Immagino un mondo

Dove eravamo rimasti?

Il protagonista impazzirà? Il protagonista diventa l'altro, il prodotto del futuro che cerca di capire come funziona il mondo in cui si trova. (67%)

L’applicazione

Erika si chiamava. Ho perduto la mia anima da tempo ormai, non così tanto da svegliarmi nuovamente felice, come quando mi svegliavo prima, cercando sotto le coperte qualcosa di imprevedibile. Di lei mi ricordo momenti unici, impressi nella mia mente, come staccare aghi di pino per vedere di chi si sarebbe realizzato il desiderio, scambiarsi la tazza a colazione, condividere lo stesso colore, leggere le vie delle strade insieme, collaudare il nostro simulatore di conversazione.

Ero nuovamente solo fino a quest’ultimo momento in cui ho ritrovato me stesso. Qualcosa di diverso si era acceso in me. Non la felicita`, ma qualcosa che gli assomigliava. Non ero più in apnea, respiravo nuovamente. Mi sorprendevo nuovamente.

“Ora che devo fare?” disse la mia copia, parlando con qualcuno non presente in quel momento.

“Per attivare l’applicazione dovrai solamente toccarlo” disse l’uomo alle mie spalle, prendendo nuovamente presenza corporea “basta solamente un tocco”.

Applicazione? Di quale applicazione stavano parlando? Non ero io a dover raccogliere i frutti di questo esperimento? Sono io il frutto?

Il mio pensiero si accartocciò, insieme alla realta, dopo il tocco del mio sosia.  

“Perfetto. L’applicazione è stata caricata” disse la signorina, togliendo il casco e le cuffie dalla mia testa sudata.

“Mi ha fatto effetto” dissi, cercando di convincermi che quella era l’unica realtà “non pensavo che vedermi sarebbe stato un’esperienza così straniante” mi alzai, quasi stordito “quindi possiamo dire che con questa procedura non avrò più problemi come svegliarmi nel cuore della notte o improvvise scariche di paranoia?”

“L’applicazione funziona propriamente per impedire al suo mondo interiore di rimanere sconosciuto. Incontrando il proprio doppelgänger lei ha potuto rendere visibile quelle parti del proprio inconscio fino a quel momento rimaste nascoste” disse la signorina offrendomi una bibita energetica “sarebbe come se si fosse illuminato dall’interno”.

Capisco. Una verità difficile da comprendere, ma la mia corporeità era diversa. più sensibile. Le mani chiuse trasmettevano calore, i piedi cercavano equilibrio, gli occhi riflettevano più luce.

“C`era qualcosa di strano” dissi “qualcosa nel mio sosia che non riesco a spiegare”.

“Cerchi di esprimerlo”.

“No” dissi celando qualche pensiero difficilmente recuperabile “era solamente una sensazione”.

Uscendo da quella sala un uomo dello staff mi consegnò una scatola.

“Questa è la scatola criptata” mi disse, sorridendo.

“Qual` è la sua funzione?” Chiesi chiudendola in una busta.

“Solamente un upgrade dell`applicazione da utilizzare nel caso che serva”.

Non ci feci caso e usci, temporaneamente soddisfatto. All`esterno tutto riprese come da principio. Stesso colore. La pesantezza della vita era tangibile. Chiamai un auto. Selezionai tra i preferiti il mio indirizzo e mi lasciai trasportare, come al solito. Il torpore momentaneo del mio corpo sembrava svanire. Tristemente abbottonato notai all`esterno androidi che trasportavano sui passeggini adulti cinquantenni. Ologrammi che si scambiavano idee. Messaggi scritti su pareti touch screen. L’immediatezza del presente non lasciava tempo di sorprendersi, come una volta, come quando il corpo doveva faticare per raggiungere i propri obiettivi. Banali commenti.

