La morte scese leggera

Dove eravamo rimasti?

Ho riposto il tuo corpo vicino a me, amico mio. Sempre assieme ricordi? Ma il mondo la fuori continuava a guardarmi in modo strano... Cara madre... (50%)

Esodo

Cara Madre,

benché tu stia riposando nella stanza al mio fianco, non riesco a trattenermi dal scriverti.

Sai bene che sono sempre stato più bravo nel portare i miei pensieri sulla carta che a parlare.

E’ sempre stato il mio più grande difetto.

Volevo dirti…grazie.

Grazie per esistere.

Io…non credo che sarei qui senza di te.

Nel senso, se non ci fossi stata tu al mio fianco sono certo che mi sarei già gettato dal balcone.

Ti ho sempre ammirata mamma.

Sei riuscita da sola ad allevare un figlio, sei riuscita a creare ed allevare una vita in totale solitudine, contro il mondo e il suo stupido germe umano.

So che non è stato semplice.

La morte di papà credo che abbia destabilizzato il tuo mondo in modo irreversibile, vagavi per il deserto come Mosè, costretto ad un Esodo infinito nella totale assenza della luce del Signore.

Eppure tu non hai ceduto, non hai dubitato e sei riuscita a salvarti.

Ed a salvarmi.

Mi spiace di non esser stato un buon figlio.

Di aver capito troppo tardi tutto ciò che hai fatto per me, ciò che rappresentavi per me.

Eri le mie Colonne d’Ercole, la pietra d’angolo scartata dai muratori che il Signore ha scelto per esser fondamenta per la sua Chiesa.

Ed io ero solo un idiota che viva la sua vita in modo dissoluto, che non ti rispettava, che non si rendeva conto delle centinaia di ferite che coprivano la tua anima, profonde e pulsanti, stacci di una vita crollata, ferite a vita come dinamite su un corpo di un Vietnamita.

Solo quando sono partito per militare mi sono reso conto di cosa vuol dire amare.

Nel buio della notte, fra i proiettili, le bombe, l’odore di polvere da sparo…beh, il tuo era l’unico nome che lacrimava dalle mie labbra sanguinanti. 

Tu non immagini cosa ho visto in guerra.

Non te l’ho mai detto.

Ma stasera ho bisogno di sfogarmi sulla penna a sfera, e l’inchiostro che mi sporca la mano mi porterebbe a uccidere ogni stronzo che non amo.

Credimi mamma, la guerra ti cambia dentro in modo irreversibile, è come venire reclusi in Purgatorio, abbastanza vicino a Dio ma troppo lontani per giungere alla salvezza.

Mi ricordo di Mike mamma.

Lui non si è salvato mamma. Aveva solo 19 anni.

Quando colpirono il nostro carro sono riuscito ad uscirne per pura fortuna, ma Mike no.

Quando il fuoco è divampato l’ho sentito urlare di dolore.

Aveva le gambe completamente carbonizzate mamma.

Non riuscivo a distinguere dove iniziava l’uniforme e la carne.

Era tutto un…qualcosa di nero e rosso pulsante, simile al magna dei vulcani.

Ha urlato per ore prima di morire fra sofferenze infernali.

Il suo volto era teso come le corde della morte, i muscoli del viso erano contratti in mille piccoli spasmi.

Ho vegliato su di lui fino all’ultimo istante, come un’ombra del passato che si affaccia sulla vita di noi uomini.

Questa è la guerra mamma.

E basta.

Poi sono tornato a casa, e tu c’eri.

Ci sei sempre stata.

Per ogni mio fallimento, per ogni mia caduta, per tutte i miei sali e scendi…tu c’eri.

Avrei voluto essere un figlio migliore.

Prima della morte di papà.

Prima della guerra.

Prima della tua malattia.

Ricordo ancora quando il dottor White ci chiamò, e ci dette i risultati della analisi.

Non posso scordare il suo sguardo freddo, distaccato, quel suo fottuto sguardo da medico bastardo, re del suo mondo di carte idiote.

Non posso scordare mamma, non posso. Credimi ci provo.

Ma non posso. Non voglio.

Lui pagherà mamma. Te lo giuro.

E’ la mia natura. Credimi mamma, sono anni che cerco di reprimerla, di essere buono, mi sforzo ad essere il figlio che meriti.

Ma non riesco. Qualche giorno fa, parlando con Mark, ho capito.

Non posso reprimere ciò che ho dentro.

Non lo farò più.

Non piangere mamma. So che queste cose che ti sto dicendo ti feriscono, ma non piangere mamma.

Non sei tu che devi soffrire.

Lo fai già abbastanza.

Mi chiedo ancora come una mente possa ammalarsi.

Il nostro cervello non è altro che acqua. Come può l’acqua ammalarsi?

Come può una mente ammalarsi e ribellarsi al corpo?

Sono le domande che porto dentro da tempo mamma, e queste si infrangono dentro di me come un maremoto.

Ed ogni volta sento che muoio dentro. Un po’ alla volta, dentro di me, il deserto delle emozioni avanza.

Mi spiace mamma. Mi spiace che tu ti sia ammalata, che dentro la tua testa il tumore ti morda da ogni lato come un cane randagio.

