ISTANTANEE

ESTATE

I bimbi corrono sull’acciottolato della piazza intorno alla fontana con i loro piedini avvolti in sandali di plastica mentre il cono gelato rovina tra le mani e scorre sciolto fino ai gomiti. Sarà un’impresa per i genitori cercare di ripulirli con il solo ausilio del fazzoletto. Il tovagliolino di carta è diventato un tutt’uno con la cialda del cono e la fontanella subisce il coprifuoco dell’acqua che inesorabilmente sparisce dalle condotte tutti i giorni alle diciannove.

Francesco li osserva dal tavolino di alluminio al quale è seduto con i nuovi amici estivi.

Avere tredici anni significa annusare da lontano la possibilità di avere atteggiamenti diversi, darsi un tono, fingere di essere grande, non indossare più quei sandaletti di gomma orrendi e anche se i piedi hanno passato il quaranta da qualche numero ed ora giacciono comodi dentro un paio di All Star blu, questo non significa che non abbiano ancora la smania di correre liberi per la piazza come facevano fino a qualche anno fa.

Adesso Francesco chiacchiera animatamente di musica, di moda e di sport con queste facce nuove pronte ad accogliere il fascino esotico del ragazzino che viene dal nord con quell’accento buffo ma che capisce il tuo dialetto, che parla in italiano ma ha gli stessi tratti del vicino di casa, un lombardo che puoi chiamare paesa’, che non fa paura come i tedeschi con le loro pelli arrossate e la loro lingua incomprensibile.

Francesco se la gode, ci gioca come a carnevale quando travestito da cow boy puntava la pistola all’indirizzo del bulletto della classe e questo si riparava dietro il muretto delle bici fingendo di rispondere al fuoco, giocandosela alla pari, senza le consuete prepotenze: magia della festa.

Ebbene la magia dell’estate ha lo stesso potere, solo che la cosa a tredici anni dura quasi un mese, ci si approccia ai coetanei in modo cordiale, nessun pregiudizio: ti invitano alla partita di calcetto perché non sanno che sei una schiappa, allora giochi anche benino perché puoi permettertelo, giochi sicuramente meglio quando la palla te la passano e magari capita pure che fai gol.

L’estate è un gran carnevale dove un bimbo può travestirsi da ragazzo e giocare per un mesetto a fare il brillante, allenarsi ad esserlo davvero… forse un giorno lo sarà davvero.

Basta anche poco per essere brillante, per avere degli argomenti da snocciolare, nella semplicità dell’animo di un tredicenne lombardo rimasto chiuso in casa da ottobre a marzo, al lume di DJ Television indottrinato alla moda paninara – unica vera materia di studio durante l’intervallo – con le sole uscite domenicali dalle due alle cinque del pomeriggio in oratorio, sì ma solo maschile, dove nessuno ti vuole in squadra, a farti controvoglia una cultura calcistica dal gracchiare delle radioline.

Ma ora il carnevale estivo è iniziato e il caldo torrido scalda la coca cola sul tavolino ed i pensieri in testa, un gelato sarebbe certo più rinfrescante ma ormai è cosa da bimbi.

Francesco guarda correre i bimbi tra una recensione dei Duran Duran e un giudizio sullo zaino Invicta arancio e blu, poi si rende conto che sono arrivate anche le ragazze, loro possono ancora permettersi il gelato, anzi loro possono permettersi esattamente tutto ciò che gli passa per la testa, perché la loro testa ha già molto più di tredici anni.

Marzia si avvicina: “Mi fai sedere sul bracciolo?”.

Francesco, scosta la gamba, lei si siede e gli sorride, poi rivolgendosi al gruppo: “Allora, che dite?”

“Francesco dice che New moon on Monday dei Duran Duran è più bella di Wild Boys!!” Giuseppe coinvolge tutti, Giuseppe ha una smania adolescenziale incontenibile, parla a ripetizione e l’entusiasmo gli trasuda da tutti i pori.

Marzia sorride nuovamente, si volta di scatto, ondeggia il lato del carré nero corvino dei capelli, poi punta gli occhi verde smeraldo negli occhi marrone di Francesco: “Io preferisco gli Spandau Ballet.”

“Ci avrei scomesso… ti piacciono le canzoncine sdolcinate?” Sorride lui malizioso ed il bianco del sorriso fa contrasto con la pelle abbronzata del viso.

“Perché? The chauffeur non è una canzone d’amore?” Marzia sente una piccola emozione crescere andando a incrementare la velatura di rossore tra le gote e il naso che le ha lasciato la giornata in spiaggia.

Francesco la guarda sorpreso e lei sostiene il suo sguardo assottigliando appena le palpebre, loro sanno già comunicare oltre le parole.

“Che bello swatch! È quello tutto trasparente? Fa vedere… Come si chiama? Jally fish? Che ore si sono fatte?”

“Sì è quello, sono le undici…” Francesco le sorride e non pensa più ai bimbi che corrono.

“Mio Dio!! È tardissimo! Tra venti minuti devo essere a casa e devo fare quel pezzo di lungomare buio! Dai Francesco… mi accompagni?”

“Ok, ti accompagno e poi torno a casa anche io… Ciao ragazzi, ci vediamo domattina giù alla marina?”

Giuseppe sorride beffardo: “A domani ragazzi! E buona notte… eh?”

