La morte dietro l’angolo

Dove eravamo rimasti?

Qual è il dettaglio che permetterà a Monti di risolvere il caso? un particolare nella foto della ragazza morta uscita dal fascicolo del 2004. (100%)

Tutto ebbe inizio nel lontano 2000...

Bocca aperta.
Stupore.
Incredulità.
Deglutì a fatica.
Scosse la testa e raccolse la foto di una ragazza uccisa nel 2004. La foto uscita dal fascicolo. Il caso che costò il posto in polizia a Monti. Il caso in cui Andrea lo convinse a inquinare le prove per accusare il presunto assassino.
Tre colpi.
Uno in fronte.
Uno al cuore.
Uno in pancia.

– E’ tutto pronto.
– Bene. Aspettiamo solo lui.

La porta si aprì.
– Sei in ritardo – disse Andrea.
– Lo so.
– Andiamo. Vieni in Questura che chiariamo tutta questa situazione.
– Non ho nulla da chiarire.
– Smettila di dire cazzate.
Non disse nulla.
– Abbiamo trovato il video della tua auto. Vanessa ha testimoniato contro di te. Ora abbiamo anche le prove che lei ha ucciso Rebecca. E probabilmente Rebecca ha ucciso Francesca. Ci sono tanti dettagli da capire. E tu devi dare il tuo contributo per chiarire e chiudere questa storia.
– Ho capito tutto.
– Che stai dicendo? – Andrea si alzò in piedi.
– 2004. Ti ricordi la ragazza del mio ultimo caso?
– Si. Bionda. Una ventina d’anni, se non sbaglio.
– Ricordi come è stata uccisa?
– Il suo ragazzo gli sparò.
– Sbagliato.
– Che intendi dire?
– E’ stata uccisa con tre colpi di pistola. Come Francesca. Come la ragazza di Pavia.
– Che vorresti dire?
Monti lo stava fissando con un ghigno in faccia.
Andrea estrasse la pistola.

– Ho capito tutto – iniziò a raccontare Monti. Dal principio hai architettato tutto per sviare le indagini. Come nel 2004. Mi avevi chiesto di aggiungere una prova che potesse inchiodare il ragazzo della vittima. Mi avevi convito che il colpevole era lui. Ma mi hai semplicemente ingannato riempiendomi di cazzate per spingermi a far qualcosa che tu non potevi fare. Non potevi attirare i sospetti verso di te. Avevi troppo da nascondere. E stai facendo la stessa cosa ora. Stai nascondendo la verità. Questa volta però hai perso il controllo. La situazione ti sta sfuggendo di mano. 
Andrea non disse nulla. Fermo. In piedi. Con la pistola in mano.
– Ammetto che la sera dell’omicidio di Francesca mi ero subito chiesto come avessi fatto ad arrivare così velocemente da casa tua. E perché non avevi ancora chiamato i tuoi colleghi in centrale. Semplice. Dovevi far sparire qualcosa. Una traccia dimenticata. O forse… la pistola.
Andrea sorrise e scosse lentamente la testa.
Si sedette e appoggiò la pistola sulle cosce.
– L’ho sempre saputo che sei in gamba. Come persona e come investigatore. Quella sera volevo verificare che fosse tutto in ordine. Rebecca è arrivata in casa appena dopo l’omicidio e sono dovuto scappare dalla finestra. A Pavia mi si era inceppato il silenziatore e dopo i tre colpi sono fuggito. Temevo che qualcuno chiamasse la polizia. E’ stato facile prendere la tua auto. Grazie all’aiuto di quella drogata della tua ex… la bella Vanessa.
– Perché uccidere queste ragazze?
– Se vuoi saperlo ho fatto fuori anche Roberto. Ma con lui è stato un lavoro accessorio. Entro in casa. Lo saluto. Gli racconto quattro balle. E lo strangolo alle spalle.
– E scrivi il biglietto.
– Bravo. Sei sul pezzo.
– Perché?
– Avvelenare Rebecca è stato facile. In Questura le ho portato un bicchiere d’acqua ‘corretto‘. Anche lei era accessoria.
– Che vuoi dire?

