Persone di un giorno

Alberto e Caterina

Alberto si alzò in piedi e si presentò alla nuova arrivata: “Alberto!” disse deciso. “Piacere, sono Caterina. La poesia che mi hai scritto è stupenda, l’ho apprezzata molto!”

Era andata così: lui le aveva lasciato una poesia sul suo banco di studio preferito, aggiungendo in fondo “Ci vediamo al bar alle 6 di stasera. Alberto.” e lei si era presentata al bar in orario.

Si sedettero entrambi a un tavolo. Lei era una bella ragazza, occhi grandi e scuri, naso un po’ a patata, ma adorabile, capelli lunghi e neri e una faccia rotonda che trasmetteva, in qualche modo, una sorta di simpatia; mentre lui era un tipo mingherlino, ma atletico, capelli corti e arruffati e gli stessi identici occhi grandi e scuri della ragazza. Lei ordinò un bicchiere di prosecco, lui niente.

Nessuno dei due parlò per un po’ di tempo. Caterina iniziava a indisporsi. Alberto, invece, la scrutava senza dire una parola. Si limitò a puntare lo sguardo sulla bocca della ragazza, aspettando che iniziasse ad articolare qualcosa.

La prima a parlare, infatti, fu lei, desiderava sapere qualcosa di colui che aveva di fronte: “Beh, Di dove sei? Sei di qui?”.

Alberto tacque. Non una parola.

La ragazza, che sorrideva attendendo la risposta, perse a poco a poco la voglia di mantenere un’espressione piacevole. Il suo viso si rabbuiò, la mancanza di dialogo la metteva un po’ a disagio, ma non si perse d’animo: se quello era il ragazzo che le aveva dedicato la poesia, allora doveva essere una persona per la quale valeva la pena perdere del tempo.

Caterina riprese come se il suo interlocutore avesse risposto: “Ehm.. Cosa fai di solito tu? Lavori? Studi?”

Silenzio. Ancora non una parola.

La ragazza insistette: “Dai su, cosa fai? Lavori da qualche parte? Studi qualcosa?”.

Niente di niente.

A questo punto la ragazza si spazientì e la buttò sul ridicolo: “Scommetto che ti droghi. Eh? Ci ho preso? Ti droghi come un matto, l’ho capito da come hai scritto la poesia, perché l’hai scritta tu quella poesia, vero?”

Alberto annuì.

“Finalmente una reazione!” gioì la ragazza “Ti sei deciso anche a parlare finalmente?”

Purtroppo no, il ragazzo tornò immobile.

Caterina tracannò quel che le rimaneva del prosecco e fissò negli occhi il suo poeta. Tutto sommato non le dispiaceva stare lì, lui aveva un aspetto piuttosto piacevole e non la annoiava con i soliti racconti detti solo per riempire i silenzi, inoltre le ricordava vagamente qualcuno. Ebbene sì, dopotutto, le stava simpatico.

“Visto che non parli ti racconterò quello che ho fatto oggi” era un po’ brilla “Ti va?”

Alberto, in risposta, appoggiò i gomiti sul tavolo e le si avvicinò.

Caterina interpretò la mossa come una manifestazione di interessamento e ne fu felice. Partì subito per la tangente, raccontò tutto, da quando si era alzata dal letto a quando era arrivata lì. Era veramente di buon umore. Ordinò un altro prosecco e andò indietro nel tempo: parlò di quella volta che era caduta in bicicletta e le avevano messo i punti, poi di quella volta che aveva litigato con la sua migliore amica, poi del suo primo giorno di scuola, e avanti così, fino alla fine del bicchiere. Sprizzava gioia da tutti i pori, il suo sorriso andava praticamente da guancia a guancia.

“Un altro prosecco per piacere” Ne avrebbe anche fatto a meno, ma aveva bisogno di un pretesto per rimanere vicino al suo adorato poeta. Scolava alcol come se fosse acqua ormai, e intanto parlava, parlava, parlava… non si fermava più. Tra un sorso e l’altro gli raccontò qualsiasi cosa, non c’era persona al mondo che la conoscesse meglio di lui.

Così come era iniziato, però, il monologo terminò: Caterina si alzò e cominciò a camminare barcollando. Arrivò al cimitero in meno di cinque minuti. Si chinò sulla lapide di un bambino di sei anni e tirò fuori dalla tasca un fogliettino stropicciato.

Lo dispiegò e lesse: ” Sei bella / come una caramella. / Sei snella / come una gazzella. Da Alberto per Caterina, la mia sorellona.” La ragazza sorrise. Una lacrima cadde sulla tomba del fratellino muto.

“Chissà se saresti diventato come ti ho immaginato” pensò.

Cosa riguarderà il prossimo episodio

  • Un religioso reazionario (18%)
    18
  • Un politico onesto (73%)
    73
  • Un ragazzo che non rispetta le regole (9%)
    9

Voti totali: 11

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12 Commenti

  1. IL politico onesto, mi piacerebbe ce ne fosse almeno uno, anche se solo di fantasia…
    Ciao,
    Mi è piaciuto il racconto, ma non credo di averlo capito fino in fondo. Lui le si presenta al bar dicendole il suo nome e stringendole la mano. E’ solo frutto della sua fantasia? Lei si reca al bar per dimenticare e immagina che lui si trovi lì, cresciuto?
    Alla prossima.
    non so come possa essere inteso il passaggio da un racconto all’altro, magari potresti pensare di far spuntare un personaggio secondario alla fine di ogni racconto e chiedere ai lettori chi vogliono che sia nel racconto successivo, sarebbe più in linea con la piattaforma.
    ma è solo una mia idea.
    Alla prossima!

  2. Io dico un politico onesto, dai. Non ho ben capito l’andazzo di questo Incipit : un incontro romantico, poi un soliloquio, poi una scena funebre. Lo stacco è così netto che sembra una scena cinematografica, senza la pausa, senza musica. Fila abbastanza bene, ma aspetto di vedere qualcosa di più nei prossimi capitoli per inquadrare il tutto. Ti seguo 🙂

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