Cronache di una cornacchia

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo capitolo Un Natale da dimenticare (43%)

Un natale da dimenticare

natale dovrebbe essere scritto sempre così. Con la lettera minuscola, anche se ad inizio frase, anche se può sembrare un errore di ortografia. Che si fottano la chiesa e le istituzioni, non valgono un cazzo. Ogni volta che ci si trova nel giorno di una festività, la gente comincia a non ragionare. Non che di solito lo faccia più di tanto, intendiamoci, ma in quelle particolari occasioni è come se tutti si sentissero in dovere di venir meno ai propri impegni. Se ripenso allo scorso anno, una carrellata a flash d’immagini mi scorre davanti agli occhi. Le prime immagini lampanti sono luci di natale e brillantini. Strano, solo un anno fa pensavo che mi sarei spezzata come uno stelo d’erba arso dal sole…invece eccomi qua, ad un anno di distanza…così, come sono ora. Avere a che fare con uomini grandi ti cambia, ti fa capire molte cose. Ad esempio come farli venire in cinque minuti durante la pausa caffè. Cazzate a parte, anche se di vere e proprie cazzate non si tratta, il natale l’ho sempre odiato. Auguri mi da il voltastomaco. Non capisco, e non capirò mai, come le persone possano permettersi di fare gli auguri. Auguri sta minchia! Non sapete come sto, non sapete se mi è successo qualcosa, non sapete un accidenti, quindi ficcatevi quei cazzo di auguri dove sapete. Effusioni sentimentali, come strette di mano o baci sulle guance a profusione, non fanno altro che ricordami che nella nostra bocca e sulle nostre mani proliferano miliardi di batteri. Li immagino che con le loro gambette polverose zampettano da una persona all’altra, portando malanni di stagione. Nessuno aveva idea di come avessi trascorso l’anno che stava per terminare…ho passato notti in cui speravo di non svegliarmi, perché essere sveglia e vedere faceva troppo male. E’ bastato un secondo in una notte, e mi sono sentita una nullità. Essere impotente ti uccide, è una sensazione che non scorderò mai, ma c’è di peggio: avere davanti a te la diretta causa scatenante del problema e non poterla annientare. Non poterle infilare quel paio di forbici affilate negli occhi, solo perché è l’unica persona che può aggiustare in qualche modo la situazione. Fantastico, no? La notte del ventiquattro dicembre si fanno tutti i cazzi propri. Gli ambulatori medici dimenticano di lasciare recapiti telefonici alternativi nella segreteria del telefono. Poco importa se la telefonata la ricevono, e ascoltano la tua voce disperata dall’altra parte. Sentono. Ascoltano. Ma è il ventiquattro dicembre, la vigilia di natale, lavoro sempre fino a tardi, mi stanno aspettando a tavola… Quindi, dal capo del telefono opposto al tuo, la cornetta viene sollevata con un rumore plastificato, e magari l’interlocutore che non osa nemmeno parlare si sta chiedendo se forse non sia veramente un’emergenza una telefonata alle 22 del ventiquattro dicembre. Beh, si risponde da solo: no. Riattacca. Cosi, tu ripieghi su tutto ciò che hai a disposizione. La rubrica del telefono scorre veloce e preghi di trovare il numero di qualcuno che ti possa aiutare. Lo trovi. Non ti aiuta. Lo capisci subito, ma subito a volte è già troppo tardi. Incassi il colpo ed affronti la situazione. Ho solo una domanda: ti è piaciuto il cenone della vigilia, cara persona che mi ha riattaccato il telefono ed ha fatto si che mia sorella non venisse soccorsa in tempo?  Spero di si, lo spero tanto. Perché sai, io ho avuto filo di sutura e sangue sul tavolo.

Nel prossimo capitolo

  • Nulla di questo (63%)
    63
  • Ritrovamento (25%)
    25
  • Abbandono (13%)
    13

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28 Commenti

  1. Lo ammetto: la lettera minuscola all’inizio mi ha infastidito parecchio, ma poi sono andata avanti a leggere e ho capito che l’idea è stata geniale! Un altro capitolo bellissimo, complimenti. Le ultime righe mi hanno lasciata senza parole…e tutto il resto fa capire perfettamente quanto una festa che dovrebbe celebrare l’amore e l’Umanità delle persone si trasforma nell’esatto opposto se non hai legami affettivi stabili.
    Ritrovamento.
    Ciao ciao 🙂

  2. Uno sfogo personale della protagonista che fa capire il suo stato d’animo in un altro contesto. Non capisco molto la pertinenza con il resto del racconto, però immagino che nei prossimi capitoli ci farai capire qualcosa in più.

