Sara dei morti

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà Sara? Ascolta Rebecca (100%)

Serata tra amiche con devastazione

Sara, Chiara e Rebecca erano sedute sul letto e quest’ultima cominciò a raccontare la storia di una ragazza giapponese.

<<Conoscete la storia di Motoko Ogasawara?>

<<No, ma immagino che ora ci racconterai tutto, giusto?>> disse Chiara scrollando il feed del telefono distrattamente.

<<Nel 1898 fu l’unica superstite di una strage che sterminò il piccolo centro abitato dove Motoko viveva. Circa 450 persone vennero uccise durante la notte tra 21 e il 22 aprile. Motoko ebbe diverse visioni nei giorni precedenti. L’amica e confidente della ragazza raccolse appunti e resoconti dettagliati che illustrano le condizioni di Motoko durante i giorni precedenti alla tragedia e…>>

Chiara intervenne interrompendo il racconto.

<<Non vedo come le due situazioni possano essere accostabili! Tra l’altro la storia di questa Motoko sembra tutto fuorché credibile.>>

Rebecca fece finta di non sentire e continuò:

<<Il punto è che per avere visioni premonitorie come quelle di Sara è necessaria una forte energia. Quel genere di premonizioni di solito preannunciano catastrofi o situazioni che coinvolgono molte persone. La storia della ragazza giapponese è solo un esempio, ma ci furono altri casi in passato e la cosa non è mai finita bene.>>

Sara interruppe la discussione e indicò la finestra.

<<Guardate fuori! Non vi sembra un po’ buio?>>

Le ragazze corsero a vedere. Tutto il quartiere era nell’oscurità: un blackout. Non fecero nemmeno in tempo a guardarsi in faccia allarmate e rimasero anch’esse al buio.

<<Tutto il quartiere è senza luce e c’è qualcosa che non va!>> disse Sara.

Dal piano inferiore provenivano dei rumori. Le ragazze rimasero in silenzio ad ascoltare. Sentirono vetri infrangersi e le urla dei genitori. Qualcuno era entrato in casa. Sara aprì l’armadio, spostò i vestiti rivelando un tastierino numerico, digitò un codice che aprì un vano dal quale Sara estrasse un fucile.

<<Io sto scendendo, voi rimanete…>>

Sara venne interrotta da una tre spari. Guardò le amiche spalancando gli occhi, imbracciò il fucile e si diresse verso la porta.

<<Forse dovremmo aiutarla!>>

<<Lasciala fare!>> Chiara rassicurò l’ultima arrivata, poi entrambe si diressero verso la finestra.

Sara varcò la soglia ed entrò nel corridoio. Ora tutto era silenzioso e dal piano inferiore non provenivano più né voci né rumori. Scese i gradini lentamente ma con passo deciso e tenendo l’arma puntata davanti a sé. Arrivata al piano inferiore, aprì un cassetto per estrarre una potente torcia militare. La casa era avvolta dalle tenebre come il resto del vicinato dal quale provenivano colpi di armi da fuoco e urla poco rassicuranti. Sara entrò in cucina e illuminò i cadaveri dei genitori. Cominciò a piangere e un senso di costrizione le bloccò per un attimo il respiro. In un istante si rese conto che non avrebbe mai più rivisto i genitori e per un attimo avvertì un senso di pentimento: forse avrebbe dovuto passare più tempo con loro, avrebbe dovuto abbracciarli una volta in più. Un rumore la fece tornare di colpo alla realtà. In fondo alla stanza un uomo coperto di sangue si stava avvicinando claudicante.

<<Fermo dove sei!>> disse puntando l’arma.

L’uomo urlò rivelando un volto sfigurato con occhi e bocca sanguinanti. Sara sparò un colpo all’altezza del petto facendolo cadere. Dopo pochi istanti si rialzò e iniziò nuovamente a camminare. Un colpo in fronte mise fine allo scontro tra i due. Sara si voltò a guardare i corpi dei genitori, si asciugò le lacrime e corse al piano superiore.

<<I miei genitori sono stati uccisi!>> esclamò mentre l’ultima lacrima le solcava il viso.

Sara si avvicinò alla finestra. Il vicinato era nel caos.

<<Non siamo al sicuro, seguitemi!>>

Le ragazze scesero nel seminterrato. Sara digitò un codice su un tastierino numerico del tutto simile a quello nel suo armadio. Questa volta si aprì una pesante porta di metallo. Sara accese le luci e mostrò qualcosa che nemmeno la sua migliore amica sapeva esistere. Il padre di Sara aveva costruito un sofisticato bunker per gestire le situazioni di emergenza.

<<Cos’è questo posto?>> chiese Chiara attonita.

<<La nostra salvezza>> rispose l’amica.

Cosa trovano nel bunker?

  • Niente di utile (0%)
    0
  • Armi e rifornimenti per sopravvivere (100%)
    100
  • Una via per la salvezza (0%)
    0

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21 Commenti

  1. Ciao Paolo,
    ho letto questo capitolo con interesse, ma mi sono fermata a pensare a l perché una ragazzina dovrebbe non solo possedere ma saper maneggiare un fucile…
    La reazione alla morte dei genitori e all’uccisione, per sua mano di un uomo, l’ha lasciata alquanto indifferente, sbaglio?
    Dovresti cambiare i segni con le caporali, lo fai dal menu INSERISCI di Word, scegliendo CARATTERI SPECIALI.
    Il capitolo fila, intendiamoci, solo trovo un po’ strano quello di cui sopra.
    Ti saluto e scusa il ritardo, mi sono persa la notifica…
    Alla prossima!

