Senza parole

Ho perso le parole

Avete mai provato quella sensazione di tiepido rimpianto di fronte alla perdita di qualcosa che fino a pochi prima davate per scontato?

Avete mai pensato che il karma vi stia punendo seriamente, per farvi smettere di frignare riguardo problemi superficiali che forse non avete semplicemente la voglia e il coraggio di affrontare?

Avete mai rimesso le vostre priorità e i vostri guai sulla bilancia?

Nel mio caso queste riflessioni sono arrivate quasi prima del dolore.

Un dolore intenso, continuo, come pezzi di vetro infilati nella testa, un dolore di quelli che ti lasciano incredulo: troppo forte per essere vero.

Se Dio esiste devo stargli particolarmente sulle balle.

Gli amici mi chiamano “il mago”, vivo a Londra, ho trentatre anni e sono rimasto senza parole. Letteralmente.

Io che sulla comunicazione e sulle parole ho speso tempo e sudore nel corso degli anni, io che per diletto le parole le metto su carta cercando di dare loro una forma sensata, io che le ho elette a perno attorno al quale far ruotare tutto il resto mi ritrovo ora a bocca asciutta.

Da quando ho aperto gli occhi nel cuore della notte qualche minuto fa non sono più in grado di emettere alcun suono, nemmeno il più flebile rantolo; le tempie mi esplodono, denti e mandibola fanno un male d’inferno ed il solo aprire e chiudere la bocca mi costa un’enormità, ma in tutto questo il volume resta silenziato: sono un pessimo film muto a colori.

Interrogarsi sulla causa di tutto questo è lecito, ma temo di non essere in grado di trovare una risposta da solo: ovviamente il passaggio in ospedale è obbligatorio, ma prima di pianificarlo riacquisto un briciolo di raziocinio quanto basta per mettere i problemi in ordine logico o quasi: tra quattro ore sono di turno in cucina, poi alla sera avrò uno spettacolo in un locale a Camden Town e rimane il fatto che questo dolore non lo potrò sopportare ancora per molto.

Da tre mesi circa sono diventato pastry chef in un rinomato ristorante italiano in centro: un lavoro impegnativo, provante, ma al contempo parecchio gratificante. In tutto e per tutto un altro universo rispetto al lavoro in pasticceria.

La cucina di un ristorante è uno dei luoghi per eccellenza in cui la comunicazione è fondamentale: dalla risposta affermativa ad un comando dello chef, all’avviso al collega di essere di passaggio alle sue spalle con una padella bollente, alla richiesta di aiuto se le comande si accumulano durante un servizio particolarmente congestionato.

Mi ricordo le mie prime riflessioni maturate dopo pochi giorni in una tipologia di ambiente dove non avevo mai lavorato prima:

“senza lo straccio legato in vita sei un uomo morto”

“senza la tua penna sei un uomo morto”

Questi ed altri accorgimenti per il proprio kit di sopravvivenza da ristorante.

“senza poter parlare sei un uomo morto” pare sia la prossima voce dell’elenco.

“Il mago” non è un nomignolo casuale.

Ho più di quindici anni di carriera di prestigiatore sulle spalle: mi sono esibito in piazze e teatri, ho intrattenuto le persone a compleanni e matrimoni, ho manipolato centinaia di mazzi di carte ad ogni ora del giorno e della notte, mi sono allenato ed ho studiato.

Uno studio intenso ed ossessivo incentrato per buona parte sulla comunicazione: il trucco di magia di per sé può essere una banale mossa di destrezza, ma è il mago stesso che si deve vendere in questi casi.

E’ necessario imparare l’arte del blandire, distrarre, manipolare l’attenzione ancora prima delle carte: “vendere la medicina” si chiama nell’ambiente.

Private della parola un qualsiasi venditore e voglio vedere quanti aspirapolvere ed enciclopedie riuscirà a piazzare, sono curioso.

Lo spettacolo a Camden a malincuore temo dovrà essere posticipato.

Memo: cercare su youtube “maghi muti”, che magari salta fuori qualcosa di interessante.