Stasera stavi soffrendo, anche se negavi. Lo vedo dai tuoi occhi.

Ti ho fatto la solita puntura.

Allora hai sospirato, ed hai sorriso.

Sorridevi come quando eri giovane, nelle foto da ragazza.

Quando papà era vivo, ed io ero solo un piccolo abbozzo in una foto sfuocata, ormai divorata dal tempo.

Ti ho baciato sulla guancia, come facevi tu tutte le sere, per scacciare le angosce che salivano le scale per intrufolarsi nella mia camera.

Ora ci sono solo ombre che cantano uno stonata ninna nanna.

Ti voglio bene mamma.

Non ho potuto dirtelo mai abbastanza.

Ma i miei gesti lo certificano.

Ti ho fatto un’altra puntura. Poi un’ultra. E un’ultima.

Scusami mamma. Non so dirti in verità perché, mentre ti uccidevo con amore, non riuscivo a smettere di ridere.

A

Mentre ti auguravo per l'ultima volta la buona notte, lasciando la tua anima finalmente libera dall'involucro di carne uscii di casa...

  • Carissimo sergente Hightway... (20%)
    20
  • Caro dottor White (80%)
    80
  • Caro amore mio... (0%)
    0

Voti totali: 5

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20 Commenti

  1. Bello, intrigante, ti viene voglia di conoscere già il seguito.
    Dopo due lettere e sicuramente la terza che seguirà, mi piacerebbe però che dopo la storia si dipanasse in maniera più “tradizionale” per evitare di cadere, tuo malgrado, in un esercizio di stile.

  2. Te lo posso dire ? Stilisticamente molto bravo.

    E’ che sei stato … come dire ? Lascia che ti tiri le orecchie un po’ anche io.

    Sei stato ridondante e sinceramente il gesto di ammazzare la madre, potrebbe capire il desiderio di uccidere ma suona tanto incoerente con l’amore che provava per lei.

    Va bene la malattia ma … boh ? Qua mi lasci un po’ perplesso.

  3. Dato il contesto direi proprio “Caro Dott. White”. Insomma, una pazzia descritta nei minimi dettagli. E’ un po la storia del coccodrillo, con gli psicopatici: si dice lacrime di coccodrillo, proprio perchè, nella leggenda, (almeno, io la spevo cosi), i coccodrilli mangiano gli amici, poi piangono perchè non li hanno più.
    Vorrei sapere A….a che cosa si riferisce. Non hai messo punti di sospensione dopo la prima lettera, quindi non riesco nemmeno ad abbozzare ad un nome….
    E’ tremenda come scrittura. Un horror proprio nel vero senso della parola. Di nuovo bravissimo!!

  4. Incalzante, pungente, terribile.
    Queste sono le sensazioni che ho provato leggendo il secondo capitolo. Per il terzo ho votato il dottor White, come logica conseguenza di ciò che è appena successo. Ma non mi stupirei che il nostro psicopatico indirizzasse i suoi interessi altrove.
    Ciao e al prossimo 😉

  5. Voterò per “carissimo sconosciuto” gli psicopatici, tra le altre cose, sanno rendere vividi i propri pensieri, e le vicende che costruiscono, addosso ad individui che nemmeno conoscevano. Mi è piaciuto davvero. Fa paura. Bravissimo!! Se ti va passa da me, un tuo commento mi farebbe enormemente piacere.

  6. Ciao Silenti,
    leggendo il tuo primo capitolo ho avuto paura, devo ammetterlo, sei molto bravo nel metterti i panni di uno psicopatico perché quelle sensazioni di mancanza di controllo, instabilità emotiva e violenza vengono fuori decisamente bene 🙂 Probabilmente tii leggerò con il contagocce (gli psicopatici mi impensieriscono parecchio ed ho un problema di empatia con quello che leggo ;)) ma lo farò anche volentieri 😀 Voto per Cara madre. A presto

  7. Eccomi qui con un nuovo nome. O meglio con un nuovo nome qui. Ne porto uno pesante bello mio che è il mio.

    Questo è un po come girare in moto senza casco: sono cavolacci tuoi.

    Sappiamo essere più volgari Silenti. M qua sa tanto di autobiografico almeno qua. Sai che il valore dell’amicizia per me è molto alto ed in questo personaggio è la stessa cosa. Anche in me qualcosa che non va. Naaa non me lo hai mai detto me lo sono detto da solo. Omicidi finora non ne ho commessi.

    In conclusione penso davvero di poterlo dire: è probabilmente l’incipit più bello che hai scritto. Complimenti davvero. Keep going. Io ho scelto la madre. Ho il difetto dell’impazienza e sentire la madre … Mi lascia parecchio sconcertato. Anche per esperienze simili. Non ho ucciso nessuno però … Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

    Keep going my friend. E vai avanti che son curioso.

  8. Un horror originale che inizia come un romanzo epistolare. Nella lettera scopriamo che qualcosa non va, che l’amicizia è malata o meglio, lo è la testa di chi scrive la missiva. La lettera in realtà è quasi una confessione o un diario, perché il destinatario ha fatto una brutta fine. Penso che sia l’inizio di un ottimo lavoro in perfetto stile horror. Ho scelto la più inquietante tra le tre opzioni: la madre. Continua così e complimenti.

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