CUORE DI CANE

Dove eravamo rimasti?

Possibile che non vi sia giustizia a questo mondo.... Qualcosa turba e interrompe il suo lavoro... (67%)

Verso la fine....?

I vestiti sono rimasti puliti, da parte, lo riveste con cura, prima la biancheria intima, poi i calzini, i pantaloni, la felpa e per ultimo le scarpe, non ha pensato ai capelli, sono in disordine, ma d’altra parte, non è che da vivo li avesse più ordinati.

Il problema agli occhi di Osvaldo si presenta adesso, come fare per portare il corpo dal tavolo alla sua definitiva posizione, nel buco dietro il muro.

Non può farcela a portarlo di peso, pensa allora all’unica soluzione possibile, una specie di scivolo con delle assi, dal tavolo al buco nel muro, poi lentamente, facendo attenzione a non farlo cadere, lo trascina lungo questo scivolo improvvisato e precario fino a sistemarlo al suo posto.

Perfetto, il lavoro è finito, appende un telo a coprire il buco e finalmente, tenendo il vaso come se fosse una reliquia preziosa, torna di sopra.

È stanco, vuole solo riposare Osvaldo, oltre alla stanchezza fisica si sente svuotato da ogni energia mentale, ha bisogno di riprendersi.

Era successo tutto così, senza scosse, senza traumi ed anche questo era stato sistemato insieme agli altri.

I giorni scorrevano tranquilli, monotoni, uno uguale all’altro, mentre Osvaldo tesseva la tela necessaria per rendere definitiva la sua opera.

La nebbia era sempre più fitta nella sua mente, poche i momenti di lucidità, in quei rari sprazzi di luce, Osvaldo si guardava intorno senza avere coscienza di nulla, si accorgeva della quotidianità, svolgeva in maniera meccanica e ripetitiva le operazioni che servivano alla sua sopravvivenza, che lo tenevano in qualche modo ancora legato alla vita quotidiana, ma senza un vero scopo, senza nessun impegno.

Non riusciva più a passare in rassegna i piccoli compiti quotidiani, una volta piccoli piaceri che impegnavano la sua giornata fuori dal lavoro, era tutto così inutile.

Alla fine era arrivato un altro dei ragazzi.

Si era presentato spontaneamente alla sua porta, senza lo era visto davanti senza averlo minimamente cercato, anzi, non aveva ancora neanche deciso quale strategia usare per attirarlo e lui, era li e solo questo contava.

Parlava di qualcosa che Osvaldo non riusciva a seguire, le parole non riuscivano a penetrare la nebbia e arrivare al cervello, faceva degli strani discorsi sulla famiglia, sul dovere che i genitori hanno di provvedere ai figli, al loro mantenimento.

Osvaldo lo aveva fatto accomodare nel piccolo soggiorno e poi con la scusa di andare a prendere un po’ d’acqua si era allontanato, tornando, alle spalle del ragazzo, lo aveva colpito alla testa con la brocca piena, rompendola, il risultato in ogni caso andava bene, era li, svenuto ai suoi piedi, il primo, inconcludente pensiero che attraversò al sua mente fu di aver rotto la brocca preferita di sua moglie.

Si era deciso a chiamare un robivecchi, avrebbe buttato via tutto, tuto quello che c’era in cantina, lasciandola vuota, avrebbe deciso poi cosa fare, forse avrebbe finalmente comprato una macchina, era tanto stanco.

Anche in casa era tutto in ordine, c’era un bel sole quella mattina, non caldo, una giornata limpida e serena.

A Osvaldo era venuta voglia di andare a trovare i suoi genitori al cimitero, era tanto tempo che non gli faceva una visita, così si era avviato, l’autobus l’aveva depositato proprio davanti al grande cancello, poi, dopo essersi munito del necessario mazzo di garofani e di due lumini, si era avviato per i viali deserti.

