Questione di abitudine

Sfiorivano le viole

Di solito si inizia con le presentazioni, giusto? Bene: io sono il Narratore. Sì, esatto, sono quello che vi racconterà questa storia e che vi accompagnerà per tutti e dieci gli episodi. Quello che sto per raccontarvi, mi è stato chiesto di specificare, contiene sesso, sangue, violenza, parolacce, blasfemia, e… Sesso l’ho già detto? 

La casa di Ugo Scornavacche, se un’unica stanza con bagno cucina salotto e letto in comune si può chiamare casa, puzzava sempre. Ugo era un ex-soldato di un metro e ottantasei con due spalle enormi che ormai si avvicinava sempre più pericolosamente alla cinquantina. Il puzzo della sua casa era un misto di chiuso, sudore, merda, alcool ed erba; ma insomma, oramai si era abituato, ci si era affezionato a quel puzzo. Dopo il militare le sue giornate le passava bevendo Vecchia Romagna e fumando erba, fumando erba e bevendo Vecchia Romagna. Non aveva un lavoro, quindi faceva tutto ciò che gli veniva chiesto in cambio di soldi. Una sorta di tutto-fare. Un giorno uccideva vecchietti con negli occhi solo l’ombra di un passato da boss, e il giorno dopo faceva il baby-sitter per bambini scorreggioni che gli vomitavano latte sulla spalla. Il suo problema più grande, però, erano le sue allucinazioni: dopo una vita passata a bere e fumare, sempre più spesso vedeva cose che gli altri non vedevano. 

Ugo sedeva sulla sua comodissima sedia di legno con in mano una bottiglia di Vecchia Romagna e nell’altra una canna mentre guardava il minuscolo tubo catodico del 1887 che lui aveva il coraggio di chiamare televisione (unico canale permesso a casa sua era il 64, Super Tennis). 
<Ma non ti fai schifo?> chiese qualcuno alle sue spalle. Un sonoro rutto fu la risposta decisa di Ugo.
<Guardati. Non hai più nemmeno la forza di alzarti. Quell’enorme pancia da birra da quanto tempo ce l’hai?  Dieci anni? Vent’anni? Da quanto tempo non vedi un amico? Da quanto tempo non hai una donna che ti ama?> incalzò quello.
<Non ho bisogno di tutto questo. Guarda come sto> disse Ugo ridendo e allargando le braccia; la voce era roca e rovinata da anni di fumo  <non ho bisogno di quello di cui ha bisogno la società. Io sono migliore di loro. E adesso fammi guardare la semifinale di Barcellona> tutta questa frase fu condita da rutti, grugniti e da una davvero poco garbata ispezione orale per cercare rimasugli di cibo delle settimane precedenti.
Si voltò nuovamente, ma stavolta non vide nessuno. Un’altra delle mie allucinazioni, pensò. 
<Sai che ti dico?> fece qualcuno coricato sul suo letto <Perché non andiamo a puttane?>
Ugo si voltò lentamente verso il suo interlocutore. <Ce li abbiamo i soldi?> chiese.
L’altro ci pensò per qualche secondo, poi scosse il capo. 
<E allora abbiamo bisogno di soldi. E dove possiamo recuperarli?> domandò facendosi ancora un tiro di canna.
Il letto vuoto, però, non gli rispose. Lui rispondeva sempre a tutte le domande, ma quando era lui a chiedere non riceveva mai nessuna risposta. 

Uscì di casa senza nemmeno chiudere la porta dopo aver deciso di andare a rubare qualche soldo per soddisfare i suoi desideri carnali, ma il vento freddo che gli pizzicava le palle gli fece capire che era completamente nudo e lo costrinse a tornare indietro e mettersi qualcosa addosso. La notte, buia e fredda, era illuminata dalla fievole luce della luna, coperta ancora da qualche nuvola. Il vento gli dava fastidio ai polpastrelli dato che i guanti che indossava erano soltanto a mezze dita. Arrivato in vicolo buio ed isolato, trovò una piccola casetta con una porta di legno già aperta. <Oggi è proprio il mio giorno fortunato>. Passò i bidoni dell’immondizia danzanti pensando che fossero anch’essi delle allucinazioni ed entrò in casa. Questa era tutta completamente buia e polverosa, con praticamente nessun mobile se non qualcosa di legno scadente. Continuò a camminare quando, all’improvviso, i suoi occhi si illuminarono come se avesse visto la donna della sua vita. Sembrava un fungo. Forse è meglio non mangiarlo, pensò. Ma l’aveva già mangiato. Le azioni erano più scattanti dei pensieri. 

Dopo qualche minuto cominciarono a spuntare elefanti rosa che cagavano mattoni di cioccolato, scimmie che scopavano unicorni con occhi grandissimi, nani da giardino che facevano dei riti satanici e pure una suora vestita del solo velo sulla testa che ballava sulle note di Sfiorivano le viole, canzone del cantante preferito di Ugo. Poi tutto nero.

Dove si risveglierà Ugo?

  • Nel programma televisivo Omini e Femmine con la presentatrice Barbara de Pilippi (0%)
    0
  • Nel programma televisivo Tu l'hai svisto? con il presentatore Federico Scobelli (50%)
    50
  • Nel programma televisivo Domenica Pomeriggio, con la presentatrice Maria D'Orso (50%)
    50
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5 Commenti

  1. Ciao Luigigi,
    il titolo dell’episodio mi ha ispirato un’idea di quel che poteva essere questo racconto, poi ho letto il resto e mi sono accorta che si trattava di tutt’altro. È interessante il racconto che fai del soldato e della sua discesa nell’incuranza, tuttavia dubito che qualcuno darebbe a questo uomo l’incarico di baby sitter, ma il racconto è tuo e ci fai quel che vuoi 🙂
    Avrei evitato l’introduzione al racconto, visto che i caratteri a disposizione non sono molti. Ti consiglierei anche di evitare l’uso di troppi avverbi, non servono e appesantiscono la lettura. Ancora una cosa: le caporali, al posto dei segni “maggiore” o “minore”. Detto questo, ho votato per la trasmissione “tu l’hai visto?” che mi pare la più azzeccata, visto il genere.
    Alla prossima!
    p.s. le mie sono solo osservazioni da dilettante, puoi anche ignorarle, se ti va. 😉

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