Trenta denari

Primo

Per prima cosa bisognava dunque confessare: era come una spina in gola.

Dal momento in cui l’aveva fatto, aveva avuto la sensazione penosa che tutta quella storia, un giorno o l’altro, avrebbe dovuto rivomitarla in parole, per quanta fatica o disgusto gli fosse costato. Capiva di averlo saputo molto tempo prima; prima di incontrarlo o prima ancora, quando non era ancora giunto in Cafàrnao; sentiva di averlo saputo tutta la vita, che un giorno, con la gola contratta dalla vergogna e lo sguardo nella polvere, gli sarebbe toccato confessare a qualche povero figlio di puttana di essere lui quello che gli aveva fatto del male e l’aveva tradito. Un senso di sete che non avrebbe mai potuto placare, un bisogno pieno di avversione, di espellere da sé tutto quanto era accaduto – perché qualunque cosa fosse accaduta era sbagliata; ripulire la mente dal suo io e metterci un po’ di pace, di ordine; cambiare il principio cominciando dal passato che sempre, prodigiosamente, appestava il presente – cambiare vita prima d’esser soffocato dal fetore.

Eppure quando l’occasione si era presentata, quando si era trovato solo con lui e gli era venuto l’impulso di buttare fuori tutto, sì, proprio allora, aveva fatto uno sforzo, ma era come strappare fuori l’intera vita, con le sue radici divelte e il suo sangue. E gli bruciava le viscere la paura che, se avesse cominciato a raccontare i suoi errori, non avrebbe smesso finché avesse avuto fiato in corpo; sicché s’era limitato a raccontare frettolosamente a Gesù alcune cose, di com’era convinto che tutta la sua vita fosse sbagliata, dei suoi errori di gioventù… che non era nemmeno l’inizio di ciò che si era proposto.

Ben presto gli era tornato il bisogno di parlare: sentiva dei gemiti dentro di sé, ma i gemiti non erano parole. Allora si diceva che era stato furbo a non confessare più di quello che aveva confessato. Era abbastanza sicuro. Del resto a quale confessione aveva diritto?

Si diceva queste cose ma il loro effetto non durava per molto, e ben presto tornava a spremersi il cervello per scoprire come sottrarsi al pensiero di ciò che aveva fatto. Prometteva a se stesso che un giorno o l’altro avrebbe confessato tutto. Quanto ai suoi attuali furti dalla cassa, aveva deciso che una volta raccontato tutto quello che c’era da dire, avrebbe subito cominciato a rimettere al loro posto i denari che aveva preso, sistemando così anche quella faccenda.

Sapeva a memoria quello che avrebbe detto una volta che si fosse deciso. Una volta che fossero stati soli a parlare, avrebbe cominciato, come la prima volta, a dire quanto la sua vita fosse fatta tutta di occasioni perdute, alcune così promettenti che non gli reggeva l’animo a ricordarle. Bene. Dopo tutti questi fallimenti dovuti ai più vari motivi (per lo più errori suoi e di cui si pentiva moltissimo), dopo tanti fallimenti del genere, benché cercasse in ogni modo di superarli, non ce la faceva. Sicché ad un certo punto si era dato per vinto e aveva iniziato a vivere come un vagabondo. Abitava dove gli capitava, dormiva per terra, mangiava ciò che non avrebbero mangiato i cani e quel che pescava nelle immondizie. Si metteva addosso quello che gli capitava, si addormentava dove si trovava e ancora trangugiava qualsiasi cosa.

C’era di che lasciarci la pelle, invece aveva resistito: con la barba incolta, puzzolente, trascinandosi di mese in mese, senza un filo di speranza cui aggrapparsi. Per quanti mesi avesse continuato una simile esistenza, non lo sapeva. Non c’era nessuno a prenderne nota. Ma un giorno mentre giaceva in un buco qualsiasi dove s’era andato a rannicchiare, gli era venuta la fantastica idea di essere in realtà una persona importante, ed era stato strappato dalla sua fantasticheria dal pensiero di star vivendo quella vita solo perché non aveva capito di essere destinato a qualcosa di infinitamente migliore – a fare qualcosa di grande, di diverso. Fino a quel momento non lo aveva capito. Prima aveva sempre pensato a se stesso come a un uomo comune, ma lì, in quel buco, aveva capito d’essersi ingannato. Ecco perché la fortuna gli aveva così spesso voltato le spalle, perché aveva un’opinione errata di quel ch’egli era realmente e aveva sciupato le sue energie nella direzione sbagliata.

Nel secondo episodio inizierà l'altra storia, ambientata ai giorni nostri, protagonista un cardinale. Ma come inizierà?

  • Un discorso diretto, che poi è la predica del cardinale (50%)
    50
  • Un resoconto distaccato della carriera ecclesiastica del protagonista (17%)
    17
  • Un monologo interiore come in questo primo episodio (33%)
    33
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4 Commenti

  1. Questa idea è molto bella, peccato che siano passati parecchi mesi da quando è stata interrotta. Qualora tornassi a scrivere mi piacerebbe saperne di più, quindi per ora voto Giuda che si confida con Gesù. Da quando ho sentito la canzone Maddalena di Mannarino,ho rivalutato Giuda; qualcuno dovrebbe sentire anche la sua versione dei fatti;) ciao!

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