PER TERRE INCOGNITE

Dove eravamo rimasti?

nei primi chilometri di gara Hieronymus o chiunque egli sia: fa i conti con le prime asperità della gara pentendosi di aver deciso di partecipare (100%)

PERCHE’ E’ LI’!

Erano trascorse forse più di tre ore da quando la gara aveva avuto inizio.

H. era partito come un puledro in mezzo a un branco di cavalli scalpitanti che fiutano un improvviso pericolo. Aveva cioè semplicemente messo in moto le gambe e seguìto chi lo precedeva senza pensare ad altro, compiendo così il gesto più banale e istintivo che esista: correre. Quando un cucciolo viene al mondo, nessuno gli insegna l’arte di camminare o di correre: sono, questi, atti elementari che fanno parte del codice genetico dell’essere vivente. In fondo fuggire dinanzi a un pericolo o cacciare la preda per soddisfare la fame – azioni necessarie alla sopravvivenza – richiedono di saper correre. E appunto Bosch si era limitato ad ascoltare la voce dell’istinto, che in quel momento costituiva l’unica risorsa cui aggrapparsi nel mare di buio assoluto in cui annaspava.

Ora però l’inesperienza gli aveva giocato un brutto scherzo: invece di dosare le forze, era partito a razzo sparando gran parte delle sue cartucce anzitempo. Aveva perciò superato un bel po’ di concorrenti – forse cinquecento, se non addirittura mille – ma un numero imprecisato ancora lo precedeva, mentre lo sforzo bestiale di quella folle partenza cominciava a farsi sentire. Soprattutto, non aveva fatto i conti con le difficoltà del tracciato di gara. Nella sua ingenuità aveva immaginato una competizione sui pratoni pianeggianti della valle, mentre invece, dopo le battute iniziali, il serpentone dei concorrenti si era diretto verso una montagna, cominciando ad attaccarne i fianchi lungo la linea zigzagante di una piccola traccia. Ed ora i polmoni sembravano scoppiare, mentre ad ogni falcata i muscoli delle gambe bruciavano al limite della sopportazione.

“Chi me l’ha fatto fare!” esclamò ad un tratto H. a voce alta e, notata una roccia piatta poco a lato della traccia, la raggiunse e si mise a sedere.

Era trascorso meno di un minuto quando il concorrente che lo seguiva, un tipo dai capelli rossi che aveva l’aspetto da irlandese, gli passò accanto.

“A-ha! Già mollato la spugna, giovanotto?” gli si rivolse con tono canzonatorio.

“Sono stanco” rispose H. “Manca ancora molto al traguardo?”

L’altro si fece una bella risata.

“Queste nuove generazioni prive di spina dorsale! Partono come se dovessero sprintare sui 100 metri e poi si cagano addosso alla prima difficoltà. Davvero non sai quanto manca al traguardo?”

“No”

“E allora non te lo dirò certo io. No, io non parlo con gente senza coglioni. Tanto meno con chi nel superare dà spintoni a destra e a manca.”

“Se ti ho spintonato chiedo scusa, non l’ho fatto apposta” disse H. sinceramente dispiaciuto.

“Le scuse sono tardive e comunque mi stai sul cazzo a prescindere. Sarà che mi hai superato, che sei più giovane di me, che sembri uscito da un altro mondo. Sarà quella tua faccia brutta da famoso scrittore americano…”

“Quale famoso scrittore americano?” domandò H.

“Pipper, Pepper, Popper… quello brutto come la fame che parlava col corvo…”

“Ma chi, Poe?”

“Sì, proprio lui, Popper… sei preciso sputato a quella faccia da depresso incorniciata nel ritratto ovale…”

H. stava perdendo la pazienza.

“Adesso stai superando i limiti” replicò, “vedi di non esagerare con le tue sbruffonate. E poi non posso assomigliare a Poe, semmai assomiglio a Hieronymus Bosch, dato che a quanto pare questo è il nome che mi è stato dato.”