Francesco il coprifuoco ce l’ha alle undici e dieci ma l’occasione varrà anche una strigliata…

Rieccomi redivivo... Andiamo ad aprire la scatola dei ricordi colma di emozioni? Vi propongo tre titoli:

  • Lo scoglio e la voglia di musica (13%)
    13
  • L'albero nel locale (75%)
    75
  • Bitter Sweet Synphony (13%)
    13
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31 Commenti

  1. Ciao Francesco,
    immagino che il tuo lavoro non si discosti molto da quel che ci hai raccontato, non per quanto hai detto ma per come lo hai fatto. Sicuramente la routine porta a catalogare, minimizzare e spersonalizzare le persone, i pazienti; o i sanitari non ne uscirebbero vivi. Credo che una nottata al pronto soccorso di un grande ospedale sia un’esperienza tragica e pesante per chi deve sostenerla.
    Detto questo, opto per lo scoglio e la musica. più rilassante 🙂
    Hai fatto un buon lavoro con questo capitolo, bravo. Aspetto il nuovo episodio e ti saluto.
    Alla prossima!

  2. Ciao Francesco,
    scelgo il ciclone.
    Bell’episodio. Conosco la sensazione di cui parli, le prove in saletta sono diverse dalle esibizioni in pubblico. Quando il pubblico applaude, tutto si fa semplice e la musica viene fuori come un fiume, prevalentemente di emozioni positive.
    Non ho 17 anni, ma se canto, e quando ho cantato, la magia la sento ancora.
    Bel capitolo, bravo.
    Ci si vede al prossimo!

  3. “Francica, chi era costui” mi sono chiesto. Poi sono andato sul tuo profilo è ho ricordato. Come hai fatto a iniziare un nuovo racconto se non hai mai completato il precedente? Non depone bene, per niente. Ora vedo che hai pubblicato quattro capitoli in poco più di due mesi: non malissimo come media, ma male abbastanza da fare disamorare i lettori. In sostanza, penso che scrivi bene ma non curi i tuo follower. Ti seguo, perciò, con riserva.

    • Grazie per l’apprezzamento Napo, ma il tempo a disposizione è risicatissimo e queste mie sortite letterarie sono davvero quell’attimo di evasione che mi concedo (talvolta rubandole al sonno) tra lavoro famiglia e impegni della vita quotidiana. Vorrei davvero coccolarvi molto di più, ma se decidessi di diventare un mio follower cercherò di non deluderti…
      Alla prossima.

  4. Ciao.
    Bellissima descrizione del passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza. Un bel ritratto, con citazioni di canzoni note e i primi sguardi rubati. Credo che seguirò con attenzione questo tuo viaggio, a presto.
    Dimenticavo, ho votato per lo scoglio e la voglia di musica, quella non dovrebbe mancare mai.

  5. L’albero nel locale perché mi incuriosisce.
    Ciao Francesco, sai che sono andata a controllare se me l’ero persa io o la storia di Marta e del chitarrista non l’avevi mai finita? Così mi sono resa conto di come vola il tempo, e di viaggio nel tempo si tratta: riporti tutti i diversamente giovani come me nella loro beata preadolescenza. Ti dico solo che io e la mia amica avevamo fondato un Duran Duran fans club; Ma anche gli Spandau, però…
    L’inizio è una firma: i bambini e i coni sciolti sono un tuo marchio di fabbrica 🙂
    A presto, o quando vuoi

    • Ciao Befana,
      sì, con le banalità ricorrenti mi ero impantanato e dato che di tempo ne ho davvero pochissimo non sono riuscito ad inventarmi nulla di nuovo, allora ho deciso di buttarmi in questo nuovo esperimento: scaviamo nella memoria e tiriamo fuori le istantanee che racchiudono ancora emozioni. Dato che si tratta di vita vissuta dovrebbe risultarmi più facile starci dietro.
      Davvero trovi che la mia scrittura sia riconoscibile? Questo è piacevole, anche se non potrò avere un futuro come ghost Writer!
      A presto, promesso 😉

  6. Ciao Francesco,
    non avevo mai letto niente di tuo, ma mi sa che recupererò.
    Molto intenso il tuo incipit, mi ha fatto tornare indietro a quando ero ragazzina. I Duran Duran… Si parla di un’altra vita… Se li si intende ai tempi di The Chauffeur. Io preferisco New Moon on Monday, comunque.
    Mi piace il tuo stile, il modo asciutto e al tempo stesso profondo di trasmettere al lettore quello che vedi tu.
    Complimenti.
    Aspetto il prossimo episodio e ti seguo.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica,
      sì, New Moon on Monday era una delle mie preferite ma… allora avevo già un anima un po’ più rock e anche se dovevo essere assolutamente preparato su Duran Duran e Spandau Ballet di nascosto facevo overdose di U2, Simple Minds e Queen… ma questa è un’altra storia ed è facile che la rincontreremo più avanti.
      😉

  7. Ciao Francesco ,
    penso che non ci sia cosa più difficile che scrivere immedesimandosi in un bambino , per quello che pensano , per quello che fanno , la stessa opera ha caratteri così semplici e scorrevoli che ti fa immergere nel vivo della scena.
    Un applauso veramente lungo e aspetto con ansia il seguito 😀
    -B

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