Le verità del Faro

Sbarco sull’Isola

Pioveva a dirotto il giorno in cui arrivai sull’isola. Il viaggio in traghetto era stato una vera e propria prova di sopravvivenza. Lo avevo passato rannicchiato al mio posto, scandendo mentalmente ogni minuto di quell’interminabile ora che mi separava dalla terra ferma. “Chi me l’ha fatto fare” borbottavo tra me e me. In effetti,la motivazione che mi aveva spinto a recarmi sull’Isola non era certo quella di prendermi una vacanza. Ero stato convocato da un notaio del posto in quanto il mio nome figurava nel testamento di un lontano parente, con cui non avevo avuto nessun contatto diretto, se non da piccolissimo, “Quando ancora era in se”, diceva mia madre. Mi avevano, infatti, sempre riferito essere andato fuori di testa e aver troncato qualsiasi tipo di rapporto con il resto della famiglia. Proprio per questa ragione, quando ricevetti la chiamata del Dottor Celi rimasi stupito. L’uomo era rimasto molto vago riguardo al lascito, ma mi aveva pregato di recarmi sull’isola quanto prima per conoscerne i dettagli. Sul momento ero parecchio scettico e gli risposi che avevo un libro da finire e non potevo assentarmi dalla scrivania senza un buon motivo. Poi, di fronte alla sua insistenza, vinto dalla curiosità, ci ripensai e decisi che un paio di giorni per riordinare le idee avrebbero solo giovato sia a me che al romanzo che stavo ultimando. Quindi decisi di accettare e fissai un appuntamento per la settimana successiva. Adesso, a pochi metri dalla banchina, speravo solo che ne fosse valsa la pena. Una volta attraccato, aprii l’immancabile ombrello da viaggio che portavo sempre con me e scesi dal traghetto seguendo sul cellulare le indicazioni per raggiungere l’indirizzo del Notaio. Non ero mai stato su quella piccola isoletta a largo della Corsica, pur conoscendola come meta turistica per l’estate. In quel periodo però, la stagione era finita già da un paio di mesi, e l’isola appariva più come il set di un film dell’orrore da quanto era sinistra e silenziosa. “Una buona location per ambientare un futuro romanzo” pensai, osservando i profili delle case arroccate a strapiombo sul mare. Superato il piccolo porticciolo in legno, mi inoltrai nei caratteristici vicoli interni, cercando di bagnarmi il meno possibile nel calpestare le mattonelle sconnesse. In giro non si vedeva nessuno, ma con una giornata del genere era più che normale che le persone si rifugiassero nelle loro abitazioni. Percorsi ancora un chilometro circa in salita, rischiando più di una volta di scivolare ed imprecando di conseguenza. Sempre seguendo la mappa sul cellulare svoltai a sinistra in una strada chiusa circondata da scarne siepi e piante che durante la bella stagione erano state di sicuro in fiore. Proprio in fondo a quella piccola strada la mappa indicava la destinazione del mio viaggio. L’edificio che mi si presentava davanti agli occhi era una minuscola ma caratteristica casa a due piani larga si e no quanto quattro persone messe una accanto all’altra. Al centro la porta in legno con un singolare batacchio a forma di conchiglia. Prima di bussare controllai sulla targa in ceramica che l’indirizzo fosse corretto e ne ebbi la conferma. Dottore Notaio Orazio Celi, recitava. Presi il batacchio fra le mani e lo battei tre volte sul legno. Passarono pochi secondi quando la porta si aprì cigolando rumorosamente. Di fronte a me si presentò un distinto signore sull’ottantina, con gli occhi azzurri e i capelli di un bianco quasi abbagliante. «Buonasera» esordì appena mi vide «Lei deve essere il signor Ferreri, venga, la stavo aspettando.» Mi porse la mano e quando gliela strinsi per poco non ebbi un sussulto. Era gelida. «In persona, mi chiami pure Marco» risposi, chiudendomi la porta alle spalle. L’ingresso, faceva sia da salotto che da studio. «Prego, si accomodi pure, vado a prendere i documenti che la riguardano» mi disse, indicandomi l’imponente scrivania in mogano e la poltrona di pelle verde che le stava di fronte. La scrivania sembrava enorme all’interno di quel piccolo spazio. Oltre a quella e alle poltrone c’erano una libreria colma di volumi e un bellissimo orologio a pendolo che arrivava fino al soffitto. Il pendolo ondeggiava, scandendo l’incessante scorrere del tempo.Un brivido di freddo mi percorse la spina dorsale. Come faceva quell’uomo a lavorare in un posto del genere? Rimasi a contemplare l’antico orologio, quasi ipnotizzato.  C’era qualcosa in quell’oggetto che attirava la mia attenzione, ma non riuscivo a capire di cosa si trattasse. Concentrai tutta la mia attenzione nell’osservarlo e finalmente capii. Un’altro brivido mi scosse, ma questa volta non era dovuto alla bassa temperatura. Era un brivido di paura.

