Lilia e Mara

Fumo e Vaniglia

La guardava con la delicatezza della seta, che accarezza le pelli che veste. La osservava splendere sotto le luci che s’infrangevano sul suo nudo corpo pallido. Respirava l’odore delle viole che tingevano i suoi capelli castani di colore. Se non avesse sentito poco prima il calore del suo corpo sotto le dita, avrebbe creduto di sognare. Così leggiadra, nel suo vestito di pensieri, si era alzata per dirigersi verso la borsa appesa alla maniglia della porta ed estrarre un pacchetto di sigarette. Sporgendosi verso Mara, con il pacchetto in mano, le offriva la visione dei suoi seni robusti e del candido sorriso incorniciato dalle labbra rosee, che lasciava intendere tutto tranne che quella ragazza fumasse più di due sigarette l’anno.

“Ne vuoi una?” domandò,

Mara fece un cenno di assenso con la testa. Nel gesto di prendere una sigaretta dal pacchetto spostò la mano poco più in la, afferrando con dolce fermezza il polso di Lilia e avvicinandola, pose un bacio sulle dita della giovane. Lilia arrossì e sorrise divertita.

“Le solite smancerie da Mara”

“Così mi offendi, non sono smancerie” rispose contrariata lei,

“Oh dai non prendertela, stavo solo scherzando. Sei carina” aggiunse Lilia. 
Sfiorò la punta arricciata del naso di Mara e le accese la sigaretta, poi si mise in posizione eretta e si avvicinò al letto per poi lasciare che la sua figura,nella sua nuda bellezza, vi cadesse sopra a peso morto.

“E’ davvero bello stare qui con te” 

Si mise a sedere fissando lo sguardo diretto su Mara, piegò la testa di lato lasciando che un ciuffo di capelli le cadesse sul volto.

“Il mondo con te sembra più bello, mi sento a casa dovunque sono” 

E nel mentre portava una mano davanti al viso per raccogliere i capelli e sistemarli dietro l’orecchio.

“Mi sembra di essere dentro un film a volte. E’ così strano guardarti e vedere che esisti e non sei una fantasia” sentenziò Mara con razionale stupore,

“Sei stupendamente tutto ciò che volevo” continuò, mentre si alzava e si dirigeva verso di lei.

“Io sono felice!” rispose Lilia,

e si buttò fra le braccia dell’amata che era ormai vicina abbastanza da sentirne l’odore acre di vaniglia misto a fumo.

“Però puzzi. Davvero, puoi smettere di usare quel profumo orrendo?” chiese, mentre agitava la mano in direzione di Mara. Quest’ultima si scostò dall’abbraccio,

“Oh avanti non te la prendere, ma è davvero terribile. Non è che tutto quello che ti regala tua madre è oro” continuò Lilia accendendosi scocciata la sigaretta,

Mara la guardò sconvolta, spense la sigaretta nel posacenere sul comò, rubò una canotta sul letto per coprirsi, poi si acquattò sul letto e le voltò le spalle. Lilia la osservò contrariata. Osservò la figura che tentava invano di apparire più smilza, tutta rannicchiata, e sorrise. I riccioli ramati le coprivano metà del busto e tutto ciò che spuntava da quella coltre di capelli, erano le sue larghe spalle robuste.

“Su amore scusami” disse Lilia buttando la sigaretta accessa sul pavimento e stringendola dolcemente da dietro,

“Permalosa”

“Ma adesso dimmi cosa dovrebbe centrare dire che TUTTO quello che mi regala mamma è oro. Solo per il maglione dell’anno scorso?” sbraitò Mara alzandosi in piedi,

“Ma no, certo che no” replicò Lilia,

“anche le sciarpe e le collan..”

“GUARDA CHE TI SENTO ANCHE SE SUSSURRI!” urlò Mara, legando i riccioli in una coda frettolosa,

“Ma hai usato quella collana orrida per mesi e lo sapevi che era inguardabile. Ma se a mammina piace” rispose Lilia scimmiottandola,

“Vuoi smetterla?” 
Le offrì uno sguardo rigido e offeso, osservandola dall’alto in basso e puntandole un dito contro.

