Trenta denari

Dove eravamo rimasti?

Nel secondo episodio inizierà l'altra storia, ambientata ai giorni nostri, protagonista un cardinale. Ma come inizierà? Un discorso diretto, che poi è la predica del cardinale (50%)

Secondo

Fratelli, quando sciupa le sue energie nella direzione sbagliata, ognuno di noi ha dentro di sé un po’ di Giuda, ognuno di noi nella sua vita imita Giuda con il tradimento. Tradisce Cristo chiunque tradisce la propria coscienza.”

Quando a quattordici anni aveva preso la strada del sacerdozio, lo aveva fatto per diversi motivi. C’era l’agio che in Canonica non mancava mai, anche in quei tempi di miseria; che fosse un giorno festivo o feriale, a pranzo e a cena sfilavano sempre in tavola primo, secondo, contorno e dolce, ben innaffiati di vino. A volte sentiva ancora in bocca il sapore delle lasagne di Adelia, la perpetua, che l’avevano deliziato con filante bontà quando di ritorno dal giro di benedizione delle case, don Costanzo lo premiava con un invito a pranzo: ‘e non preoccuparti, che con la mamma ci parlo io’. C’erano quelle enormi, austere palandrane nere, chiuse da una sfilza di bottoni, come un rosario a trincerare il mistero del corpo. Ma soprattutto – questo l’aveva sempre affascinato – c’era lassoluta autorità che irradiava dalla figura del parroco, a cui nessuno in paese si permetteva di rispondere. Mai. Magari lo denigravano alle spalle – li aveva sentiti anche lui i pettegolezzi – ma nessuno si permetteva il benché minimo commento in sua presenza. Suo padre e sua madre battibeccavano continuamente con i vicini, con i parenti, con tutti. E non l’avevano mai vinta. Don Costanzo, invece, ammutoliva tutti con una sola occhiata tagliente e una breve, sprezzante sentenza lapidaria. Perché don Costanzo, a differenza di quella massa di bifolchi ignoranti, aveva studiato ed era sacrosanta ogni parola che usciva dalla sua bocca. Allora aveva sentito la vocazione e aveva deciso che avrebbe studiato anche lui le cose di dio, con il sostegno di don Costanzo, si capisce, che non mancava mai di ringraziarlo nelle sue preghiere, anche oggi che non c’era più. Quanto si sarebbe commosso a vederlo cardinale.

E perché Giuda tradisce? Gli storici dicono perché deluso quando comprese che il Regno di Dio preannunciato da Gesù era ben diverso da quello che lui aveva in mente; che Gesù non era il Messia guerriero che lui attendeva. Una ragione politica, insomma. Ma il Vangelo ci parla di una ragione molto più semplice, molto più umana: trenta denari. E dove sta la verità, direte voi. Eccola: Giuda teneva la cassa del gruppo dei Dodici ed era un ladro. Non ci devono trarre in inganno le sue proteste in occasione dell’unzione di Betania; non gliene importava dei poveri. Giuda era avido, rubava dalla cassa quanto le folle donavano per la missione dei Dodici e del Maestro.”

D’altro canto ognuno nella vita ha la sua missione. Forse non è così? Giuda era nato per quel tradimento. Lui era nato per essere cardinale.

E voleva ancora di più, sempre di più. Questa spiegazione, che sembra il più delle volte molto banale, è invece la più credibile. Attraverso questa via Giuda si fece strumento di Satana. Nessun uomo decide di servire senza motivo il diavolo, se lo fa, è perché crede di ottenere da lui qualche potere o qualche beneficio temporale. È il denaro, questo dio perverso e visibile, inventato dall’uomo stesso per sostituire il Dio vero che è invisibile. L’amore per il denaro aveva cacciato dal cuore di Giuda tutto l’amore che aveva per Gesù!

Però Gesù che sapeva bene cosa stava maturando nel cuore del suo discepolo, non lo ostacola, anzi, lo invita a portare presto a termine il suo compito maledetto. Giuda non si perde per l’azione che compie, non si perde per l’avidità. È accecato, ma non perduto. Si perde perché non crede nella speranza di un perdono. E se noi lo abbiamo imitato – chi più chi meno – nel tradimento, non dobbiamo imitarlo in questa mancanza di fiducia nel perdono di Dio. Esiste un sacramento bellissimo nel quale è possibile fare una esperienza sicura della misericordia di Cristo: il sacramento della riconciliazione, la confessione. Noi, uomini d’oggi, non dobbiamo cadere nell’errore di giudicare Giuda come un dannato per l’eternità perché chi può dire cosa è passato nella sua anima in quegli ultimi istanti?”

Seguì un silenzio enorme. Non avrebbe rinunciato per nulla al mondo all’ebrezza di quel momento: il suo palcoscenico domenicale. Aveva parlato bene, era stato convincente. Interpretò quel silenzio come il sigillo finale che avrebbe impresso le sue parole nella mente dei fedeli. Seduto, col capo leggermente chinato sul petto, indugiò ancora qualche istante. Era stato ispirato e convincente. Poi spense quelle fantasie, le avrebbe riprese la domenica successiva, come ogni domenica. Durante la settimana c’era la realtà delle cose concrete da portare innanzi. Eminenza, hanno telefonato dalla banca.” C’era da badare agli affari.

Nel terzo episodio torniamo a seguire Giuda che...

  • ...ci racconta dal suo punto di vista l'episodio di Betania. (0%)
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  • ...ha un abboccamento con i sacerdoti del Tempio. (0%)
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  • ...si confida con Gesù. (100%)
    100

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4 Commenti

  1. Questa idea è molto bella, peccato che siano passati parecchi mesi da quando è stata interrotta. Qualora tornassi a scrivere mi piacerebbe saperne di più, quindi per ora voto Giuda che si confida con Gesù. Da quando ho sentito la canzone Maddalena di Mannarino,ho rivalutato Giuda; qualcuno dovrebbe sentire anche la sua versione dei fatti;) ciao!

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