Era arrivato davanti alla tomba dei suoi e qui dopo aver sistemato i fiori e acceso i lumini aveva pensato di sedersi un attimo a riposare, voleva parlare un po’ con loro, raccontargli l’accaduto, era sicuro, in cuor suo, che lo avrebbero capito, in fondo era il loro unico figlio.

Si era quindi appoggiato alla spalliera della panchina con le mani giunte in grembo e aveva cominciato a raccontare a sua madre.

Il vecchio custode lo aveva trovato così, stava facendo il suo solito giro per avvertire i ritardatari, c’era sempre qualche vecchietto che si addormentava nelle belle giornate.

Eccolo lì, l’ennesimo, aveva provato a scuoterlo per svegliarli, niente, per Osvaldo non ci sarebbe stato un ritorno a casa.

Non si era interessato nessuno del funerale, era stato seppellito, a spese del comune, in un piccolo loculo.

Era arrivata l’estate, dopo la scomparsa del figlio Loretta aveva vissuto da sola con i genitori, ora, a distanza di parecchi mesi si era finalmente decisa a passare da casa, aveva saputo della morte di Osvaldo ma non si era sentita di andare al funerale, non per averlo abbandonato, era stato un atto impulsivo e sciocco dal quale non aveva saputo tornare indietro, era solo che, in fondo al cuore, si dava lei la colpa della scomparsa del suo Alberto.

Quale sarà la fine di....

  • E' stata una bella esperienza e ora? (0%)
    0
  • Finisce tutto in polvere.... (0%)
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  • Passiamo la palla alla moglie e .................. (100%)
    100

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28 Commenti

  1. Direi che passiamo la palla alla moglie, non vedo altra soluzione a questo punto della storia. Mancano ancora quattro capitoli…
    Ciao Pienne,
    un po’ frettoloso questo episodio, ho notato diversi refusi, dettati dalla fretta e, probabilmente, dalla mancanza di una rilettura. Ne faccio molti anch’io, non è una critica, ma una segnalazione.
    Non ho capito la frase: “Era successo tutto così, senza scosse, senza traumi ed anche questo era stato sistemato insieme agli altri.” Parrebbe un’operazione compiuta non sulla prima vittima, allora perché, Osvaldo, pensa solo ora al modo per spostare il corpo dal tavolo al buco?
    Forse sfugge a me, non so.
    Aspetto il nuovo episodio e ti auguro una buona domenica.
    Alla prossima!

  2. ciao Pienne, ho votato perché Osvaldo prosegua indisturbato, vorrei proprio vedere dove vuole arrivare…
    Ma non si comprende se effettivamente si tratti o meno di un sogno.
    Sono d’accordo con Yaniv in merito al consiglio di non essere troppo precipitoso nel pubblicare gli episodi. Primo perché anche tu hai bisogno di farli decantare nella tua testa; secondo perché chi legge ha bisogno di tempo per farlo.

  3. Ciao Pienne,
    ho un paio di osservazioni da farti, spero non me ne vorrai. La prima: hai usato 423 caratteri, dei 5000 concessi, per illustrare nel dettaglio un’incisione a Y. Il racconto particolareggiato di un’azione può risultare pesante e non necessario.
    La seconda: si era parlato di un sogno, ma in questo capitolo non vi si fa menzione. La regola è che si seguano le scelte dei lettori, pertanto se hai proposto tre scelte, tra cui il sogno, poi devi tenere fede alla scelta fatta. Questa piattaforma è un’ottima palestra per gli scrittori esordienti come me, e trovo che il fatto di dover seguire di percorrere una strada, scelta dal lettore, e dover restare nei 5000 caratteri, risulti un ottimo esercizio di scrittura creativa.
    Perdonami, ritengo che tu abbia uno stile accattivante, ma , in questo caso, hai peccato di ingenuità.
    Aspetto il prossimo episodio e ti auguro un’ottima domenica.
    Alla prossima!

