Veleno in casa Dredges

Jackie Dredges

Il principale pensiero che mi tenne compagnia durante tutto il pomeriggio fu “Ma perché gli Inglesi fanno un barbecue all’aperto alle 4 del pomeriggio a ottobre?” e sorse nel momento in cui uscii di casa con la giacca più pesante che avevo per dirigermi verso la mia 500 rossa e temetti di morire dal freddo. Mi sono trasferita qui circa otto mesi fa, per fare tirocinio dopo essermi laureata in medicina forense in Italia. Non amo i barbecue, sia per la carne, sia per le persone: non amo neanche loro. Non che mi abbiano fatto qualcosa, è solo che il mio essere riservata con gli anni si è trasformato in un leggero principio di misantropia. Non mi piacciono le persone, non piaccio alle persone. Non ho mai sentito il bisogno di socializzare e mai lo sentirò. Ad ogni modo, credo che qualche gesto di ipocrisia sociale sia indispensabile per non passare dall’etichetta di “riservata” a quella di “asociale” in un batter d’occhio. Arrivata trovai parcheggio nel piazzale che precede l’entrata di quella casa tutt’altro che umile. Una porta verniciata di azzurro brillante contrastava con le bianche mura che sostenevano la casa; a giudicare dagli strati di finestre, che sembravano dipinte, con i cornicioni in legno e le tende color lavanda all’interno, dovevano esserci tre piani. Suonai il campanello e Jackie Dredge, colei che mi aveva invitata al barbecue, mi aprì, probabilmente già avanti di qualche prosecco. Jackie Dredge aveva 60 anni, capelli raccolti in una bionda crocchia e piccoli occhi verdi ma slavati, che un tempo dovevano essere stati pieni e sgargianti. Jackie era poco più bassa di me, rugosa e magrolina. L’avevo conosciuta durante le mie prime settimane qui, in Inghilterra o, come la chiama mia madre “Tristoland”, al mercato del mercoledì, nella piazza centrale. È una di quelle donne che conosce tutti qui a Petersfield, e grazie tante: non credo che la cittadina superi i duemila abitanti, e lei non è proprio giovanissima. Aveva attaccato bottone con me immediatamente, probabilmente attratta dal mio aspetto tutt’altro che inglese, o forse dall’enorme valigia che dovevo portarmi ovunque, dal momento che fino al giorno del mercato alloggiavo in un motel disgraziato e sporco, in attesa di trovare un posto migliore e in cui essere certa che nessuno mi avrebbe rubato la valigia mentre ero fuori. Ricordo che la prima notte avevo dormito vestita su un asciugamano steso sul letto, dopo aver trovato tra le lenzuola dei capelli, che di certo non erano miei; ricordo anche che per la paura di sorprese da quel posto decisamente poco accogliente avevo appoggiato una sedia davanti alla fragile porta, che aveva una chiave solo per abitudine, dal momento che poteva essere aperta da una spinta di un uomo non troppo convinto. Jackie mi aveva aiutata a trovare casa e a evadere da quella topaia, le dovevo molto. Era sempre stata una donna molto zuccherosa e anche molto sola, a mio parere: Andrew, suo marito, non le dedicava più le stesse attenzioni dei primi anni.
“Virginia! Eccoti finalmente!” mi accolse Jackie, avvicinandosi per darmi due baci sulla guancia rischiando di rovesciare il bicchiere di vino che teneva in mano. 
“Ciao Jackie!” le risposi, un po’ meno baldanzosa di quanto non fosse lei.
“Entra, entra” mi invitò lei. Entrai e rimasi a bocca aperta: quella casa era enorme. Un largo e ben arredato salotto blu mi accoglieva e una porta decorata da piante disegnate sul muro apriva la visuale al giardino, enorme e pieno di colori: lavanda, margherite, iris blu e rose arancioni facevano bella mostra di loro ai lati di un corridoio di prato verde brillante e accuratamente tagliato, di recente anche, a giudicare dal fresco odore che sprigionava, nonostante il freddo di fine autunno. Quel giardino era un posto idilliaco, al centro del quale una griglia e un uomo erano alle prese con degli hamburger: il signore era Andrew Dredges, 63 anni, vissuti occhi azzurri e carnagione scura, caratteristica non comune tra gli Inglesi. La sua pancia da birra emergeva in tutta la sua sfericità dalla sporca maglietta bianca che indossava e i jeans larghi e slavati che portava non contribuivano certo a slanciare la figura, tozza e piuttosto bassa. Intorno a lui vi erano gli altri 4 invitati che lo osservavano attenti. Erano Vanessa e suo marito Lorence, James e Alexei, che avevano frequentato il college insieme a Andrew: erano rimasti un gruppo molto unito. Stavo per andare a salutarli, quando il braccio di Jackie si attanagliò al mio. Mi voltai verso di lei appena in tempo per accorgermi che si stava accasciando a terra rantolante, cominciò a contorcersi e un liquido biancastro simile a bava, ma più denso, le uscì dalle labbra, poi il suo volto si contorse in una smorfia di dolore e i suoi occhi persero vita, così come il suo corpo. Jackie giaceva nel mezzo del salotto di casa sua, morta, probabilmente avvelenata, con un bicchiere di vino rotto vicino alla sua mano destra, spezzato, come era stata bruscamente spezzata la sua vita.

