Cronache di una cornacchia

E’ stato facile iniziare

Da questa notte ho imparato una cosa fondamentale: scopare a ridosso dei tavoli non mi fa esattamente bene. Con tutte quelle spinte contro il bacino mi sono ritrovata il bordo di legno tatuato nella schiena. Spinte vigorose, di questo non mi lamento.

Credo solo che, a volte, in qualche minuscolo brandello di sanità mentale che riaffiora, vorrei poter scopare normalmente, in pace; senza timore di essere scoperta. Tuttavia, mentre questo pensiero dilaga, non posso fare a meno di ricordare la fitta di calore ed eccitazione che mi pervade in quei momenti. La possibilità di essere scoperta mi eccita da morire. Se questa variante non ci fosse, non perderei nemmeno tempo a parlare. Dover abbandonarsi a metà, restare allerta, non lasciarsi andare del tutto, staccarsi in fretta e furia se la serratura gira…è qualcosa di altamente stimolante di cui non riesco a fare a meno. Ho sempre amato la parola trasgredire, nonostante tempo fa tentassi di convincermi del contrario. Ora è troppo forte. L’istinto è sempre stato il mio punto debole. Tanto debole, quanto forte: prevarica e basta. E’ come essere territoriali del proprio spazio vitale; uno spazio che difendo avidamente. E’ l’unico spazio in cui nessuno, o meglio dire nulla, può entrare. Avete presente tutti quei valori che molta gente decanta di possedere? Cazzate come fedeltà, o senso civico di appartenenza? Sono tutte stronzate. Superando una serie di strati di lana e cotone, vi rendere conto di quanto sia diverso il corpo che credevate di conoscere alla perfezione.

Tutti mentono e tutti tradiscono. Che sia in una situazione, in una stagione, o per tutta la vita. Io per prima, e credetemi: adoro farlo. Amo quella sensazione fredda ed acuminata come un pugnale nelle costole. Anche in questo momento, seduta sul piano della cucina di una casa che vedo per la prima volta, mentre ne osservo il proprietario sdraiato sul tappeto dove abbiamo avidamente scopato per un bel po’, l’appagamento che provo non raggiungerebbe lo stesso livello se lo sapessi libero e disponibile.

E’ incredibile con quanta facilità riesca ad eccitarlo. Nemmeno spogliato ed era già in tiro. Tanto meglio per me, funziono allo scopo.

Guardo il cellulare.

Le 18.30.

Probabilmente sono ancora in tempo per dare una spiegazione plausibile all’ora e mezza di pausa dal lavoro: qualcosa che si avvicina a non sembrare colpevole e mostrare un’espressione nauseata. Anzi, non farò fatica ad averla.

Il crampo che mi serra lo stomaco è quasi consolante; arriva sempre, dopo aver scopato con lui. Quasi temevo di non provarlo: è l’unica sensazione che mi è rimasta. L’unico stimolo fisico che ha il retrogusto di un emozione. Un retrogusto lontano, che sa di metallo e fa male. Recupero la sciarpa, i guanti, e faccio sparire i preservativi. Mi muovo in quella casa per la prima volta eppure trovo tutto esattamente dove dovrebbe essere. Non c’è quasi bisogno di cercare, si vede che è gestita da una donna.

Passando nel corridoio, la mia immagine si riflette nel vetro delle cornici appese lungo la parete. Dentro, immagini del matrimonio e di vita quotidiana intrappolate nella pellicola di una macchina fotografica. Guardo i miei occhi nel vetro. Di lì a poco sua moglie rientrerà, e magari si fermerà proprio come me a contemplare quella foto. Chissà se l’ombra del mio sguardo apparirà sfocata, in lontananza, trattenuta dal vetro come una spia invisibile.

Meglio di no.

Io non ho nulla da guadagnare, lui troppo da perdere. Lo guardo un’ultima volta prima di uscire: l’involucro del suo corpo non è male, e quello che c’è all’interno potrebbe essere migliorato se solo ne avessi voglia.

Già, ma per migliorarlo dovrei mettermi a raccontare la morale della favola in cui gli uomini sposati con figli non si comportano così. Quindi al diavolo, non voglio migliorare nulla.

A volte mi sorprende quanto io riesca a dare consigli morali agli altri. Vorrei solo sapere da dove escono tutte quelle cazzate che tiro fuori. Magari qualche goccio di sobrietà rimasta. Adoro essere così. Non provare nulla, non avere il cuore che batte a mille.

Fare ciò che faccio senza conseguenze. Poche pretese, niente di più mai di meno. La più bella scopata che si possa fare.

Eppure, mentre prendo l’ascensore ed esco dall’uscita secondaria del palazzo, non posso fare a meno di essere consapevole che il mio odore in quella casa aleggerà ancora per un po’.

Sempre più flebile, ma esistente.

L’ho avvertito anche addosso a lui, stavolta non mi sono risparmiata ed il mio olio alle mandorle ha impregnato anche il suo torace e le sue cosce.

Lei lo sentirà? Non riesco a fare a meno di sorridere.