  4. Ciao pienne.
    Mi ero ripromesso di passare da qui, e anche se ci sono voluti un bel po’ di giorni eccomi.
    Ci sai fare con la caratterizzazione dei personaggi. Osvaldo sembra un uomo reale, per quanto sia l’incarnazione di Lester Nygaard che incontra Zeno Cosini.
    Ci sono un paio di refusi, ma non è un grosso problema.
    Una cosa però non capisco: la storia è interessante ma…dove vuole andare a parare? Perchè leggendo non posso non riconoscere che il tuo stile sia bello, ma la storia è un po’ caotica. Tipo il ragazzo ucciso nei capitoli precedenti. E’ reale o un sogno? Anche l’amico di Alberto ucciso nel capitolo precedente, è reale o meno? Perchè da quanto è stato scelto dai lettori dovrebbe esserlo, ma non si capisce.
    Mi interessa però, vediamo come prosegue.
    Un consiglio: non essere troppo veloce. In 8 giorni hai pubblicato 4 capitoli. Ok essere rapidi, ma devi anche dare il tempo a chi ti legge di votare, o anche ad eventuali lettori di approcciarsi alla tua storia.
    Alla prossima.

    • Buona sera Yaniv, sono molto contento della tua attenzione e, devo essere sincero, anche delle cose che hai detto.
      Per il resto, chissà, ho detto è ripetuto che questa storia più che una narrazione, un “romanzo”, è una sorta di diario,potrebbe essere quello del nostro vicino di casa o collega di lavoro.
      In realtà, pensandoci bene, potrebbe anche essere semplicemente il racconto di un uomo prodotto del nostro tempo.
      Fellini disse, a proposito dei suoi film “non so cosa significhino, ognuno ci mette dentro del suo e da l’interpretazione di quel che vede” (ho semplificato naturalmente).
      Ecco, è questo, tutto quello che il lettore vuole leggere fra le righe.
      Ciao e grazie
      pienne

  5. Ciao Pienne,
    ho votato peri turbamento: sarei curioso di leggere cosa potrebbe succedere seguendo questa opzione. Ho letto volentieri, faticando un poco. Forse cambiando leggermente alcune frasi riusciresti al meglio nel tuo intento. Forse leggere varie volte ad alta voce, o fartelo leggere, ti potrebbe aiutare. Comunque resto incuriosito.
    L’ unico appunto che ti faccio è sull’uso della sega da falegname per segare le ossa: credo che i denti alti non siano indicati. La sega da ferro potrebbe fare comodo a Osvaldo.
    A rileggerci 👍

  6. Voto per il brutto sogno. Mi sembra presto per passare a diventare un assassino tanto crudele. Cioè mi pare più logico che il tarlo si insinui più lentamente nella sua mente. Il racconto è interessante però occhio alla punteggiatura: cioè a mio avviso talvolta usi troppe virgole quando un punto ci farebbe tirare il fiato e capire anche meglio la frase. Poi magari è un tuo preciso intento stlistico, quello di mettere affanno, e allora ok ;). Al prossimo.

  7. Ciao Pienne,
    diciamo che l’assassinio del ragazzo è stato solo un brutto sogno. A volte accade che una mente disturbata abbia delle avvisaglie prima di giungere a compimento di azioni terribili. Questo non significa che le azioni orribili no arriveranno. Ho votato il sogno anche per il cambio di tempo verbale, immaginando che potesse esserne il motivo.
    Ora aspetto il nuovo episodio.
    Alla prossima!

  8. Ho votato per “vendetta” .. distorta e assurda: queste due parole, insieme, mi fanno ben sperare.
    Interessante questo tuo capitolo. Continuo ad avvertire la necessità di qualche punto, ma sono contemporaneamente curioso di capire dove ti porterà questa tua scrittura sperimentale. Il cane sole che si confonde col sole, da l’idea di quanto importante fosse per Osvaldo.
    Coraggioso: bravo. Continua ad osare.
    Alla prossima