Tutto ebbe inizio nel lontano 2000 – continuò a raccontare Andrea. Ero giovane e innamorato pazzamente di Arianna Caruso. La figlia scomparsa del Senatore. Lei sposata e infelice cercò in me una via di fuga.
Siamo stati amati per due anni. All’inizio era un gioco. Facevamo sesso di nascosto, quando il marito era via per lavoro. Poi divenne amore. Non riuscivamo a stare lontani e iniziammo a vederci molto spesso, anche quando lui era in città.
E poi vennero i problemi. Lei scoprì di essere incinta di me. Aspettavamo un figlio. E io volevo scappare con lei. Lasciare tutto per fuggire verso una nuova vita insieme.
“Ti denuncio. Dirò a tutti che mi hai violentata. E’ l’unica soluzione”. Mi disse Arianna una sera. “Mio marito è un mafioso di merda. Se scopre che sei il mio amante ammazza me, te e le nostre famiglie. Ma se gli dico che mi hai violentato e ti denuncio, sei salvo. O almeno. Io e la mia famiglia siamo salvi”.
Non potevo credere a quello che avevo sentito. Quando lei alzò il telefono per chiamare la Polizia, feci tutto senza pensare. Come se fossi lo spettatore di un film. Le sparai un colpo in fronte per cancellare la memoria. Uno al cuore per cancellare l’amore. Uno in pancia per cancellare la nuova vita. Poi la misi in un sacco. La caricai in auto e la gettai nel Po. Non mi sentii in colpa. Mi sentivo libero.
Un mese dopo incontrai una ragazza di diciotto anni. Iniziamo a frequentarci. E dopo qualche settimana sentivo un peso, mi sentivo soffocare dalla sua presenza. Una notte, dopo aver fatto l’amore, la uccisi. Allo stesso modo. Tre colpi. E allo stesso modo la feci sparire.
Ho continuato così per anni. Fino a oggi. Quando tu mi hai scoperto. Uccidere mi fa sentire potente, libero e con uno scopo di vita.

– Entrate – disse.
I microfoni avevano registrato tutto.

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25 Commenti

  1. Ciao
    il dialogo ha il suo ritmo però…
    “– Francesca è incinta.” e poi ” Lei non l’ha detto stanotte durante l’interrogatorio. Le abbiamo fatto un prelievo di sangue, per il DNA. Per essere certi che fosse innocente. E per scrupolo lo hanno analizzato. Hanno scoperto che è incinta.”
    Allora, scusami… Rebecca è la ragazza che piange ecc… e Francesca non è la ragazza morta? Ho letto male io? Non ci capisco più niente 🙂

  2. Ciao
    Spero tu non ti offenda 🙂 se dico che questo episodio mi sembra costituito da tre parti, un po’ slegate: la scena di Rebecca che piange, la telefonata della cliente di Monti, la scena finale dell’omicidio della ragazza (Francesca? non ho capito bene).
    Nella frase “Era la moglie, la sua datrice di lavoro della serata, la dottoressa Malvestiti.” non mi è stato subito chiaro che non era la moglie (ex) di Monti al telefono, ma la moglie del pedinato 🙂
    avanti con la telefonata

  3. Capitolo “colorato di rosso”. Intreccio tra indagini passate e quelle presenti.
    La storia si complica 🙂
    Il ritmo c’è. Non ho capito bene se la ragazza era quella spiata da Monti.
    Un suggerimento per rendere più scorrevole il testo, potrebbe essere evitare la ripetizione del nome “Monti”. Per esempio nella frase: “Una sgommata violenta di una macchina che partì a tutta velocità da dietro l’angolo lo distrasse (Monti).
    Squilla il telefono…

  4. Mi piace il clima noir che pezzo pezzo vai creando in questa storia, immagino già impermeabili lunghi, fumo di sigaretta, e una cliente bellissima che non ha niente da perdere. Ok, forse sono scaduto troppo nel cliché. 😀 Buono il pretesto del pedinamento per portare l’eroe nel luogo giusto perché l’intreccio prosegua; forse un po’ debole però pensare che un qualsiasi rumore e una luce che si spegne possa insospettirlo così tanto da farsi quasi buttare sotto da un automobilista per indagare. Vero anche però che non si diventa detective senza essere curiosi per natura.
    Seguendo il mio filo logico, voto perché Monti torni a farsi i fatti suoi. In fondo, se l’eroe non va all’avventura, l’avventura verrà da lui 🙂

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