L’Emozione di non amare

Occhi di Ghiaccio

Ero apatico,almeno così dicevano il Dr. Klautschfater  e mio padre.Ero solo,e questo lo sapevo anche io,in fondo chi vuole stare con il “Gatto Nero”?Era così che mi chiamavano a scuola,data la mia nota cupezza,e col tempo mi ci ero abituato,anzi,il mio vero nome,Peter,non mi piaceva più,come tutto della mia vita.

A scuola,il tempo non passava mai,rimanevo seduto a guardare il vuoto  più totale.Non andavo male,e anche se avessi preso brutti voti,non me ne sarebbe importato,o meglio:non mi importava di nulla.

Forse ero veramente apatico come dicevano tutti,e ciò non mi dispiaceva.Era figo non provare emozioni,mi piaceva,e anche se non me ne rendevo conto,vivevo bene la mia vita,nonostante fosse una merda totale.Ricordo quella  volta che per compito di biologia,dovevamo sezionare una rana:io portai un gatto.Lo squartai col coltellino svizzero di mio padre,lasciando l’insegnante a bocca aperta.Avevo solo 15 anni,e oltre a dover frequentare quel maniaco del Dr. Klautschfater,lo psicologo della scuola,non mi successe niente.                                                                                              Ora ho 17 anni,e devo ancora andare dallo strizzacervelli,mio padre è ancora un coglione,e mia madre è ancora morta.

Si…Morta.

Avevo 8 anni,e mia madre soffriva di cancro,ero nella sua piccola e sporca camera  d’ospedale,quando il suo cuore smise di battere,davanti ai miei occhi.Probabilmente in quel momento mio padre era con qualche puttana,o magari a drogarsi,o magari a drogarsi con qualche puttana. Avevo superato la sua morte,anzi,spesso e volentieri la dimenticavo.

Era un giorno d’autunno,grigio come gli altri,e Mrs Lorry,l’insegnante di storia,ci presentò una nuova compagna:

-Buongiorno ragazzi!Avete passato un buon weekend?Oggi,vi presento una nuova alunna,Ellie Willet.E’ americana!Vieni Ellie,siediti vicino a Peter-

-No!- Pensai.Volevo stare solo!E poi quella Ellie sarebbe stata spaventata da me.

Si sedette.

Ciao!- disse.

Non risposi.

Non parli?- chiese.

Restai zitto.

Capisco…comunque piacere,sono Ellie- aggiunse.

So qual’è il tuo nome!- 

Ah allora sai parlare!-

Si…più o meno-

Come ti chiami?-

-Gatt…ehm…Peter-

Che fai oggi pomeriggio?-

Cose che non ti riguardano!-

Silenzio.

Mi fai fare un giro della scuola appena suona la campanella?-

No

Silenzio.

Suonò la campanella,fortunatamente,non che me ne importasse di lei,ma perché avevo voglia di tornare a casa. Arrivato a casa,notai che quel coglione di mio padre non c’era,sarà stato con Samantha,una prostituta che aveva conosciuto ad Haiti l’estate prima.L’unica seccatura che c’era in casa era il gatto della vicina,l’odioso e pulcioso Mr. Cattus. Ogni giorno si intrufolava nella mia stanza passando per la finestra.Non gli avevo mai fatto del male,ma quel giorno,avevo voglia di fracassargli il cranio:non era rabbia,non era odio,era semplicemente uno sfizio.Così presi la mazza da baseball che quel coglione di mio padre conservava sotto al letto insieme alla cocaina,tornai in camera mia,e diedi un colpo secco  alla sua piccola testa,che si ridusse in frantumi.Mi gettai sul letto,ogni tanto lo facevo,e pensavo chi o che cosa potessi uccidere,lo facevo per provare divertimento,ma niente:nessuna emozione.

Squillò il telefono:

Pronto?-

-Peter,sei  tu?-

-Tu chi sei?-

-Sono Ellie-

-Come hai avuto il mio numero?-

-L’ho avuto-

-Comunque,che vuoi?-

-Volevo….uscire…con te-

-No-

-Perché?-

-Perché no-

Silenzio.

-Ora chiudo-

-No Peter!Ti prego,vediamoci!-

-Ok…-

-Si!…cioè..ci vediamo al parco davanti alla banca tra mezz’ora-

-Ok-

Dovetti accettare per forza,magari al parco avrei trovato qualche scoiattolo da sgozzare o qualche lepre da imbalsamare.Avevo imparato ad imbalsamare gli animali a 11 anni,in un noioso pomeriggio d’estate,lo vidi fare spesso al mio vicino di casa,un certo Alvin,un cacciatore.

Comunque mi diressi verso quel parco. Ellie era arrivata in anticipo.Non so ancora cosa ci trovasse in me quella ragazza,comunque a me non  importava,o meglio:non mi importava di nulla.

-Ciao Peter!Sono contenta che tu sia venuto!-

Feci un cenno con la testa.

-Vieni su!Facciamo una passeggiata!-

Silenzio.

Camminammo lungo il fiume.Lei continuava a parlare mentre io con lo sguardo cercavo qualcosa da uccidere.

Che occhi stupendi che hai!- mi disse.

Silenzio.

-Sono di un colore stupendo…sembrano lastre di ghiaccio.- aggiunse.

Di nuovo silenzio.

Non ero lusingato e neanche compiaciuto.Per cui finsi un “Grazie”. 

-Guarda Peter!Una panchina.Andiamoci a sedere-

Annuii.

Ad un tratto mi mise una mano sulla coscia,e mi baciò la guancia.Rimasi immobile.                                                         

Silenzio.

Portò la mano verso l’inguine.

Altro silenzio,finché non mi disse:

-Baciami,Occhi di ghiaccio!-

Peter bacerà Ellie?

  • Si (33%)
    33
  • Si,ma sarà un bacio finto (33%)
    33
  • No,non prova emozioni (33%)
    33

Voti totali: 3

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