Cosa ha notato di strano Marco nell'orologio a pendolo?

  • Dentro all'orologio è dipinto il volto di una donna (25%)
    25
  • Le lancette scorrono al contrario (75%)
    75
  • Sul pendolo c'è incisa la sagoma di un teschio (0%)
    0

Voti totali: 8

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12 Commenti

  1. Non so perché tutti trovano strano un orologio con le lancette che girano all’incontrario. Io ne ho uno grandissimo: ovviamente anche i numeri del quadrante seguono il verso antiorario. Voto perciò per il volto di donna: se fosse una donna nota al protagonista, allora sì che sarebbe inquietante.
    Sono d’accordo invece con chi ti ha detto che la formattazione va curata meglio, deve essere più ariosa con più a capo. Tendi all’infodump: non devi costringere il lettore a vedere i luoghi come vuoi tu, devi lasciare un margine alla sua immaginazione. Troppi dettagli alla lunga stancano.
    La scelta del protagonista scrittore, purtroppo per te, è estremamente frequente tra i neofiti della scrittura creativa perché è una proiezione delle proprie aspirazioni. Ti consiglierei di non insistere nel caratterizzare troppo il personaggio con i tic dello scrittore, del tipo: vedo un paesaggio e penso di ambientarci un romanzo.
    Mi permetto di dirti queste cose perché potrei essere tuo padre. Per il resto le premesse sono ottime: scrivi bene.
    Ti seguo.

  2. Troppo suggestiva l’opzione delle lancette che scorrono all’indietro per non votarla. Bravo.
    Un buon incipit.
    Solo un paio di cosette:
    Primo: vai a capo un po’ più spesso, agevola la lettura;
    Secondo: la descrizione dell’esterno della casa (larga quanto quattro persone) non sembra trovare nella descrizione degli interni un’adeguata e logica corrispondenza (vero che in un passaggio ribadisci che si tratta di un piccolo spazio, ma in quel piccolo spazio poi ci metti di tutto: una imponente scrivania, delle poltrone, una libreria, un orologio a pendolo).
    La mie sono, in ogni caso, solo delle note a margine ad un incipit che considero molto buono ma perfettibile (come tutte le cose del resto).
    Spero che tu riesca a comprenderne lo spirito.
    Theincipit è una piattaforma molto utile per chi si dimostra ricettivo e aperto alle critiche. Credimi: si può migliorare davvero tanto. Seguo.

  3. Ciao Alex,
    normalmente non amo i gialli, ma il titolo e la trama della tua storia mi hanno subito incuriosito…
    E in effetti il tuo incipit mi è piaciuto molto, hai uno stile di scrittura bello e particolare, ti soffermi sui dettagli (come il batacchio a forma di conchiglia), e questo rende il lettore ancora più coinvolto nella trama.
    Ho votato per le lancette che vanno al contrario, la cosa più strana e bizzarra… Sono molto curiosa di vedere come continuerai… A presto!

  4. Ciao, benvenuto!
    io dico che le lancette scorrono al contrario. Molto suggestivo l’arrivo sull’isola. Effettivamente i luoghi turistici estivi, in inverno, appaiono sempre un po’ più lugubri. Hai reso bene l’idea.
    Mi piacciono anche molto le tre opzioni che hai fornito. Spero di leggere presto un altro capitolo.
    l’unica cosa che non mi è piaciuta è l’uso di “in” (in ceramica-in mogano) io preferisco “di” ma è solo una mia opinione.
    alla prossima!

  5. Ciao e benvenuto!
    Un incipit dal tono molto classico che mi ha fatto venire in mente Dracula di Bram Stoker. Nel complesso direi che hai reso bene l’atmosfera. Voto per le lancette che vanno al contrario, perché è l’opzione più strana, quasi incredibile.
    Un solo appunto: sarebbe meglio andare a capo, ogni tanto, per facilitare la lettura. In particolare perché il tuo è un racconto in prima persona con molte descrizioni e, finora, nessun dialogo. In più leggere sul web non è come leggere sulla carta.
    Scusa il poema.
    Ciao!

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