Questione di abitudine

Dove eravamo rimasti?

Dove si risveglierà Ugo? Nel programma televisivo Domenica Pomeriggio, con la presentatrice Maria D'Orso (50%)

Una Domenica Pomeriggio...

<Oggi abbiamo con noi un noto ex-soldato che è venuto qui a raccontarci la sua storia> Maria D’Orso era truccatissima ed era pronta a sfoggiare una delle sue facce predefinite che erano ormai diventate famose.
Ugo stava seduto sulla poltrona bianca in mezzo allo studio, sudato e con la barba sfatta, vestito solo di un accappatoio sgualcito e sbiadito. Si guardava attorno cercando di capire come diavolo ci fosse finito lì. 
<Allora Ugo… Vuoi parlarci della tua vita?> cominciò Maria.
<Ehm…> lui con la sinistra si grattò il capo <che c’è da dire? Non faccio molto. A dire il vero non faccio nulla. E… Ma… Perché sono qui?>
<Oh caro Ugo> sorrise Maria <stai vivendo un’altra delle tue allucinazioni!> ed ecco che Maria utilizzò una delle sue facce predefinite: la faccia da chedolcenonriesceacapirecosastasuccedendo.
Ugo capì e fece un sospiro di sollievo. Non gli piaceva molto stare al centro dell’attenzione e sapere che non si trovava davvero in TV lo faceva sentire meglio. Si alzò sorridente dalla poltrona e si avvicinò a Maria <Devo fare una cosa> le disse <una cosa che ho sempre sognato di fare>.
Ugo si risvegliò sul pavimento di quella lurida casa proprio nel momento in cui il grosso pugno era arrivato sulla bocca di Maria. La sua faccia era schiacciata sul pavimento, con la bocca spalancata piena di saliva e vomito. Si mise a sedere, frastornato, con non poca difficoltà. Proprio in quel momento la piccola porta d’ingresso si spalancò ed entrarono tre uomini incappucciati.
<E’ lui> disse uno di loro. 
Ugo si mise in piedi e li fissò. <E’ ora di ballare, dunque>.

<Morelli! L’ispettore Denise Morelli, dove cazzo si trova?!> il capo della polizia sbraitava facendo avanti e indietro nella sua stanza facendo traballare la grossa pancia che gli faceva da marsupio. 
<Ispettore Denise Morelli, signore> Denise arrivò nell’ufficio del capo col fiatone, tutta sudata. 
<Finalmente> le ringhiò lui. Il capo, un uomo senza capelli oltre la sessantina di nome Carlo Gigli, si sedette sulla poltrona dietro la sua scrivania <Hanno trovato il corpo di un uomo di razza bianco caucasica> Denise trattenne un sorriso, ma lui non se ne accorse e continuò <l’hanno trovato al porto e voglio che tu vada lì> si fermò e si asciugò il sudore della larga fronte con il suo personale fazzoletto bianco.
Morelli, una bellissima trentenne di un metro e settanta, aspettò qualche altro secondo prima di rispondere <Vado subito, allora>
<Morelli> il capo la bloccò immediatamente <fino ad ora ho sempre chiuso un occhio sulle tue cazzate perché mi piaceva avere il tuo culo sempre davanti agli occhi. Adesso, però, è cambiato tutto. Ho tanti altri culi da guardare. Quindi cerca di non fare cazzate, chiaro? Ci riesci?>

Denise era una donna molto forte, una testa calda che conosceva il suo valore ma molto spesso si sopravvalutava e prendeva decisioni rischiose. Era riuscita a controllarsi qualche minuto prima, a non urlare al suo capo quanto fosse stronzo, e quindi aveva bisogno di sfogarsi e quando arrivò al porto trovò il modo per farlo: Enrico Giaro, il suo partner nonché sua vittima preferita. Innamorato follemente di lei; e lei lo sapeva.
<Ciao, Denise> fece lui timido.
<Non chiamarmi Denise. Che è successo qui?>
<Scusami. E’ stato trovato in acqua il corpo di un uomo probabilmente sui trentacinque anni; non lo abbiamo ancora identificato e sarà difficile farlo: è senza documenti, senza polpastrelli e… senza testa>
<E poi? Basta? Quando è morto? Come? Cosa è stato trovato oltre al corpo? Cazzo, Giaro, non farmi perdere tempo>
<Scusami> rispose lui imbarazzato <ancora non si sa quando sia morto. E’ stato prima picchiato con un tirapugni e poi è morto soffocato; probabilmente gli è stato infilato un pugno in gola… Lo stesso pugno con cui è stato picchiato dato che nel suo corpo è stato ritrovato anche il tirapugni> e le porse una busta di plastica trasparente contenente un tirapugni d’oro con disegnata un’aquila in rilievo. Denise prese la busta. <Portami dal corpo>

Intanto, nella casetta di periferia, le botte erano appena terminate. Uno dei tre era morto con un coltello conficcato in un occhio; il secondo era morto con il collo spezzato; il terzo era agonizzante senza più il pene appena saltato a causa di una pallottola. Ugo stava in piedi di fronte a lui con la sua .44 Magnum in mano, sporco di sangue e stanco. <Se avessi continuato mi sarebbe venuto un infarto> rise e poi tossì. <Sai che mi servirebbe adesso? Una canna. Ecco. Mi servirebbe una canna e Rino Gaetano in sottofondo; e dato che tu non sei né una canna né Rino Gaetano, non mi servi a un cazzo>.

Cosa farà Ugo del sopravvissuto?

  • Lo interroga prima di ucciderlo ed andarsene (0%)
    0
  • Lo lascia vivo e se ne va (50%)
    50
  • Lo uccide e se ne va (50%)
    50

Voti totali: 4

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5 Commenti

  1. Ciao Luigigi,
    il titolo dell’episodio mi ha ispirato un’idea di quel che poteva essere questo racconto, poi ho letto il resto e mi sono accorta che si trattava di tutt’altro. È interessante il racconto che fai del soldato e della sua discesa nell’incuranza, tuttavia dubito che qualcuno darebbe a questo uomo l’incarico di baby sitter, ma il racconto è tuo e ci fai quel che vuoi 🙂
    Avrei evitato l’introduzione al racconto, visto che i caratteri a disposizione non sono molti. Ti consiglierei anche di evitare l’uso di troppi avverbi, non servono e appesantiscono la lettura. Ancora una cosa: le caporali, al posto dei segni “maggiore” o “minore”. Detto questo, ho votato per la trasmissione “tu l’hai visto?” che mi pare la più azzeccata, visto il genere.
    Alla prossima!
    p.s. le mie sono solo osservazioni da dilettante, puoi anche ignorarle, se ti va. 😉

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