La protagonista dove si reca?

  • al centro commerciale (0%)
    0
  • a casa (20%)
    20
  • al lavoro (80%)
    80
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28 Commenti

  1. Lo ammetto: la lettera minuscola all’inizio mi ha infastidito parecchio, ma poi sono andata avanti a leggere e ho capito che l’idea è stata geniale! Un altro capitolo bellissimo, complimenti. Le ultime righe mi hanno lasciata senza parole…e tutto il resto fa capire perfettamente quanto una festa che dovrebbe celebrare l’amore e l’Umanità delle persone si trasforma nell’esatto opposto se non hai legami affettivi stabili.
    Ritrovamento.
    Ciao ciao 🙂

  2. Uno sfogo personale della protagonista che fa capire il suo stato d’animo in un altro contesto. Non capisco molto la pertinenza con il resto del racconto, però immagino che nei prossimi capitoli ci farai capire qualcosa in più.

  3. Ciao Ele,
    ho votato prima di ora per cercare di capire meglio questa donna. Per ora non fa altro che dei lunghissimi sfoghi su come è, su come si sente, sul fatto che fa quello che fa fregandosene di tutti e di tutto praticamente. Però, come ti dicevo l’altra volta, mi sfugge ancora un significato, una spiegazione…manca un elemento di rottura in questo sfogo, secondo me: dove ci vuoi portare in sostanza?
    Stavolta devo dire che ho trovato lo sfogo anche più confuso: probabilmente questo è il capitolo che mi ha convinto meno….scusa la franchezza 😉
    Comunque continuo a seguirti…a presto!

  4. “Quanto vorrei che fosse dicembre. Il buio presto, la neve, il mondo che per un po’ ti chiude fuori da se stesso e finge di non vederti.” Questa frase è FANTASTICA! Non so quante volte l’ho riletta! Davvero bella, complimenti…sei stata bravissima a scrivere queste scene senza essere volgare, ma al tempo stesso esprimendo la voglia di trasgressione della protagonista, la tormentata svalutazione di se stessa. I primi dubbi si stanno insinuando in lei…a cosa porteranno? Secondo me lo scopriremo presto.
    Un Natale da dimenticare. Purtroppo quando detesti i legami, il Natale diventa il periodo più difficile dell’anno.
    Bravissima ancora, attendo con ansia il prossimo!

    • Ciao Artelisa! Credo che la protagonista fosse già cosi, caratterialmente parlando. Ciò che le è accaduto intorno ha soltanto reso il suo modo di essere ancora più sprezzante e menefreghista.
      Hai presente quella frase: “dicono che sono diversa, che sono cambiata, che non sono più quella di prima, ma nessuno mi ha mai chiesto il perché…” ?
      Ecco, le è accaduto questo.

  5. Mi piace il cinismo della protagonista. Anche se, di tanto in tanto, sente il bisogno di “qualcosa di più”. Poi passa, per ora. Sembrano i ragionamenti di una che ha sofferto parecchio, di una costretta a convincersi che i legami non valgano più nulla. Capisco perfettamente questo flusso di pensieri, anche se continuando così dubito che possa avere di più.
    O magari mi sbaglio…
    Tantissimi complimenti ancora

  6. Ciao Ele,
    altro capitolo davvero bello!
    Sono davvero piacevolmente stupita non solo dalla bravura che hai nello scrivere, ma anche nel descrivere quello che pensa/prova la protagonista. Mi è rimasto impresso un passaggio più di tutto il resto “adoro avvertire sulla pelle il metallo freddo della fede che porta al dito. Il simbolo esistente del tradimento che sta compiendo.
    Non voglio che la tolga, lui non lo fa.”
    E quindi la moglie è il suo capo eh? Interessante… ma lei sarà davvero così cinica come sembra?
    Per il prossimo dico in controparte…non ho capito che significa, ma la bambina e il peluche…non so, mi stonavano…
    Buona notte!

  7. Ciao! Parto col dire che non leggo quasi mai né rosa né, tantomeno, eros. Mi sono soffermata sul tuo racconto, mi ha attirato per qualche motivo e non sono riuscita a fermarmi fino alla fine. E’ scritto davvero bene, belle le immagini, le metafore, le parole…chissà se la protagonista continuerà a vivere così o se si accorgerà che questo modo di vivere la sessualità non la soddisfa appieno. Direi che torna al lavoro, almeno così si era proposta di fare. Ancora complimenti, seguo!

  8. Ciao Ele, e benvenuta qui! Il tuo incipit mi è piaciuto davvero molto, proprio ben scritto! Della storia non dici molto nella sinossi, quindi è tutta, intrigantemente, da scoprire…e io ho voglia di farlo,ti seguo!
    Molto bella l’immagine che hai tratteggiato quando lei passa davanti alle cornici e si chiede se l’ombra del suo sguardo sarà visibile alla moglie 🙂
    A presto! Buona giornata!
    Ps: finirai la tua storia vero?? Ti prego! Qui tutti gli eros dopo un po vanno in stand by!!!! Ah, dico lavoro, era in pausa!!

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