Una nuova impressione però, come dopo un risveglio da un sogno, non mi lasciava andare verso i soliti pensieri. Il mio sosia. Era diverso dalle mie solite visite allo specchio. Un riflesso di un pensiero lontano dal mio. Una domanda non mi lasciava andare. Cosa stava pensando in quel momento? Forse gli avrei dovuto chiedere questo.

Arrivai a casa. Decisamente troppo lontano. Maledetta auto, devo riprogrammare l’indirizzo per farmi portare ad almeno un metro dalla porta.

“Finalmente sei tornato. Scommetto che ti è stato utile spendere i nostri soldi” disse sarcastica, anticipandomi nell’aprire la maniglia.

“Dovresti provare l’applicazione Erika “ dissi quasi infastidito “ti vedo piuttosto pallida”.

Dejavu. Girai il collo, per catturare ogni singolo istante di differenza percepita. Avevo già vissuto tutto questo? Un’emozione di intensa ansia mi troncò il respiro. Un fantasma nostalgico. Una nuova tristezza. L’applicazione non aveva funzionato? Invece di regalarmi felicita mi aveva donato una nuova e sconosciuta malinconia? Erika. In un attimo corsi da lei e l’abbracciai.

“Ti sono mancato?” disse ironicamente “la prossima volta ascoltami, non andare più nella zona 3”.

“Hai ragione” non dissi altro.

Il mio corpo si muoveva automaticamente. Erika si diresse verso il simulatore di conversazione.

Non volevo che andasse in un’altra stanza. Non volevo che si allontanasse da me. Nuovamente.

Cosa mi stava succedendo? Qualcosa con l’applicazione non aveva funzionato. In quel momento la parete si illuminò. Un messaggio. Toccai per leggere. Sconosciuto.

“Hai avuto un dejavu? Hai provato ad aprire la scatola criptata?”.

Cosa dovrebbe fare il nostro protagonista?

  • Programmare un nuovo indirizzo che lo porti ad un metro dalla porta di casa (100%)
    100
  • Scoprire chi è il mandante del messaggio (0%)
    0
  • Aprire la scatola criptata (0%)
    0

Voti totali: 1

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7 Commenti

  1. Ciao,
    molto complicato da comprendere, ma d’altronde la ricerca di se stessi non è da meno. Il tutto si svolge tra salti temporali virtuali? Non sono certa di aver capito, ma mi pare sia andata così.
    Questo capitolo, aggiunge qualcosa ma fa nascere, al contempo, nuovi interrogativi.
    Chi sta cercando davvero il protagonista? Erika morirà davvero nel futuro o è solo una possibilità?
    scusa, troppe domande. Immagino che risponderai con i prossimi capitoli.
    Comunque bravo, mi è piaciuto.

  2. Ciao Benjamin
    La tematica della ricerca di se stessi e della lotta con la propria ombra è interessante e anche complessa da esporre. Lo specchio riflette, fisicamente, l’immagine delle cose al contrario e, metaforicamente, riflette quello che uno è. Tuttavia non è, di per sé, la realtà.
    Ti sono sfuggite alcune ripetizioni di parole che appesantiscono il testo (complicità, cose…) e non aiutano la scorrevolezza della lettura.
    Il protagonista diventa l’altro (siamo nel genere fantascienza:-))
    Vediamo dove ci vuoi portare

  3. Ciao,
    il tuo incipit è certamente interessante e ben esposto,
    ti confesso, però, che sono un po’ perplessa. La prima lettura del tuo testo mi ha incuriosito, tuttavia ho come l’impressione che celi qualcosa di indefinito e di non detto che, a lungo andare, può risultare fastidioso.
    Non ho capito cosa è capitato al protagonista, ha avuto un lutto, ha perso la persona amata? O ha solo perso se stesso?
    il passaggio da un tempo verbale all’altro è una scelta stilistica?
    Direi che diventa l’altro, perché visto il suo stato d’animo mi pare possa essere la soluzione migliore.
    Aspetto il prossimo

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