Lilia e Mara

Dove eravamo rimasti?

A chi è indirizzata/parla la lettera? Indirizzata ad Althea e parla di lei (67%)

Dubbio

Mia cara Althea,

Non mi sarei mai aspettato di ricevere tue notizie, dopo tutto questo tempo. La tua lettera è stata una lieta sorpresa.

L’ultima volta che ti ho vista, al funerale. Eri bellissima. Tra tutte quelle facce affrante. False.

Forse è stato meglio così, Anita non poteva continuare a vivere. La ricordo ancora quando da bambina giocava con le bambole di pezza. O ancora, quando correva per casa sorridente. Poi la malattia l’aveva resa ingestibile. Quella disgrazia non se la meritava. Tu non la meritavi.

Spero di ricevere presto tue notizie. Mi  manchi molto.

Tuo, Ernesto.

” Quella vecchia bacucca ha uno spasimante!” sogghignò.

Prese dalla tasca lo smartphone. Scattò una foto del testo. Ripose la lettera nella busta e la sigillò. Poi uscì dalla stanza. Ritrovando Mara e sua madre sul divano. Intente a discutere.

“Ecco a te la busta. L’ho trovata di la sul comò” le interruppe Lilia.

“AH! Finalmente. Grazie car- perché sembra che l’abbiano stracciata e poi sistemata alla meglio?” esordì Althea.

Lilia sorrise digrignando i denti.

“Io ti denuncio! Fosse l’ultima cosa che faccio. Tu! Sei una continua disgrazia per questa famiglia. Impicciona!” cominciò a strillare.

Mara la indirizzò verso l’uscita. Rassicurandola. Fintanto che, la chiudeva con amorevole pacatezza fuori casa.

“Vorrei che almeno UNA VOLTA, riusciste ad andare d’accordo” disse, guardando fisso Lilia.

“Vuoi sapere cosa ho letto?” rispose lei ignorandola.

“Lili sono seria!” sbottò Mara.

“Su. So che vuoi saperlo” continuò lei. Avvicinandosi. La guardò ghignando.

“Che faccia da culo” rise Mara.

“Dai fammi leggere”

Lilia saltellò sul posto allegra. Prese il cellulare tra le mani. E le mostrò la foto. Aspettando impaziente che la leggesse.

“Allora?! Tua madre ha un inciucio. Hai visto?” domandò trepidante.

“Anita è il nome di mia madre” rispose Mara.

“Che!?”

“Di che malattia parla?” continuò Mara.

Fissò il foglio in silenzio. Rileggendo più e più volte. Con lo sguardo spento. Lilia le si avvicinò. Delicatamente le tolse la lettera dalle mani. Poggiandola sul pavimento. Poi la prese per i fianchi. E le chiese di sedersi con lei sul divano.

“Magari non ti hanno detto che era malata perché pensavano sarebbe stato più doloroso” suppose incerta Lilia.

“Ma che cazzo dici pure tu! Ti pare che sia meno doloroso un incidente d’auto?! ERA COMUNQUE MORTA!” sbraitò Mara.

“Amore ti prego. Perché non chiami tua mamma e le chiedi?”

“No nonna non vuole che le chieda lo sai” rispose scocciata Mara.

“Era da tanto che non la chiamavi così” constatò amaramente Lilia.

Strinse le mani fredde di Mara tra le sue. Le portò alla bocca. Vi depose un bacio. Indugiò per qualche istante respirando l’odore delle sue mani.

“So che è stato difficile. Ma Althea è riuscita a darti tutto ciò di cui avevi bisogno. No? Lo hai sempre detto tu stessa. E penso che sia stata una brava mamma o nonna. O come preferisci chiamarla”

Mara chiuse gli occhi e inspirò.

“Voglio chiamarla” disse.

Prese il telefono dalla tasca dei pantaloni. Cercò il contatto. Mise il vivavoce. Il telefono cominciò a squillare.

“Pronto tesoro? Ti lascio adesso e subito mi chiami! Successo qualcosa?!”

“Si ecco. Volevo chiederti una cosa. Sulla mamma”

“Ah. Certo dimmi.”

“Sai che a volte penso alla sua morte e mi chiedevo una cosa”

Deglutì. Sentiva dall’altra parte della cornetta il respiro pesante di Althea.

