La morte dietro l’angolo

Quella notte in Corso Sempione

E’ freddo. L’aria di gennaio è sempre densa di un’umidità che ti entra dentro e non ti abbandona fino ai primi caldi di marzo.

Milano è la sua città. Lo è sempre stata. Fin da piccolo quando giocava a Porta Venezia. Fin da adolescente quanto sua madre scappò con suo zio. Fin da adulto quando si sposò e divorziò pochi anni dopo, senza figli da mantenere.

Il Monti, come lo chiamava il suo miglior amico, si trovava nascosto dietro la sua auto. L’obiettivo della reflex puntava quella finestra illuminata al terzo piano che dava su Corso Sempione. Non c’erano tende e con poco zoom si vedeva tutto.

Da anni era un investigatore privato, da quando fu cacciato dalla Polizia per una storia che non voleva raccontare. La sua specialità erano i mariti con le amanti. Da un certo punto di vista si divertiva ad inseguire questi uomini disperati che cercavano la soddisfazione sessuale in ragazze solitamente più giovani, a volte a pagamento, a volte meglio non raccontare.

I primi tempi non capiva perché le mogli si ostinavano a pagarlo migliaia di euro per scoprire qualcosa che già sapevano. L’umiliazione di guardare le immagini di un marito a letto con un’altra. L’umiliazione di sentirselo raccontare da un estraneo, che per quanto ne potessero sapere anche lui poteva essere un marito dotato di amante.

Il tempo lo aiutò. Il tempo gli fece capire che molte di queste donne erano alla ricerca di una smentita. Nel loro profondo speravano che i sospetti, fin troppo spesso prove evidenti, fossero solo frutto della loro immaginazione. Donne che speravano che i ritardi notturni dei mariti non fossero altro che innocenti serate spese nei bar a bere birra e parlare di calcio.

Mai era così.

Tal Franco Bresesti, uomo sulla cinquantina, capello brizzolato e per nulla in forma, era intento a scoparsi a pecora una ragazzina poco più che ventenne. Fu quasi fin troppo facile cogliere il marito in fragrante al primo pedinamento e con delle foto chiare e nitide come quelle.

Il Monti sogghignava mentre ammirava il sodo fondoschiena dell’adolescente. Chissà quale bugia aveva raccontato alla ragazzina? Chissà dove si saranno incontrati? Chissà cosa lei ci trova di sexy in questo pachiderma?

I pensieri passavano velocemente nella mente lucida di Monti. Duravano una frazione di secondo e subito erano spazzati via dalla concentrazione. Da buon ex-poliziotto sapeva che ogni distrazione si sarebbe potuta trasformare in un errore fatale che avrebbe potuto mandare tutto all’aria.

E l’uomo era quasi alla fine della sua resistenza. E la ragazzina lo aveva capito perché stava cercando di staccarlo da sé. Ma lui la teneva salda per i fianchi e con insistenza continuava a penetrarla fino all’esalazione finale. Fino a venirle dentro, probabilmente.

Sbam!

La ragazzina si girò di scatto e diede uno schiaffo in faccia al vecchio e iniziò a imprecargli contro. Monti non resistette da scattare qualche foto anche di questa scena.

Un’ombra passò davanti a Monti.

Adesso la ragazzina stava tirando dei vestiti addosso all’uomo. Era incazzata nera. Infuriata e spaventata dal rimanere incinta di un coglione come quello.

E quel rumore sordo che cos’era stato? Pensò Monti. Quel rumore prima dello schiaffo. Cosa era stato? Frutto della sua immaginazione? Poteva il suo cervello aver immaginato quel rumore per dar vita allo schiaffo nell’obiettivo?

Monti si guardò in giro nel tentativo di capire cosa stesse succedendo. Voleva capire se qualcuno avesse sentito quel rumore, se qualcosa lo poteva aiutare a spiegare cosa stava succedendo.

Non c’era nessuno nelle vicinanze. Solo lui, la sua reflex e una strada vuota.

Si spense la luce al terzo piano.

Non è vero che sono solo, pensò Monti. C’era quel ombra poco fa’. Dove era andato l’uomo? Si guardò in giro ma non vide nessuno. Nemmeno in lontananza.

Monti fece per attraversare la strada quando una Fiat 500 rossa inchiodò e gli si fermò a un centimetro dal ginocchio.

– Testa di cazzo ma guardi dove vai? – urlò il ragazzino che nel frattempo aveva aperto il finestrino e la paura mista all’adrenalina lo stava pervadendo.

Monti si scusò mentre attraversava la strada verso il lato opposto, verso il palazzo dove stava il marito. Verso quel palazzo dove poco prima passò l’ombra. Verso quel palazzo che forse era l’origine di quel rumore sordo. Verso l’angolo della strada da dove l’ombra sbucò prima di sparire nella notte milanese.

Il marito uscì dalla porta principale. L’espressione soddisfatta era decorata da una guancia arrossata, probabilmente per colpa dello schiaffo.

A questo punto, cosa succede a Monti?

  • Dal portone esce una ragazza incazzata che scoppia in lacrime abbracciando Monti. (50%)
    50
  • Decide di capire cosa sia successo dietro l'angolo di quel palazzo. (0%)
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  • Torna con i piedi per terra e decide di proseguire il pedinamento del marito. (50%)
    50
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25 Commenti

  1. Ciao
    il dialogo ha il suo ritmo però…
    “– Francesca è incinta.” e poi ” Lei non l’ha detto stanotte durante l’interrogatorio. Le abbiamo fatto un prelievo di sangue, per il DNA. Per essere certi che fosse innocente. E per scrupolo lo hanno analizzato. Hanno scoperto che è incinta.”
    Allora, scusami… Rebecca è la ragazza che piange ecc… e Francesca non è la ragazza morta? Ho letto male io? Non ci capisco più niente 🙂

  2. Ciao
    Spero tu non ti offenda 🙂 se dico che questo episodio mi sembra costituito da tre parti, un po’ slegate: la scena di Rebecca che piange, la telefonata della cliente di Monti, la scena finale dell’omicidio della ragazza (Francesca? non ho capito bene).
    Nella frase “Era la moglie, la sua datrice di lavoro della serata, la dottoressa Malvestiti.” non mi è stato subito chiaro che non era la moglie (ex) di Monti al telefono, ma la moglie del pedinato 🙂
    avanti con la telefonata

  3. Capitolo “colorato di rosso”. Intreccio tra indagini passate e quelle presenti.
    La storia si complica 🙂
    Il ritmo c’è. Non ho capito bene se la ragazza era quella spiata da Monti.
    Un suggerimento per rendere più scorrevole il testo, potrebbe essere evitare la ripetizione del nome “Monti”. Per esempio nella frase: “Una sgommata violenta di una macchina che partì a tutta velocità da dietro l’angolo lo distrasse (Monti).
    Squilla il telefono…

  4. Mi piace il clima noir che pezzo pezzo vai creando in questa storia, immagino già impermeabili lunghi, fumo di sigaretta, e una cliente bellissima che non ha niente da perdere. Ok, forse sono scaduto troppo nel cliché. 😀 Buono il pretesto del pedinamento per portare l’eroe nel luogo giusto perché l’intreccio prosegua; forse un po’ debole però pensare che un qualsiasi rumore e una luce che si spegne possa insospettirlo così tanto da farsi quasi buttare sotto da un automobilista per indagare. Vero anche però che non si diventa detective senza essere curiosi per natura.
    Seguendo il mio filo logico, voto perché Monti torni a farsi i fatti suoi. In fondo, se l’eroe non va all’avventura, l’avventura verrà da lui 🙂

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