Il torso

Episodio 1

L’afosa giornata estiva aveva spinto Rebecca ad uscire prima dall’ufficio per godersi il caldo sole pomeridiano.
Non era solita lasciare il lavoro per fatti personali ma quel pomeriggio era così promettente che Rebecca non seppe resistere e usufruì di qualche ora di permesso per recarsi al mercatino di Mall, a pochi isolati dal suo ufficio.
Per i primi dieci minuti la sua attenzione non venne attratta da nessuna delle bancarelle che costeggiavano la strada ma, quando si trovò in prossimità di un rivenditore di libri antichi, non seppe resistere ed indugiò per molto tempo davanti alla fila di tomi esposti, dal sapore ancestrale.
Ne apprezzò le curve, le rilegature e il crocchiare delle pagine quando le voltava.
Provava una strana eccitazione nel tenerli tra le mani e si inebriava del loro odore.
Presa dalla valutazione di un libro malconcio, non si accorse di essere osservata dal proprietario che la fissava in maniera assai inquietante e furtiva.
Quando l’uomo richiamò la sua attenzione, Rebecca sussultò, affrettandosi a scusarsi per il suo comportamento.
“Mi perdoni, ero così assorta nei miei pensieri che la sua voce mi ha spaventata”.
L’uomo, dalla carnagione scura e dalla barba ispida, le chiese se poteva esserle utile.

“Quanto viene Questo?” Chiese Rebecca al mercante.
“É abbastanza caro” rispose con accento orientale.
“Ci sono molti altri libri qui che possono interessare una bella giovane come lei, e ad un prezzo assai più economico”.
Rebecca sorrise osservando la copertina del libro che teneva stretta al petto.
“Ne sono certa, ma vorrei sapere quanto costa questo”.
“Bella signorina, fidati di Eibon. Quello non è un libro adatto a te”.
Rebecca aggrottò la fronte e scocciata rispose
“Perchè dici questo?”
Eibon aprì le braccia
“Quello non è un libro. É un diario. Una lettura decisamente noiosa”.
“Ho visto che è un diario. É scritto a mano e proprio per questo vorrei acquistarlo. Dimmi quanto costa e chi è l’autore”.
“Guarda sulla costa. C’è il suo nome. Ma ti prego, guarda questi altri libri. Guarda che belli che sono”.
Rebecca, arrabbiata, rispose che non desiderava vedere altri libri e che voleva acquistare proprio quello, mentre osservava la costa del diario su cui era inciso un nome: Guglielmo.

“Senti, bella signorina, Eibon non vuole venderti questo diario. Eibon te lo dice per il tuo bene”
Rebecca, ormai esasperata da quella situazione a dir poco grottesca, disse al venditore di libri che se gli avesse fatto un prezzo ragionevole, lei glielo avrebbe pagato tre volte tanto.
Il mercante sbuffò due volte e poi sollevò gli occhi al cielo sussurrando parole incomprensibili ed infine gli disse il prezzo.
“Trecento, bella signorina. Ma non te lo vendo”
Pur sapendo che quella cifra era esagerata per un diario di un personaggio anonimo, ormai troppo coinvolta per arrendersi, prese il portafogli dalla borsetta, noncurante delle proteste del mercante che continuava a ripetere: non te lo vendo, non te lo vendo ed estrasse i soldi.
“Questi sono novecento, come promesso. Il triplo del prezzo che mi hai fatto tu. Allora, adesso me lo vendi?”