Non ci sono parole per esprimere il panico e la confusione che mi regnano  in testa, non ci sono proprio.

“Ogni notte sembravi chiamare la vita una prova” cantava un maestro della Parola:

questa notte sembra essere una delle prove più impegnative di fronte alle quali mi sono trovato in questi anni, con una regola ben precisa: non puoi parlare, non puoi emettere alcun suono, si gioca nel silenzio più assoluto.

Il mio muro dei post-it è particolarmente spoglio in questi giorni, ma non è questo il momento adatto per aggiungerne degli altri.

Mi spoglio e mi butto in doccia, sperando che l’acqua calda mi aiuti definitivamente a capire da quale lato sono rispetto al filo sottile che divide la realtà dagli incubi.

Sulla spalla destra i quattro graffi lasciati da Madame D. pulsano come un doloroso memento, ma è stata una serata che ha seguito il solito copione: non abbiamo fatto nulla che mi possa aver ridotto così…

Il sole dorme ancora, ma per me di tornare a letto assolutamente non se ne parla: guanti, cappello, auricolari ed esco, in una Londra al solito comprensiva e solidale che al mio arrivo infatti mi abbraccia non emettendo alcun suono.

Tanta carne al fuoco, forse troppa. Da dove cominciamo mago?

  • E' il caso di andare a lavorare in queste condizioni? Come pensi di cavartela? (13%)
    13
  • Dove te ne vai dolorante nel cuore della notte? (63%)
    63
  • Muro dei post-it? (25%)
    25
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129 Commenti

    • Dalla prima all’ultima parola… wow. Grazie davvero. Felice di averti avuto in teatro anche questa volta.

      1 abbraccio

      il mago

      p.s. Saresti disponibile per un piccolo sondaggio tra lettori in pvt? Fammi sapere in caso con un contatto pvt 🙂

    • Ciao cara 🙂 Felice di averti avuto qui fino alla fine…e di averti trasmesso tutto questo… 🙂

      Spero di tornare presto 🙂

      il mago

      p.s. Saresti disponibile per un piccolo sondaggio tra lettori in pvt? Fammi sapere in caso con un contatto pvt 🙂

  1. Ciao Mago,
    un bellissimo finale, intenso e ben scritto, come sempre.
    Hai descritto con cura particolari sensazioni che le persone provano in momenti difficili, è proprio così che ci si sente quando ti danno certe notizie, ed è sempre così che ci si sente quando le brutte notizie prendono la porta e spariscono.
    Come dice Massimo, mi piacerebbe leggere una versione estesa di questo racconto.
    In attesa che il Mago torni a fare le sue magie, ti saluto e ti auguro una buona giornata.

  2. Capitolo finale dolce amaro che ben chiude questo racconto. Non sono fan dei lieto fine, ma alle volte è la scelta più giusta: soprattutto quando si parla di malattia.
    Hai fatto una bella magia: mi chiedo se esiste o esisterà una long version di questo racconto perché un romanzo sarebbe proprio gustoso 😉
    Ciao! Attendo una nuova magia a breve!

    • Ciao caro 🙂 Grazie del supporto e felice di aver stupito ( è un po’ il mio… 😛 )

      Sulla long version…ci sto pensando…. per questa e altre storie mie su ti… vedremo 🙂

      grazie ancora 🙂

      p.s. Saresti disponibile per un piccolo sondaggio tra lettori in pvt? Fammi sapere in caso con un contatto pvt 🙂

  3. Bellissima storia e bellissimo episodio finale. Certo la chiusa super romantica non è proprio il mio canto libero, io sarei stata una punta più criptica, però tu sei un autore che non ha bisogno di paragonarsi e che ormai è sulla via che sarà lunga e a volte difficile, ma sarà anche piena e vera. Come l’autore.
    E, come sempre, io sarò lì ad applaudire.