  9. voto per il tentativo di suicidio, che però non avrà evidentemente seguito, altrimenti finirebbe il racconto.
    Ho letto un po’ di commenti alla tua storia e concordo con chi ha segnalato che il nome del cane vada scritto maiuscolo essendo nome proprio. La punteggiatura è una questione molto personale. Ci sono scrittori, come il grande Saramago, che utilizzano periodi anche lunghissimi, però occorre molta maestria nel governare tale modalità di scrittura e abilità non comuni. Al posto tuo ogni tanto inserirei frasi più corte e qualche punto al posto della virgola.
    Ovviamente la storia suscita avversione nei confronti del figlio di Osvaldo e comprensione nei confronti di quest’ultimo. Tuttavia io non credo al tutto bianco e tutto nero, per cui penso che anche Osvaldo abbia la sua buona parte di responsabilità in tutto questo (magari non essere stato abbastanza fermo nell’educazione del ragazzo?). Beh, staremo a vedere. A presto.

    • Namor buongiorno, grazie per il commento.
      E’ una storia particolare, scrivo i libri usando un linguaggio diverso, anche se, a dire il vero, ho questa tendenza a scrivere in maniera “parlata”, considera che ho sempre scritto e soprattutto parlato a braccio, per cui mi viene difficile successivamente rileggere e correggere.
      Diciamo che questa storia, un racconto di un pezzettino di vita, di una persona comune, anche il tuo (mio) vicino di casa, è più una sorta di diario di vita comune, o almeno, lo è per me.
      Continua a darmi indicazioni, ne sarò felice.
      Ciao, a presto
      pienne

  10. Ciao pienne. Ho letto il titolo, in cui citi un cane e ho pensato di leggere il tuo racconto dato che hai letto il mio che ha nel titolo un gatto. Tralasciando questa associazione che mi ha portato a incuriosirmi: mi interessa la storia, mi è davvero dispiaciuto per il cane. A volte forse scappano piccoli refusi ma in generale mi piace come stai rendendo il cambiamento del protagonista: da pacato e anonimo a… chissà. Io ho votato vendetta. Mi sembra più in linea con quanto hai accennato. Seguo. A presto.

  11. Ciao Pienne,
    mi pare logico pensare a una vendetta, visti i presupposti.
    Ho trovato molto toccante il racconto del rapporto di Osvaldo con il suo cagnolino, hai saputo creare la giusta atmosfera per far poi venire il magone al momento della perdita.
    Un uomo a cui viene tolto tutto, prima o poi, esplode.
    Non ho capito una cosa: il ragazzo a cui a sporta il cuore, non è il figlio, vero? Oppure sì?
    Vediamo cosa accade nel nuovo episodio.
    Alla prossima!

  12. Rieccomi, pienne. Ho votato perché gli eventi prendano il sopravvento.
    La tua storia è piuttosto particolare, ma per quanto mi riguarda a spiccare è soprattutto lo stile decisamente coraggioso: punteggiatura semplificata, solo punti e soprattutto virgole, in alcuni casi interrogativi sottintesi… Una scelta molto ardita, mi ripeto. La mia impressione è che la tua sia una precisa scelta: a parte qualche refuso, molta della punteggiatura mancante o “alternativa” ha uno scopo espressivo. Non ti dirò se a me piace o no, non è particolarmente significativo. Ti dirò che è certamente molto rischioso: ti avventureresti in un fuori pista dopo aver preso una sola lezione di sci?
    Rischioso, meglio andare per gradi.
    Parlando della forma, a parte refusetti inevitabili (tra cui uno evitabile: Sole, è un nome proprio), ho notato alcune ripetizioni:
    era stato un gran momento per la sua *famiglia*, lui… poteva pensare a sistemarsi, costruire una *famiglia* tutta sua.
    A questo si erano subito dedicati i suoi *genitori*, avevano… figlia di *genitori* seri e lavoratori…
    per la *sua* serietà certo, ma anche per la *sua* divisa, aveva un vestituccio marroncino, troppo grande per il *suo* fisico…
    … per la posizione che teneva al lavoro, *oramai* da una vita… Le scarpe, *oramai* informi…
    Nei primi due casi, la particolarità della parola ripetuta è che “trasla di oggetto”: due famiglie diverse, due coppie di genitori diversi, con il risultato che si nota anche di più la ridondanza e ingenera anche un po’ di confusione. Occhio poi ai troppi possessivi e a parole non popolarissime (oramai) che si ripetono a breve distanza.
    Io penso che buona parte di queste ripetizioni verrebbero eliminate dopo un’attenta rilettura, per cui il mio consiglio (uno dei pochi che sono in grado di dare) è: non avere fretta di pubblicare, leggi, rileggi e correggi 😉
    Ciao, ti auguro un ottimo weekend.

