, vicino all’ombelico. Non si allargherà o stringerà mai: non credo di volere altri bimbi al di fuori di te. Non voglio che si ripeta lo stesso errore che commisi. Al massimo adotto dei fratelli o delle sorelle solamente per te. Racconterò a loro tutto, dall’inizio alla fine. Non sarò come tuo papà. Prometto, tato/a.

Sai, tuo papà mi diceva che ero splendida così grassa. Avevo cominciato ad amarmi, però avevo capito più tardi che lo diceva per prendermi in giro. Lui mi sembra che non si è mai visto allo specchio. Lui mi sembra che non ha mai capito che io l’amavo per il suo carattere, non per l’aspetto fisico. È molto stupido, sappilo. Per questo ti ho scritto sopra di fare attenzione.

Sai, so che questo non lo potrai mai leggere né narrarlo a qualcuno, tuttavia c’è la probabilità che tuo padre lo legga e che mi possa criticare per tutto. Negherà tutto questo. Cerca di essere forte e di fargli comprendere come sta la mamma. Se ti dirà qualcosa contro e ti offenderà, ci penserò io. Tu non devi mai preoccuparti per me, sarò forte. Forte come adesso che sto lottando per vivere bene anche con queste cicatrici indelebili.

Come potrebbe concludersi la storia?

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5 Commenti

  1. Sono indeciso tra la famiglia e gli amici…

    Un piccolo consiglio: vai a capo un po’ più spesso, rende più bello esteticamente il testo.
    Se vuoi, alcune parti (come le citazioni di ciò che ha detto il padre del bambino mai nato) puoi metterle in corsivo: ti basta evidenziarle e premere il tasto del corsivo prima della pubblicazione.

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