Il fremito di un battito nel silenzio.

“E’ adorabile quel dito”
Lilia sorrise e avvicinandosi le pizzicò i morbidi fianchi. Mara arrossì stranita dondolando su se stessa,

“Dai..smettila” cantilenò sdolcinata,

Lilia rise e pose un bacio sulle labbra carnose di Mara. Con un gesto leggero, ma deciso, liberò la giovane dalla prigione di tessuto e stringendola, sprofondò il viso nei suoi seni, assaporandone la morbidezza. Carezzò con la punta delle dita il collo ossuto, seguendo la linea delle spalle percorse poi la forma delle scapole, lasciando sussultare il respiro al contatto con il seno di Mara. Confuse i loro respiri, rubando ossigeno dalle labbra di Mara. Continuando il cammino delle sue mani, Lilia pose il desiderio sui fianchi della giovane e le sue dita sprofondarono nella carne abbondante. Mara trasalì per un brivido, afferrò la radice dei capelli di Lilia e la strattonò verso il basso, costringendola a mostrare il collo per porvi le labbra bramose. 

“Non lasciarmi segni, devo andare a lavorare domani” disse Lilia con un sorriso,

“Sisi non preoccuparti” ribattè Mara, sollevando Lilia per i glutei e indirizzandola a cingerle la vita con le gambe.

“Ti amo” 

“Io di più”

“E’ vero che spesso faccio le cose per farla contenta, ma non farmene una colpa” spiegò Mara,

“Si amore lo so, scus..”

TOC TOC

L’epilogo della passione.

“Chi è?” domandò Lilia scocciata mentre indossava qualcosa,

“Non lo so, vai a vedere” 

Chi sarà alla porta?

  • Uno sconosciuto con in mano una lettera (50%)
    50
  • La madre di Mara (50%)
    50
  • Un postino con un pacco molto piccolo (0%)
    0
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10 Commenti

  1. Ciao,
    direi che il fratello di sua madre dovrebbe essere più giovane, quindi opto per il nonno divorziato.
    Questo capitolo getta nuove ombre sulla storia, rendendola più interessante. Attenzione alla coerenza narrativa:
    “Fissò il foglio in silenzio. Rileggendo più e più volte. Con lo sguardo spento. Lilia le si avvicinò. Delicatamente le tolse la lettera dalle mani.”
    Ma la lettere non era stata riconsegnata ad Althea? Quindi Mara legge dal display del cellulare, non dal foglio? O mi sbaglio?
    Attenzione anche a non perderti troppo nelle descrizioni, l’ho scritto anche a un altro autore, e mi permetto solo perché è una critica che hanno rivolto anche a me.
    Aspetto il prossimo e ti auguro una buona giornata. 🙂

  2. Ciao, Annamaria!
    Un consiglio: nel prossimo episodio utilizza un linguaggio semplice, simile al parlato.
    Cerca anche di limitare lo spazio che dedichi alle descrizioni: stai scrivendo una storia gialla, non una storia rosa.
    Ciò non toglie che si tratta di una storia interessante.

  3. Ciao Anna, brava.
    La storia scorre e prende, non si può volere di più.
    Dal punto di vista stilistico io ti consiglio di “tagliare”. Troppi aggettivi in una frase appesantiscono la lettura e distraggono. Siamo bestie con deficit di concentrazione, cerca di essere più incisiva.
    Quando vai a capo metti sempre il punto e non la virgola, più che un vezzo sembra un errore. Ricorda che ogni frase, dialoghi compresi, devono iniziare con la maiuscola.
    Non è una legge, ma 2 “che” in una frase sono troppi. Usa più punti e fai periodi più brevi.
    Alla prossima. 😉

    • Grazie mille per i preziosi consigli, alcune “critiche” le avevo già sentite.
      Capisco che la ridondanza di aggettivi nella frase possa stonare, ma è una caratteristica che adoro e devo imparare a modellare. Di certo seguirò il consiglio sui dialoghi.
      A presto! 🙂

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