Con la borsetta stretta sotto il braccio ed un enorme sorriso ebete, Rebecca s’incamminò verso casa senza degnare di uno sguardo le altre bancarelle.
Ormai ciò che neppure sapeva di desiderare era nelle sue mani e ora non avrebbe voluto altro se non trovarsi già a casa, nella piena tranquillità del suo studio a leggere il diario di Guglielmo, strappato dalle mani di quel venditore di libri.
Camminò frettolosamente lungo i viali alberati, costeggiando il fiume fino a lasciarsi alle spalle la calca del mercatino.
Prese un autobus che la portò fuori città ma, nonostante il tragitto durasse più di venti minuti, Rebecca evitò di estrarre dalla borsa il diario appena acquistato.
Non voleva che qualcuno potesse vedere quello che stringeva tra le mani.
Era una paura singolare e fanciullesca ma quel diario era suo e soltanto suo e nessuno doveva sapere che ora ne era in possesso.
Scese dall’autobus con il cuore in gola e guardò il cielo che si stava rapidamente coprendo di nuvoloni carichi di pioggia.
S’incamminò a passo svelto verso casa mentre le prime gocce di pioggia caddero dal cielo bagnandole i vestiti ed i capelli.
Da passo svelto a passo veloce e poi via di corsa lungo il viottolo di sassi che l’avrebbe condotta al cancello di casa.
Aprì la porta ed entrò nella bella casetta a due piani, dai tetti in ardesia e dalla facciata bianca, poco prima che un violentissimo temporale si scatenasse abbattendo tutta la sua furia sulla terra.
Rebecca portò il diario nel suo studio, una stanza di modeste dimensioni illuminata da un grosso lucernario da cui filtrava una luce spettrale.
Lo posò sulla scrivania e lo osservò inspirando come se lo vedesse per la prima volta, poi andò in cucina e mise dell’acqua nel bollitore, accese il fornello e recuperò dalla dispensa una scatoletta di metallo.

Cosa troverà Rebecca nel diario acquistato?

  • Disegni di bambini (50%)
    50
  • la vita di Guglielmo (50%)
    50
  • Ricette di cucina (0%)
    0
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7 Commenti

  1. Ho votato consiglierà a Guglielmo cosa fare. Il suo proposito sarebbe quello di far morire di nuovo i non morti, insieme a lui? Credo che non sarà facile.
    Secondo me è meglio descrivere in terza persona cosa vede e cosa prova la protagonista, invece di riportare i suoi pensieri come se parlasse. Almeno credo. Non so cos’altro dovrebbe cambiare, ma non riesco a far mia l’ansia crescente di Rebecca, come dovrebbe essere in un horror (che infatti secondo me è il genere più difficile insieme al racconto umoristico).
    Non dico questo per abbatterti 😀 ma perché l’unico contributo che posso dare come lettore è dirti cosa provo nel leggere. Parlando solo per me ovviamente. A risentirci 🙂

  2. Ciao Christian,
    io dico che il negromante aiuterà Guglielmo nel suo proposito.
    La storia è ambientata ai giorni nostri? Al di là del racconto nel diario?
    Molto interessante il capitolo, si va verso un mondo di magia nera e negromanzia, ci sono tutti gli ingredienti per un per un horror coi fiocchi.

    Alla prossima!

  3. Ciao Christian, mi piace il tuo incipit. Mi piace il genere horror e questa atmosfera da calma prima della tempesta, al di là del fatto meteorologico che hai comunque inserito nel racconto 😀

    Anche a me piacerebbe sapere dove vive Rebecca e che stipendio prende, per pagare “novecento” un diario anonimo 🙂
    Disegni di bambini mi piace molto più delle altre due possibilità. Ora attendo che la storia cominci a prendere una piega inquietante, alla prossima 🙂

  4. Ciao Christian,
    gli horror sono la mia passione, quindi non potevo esimermi dal leggere il tuo incipit.
    L’idea non è originalissima, ma si sa: tutto è già stato detto e sta a noi trovare il modo di farlo nel modo più originale possibile, perciò non conta di cosa parli ma come lo fai.
    Attenzione alle spiegazioni e ai ritorni su frasi già chiare, esempio: “Ormai ciò che neppure sapeva di desiderare era nelle sue mani e ora non avrebbe voluto altro se non trovarsi già a casa, nella piena tranquillità del suo studio a leggere il diario di Guglielmo, strappato dalle mani di quel venditore di libri.” sarebbe bastato venditore, sappiamo già cosa vende.
    Quando parli del prezzo del libro a quale valuta ti riferisci? Perché dubito che si tratti di euro o dollari, novecento dollari per un diario, a meno di non trovarsi da Sotheby, mi pare eccessivo, che ne dici?
    I miei sono solo i consigli di una che non fa la scrittrice per vivere, quindi prendili e fanne l’uso che preferisci.
    Seguo la storia perché ha tutte le carte in regola per diventare un buon racconto horror, e in un buon racconto horror i disegni dei bambini ci stanno sempre bene.
    Alla prossima!

    • Ciao keziarica,
      grazie mille dei preziosi consigli.
      Sono contento che trovi la storia interessante e spero di non deludere le tue aspettative nei prossimi episodi.
      Hai perfettamente ragione: ripetere concetti già espressi e assodati rende il tutto meno attraente. Presterò maggior attenzione a questo aspetto.
      A presto.

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