PER TERRE INCOGNITE

Dove eravamo rimasti?

Superato l'impatto iniziale H. procede oltre e... gli rivelano qualcosa di più sulla gara (67%)

Il volo

Dopo una buona mezz’ora di corsa intervallata da tratti di cammino sulle rampe più dure, H. era finalmente giunto sulla sommità della montagna. Un paio di uomini del soccorso alpino seduti a fianco della croce di ferro che segnava il punto più elevato gli fecero cenno di avvicinarsi.

“Bravo, sei tra i primi cento concorrenti”, gli disse uno dei due mentre l’altro spuntava il numero su un foglio. “Dura, eh?”

“Da morire” rispose H. visibilmente affannato.

“Eh, lo so” fece quello, “e a quanto pare non è che l’inizio.”

“Ma perché, quanto è lungo il percorso? E di che genere di corsa si tratta? E cosa si vince?”

L’altro fece spallucce.

“Quante domande! In genere quando si sollevano troppi interrogativi tutti insieme non si viene a capo di nulla. Se volevi saperne di più dovevi chiedere agli organizzatori, noi siamo qui al check point solo per controllare che nessuno faccia il furbo. E’ vero, Franz?”

“Corretto” gli fece eco il collega con un forte accento tedesco, “però una cosa noi possiamo dire: che è gara SUNR.”

“Gara SUNR?” ripeté H. incuriosito.

“E’ acronimo per Solo Uno Ne Rimane” spiegò Franz. “Non so bene cosa vuole dire, forse è gara a eliminazione progressiva, forse è modo di sottolineare che è competizione molto selettiva…”

“Forse significa che per uscirne vivo hai bisogno dell’aiuto di un angelo custode” intervenne il collega italiano.

Franz diede a H. una pacca sulla spalla.

“Tu ora bianco come lenzuolo! Ma stai tranquillo, noi solo scherzare, tanto scherzare perché annoiati di stare qui su cucuzzolo del monte mentre concorrenti passano. SUNR è nome del circuito delle gare, SUNR come sunrise, che in inglese significa sole nascente. Bello magnifico nome, vero?

“Suggestivo, sì” ammise H, “e allora forse è davvero la mia gara, perché pure se non sono certo il sole, mi sento come uno appena nato. Bene, è stato bello poter scambiare quattro parole con voi bontemponi, ma ora devo andare, la corsa chiama. Ci vediamo all’arrivo!”

“Ammesso che arrivi… Ma noi ovviamente scherzare.”

“E io ovviamente grattare coglioni!”

H. si guardò un attimo intorno per poi gettarsi dall’altra parte del monte.

La discesa si rivelò subito estremamente tecnica. Quanto nel salire aveva seguìto una linea armoniosa punteggiata di tornanti, tanto nel discendere la traccia preferiva rozze diagonali e linee spezzate di cui era impossibile prevedere i cambi di direzione. Era come se l’ignoto artefice del sentiero, raffinato e paziente pennellatore su un versante, avesse rivelato il suo lato oscuro sull’altro versante, attraverso un disegno irrazionale pieno di spigoli vivi e angoli sghembi.

H. non sapeva letteralmente dove mettere i piedi. Si era comportato allo stesso modo di uno sciatore principiante che, preso dall’entusiasmo dei primi timidi progressi con lo spazzaneve si lancia sul muro ghiacciato di una pista nera. Avrebbe voluto rallentare e fermarsi per valutare il percorso meno pericoloso, ma ormai era troppo tardi. Si era gettato nell’impresa con troppa foga ed ora la pendenza non gli consentiva di frenare se non rischiando un capitombolo. Il tracciato era ripido, imprevedibile, irregolare, pieno di brecciolino incoerente e irto di pietre appuntite. Di quando in quando doveva spiccare dei salti per dislivelli che s’aprivano improvvisamente sotto un masso o dopo una curva secca, oppure evitare sassi insidiosi o tratti umidi e viscidi. I muscoli delle gambe, non avvezzi ai traumi ripetuti del tratto scosceso, erano intorpiditi da fitte acute ogni volta che il piede toccava il suolo.

In teoria non ci sarebbe stato né spazio né tempo per riflettere su quanto stava accadendo. Ad ogni passo il terreno presentava sempre nuove sfide, la conformazione della traccia cambiava, gli appoggi richiesti variavano costantemente, i tempi di reazione non ammettevano ritardi di sorta. Eppure il cervello di H., tra un salto e una schivata, stava elaborando in background per cercare una risposta. A chi doveva credere? Da che parte stava la verità? Si trattava di una gara ad eliminazione fisica oppure no? E poi perché tanto mistero? Le regole di una competizione, come quelle di qualsiasi gioco che si rispetti, non dovrebbero essere trasparenti e cristalline? Dov’era finito il tanto sbandierato fair play? Perché erano tutti così evasivi?

Fu questione d’un istante. Una pietra sotto il peso del suo corpo si staccò dal fondo, la gamba perse l’appoggio e svirgolò di lato, il precario equilibrio che finora lo aveva tenuto in piedi andò a farsi benedire e H. volò per la tangente.

Hieronymus è volato ed ora...

  • uno strano incontro... (67%)
    67
  • la gara sembra ormai compromessa, quasi quasi si ritira (0%)
    0
  • non ha ali ma se la sa cavare... (33%)
    33
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21 Commenti

  1. Gli rivelano qualcosa in più sulla gara.
    L’incontro con il “simpatico” roscio è interessante e un po’ straniante (come se il tuo protagonista ne avesse bisogno). È ancora ben scritto, se posso permettermi, trovo il tono didascalico e la voce narrante un po’ troppo presenti: le spiegazioni delle metafore all’inizio, i “quindi”, “perciò”, “per questo, ora”, un po’ appesantiscono l’immediatezza della narrazione. Opinione mia, fanne quello che vuoi 🙂

    • Ciao BP, grazie per essere passata. I tuoi suggerimenti sono sempre graditi perché spontanei e disinteressati, qualità non facili da trovare in questo mondo. Sono consapevole del fatto che ciò che non è propriamente azione rallenta un po’ il tempo del racconto, però non riesco a rinunciare, qui e là, a qualche riflessione o divagazione che sia. Spero di non annoiare troppo.
      Sto cercando di trovare i tempi giusti strada facendo. Forse anch’io – come H. – sono in fase di riemersione dopo un periodo di letargo…

  2. Ciao Namor,
    dopo il tuo commento al mio racconto ho pensato di leggere qualcosa di tuo. Complimenti, un inizio che mi regala l’immagine di ciò che sta accadendo.
    Leggere e riuscire a visualizzare delle immagini è per me la cosa più importante e bella del grande mondo della scrittura.
    Sicuramente continuerò a leggerti.
    A presto!

  3. Ciao Namor,
    un ottimo inizio, direi.
    Chi mai sarà questo Hieronymus (ho fatto tre tentativi prima di scriverlo giusto) e perché si trova a un evento sportivo? Molto interessante.
    Essendo io un’amante del mistero, avrei voluto votare per l’indovino, tuttavia ritengo più opportuno che la storia rimanga sulla gara e ci riveli, tramite il suo svolgimento, chi è l’uomo e perché si trova lì.
    Ciao e alla prossima!

  4. Ciao, sono passata a dare un’occhiata al tuo racconto. Beh non dice ancora molto ma un uomo che non si ricorda bene chi sia e perché debba correre mi incuriosisce. Seguo e voto le prime asperità della gara, per capire intanto se ci sia un nesso con il suo passato (per il futuro c’è tempo credo). Al prossimo.

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