    • Erri, sei gentilissimo e ti assicuro, faccio tesoro di tutto e tutte le tue osservazioni, per i refusi hai ragione, non sono attento alla rilettura, non mi piace proprio, per quanto riguarda il resto ti dico subito, è una storia scritta di getto in un momento e una situazione molto particolare e che non auguro a nessuno, non godevo delle comodità di cui solitamente facciamo uso, pensa che l’ho scritta a mano con la vecchia e cara biro, quadernone e tanto olio di gomito.
      Grazie di tutto, mi auguro che tu possa avere la voglia di continuare a leggermi e ad aiutarmi.
      Ciao e GRAZIE

  13. Ciao Pienne,
    Interessante lo stile della tua scrittura. La storia è coinvolgente e il lettore è curioso.
    Personalmente non amo troppo i periodi lunghi, che mi affaticano la lettura: ti suggerisco di alternare periodi lunghi a periodi brevi: soprattutto in scene come quella (spaventosa) dei ragazzi e il cane.
    Secondo me la lettura ne potrebbe trarre beneficio. Ripeto, secondo me.
    Voto”sorprese” e attendo il prossimo.
    Ciao

  14. Ciao Pienne eccomi qui,
    Sono passata dalle tue parti siccome ho visto il tuo commento lì da me.
    Volevo chiederti, come mai non ci sono dialoghi? (Di solito li trovo in tutte le storie) Vuoi scrivere questa storia come una sorta di narrazione? O magari hai qualcos altro in mente? Comunque leggendo il racconto, diciamo che ho notato (forse mi sbaglio) un velo di malinconia, io l’ho percepito in questa maniera, e non è una cattiva cosa, anzi mi piacciono queste cose, (ripeto forse mi sbaglio, ma è ciò che mi hai fatto provare).
    Ps. Aspetto il prossimo capitolo a presto 😉

    • Ciao Atharis, grazie della partecipazione.
      La storia è ne più ne meno che una storia, e come tutte le storie rispecchia e racconta quello che pensa l’autore, le sue esperienze, il suo modo di vedere la vita, rispecchia però, anche, quello che il lettore ci vede, quello che vuole vederci e che cerca.
      Fellini (il Grande Fellini) in una intervista disse che: l’autore solitamente non sa quello che vuole dire, dice e basta, sono poi i lettori, o gli spettatori nel suo caso, a mettere i contenuti nell’opera.
      Ecco, mi ritrovo perfettamente con questa cosa, io scrivo per scrivere, con il cuore e la mente, che legge ci mette il suo.
      A presto
      pienne

  15. Ciao Pienne,
    un capitolo molto intenso. Ogni parola piange addosso al protagonista, dipingendone un’immagine di infinita remissività. Osvaldo passa la sua vita a tracciare vie per gli altri, più che per sé, e questo lo porta a un figlio prepotente e una moglie, infine, distratta. Dato l’incipit immagino che ci sarà qualcosa di sconvolgente nel futuro dell’uomo, quindi voto l’opzione dell’evento.
    Aspetto il prossimo episodio e ti auguro un ottimo fine settimana.

    • Buongiorno Allegra
      Ho apprezzato molto la tua risposta, hai centrato in pieno lo spirito del personaggio e l’indirizzo che vorrei dare alla storia. Sarò felice di condividere con te il resto aspettando fiducioso i tuoi commenti.
      Grazie, pienne

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