Il veleno che è stato ingerito da Jackie, quando e in che modalità è stato assunto da lei?

  • Jackie ha bevuto da un bicchiere che non era il suo, che conteneva veleno oltre che vino: uno dei presenti voleva uccidere qualcun altro. (80%)
    80
  • Il vino del suo bicchiere era stato mischiato con del veleno affinché venisse uccisa: Jackie è stata uccisa da uno dei presenti. (10%)
    10
  • Poco prima dell'arrivo di Virginia volontariamente: Jackie si è suicidata. (10%)
    10

Voti totali: 10

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11 Commenti

  1. Voto veleno per altri.
    Appassionata di gialli, leggo in queste righe un buon inizio. L’unica critica che mi permetto, se posso, l’elenco dei personaggi presenti l’avrei lasciata a dopo, cercando di caratterizzare la scena…ma è solo il mio modo di pensare e nulla più.
    Rimango in attesa del futuro…avanti.
    Alla prossima

  2. Ciao Ginnie, mi pare una bella storia, un buon inizio anche se un po abusato, vedremo cosa ci riserverai per il futuro.
    Starei attento ad alcune cose, ad esempio….iris blu e rose arancioni facevano bella mostra di loro? ..(se)… ai lati di un corridoio
    Comunque va bene
    Ciao
    pienne

  3. Ciao Ginnie.
    Asociale presente e ormai non lo nascondo neanche più.
    Ti consiglio qualche aumento tra i paragrafi.
    Se fosse come in un libro, andrebbe bene ma qui sulle piattaforme dove leggi il racconto probabilmente con lo smartphone, se vedi un blocco unico… beh…io, per esempio, mi intimorisco. Sarebbe meglio staccare i periodi. Daresti più l’idea di “pausa”.

    Un attimo di respiro prima di iniziare a leggere di nuovo…

    Tipo questo per intenderci.
    I miei sono piccoli consigli, prendili per quelli che sono (non critiche).

    Ciao
    Ilaria

  4. Ciao Ginnie e benvenuta
    Che dire? L’Incipit promete 🙂
    Due piccole cose: qualche andata a capo in più, per intenderci accorciando i paragrafi, aumenta la scorrevolezza del testo. Solo per dare due esempi, si potrebbe staccare prima della frase “Non mi piacciono le persone, non piaccio alle persone. Non ho mai sentito il bisogno di socializzare e mai lo sentirò….” e anche prima di “Arrivata trovai parcheggio …”
    La seconda cosa riguarda il veleno: nel testo scrivi che lei è stata “probabilmente avvelenata”, nelle opzioni, anche senza indagini, si dà per certo che si tratti di avvelenamento…
    …uno dei presenti (??? come facciamo a sapere che era uno dei presenti? ) voleva uscidere qualcun altro.

  5. Ciao Ginnie, e benvenuta!
    Non sono appassionata di gialli, ma se mi trovi qui vuol dire che il tuo incipit mi è piaciuto molto. 😉
    Mi piace molto il tuo stile, sai descrivere bene le sensazioni e i paesaggi, e questo mi ha fatto immedesimare molto bene nella protagonista.
    Sono molto curiosa e seguo volentieri.
    Voto che uno dei presenti voleva avvelenare qualcun altro, la povera Jackie mi sembrava troppo buona per attrarsi le ire di qualcuno

  6. Ciao Ginnie,
    se non fosse per la mancata laurea in medicina, la descrizione del rapporto che la protagonista ha con le persone, mi calzerebbe a pennello.
    Dico che la padrona di casa si è uccisa. Gli indizi forniti in questo incipit non ritraggono una persona felice.
    Mi piace il tuo stile e per questo ti seguo.
    Alla prossima!

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