“Geronimo che?” fece l’altro riprendendo a correre. “Ma tu sei proprio fuori di testa! Adesso non ho altro tempo da perdere, qui c’è una gara in corso e precisamente una gara per gente con le palle. Mettiti a piagnucolare e poi chiama la mamma per farti venire a prendere. Addio Popper!”

H. ristette un po’ a guardare il roscio che si allontanava sul fianco della montagna, poi si alzò, sistemò meglio le cinghie dello zainetto e ripartì.

“Adesso ti vengo a prendere!” gridò. “Vedremo chi è senza palle!”.

Quei due minuti di riposo sulla roccia lo avevano rinfrancato e il battibecco col roscio era stato un pieno di adrenalina. H. non sapeva da dove venisse né perché si trovasse lì a gareggiare, ignorava il tracciato e le sue difficoltà, ma ora avvertiva ancora più forte lo spirito di competizione. Quando nel lontano 1923, durante una conferenza stampa, era stato chiesto a George Mallory perché intendesse scalare l’Everest, il famoso alpinista britannico aveva risposto in modo disarmante: “perché è lì”. E allora forse anche lui, al secolo Hieronymus Bosch, poteva rispondere allo stesso modo al suo quesito interiore.

Partecipava alla gara perché la gara era lì.

E, almeno per il momento, non v’era davvero altro da aggiungere.

Superato l'impatto iniziale H. procede oltre e...

  • gli rivelano qualcosa di più sulla gara (67%)
    67
  • cade nella prima discesa (0%)
    0
  • si verifica un incontro un po' particolare (33%)
    33
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21 Commenti

  1. Gli rivelano qualcosa in più sulla gara.
    L’incontro con il “simpatico” roscio è interessante e un po’ straniante (come se il tuo protagonista ne avesse bisogno). È ancora ben scritto, se posso permettermi, trovo il tono didascalico e la voce narrante un po’ troppo presenti: le spiegazioni delle metafore all’inizio, i “quindi”, “perciò”, “per questo, ora”, un po’ appesantiscono l’immediatezza della narrazione. Opinione mia, fanne quello che vuoi 🙂

    • Ciao BP, grazie per essere passata. I tuoi suggerimenti sono sempre graditi perché spontanei e disinteressati, qualità non facili da trovare in questo mondo. Sono consapevole del fatto che ciò che non è propriamente azione rallenta un po’ il tempo del racconto, però non riesco a rinunciare, qui e là, a qualche riflessione o divagazione che sia. Spero di non annoiare troppo.
      Sto cercando di trovare i tempi giusti strada facendo. Forse anch’io – come H. – sono in fase di riemersione dopo un periodo di letargo…

  2. Ciao Namor,
    dopo il tuo commento al mio racconto ho pensato di leggere qualcosa di tuo. Complimenti, un inizio che mi regala l’immagine di ciò che sta accadendo.
    Leggere e riuscire a visualizzare delle immagini è per me la cosa più importante e bella del grande mondo della scrittura.
    Sicuramente continuerò a leggerti.
    A presto!

  3. Ciao Namor,
    un ottimo inizio, direi.
    Chi mai sarà questo Hieronymus (ho fatto tre tentativi prima di scriverlo giusto) e perché si trova a un evento sportivo? Molto interessante.
    Essendo io un’amante del mistero, avrei voluto votare per l’indovino, tuttavia ritengo più opportuno che la storia rimanga sulla gara e ci riveli, tramite il suo svolgimento, chi è l’uomo e perché si trova lì.
    Ciao e alla prossima!

  4. Ciao, sono passata a dare un’occhiata al tuo racconto. Beh non dice ancora molto ma un uomo che non si ricorda bene chi sia e perché debba correre mi incuriosisce. Seguo e voto le prime asperità della gara, per capire intanto se ci sia un nesso con il suo passato (per il futuro c’è tempo credo). Al prossimo.

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