    • Sono scelte che spesso sono influenzate dal mood dell’autore… lo sai 🙂
      Bisognerebbe sempre non farsi condizionare quando si scrive, ma io sto ancora imparando 🙂

      Tu arrivi come al solito, mai gratuita e con parole importanti che per me sono una bellissima sentenza <3 grazie per la tua presenza, il costante aiuto e l'applauso. Onorato et fortunato.
      Brujo *inchino profondo e gote imporporate*

  4. Fatico a comprendere perché la maggioranza abbia scelto il vicolo. Era meglio l’ospedale. E infatti ho votato per questa opzione. Ma non vedono che il protagonista non sta bene?
    Comunque, il tuo modo di raccontare non fa una piega e questa storia ne sta uscendo perfetta. 😀

  5. Rieccomi, mago. Ho votato per la casa, il vicolo assolutamente no, l’ospedale… be’, l’abbiamo capito che l’ospedale è fin troppo presente nella vita del protagonista.
    Ammiro molto la tua capacità di trasmettere sentimenti senza retorica. Almeno con me, ottieni l’effetto di farmi empatizzare col protagonista, che mi pare un vecchio amico che ascolto, ora in apprensione, ora sollevato, ora felice per le vicissitudini che mi racconta.
    Ciao, ti auguro una buona giornata

  6. Avevo votato ospedale, poi da lì si sarebbe andati oltre, ma mi sa che qui non tutti hanno capito l’antifona delle siringhe in bocca e ti hanno spinto dietro a un vicolo! Vabbè.
    Ma quella bella come un Monet, l’accento barese come una sinfonia, certe chicche sparse boh… menomale che ad Aprile esci in libreria, così poi per leggerti basterà abbonarsi e non si dovrà elemosinare un raccontino a puntate! 😉

    • L’ho detto in tempi non sospetti che come mi capisci tu…. <3

      Non erano preparate, giuro 😀 Mi sono venute a scrittura in corso 😛 xD

      Continua la campagna pubblicitaria… ti adoro xD

      Siamo al gran finale… spero di cuore di non deluderti…. grazie Ale

  7. Dal vicolo dietro il ristorante.
    Bella descrizione della brigata di cucina all’opera. Capisco che il pastry chef si sia sentito caricato di responsabilità e che la presenza di Monica abbia decuplicato l’ansia, ma a momenti addirittura mi muore! Aspetto la resurrezione nel capitolo finale.

  8. Ciao Mago,non so per quale motivo non son passata prima a leggere il tuo scritto , probabilmente ne ho letti talmenti tanti ultimamente che credevo uno di quelli fosse il tuo! sarebbe stato un peccato perderselo; è molto profondo. Beh il tempo che ho mi ha concesso di leggere solo il primo chapter,ma andrò avanti di sicuro,appena ho 1 minuto. Non so se è una storia autobiografica,ma anche io vivo a Londra e non la trovo comprensiva e solidale per niente :p a presto,ciao!

  9. Colpo di scena, assolutamente.
    Che poesia nelle tue parole. Che bello questo capitolo. Mi hanno detto che faccio un uso smodato e inopportuno delle figure retoriche. In alcuni passi di questo capitolo, ho capito qual’è la giusta misura delle parole. Grazie, anche se dubito che riuscirò a farne tesoro. La capra che è in me vincerà sempre!
    Bel capitolo, Mago.
    Alla prossima!

  10. Ciao Mago
    un altro capitolo piacevole da leggere. La tua storia meriterebbe più lettori ma… ahimè, è un periodo di “magra” qui nella piattaforma 🙂
    Mi piace proprio il tuo modo di raccontare 🙂 .. ecco solo due esempi:
    “Da qualche duna del copriletto rispunta fuori il nostro blocco”
    “Senza pensarci segno un canestro da tre punti nel cesto della biancheria ai piedi del letto”
    vorrei votare all’aperto per uscire dalle scene tra quattro mura; visto che il prossimo è il cap. n.9 voto colpo di scena.
    a presto

  11. Ciao, mago!

    Ho dovuto recuperare un bel po’ di capitoli (ero rimasto al secondo 😂), ma non mi è dispiaciuto affatto. Ti faccio un complimento: di solito non leggo romanzi d’avventura,non mi piacciono. Questo invece mi ha conquistato a partire dall’incipit. Ora non montarti la testa eh, mi raccomando 😂.
    Ho votato per l’acqua.
    A presto!