  3. Ciao Ele,
    ho votato prima di ora per cercare di capire meglio questa donna. Per ora non fa altro che dei lunghissimi sfoghi su come è, su come si sente, sul fatto che fa quello che fa fregandosene di tutti e di tutto praticamente. Però, come ti dicevo l’altra volta, mi sfugge ancora un significato, una spiegazione…manca un elemento di rottura in questo sfogo, secondo me: dove ci vuoi portare in sostanza?
    Stavolta devo dire che ho trovato lo sfogo anche più confuso: probabilmente questo è il capitolo che mi ha convinto meno….scusa la franchezza 😉
    Comunque continuo a seguirti…a presto!

  4. “Quanto vorrei che fosse dicembre. Il buio presto, la neve, il mondo che per un po’ ti chiude fuori da se stesso e finge di non vederti.” Questa frase è FANTASTICA! Non so quante volte l’ho riletta! Davvero bella, complimenti…sei stata bravissima a scrivere queste scene senza essere volgare, ma al tempo stesso esprimendo la voglia di trasgressione della protagonista, la tormentata svalutazione di se stessa. I primi dubbi si stanno insinuando in lei…a cosa porteranno? Secondo me lo scopriremo presto.
    Un Natale da dimenticare. Purtroppo quando detesti i legami, il Natale diventa il periodo più difficile dell’anno.
    Bravissima ancora, attendo con ansia il prossimo!

    • Ciao Artelisa! Credo che la protagonista fosse già cosi, caratterialmente parlando. Ciò che le è accaduto intorno ha soltanto reso il suo modo di essere ancora più sprezzante e menefreghista.
      Hai presente quella frase: “dicono che sono diversa, che sono cambiata, che non sono più quella di prima, ma nessuno mi ha mai chiesto il perché…” ?
      Ecco, le è accaduto questo.

  5. Mi piace il cinismo della protagonista. Anche se, di tanto in tanto, sente il bisogno di “qualcosa di più”. Poi passa, per ora. Sembrano i ragionamenti di una che ha sofferto parecchio, di una costretta a convincersi che i legami non valgano più nulla. Capisco perfettamente questo flusso di pensieri, anche se continuando così dubito che possa avere di più.
    O magari mi sbaglio…
    Tantissimi complimenti ancora

  6. Ciao Ele,
    altro capitolo davvero bello!
    Sono davvero piacevolmente stupita non solo dalla bravura che hai nello scrivere, ma anche nel descrivere quello che pensa/prova la protagonista. Mi è rimasto impresso un passaggio più di tutto il resto “adoro avvertire sulla pelle il metallo freddo della fede che porta al dito. Il simbolo esistente del tradimento che sta compiendo.
    Non voglio che la tolga, lui non lo fa.”
    E quindi la moglie è il suo capo eh? Interessante… ma lei sarà davvero così cinica come sembra?
    Per il prossimo dico in controparte…non ho capito che significa, ma la bambina e il peluche…non so, mi stonavano…
    Buona notte!

  7. Ciao! Parto col dire che non leggo quasi mai né rosa né, tantomeno, eros. Mi sono soffermata sul tuo racconto, mi ha attirato per qualche motivo e non sono riuscita a fermarmi fino alla fine. E’ scritto davvero bene, belle le immagini, le metafore, le parole…chissà se la protagonista continuerà a vivere così o se si accorgerà che questo modo di vivere la sessualità non la soddisfa appieno. Direi che torna al lavoro, almeno così si era proposta di fare. Ancora complimenti, seguo!

  8. Ciao Ele, e benvenuta qui! Il tuo incipit mi è piaciuto davvero molto, proprio ben scritto! Della storia non dici molto nella sinossi, quindi è tutta, intrigantemente, da scoprire…e io ho voglia di farlo,ti seguo!
    Molto bella l’immagine che hai tratteggiato quando lei passa davanti alle cornici e si chiede se l’ombra del suo sguardo sarà visibile alla moglie 🙂
    A presto! Buona giornata!
    Ps: finirai la tua storia vero?? Ti prego! Qui tutti gli eros dopo un po vanno in stand by!!!! Ah, dico lavoro, era in pausa!!

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