LA SCELTA

LA SCELTA

Lei era solamente un gioco per lui, la trattava quasi senza sentimento senza che lei si ribellasse. Era questo quello che lo faceva sentire veramente uomo, trattare un altro essere umano come fosse un manichino, come se avesse il cuore di pietra e il corpo di gomma che non si rompe mai. Ma d’altronde lei lo sapeva, lei era a conoscenza di ogni singolo dettaglio della sua vita, lei lo perdonava, lei si incolpava per non riuscire a cambiarlo, si incolpava per non essere lei il motivo della sua guarigione interiore. Lei lo sapeva, lui era malato. Aveva il vizio di fumarsi un sigaro dopo “aver fatto l’amore”. Dio, lei si sentiva così minuscola e impotente rispetto a lui, veniva trattata così male che metteva in dubbio la sua esistenza, come se quello che aveva vissuto fino ad ora e le sue convinzioni non fossero importanti, come se da un momento all’altro il suo mondo venisse sconvolto da lei stessa.​Decise di rinchiudersi in quel bagno che sembrava uscito dagli anni ottanta, a metà tra lo stile vintage e lo stile retrò, girò la serratura oramai ossidata e arrugginita, si sedette per terra su quello strato di marmo gelido e iniziò il suo monologo interiore in stile Joyce. Iniziò ad interrogarsi su come fosse arrivata a quel punto. Era una sofferenza per lei, una di quelle che la dilaniava dall’interno e che si nutriva delle sue più grandi angosce divorandole le viscere. Una sofferenza che avrebbe voluto si trasformasse in nastro adesivo, incollato al suo corpo, in modo da poterlo tirare via. Si domandava se il destino esistesse oppure no, e dentro di sé continuava a porsi la domanda più banale “ma è questo il disegno che è stato scritto per me?” Non sapeva rispondersi perché sapeva che a quella domanda non esisteva una risposta, se esisteva invece, lei non sarebbe stata in grado di comprenderla, di decifrare il suo disegno. Si accontentava di quel poco che aveva, sapeva che non poteva avere altro. Lui riusciva a farla sentire stupida e la mortificava ogni volta che provava a tirare fuori la sua forza, ogni volta che la sua personalità stava per emergere. Lei si accontentava, credendo che al mondo quel disegno scritto non potesse decifrarlo, sentendosi così impotente da non tentarci nemmeno. Se solo lei avesse avuto il coraggio e la tenacia di sforzarsi a capire, avrebbe saputo in tempo che il suo destino non era scritto con l’indelebile, ma con la matita! Lei non lo saprà mai.

Cosa è successo alla ragazza?

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13 Commenti

  1. Ciao Shane, sono stato catturato dal tuo incipit ma leggendo gli altri commenti credo di aver capito che non continuerai la storia. Perché?
    E’ chiaro che sei libera di fare la scelta che più di aggrada, ma noi siamo anche liberi di sentirci orfani di qualcosa sicuramente intrigante.

    Pensaci e buona vita.

  2. Hi Shane, molta carne al fuoco, se ha un seguito hai parecchio da scrivere, stai mettendo giù le basi per una bella storia, una di quelle che prendono il lettore.
    Non riesco a capire l’ultima frase, comunque vedremo il seguito.
    Ciao
    pienne

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