  12. “Quattro pastiglie al giorno tengono il mago qui intorno.” Questa te la rubo. 🙂
    Ho votato neve. La motivazione è creatina. Leggendo questo episodio, e vedendo questa opzione, ho pensato alla canzone di Marco Mengoni e Giorgia. Che poi “s’ intonerebbe bene” alla storia di lui e di Monica. 😀

  13. Rieccomi, mago. Ho votato per la neve, mi piace la neve.
    Tenero e duro, dolce e amaro, mi chiedo se per caso tu, con questa storia, non abbia attinto, come il protagonista, a conoscenze culinarie per miscelare sapientemente i vari sapori e consistenze della pietanza che noi tutti consumiamo ogni giorno.
    Chi a grandi bocconi, chi col senso di colpa, chi con le mani chi… boh, con la cannuccia? 😀
    Il piatto che vorremmo non finisse mai… 🙂
    Mi è piaciuto.
    Ciao, ti auguro un’ottima settimana.

  14. In ritardo, ma sono qui. Questi episodi li ho trovati stupendi! Bellissime tutte le metafore usate. Arrivata a questo punto ho votato per il messaggio telefonico, lasciando a te la scelta di chi possa essere il mittente. Però ti ho mandato tutte e tre le opzioni in parità. Se la situazione non si sblocca, a te la scelta. Io nel frattempo ti seguo. 🙂

  15. Ero rimasto indietro, ed è stato piacevole leggere i capitoli uno dopo l’altro.
    Coinvolgente il passaggio dal mago che sente di potersi fidare raccontandole tutto a Monica che non coglie quanto sia sincero rovinando l’atmosfera.
    Stupid girl.
    Il mio voto va all’amico.

    P.S. Kyoto Garden luogo più sereno di Londra.

  16. Episodio riuscito, come gli altri :-).
    Che ti posso dire, mi piace il tuo racconto e continuo a leggerti curiosa di sapere come andrà a finire.
    Trovi il modo di descrivere ogni cosa con leggerezza eppure con una certa profondità. Bravo, una dote impagabile.
    Tirare fuori parolacce, nella propria lingua, quando ci si trova in un paese straniero, può essere un modo per creare appartenenza a quello che più si avvicina a una famiglia.
    Stanza che non conosco… Vediamo dove ci porti.
    Ciao!

  17. Rieccomi, mago. Ho votato per la birra, spesso scioglie troppo la lingua, nel tuo caso magari scioglierà troppo i gesti 😀
    Un capitolo che ho trovato molto “tenero”, e viste le premesse del capitolo precedente, pure tralasciando la mistress di qualche capitolo fa 😀 , direi che la cosa mi ha stupito.
    Mi piace l’idea della bacchetta, ci vedo un riflesso simbolico delle due vite del protagonista che trovano una sintesi. A questo proposito, interessante anche il titolo: pensavo si riferisse a un maquillage della seconda portata 😀
    Ciao, ti auguro… un sacco di ottime feste!

  18. 33,33,33, non potevo essere più deleteria, col mio voto alla birra! 🙁
    comunque sai che io lo facevo? dico riempire pagine di parole d’inchiostro o persino digitali anche se il mio interlocutore mi stava a un palmo e aveva il dono della parola sonora… ho sempre avuto la fissa di scrivere e di farmi rispondere per iscritto, pure se mi stavi davanti. Sapessi in quanti hanno sofferto di queste mie pretese… ahahahah, per questo mi è piaciuta moltissimo quella tua scena al parco.

    • Deleteria? Mi hai appena dato totale libertà di scelta… benefattrice 🙂

      Ihih…io lo facevo tanto anni indietro..corrispondenza con compagne di classe… quaderni su quaderni… era bello “leggersi”… tanto…t capisco 🙂

      Sulla scena al parco ci ho lavorato tanto…felice ti abbia dato qualcosa.