“Nonna. Mamma è davvero morta in un incidente?”

Silenzio.

Il respiro di Althea si era fermato. Il cuore sbatteva contro la gabbia toracica. Tuonava nel petto. Fremeva. Impaziente.

“Io-io non capisco da cosa sia uscita questa domanda” rispose tentennando Althea.

“Nonna voglio solo che mi rispondi”

“Lo sai che sono morti in quell’incidente” continuò lei.

“La mamma era malata?”

“MALATA?! Ma che idee ti vengono! Tua mamma malata di mente per favore!”

“Io non ho mai detto questo. La mamma aveva un disturbo mentale!?”

“Ma no. Che hai capito! Ti ho detto di no!”

“LO HAI APPENA DETTO TU!”

Un suono intermittente. La chiamata staccata. Le aveva chiuso in faccia.

“Io non ci posso credere! Capisci che mi ha chiuso in faccia?!”

Mara cominciò a girare per la casa come una trottola. Prese di peso Lilia. Le infilò il giubbotto. Poi si mise il suo addosso. Calzò un paio di stivali e buttò addosso alla ragazza delle scarpe da ginnastica.

“Andiamo”
——————————————————————————-

In mezz’ora erano davanti al cancello della casa. Mara scese frettolosamente lasciando la macchina accesa. Lilia le imprecò dietro. Spense la macchina e la raggiunse.

“Perché siamo venute qui?” domandò ansimante.

Mara la ignorò. Iniziò a suonare ripetutamente il citofono. Un piccolo uomo uscì dalla porta principale.

“SONO MARA!” urlò a squarciagola.

“CIRO OARA?!” domandò lui strepitando.

Lilia e Mara si guardarono e scoppiarono a ridere. Il vecchio intanto si avvicinava. Strizzava gli occhi. Cercando di distinguere le figure delle due ragazze. Quando si trovò a pochi centimetri da lei, la riconobbe.

“OH! Ciao tesoro!”

Chi è l'uomo da cui è andata Mara?

  • Il fratello di sua mamma (0%)
    0
  • Il nonno, divorziato dalla nonna (100%)
    100
  • Un amico di famiglia che è cresciuto con sua nonna (0%)
    0

Voti totali: 1

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10 Commenti

  1. Ciao,
    direi che il fratello di sua madre dovrebbe essere più giovane, quindi opto per il nonno divorziato.
    Questo capitolo getta nuove ombre sulla storia, rendendola più interessante. Attenzione alla coerenza narrativa:
    “Fissò il foglio in silenzio. Rileggendo più e più volte. Con lo sguardo spento. Lilia le si avvicinò. Delicatamente le tolse la lettera dalle mani.”
    Ma la lettere non era stata riconsegnata ad Althea? Quindi Mara legge dal display del cellulare, non dal foglio? O mi sbaglio?
    Attenzione anche a non perderti troppo nelle descrizioni, l’ho scritto anche a un altro autore, e mi permetto solo perché è una critica che hanno rivolto anche a me.
    Aspetto il prossimo e ti auguro una buona giornata. 🙂

  2. Ciao, Annamaria!
    Un consiglio: nel prossimo episodio utilizza un linguaggio semplice, simile al parlato.
    Cerca anche di limitare lo spazio che dedichi alle descrizioni: stai scrivendo una storia gialla, non una storia rosa.
    Ciò non toglie che si tratta di una storia interessante.

  3. Ciao Anna, brava.
    La storia scorre e prende, non si può volere di più.
    Dal punto di vista stilistico io ti consiglio di “tagliare”. Troppi aggettivi in una frase appesantiscono la lettura e distraggono. Siamo bestie con deficit di concentrazione, cerca di essere più incisiva.
    Quando vai a capo metti sempre il punto e non la virgola, più che un vezzo sembra un errore. Ricorda che ogni frase, dialoghi compresi, devono iniziare con la maiuscola.
    Non è una legge, ma 2 “che” in una frase sono troppi. Usa più punti e fai periodi più brevi.
    Alla prossima. 😉

    • Grazie mille per i preziosi consigli, alcune “critiche” le avevo già sentite.
      Capisco che la ridondanza di aggettivi nella frase possa stonare, ma è una caratteristica che adoro e devo imparare a modellare. Di certo seguirò il consiglio sui dialoghi.
      A presto! 🙂

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