  2. Ciao Paolo,
    bentornato. Ne è passato di tempo. Non ti biasimo, avrai avuto le tue buone ragioni. invece devo farti i complimenti, sei molto migliorato in questo periodo di pausa, bravo.
    La cosa si fa interessante, le premonizioni e le interferenze da dimensioni differenti, il paranormale, in un horror ci stanno sempre bene.
    L’unico appunto che mi sento di farti, ma è davvero una piccolezza, è riguardo alla ripetizione dei nomi, per il resto: avanti così!
    Alla prossima!

  3. Ciao
    Incipit interessante e misterioso.
    Sono curiosa di scoprire cosa sta succedendo a Sara.
    Di solito quando leggo di incubi ad occhi aperti, sangue e strani presagi, diciamo che mi sento a mio agio.
    Decido di seguire la tua storia.
    Come ti consiglia Keziarica, se puoi, non lasciare passare molto tempo tra la stesura di un capitolo e l’altro.
    I lettori coinvolti anche in altre storie potrebbero dimenticare quanto scritto e rileggere ogni volta i paragrafi precedenti, non è molto comodo.
    Ti faccio solamente notare un errorino di tempo verbale all’inizio, mentre nelle ultime 10 righe hai utilizzato la parola “messaggio” in maniera troppo ravvicinata. Ti consiglio un sinonimo o un’altra parola tipo “risposta”, “riscontro” o qualcos’altro di tuo gradimento.
    Ciao!
    Ilaria_S

  4. Ciao, in pratica hai attinto a tutti e tre gli scenari…
    questo capitolo é sicuramente più curato del primo, però credo che tu abbia impiegato molto tempo per pubblicarlo, il che costringe il lettore a tornare indietro per capire dove era davvero rimasto.
    Tuttavia, la trama pare interessante. Aspetto il prossimo capitolo.
    Non far passare troppo tempo!?

  5. Lo spunto promette una trama interessante, ma se posso esprimere un parere sulla stesura del testo , la lettura tende ad essere troppo veloce con percorsi a balzi tra una
    descrizione e l’altra. Dato il tema dovrebbe crearsi un’atmosfera più lenta in modo da lasciare al lettore il tempo di ambientarsi in un clima con più tensione psicologica. Ma è una sensazione sicuramente personale. grazie dell’attenzione … ciao!

  6. Solo una sfumatura, se si può correggere il testo:
    corretto il tempo presente nel verbo essere in questa frase, considerando che l’incipit è tutto al passato/imperfetto?

    “Non riusciva a ricordare nulla e nella sua mente tra il momento in cui ATTRAVERSA la strada sotto casa e il risveglio nella stanza c’E’ solo un breve stacco nero.

    Complimenti per l’inizio! Intrigante!

  7. Ciao!
    Direi che le condizioni di Sara peggiorano!
    Mi hai trascinato in questa storia con la forza di un uragano, un incipit molto promettente!
    Mi piace l’atmosfera cupa che traspare dalle tue parole, così come il senso di trovarsi a un paio di centimetri dal precipizio: una leggera folata di vento, e cadiamo giù nel mondo di Sara, in quello che lei e solo lei vede (e cerca di trasmetterci con le parole)!
    Ti seguo!

  8. A mio parere:: rischiando di trascinare la flebo (attaccata?) al braccio. Tra il momento in cui attraversa la strada sotto casa e il risveglio nella stanza c’è (c’era)solo un breve stacco nero. Un senso di disagio, ma (il ma é di troppo) del quale non si preoccupò più di tanto. Uscire dalla stanza di un ospedale con (un’) arma.
    Ecco, direi questo. Intanto ti seguo e aspetto prox. ?

    • Ti ringrazio moltissimo per il tempo che mi stai dedicando. 🙂 Ho utilizzato “c’è” invece di “c’era” probabilmente per indicare che lo “stacco nero” è nella sua testa in quel momento (quando si trova in ospedale), ma hai ragione. Andrebbe modificato il tempo. Di sicuro lo farò sul testo originale. Su “The Incipit” purtroppo non si possono apportare modifiche. -_- Il “ma” secondo me non è tecnicamente errato. Si tratta di un’avversativa e credo di averla inserita per creare contrasto con il fatto di “percepire un acuirsi”. Effettivamente sembra scorrere meglio senza. L’ultima cosa che hai citato mi è sfuggita, nonostante diverse riletture. I tuoi commenti sono molto utili per me. Grazie.
      Paolo

      • Mi riferivo alla mancanza di articolo in questa frase: uscire dalla stanza di un ospedale con arma? Io avrei scritto con UN’ARMA, ?
        Non devi ringraziarmi, leggere mi piace e se posso cerco di commentare Con onestà., Trovo che questa piattaforma sia ottima. Qui le persone si leggono, si scambiano consigli e critiche costruttive. Mi piace lo spirito che c’è qui e sono felicissima quando gli altri autori, leggendo la mia storia, commentano, perché il parere dei lettori é preziosissimo!
        Continua il racconto sono curiosa di sapere come va a finire la storia!

        • Si esatto intendevo proprio quello. Cioè nonostante l’abbia riletto più volte prima di pubblicarlo, mi è sfuggito. Infatti “…di un ospedale con arma” non si può proprio leggere. 😀 Mi sembra una bella piattaforma e la community sembra educata e capace di critiche costruttive. Non capita spesso sul web. Spero che la prima impressione sia quella giusta. Grazie. Ciao.

  9. Ciao, secondo me hai infilato troppi avvenimenti in un solo capitolo. Avresti potuto sviluppare meglio alcuni aspetti del personaggio e dell’incidente accorsole. C’è qualche refuso qua e là, forse figlio della fretta. Attenzione ai tempi verbali. Aspetto comunque prossimo capitolo per sapere cosa accade a Sara.
    ?

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