      Sempre troppo buona. Grazie Ale <3

  19. Non so se ho capito, Monica è sordomuta? Per questo passano ore a raccontarsi in silenzio? Che bella questa immagine, in netto contrasto con gli incontri tra lui e Madame D.
    Scrivere per gli altri, perché capiscano e perché possano seguire al meglio la storia, è quello che fai tu e quello che, ahimè, io non riesco a fare perché mi perdo spesso nelle descrizioni. Bello fluido, mi è piaciuto, come gli altri del resto.
    Bravo Mago.
    Alla prossima!
    Una Lettera…

  20. Ciao Mago
    Questo capitolo l’ho trovato meno scorrevole degli altri.Qualche periodo un po’ lungo e ripetizione (inusuale) di termini mi hanno dato la sensazione di fretta o impazienza. Magari non è vero niente 🙂 è solo “stress prenatalizio” 🙂
    Lucidare i secondi… diffidenza dell’animale selvatico… rendono bene l’idea.
    Incontro, può fare comodo per il proseguo, no?

    • Spero non rispondendoti apertamente di spingerti ad una rilettura, oppure di chiarirti le idee con gli episodi successivi… anche se basterebbero tre lettere che ho citato nella storia… L….I….S… 😉

      Grazie caro 🙂

      (Londra è sempre tra i nomi sul cartellone 😉 )

  21. Quella dei post-it è una bella idea, per non rovinarla non insisterei su questo aspetto nel prossimo capitolo. Voto per la prossima giornata al ristorante, visto che la ragazza arriverà tra qualche giorno.
    Bel capitolo, anche se il passaggio di Madame D non mi è chiaro. Ma una bella canzone resta tale anche se qualche parola del testo sfugge.
    Penso che tu sia tra i pochi a vedere Londra sensuale e melliflua.

  22. Ciao Mago,
    la scrittura è incisiva e sicuramente d’effetto tuttavia, sebbene non servano troppe spiegazioni nei racconti, mi lascia interdetta nel momento in cui fa riferimento a personaggi che potrebbero non essere così conosciuti. Caratterizzare il cuoco, con i modi e le fattezze di Cannavacciuolo può creare confusione, non tutti seguono i programmi di cucina, non tutti conoscono “I Ministri” (a mio parere ci sarebbe stato bene un bel link). Il detto non detto ci sta, purché non svii il lettore durante la lettura, costringendolo a domandarsi chi è chi o cosa fa chi.
    Detto questo, ti seguo.
    Alla prossima!

    • Ciao cara 🙂
      E’ un rischio, ma io credo fortemente nel provocare-suscitare curiosità e smuovere il lettore di turno dalla pigrizia ed invogliarlo in una ricerca (google, youtube che sia) per capire meglio, quindi niente link, mai 🙂
      Just my 2 cents.

      Felice di aver avuto il tuo parere ed un commento così approfondito.

      Ora vediamo se ti perderò o se resterai seduta fino alla fine dello spettacolo 🙂

      Grazie davvero 🙂

    • Grazie mille cara 🙂
      Incipit rischioso… ho voluto dire il meno possibile 😉
      Lieto di suscitare…qualcosa 🙂

      Come in cucina…. chiudi gli occhi e cerca di percepire ogni nota dei profumi che senti…e vediamo dove ci portano 😉

      Grazie 🙂

    • A cercar aiuto e conforto 😛

      I limiti sono solo una scusa… questa cosa la sostengo da tempo… però ad ogni malessere bisogna “passarci attraverso”… è il vecchio concetto della catarsi 😉

      Commistione? Autobiografia ? Parziale? Totale? Chissà 😉

      Grazie 🙂

    • Mi rendo conto di aver detto davvero poco (e il secondo episodio non rivelerà grandi cose), quindi apprezzo particolarmente questa tua fiducia “al buio” 🙂

      Sul muro ci arriveremo subito…. e Madame D…. a breve 😉

      Grazie cara 🙂

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