Fallout

L’inizio di tutto

Tre rintocchi.

Le campane della Basilica di Saint Godfrey risuonarono in tutto il quartiere, portandosi dietro, in quel lento e monotono ritmo che scandiva le ore notturne, una lunga scia di uniformità e grigiore.
Da alcune ore non pioveva più, l’acqua aveva smesso di scrosciare sui tetti delle case e sull’asfalto, sui campi e sulle automobili, donando a Manchester quel tipico odore di pioggia che si avverte alla fine di un temporale.

Alla periferia estrema della città, all’interno di uno stabilimento in cemento armato grigio sulla cui facciata principale risaltava trionfante la scritta “Dipartimento dell’Esercito e della Difesa” in rozzi caratteri in ottone, il Maggiore Davies osservava il radar, alternando uno sbadiglio a un sorso di Coca Cola, annoiandosi e lamentandosi da solo del lavoro che stava facendo. Era tutto tranquillo, in cuor suo sapeva però che quest’ occhio del ciclone non sarebbe durato a lungo. Avrebbero presto dovuto fare i conti con la realtà, che si avvicinava loro minacciosa come lo è la dura superficie di un muro per la bolla di sapone. Loro erano la bolla, e quel muro stava per cadergli addosso: il radar mostrò numerosi velivoli in avvicinamento da sud, sarebbero arrivati sui cieli di Manchester nel giro di poco.
Davies quasi cadde dalla sedia quando il sistema di monitoraggio lo avvisò del pericolo imminente, emettendo una continua serie di fastidiosi bip. L’uomo premette un paio di pulsanti per zittire il sistema sonoro che non faceva altro che mandarlo in confusione, avvicinò a sé l’hologrammer e con un comando vocale ordinò allo strumento di metterlo in comunicazione con il Generale Pierce. Non ci fu dapprima nessuna risposta,

(Forse ha messo il silenzioso)

poi, al quinto squillo, il Generale aprì gli occhi e si accorse della comunicazione in arrivo, quasi trasalendo alla vista dell’enorme faccione di Davies in primo piano, con gli occhi strabuzzati per lo spavento. Pierce accettò la comunicazione. Dallo strumento del Maggiore comparì davanti i suoi occhi, in una ricostruzione in tre dimensioni, la figura di un uomo di sessant’anni, brizzolato e con la barba leggermente ispida, la cui figura era contornata da un alone turchese, disturbo dovuto alla tecnologia ormai obsoleta di quel vecchio modello di hologrammer.

«Davies, cosa… ?»
«Signor Generale, stanno arrivando.»

La voce del soldato lasciava trasparire la paura dell’attacco imminente. Davies vide il Generale portarsi pollice e indice sul naso, massaggiandosi gli occhi.

«Quanto tempo abbiamo?»

Il boato causato dall’esplosione fece vibrare l’intero edificio, interrompendo la comunicazione con il Generale. Qualcuno era entrato nella struttura. Davies, che a causa della deflagrazione era caduto per terra, si destò dallo shock e corse subito verso la parete opposta, dove c’era un armadietto dentro il quale vi erano alloggiati tre fucili. Imprecò costatando che lo sportello era chiuso a chiave. Si avvicinò alla scrivania, mentre dabbasso già sentiva le mitragliatrici nemiche fare banchetto con le vite dei suoi compagni militari. Aprì il cassetto alla sua destra, ma non fu fortunato. Provò con quello alla sua sinistra, ma non fece in tempo, perché qualcuno sfondò la porta del suo ufficio. Era un uomo che indossava un casco nero dalla visiera oscurata e imbracciava un fucile del tutto simile a quello che era conservato nell’armeria dell’esercito, nella stanza due piani più sopra, uno dei più moderni ritrovati della scienza nel campo militare: un fucile a onde di percussione. Stabilendo l’intensità dell’onda d’urto, si poteva decidere se limitarsi a stordire il nemico o ucciderlo.

Davies e l’intruso si guardarono negli occhi per qualche istante. Il Maggiore alzò lentamente le mani in aria, in cenno di resa, muovendosi lentamente verso il pannello di controllo.
L’uomo col casco urlava ordini in una lingua che Davies non comprendeva. Lo straniero non attese a lungo. Attivò l’arma, che scagliò una potente onda sonora contro Davies. Il soldato caracollò rovinosamente sul pavimento, mentre un rigagnolo di sangue cominciò a fuoriuscirgli dall’orecchio destro e bagnò poi il pavimento. L’uomo col casco tirò un calcio al corpo immobile del Maggiore, poi, accertatosi che non si muovesse, si allontanò dalla sala. Davies però respirava ancora. Dopo essersi accertato che non c’era più nessuno lì dentro, con uno sforzo che gli parve immane riuscì a rialzarsi appoggiandosi al bancone di controllo e premette il pulsante che attivava l’allarme antiaereo.

Un impulso elettronico partì immediatamente dal pannello, viaggiò lungo i cavi in fibra ottica raggiungendo prima i megafoni installati a Manchester, poi, quasi contemporaneamente, quelli delle vicine città di Leeds e Sheffield.

In città si levò un urlo quasi agonizzante, che strappò i cittadini ai loro sogni, dopodiché, stremato ma contento per aver fatto il proprio dovere, Davies si portò la mano sulla tempia sinistra per fare il saluto militare; infine spirò, cadendo nuovamente sul pavimento, esanime.

La situazione è tragica. Cosa succederà adesso?

