Storia di un napoletano al Norde

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede a Milano? Beppuzz tenta di interagire con persone estranee (100%)

Confusione a Milano

Beppuzz si è portato dietro il passaporto per poter varcare la soglia del confine centro meridionale, non è stato difficile ottenerlo grazie a suo zio Vincenzo, che l’ha rassicurato con queste parole: ” Mi chiamo Vincenzo, perché a te io ci penzo”.

Beppuzz non ha mai oltrepassato il limite di salvezza impostogli dalla società di cui faceva parte: il portone di casa sua.
Non sa com’è Milano, ne ha sentito parlare su Studio Aperto durante i servizi sulla fashion week, ma poi ha perso la concentrazione non appena davano la notizia del giorno: Belen ha cambiato profumo.
È un bambino che naviga verso l’ignoto e verso un mondo che probabilmente potrebbe mandarlo a cagare. Ma Beppuzz, ormai sottomesso da se stesso, ha preso una decisione che darà il via alla più grande svolta della sua vita.

Stupito dal cielo nero milanese e del rispetto delle regole stradali, il giovane invade la città con arroganza e tipica esagerazione napoletana che porta nelle vene da generazioni. “Dove sta ‘u sole?”, si domanda mentre inizia a sudare il grasso del casatiello divorato poco prima.
Subito dopo un povero passante attraversa le strisce pedonali, mentre Beppuzz, costretto a lasciarlo proseguire, lo insulta dandogli del cornuto e mandandolo a fangù. Il povero passante muore investito da un camion.
Beppuzz rivede la sua terra, quella scena lo riporta a casa per qualche istante.

Superate le paure di dover guidare civilmente, Beppuzz ora emette un rutto a suon di Pino Daniele, mentre parcheggia la sua macchina e va alla ricerca della casa di suo zio Gennaro, il quale l’avrebbe ospitato per qualche tempo.

“Scusi, lei, maeshtro. ‘Ndo sta lo zio Gennaro?”, domanda timidamente Beppuzz ad un elegante e raffinato signore che si trova in attesa al semaforo.
Il distinto uomo lo guarda con aria schifata, sta per vomitare. Il suo sguardo si sofferma per qualche minuto sulle briciole appese alla barba del ragazzo, poi scende sulle chiazze di saliva del maglione, infine sulle scarpe bucate di tela.
“Ue giargiana, torna in Africa!”, incita l’uomo.
Beppuzz non capisce, rimane fermo immobile per qualche istante chiedendosi perché. L’attimo viene interrotto da qualche fuoriuscita di gas intestinale non intenzionata, rivolta ad un’anziana signora dietro le sue spalle.
La vecchia lo invita a vergognarsi e a raggiungere il primo bagno disponibile per accertarsi che si scarichi, mentre Beppuzz non riesce a comprendere il suo linguaggio.
Si chiede se sia capitato nel posto giusto, pensa di trovarsi nel posto sbagliato e l’ansia inizia a pervadere la sua mente.
La sensazione incontrollabile di panico e terrore inizia a controllargli i movimenti, sferra pugni e calci in aria, colpendo sei persone e ferendone gravemente due.
Non riesce più a controllarsi, si piscia addosso in un momento di alta tensione.

Nessuno parla il suo linguaggio, nessuno riesce a comprenderne il suo.
Beppuzz sta per esplodere, finché…

..finché?

  • Arrestano Beppuzz (0%)
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  • Rubano la macchina di Beppuzz (0%)
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  • Arriva lo zio Gennaro (0%)
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4 Commenti

  1. Ciao Clara e benvenuta
    Delicato e spinoso il tema che hai scelto per il tuo racconto humour.
    Napoli è una città particolare, d’accordo, e non è facile cogliere e trasmettere il suo respiro, lontano dai cliché (es. due valigie piene di pastiere, casatielli e pizze fritte) – hai dimenticato la maglia di lana… perché a Milano fa freddo, ahah.
    Beppuzz tenta di interagire (spero non come Totò e Peppino a Piazza Duomo 🙂 ).

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