  • I missili dell'esercito riescono momentaneamente a contrastare i velivoli nemici (6%)
    6
  • I bombardamenti (non nucleari) iniziano prima della fuga, rendendo difficili gli spostamenti verso il rifugio terraformato (50%)
    50
  • Everything goes nuclear. Durante la fuga degli eletti verso il rifugio antiatomico viene sganciata la testata nuclerare (44%)
    44

Voti totali: 18

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18 Commenti

  1. Ciao Luca.
    Buon incipit. Ti seguo.
    Ma una cosa alla volta: iniziamo con i bombardamenti non nucleari…quelli verranno dopo.
    Un piccolo consiglio. Nel tuo incipit c’è “tanta carne al fuoco”. Da lettrice, vorrei scoprire le cose piano piano e magari immaginarle. Non togliermi la possibilità di frugare dentro la mia fantasia. Dammi le notizie giuste ma senza farcirle di descrizioni, che rendono purtroppo pesante il rilassante “lavoro” di lettore.
    Sono certa che prenderai i miei suggerimenti, soltanto come un modo per poter migliorare. Io ho imparato molto dalle critiche costruttive!
    A presto, ciao
    Ilaria

  2. Opto per l’apocalisse, mi sembra la più coerente col titolo.
    Ciao, Luca. Bentornato.
    L’incipit è scorrevole e interessante. In alcuni punti mi è parso un po’ troppo raccontato, soprattutto nella scena d’azione, dove sapere per filo e per segno come funziona il fucile che ucciderà il militare “svia il pathos” verso ciò che sta succedendo. Lo so, hai immaginato un intero mondo e ti piacerebbe farcene conoscere il più possibile, ma non è detto che questa sia la scelta migliore. Al contrario, limiterei il più possibile le descrizioni di oggetti futuristici, per due ottimi motivi: per descriverli bene devi immaginarli nei dettagli e questo è difficile e dispendioso in termini di neuroni impegnati 😀 ; il secondo motivo è che stiamo leggendo un racconto, non un saggio di oggetti futuribili: se durante l’azione mi parli troppo di ciò che non conosco, mi sforzo di immaginare queste e perdo di vista le sorti del tuo eroe 🙂
    Ti ripeto un consiglio che ho ricevuto qui, forse il migliore che mi abbiano mai dato, almeno per quanto riguarda la scrittura: abbi fiducia nel lettore, non dirgli proprio tutto, convinciti che è capace di riempire i vuoti, di aggiungere da solo le parole che non scrivi. Ad esempio, è perfettamente in grado di immaginare un fucile fantascientifico, se riesci a dargli un nome adatto, tipo “fucile sonico”. Per inciso: che mi importa, adesso, che il fucile può non essere letale? Tanto, in questa occasione, viene usato per uccidere!

    Ciao, a presto

      • Ciao Jaw 😛 farò veramente tesoro del consiglio che mi hai dato. La mia versione sul lasciare al lettore il compito di terminare, con l’immaginazione, la descrizione, era più incentrata su panorami, ambienti e personaggi. Non avevo idea che potessi adattarla anche alla tecnologia futura, in effetti in questo modo mi risparmi una lunga serie di “spiegoni scientifici” che, come dici tu, risulterebbero probabilmente molto noiosi e fuorvianti!
        Grazie mille per essere passato e per il prezioso e utilissimo consiglio! A presto 🙂

  3. Ciao Luca,
    ti ho mandato in parità le opzioni, mi spiace.
    Ben scritto e anche ben strutturato il tuo incipit, come dev’esserlo l’incipit di un racconto di fantascienza. Io mi perdo sempre in mille dettagli, descrizioni e sfumature e spesso mi sorprendo ad apprezzare maggiormente chi ne fa un uso più calibrato, come te.
    Aspetto il prossimo e ti seguo.
    Alla prossima!

    • Ciao! Non preoccuparti ahahah 😛 sarà un duello all’ultimo voto! Grazie mille per i complimenti!
      Per quanto riguarda le descrizioni, bé, sfondi una porta aperta! Anche io amo dilungarmi nei particolari, sarei capace di scrivere pagine intere di sole descrizioni. Purtroppo però, quando ti fermi a descrivere spezzi il ritmo, ho imparato che a volte fa più una descrizione meno dettagliata con più azione, che perdersi in lunghe e puntigliose descrizioni di ogni singolo particolare! Insomma, bisogna dare una traccia al lettore di come il tutto si presenti, e lasciare che sia lui poi a completare, con la sua immaginazione, la scena 🙂
      Passo a leggere anche il tuo racconto, grazie ancora!

  4. Un racconto degno di un disastro atomico.
    Ho letto questo primo capitolo tutto d’un fiato e devo ammettere che ha davvero delle belle basi , mi piacciono i personaggi e molti punti mi hanno lasciato veramente col fiato sospeso come se facessi parte del racconto.
    Spero presto in un.nuovo capitolo ed ancora complimenti 🙂
    -B

    • Ciao Baudolino, sono davvero contento di averti appassionato a tal punto 🙂 grazie mille per i complimenti (i personaggi, mi spiace, ma temo che non li rivedrai più 😛 )
      Passo domani a leggere il tuo racconto ok?
      Ancora grazie!
      Ciao!

  5. Ciao Luca, complimenti davvero, mi è piaciuto moltissimo questo primo capitolo…come ha detto William è davvero avvincente.
    “Sentiva le mitragliatrici nemiche fare banchetto con le vite dei suoi compagni militari” Bellissima. Bravissimo. Non c’è che dire.
    Ps. Everything… Seguo e aspetto con ansia il prossimo capitolo, a presto 😉

    • Ciao Atharis, grazie mille per aver trovato tempo di leggere il mio incipit, e soprattutto per i complimenti! Sono felice che ti sia piaciuto (e anche emozionato per le belle cose che mi hai scritto 😛 )
      Domani passo a leggere il tuo racconto 🙂
      Grazie ancora!

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