La triste felicità

Dove eravamo rimasti?

Come procede la storia? Introduzione del personaggio. (75%)

Felice

Finita la pratica, si sfilò il sexy toy dalla vulva, allargò le braccia, la mano le sporgeva dal bordo del letto, le scivolò Phelicity e questa cadde a terra. Rimase sdraiata sul letto, immobile, fissava il soffitto della propria stanza, il volto era marcato da un rigido sorriso mentre le lacrime, che sgorgavano abbondanti dagli occhi sbarrati, rigavano le guance sino a giungere in bocca. L’effetto era quasi terminato e lentamente le labbra cominciarono a cedere, sino ad assumere la consueta forma. Fece un profondo respiro, si alzò e si diresse verso il sofà, prese la veste rosa che vi era riposta sopra e la indossò. Si girò a destra e vide la propria immagine riflessa in uno specchio posto accanto all’uscio. I capezzoli, ancora inturgiditi, sporgevano da sotto la veste e leggermente sopra quello sinistro vi era il suo nome ricamato con filo blu. Lì cadde proprio il suo sguardo e le riportò alla mente il ricordo della madre, sarta, che le aveva cucito il vestito come regalo di nozze. Le apparve dunque un sorriso sulle labbra: “Ti ho chiamato così, perché ti auguro una vita piena di felicità, e spero che riuscirai a portare sempre la felicità dentro te”.
I suoi occhi verdi notarono poi un leggero strappo sulla veste all’altezza del seno destro, dove cadevano gli abbondanti capelli corvini. Improvvisamente gli occhi si fecero rossi e cominciarono a riempirsi di lacrime: vide davanti a sé la figura del marito che in una notte passione, dalla foga, la spogliava ardentemente e le mostrava il suo amore, mentre lei si lasciava in balia del suo uomo offrendogli il suo corpo. Lei, donna oramai di 26 anni, aveva provato a salvarlo, a pagargli le cure: aveva fatto di tutto per farsi assumere al TG, a cui poté accedere grazie ad una sua vecchia conoscenza, ma lo stipendio mensile a malapena riusciva a soddisfare i loro bisogni primari e quel poco che riusciva a risparmiare non si rivelò sufficiente per finanziare la ricerca per trovare la cura a quella misteriosa malattia che afflisse il marito pochi mesi dopo il matrimonio, portando nella tomba il sogno di una vita insieme, di una famiglia con figli e, soprattutto, di tanta felicità. 

Trascorsi una decina di minuti, si fece forza, e decise di andare a trovare un vecchio amico, con cui era stata insieme prima di incontrare quello che sarebbe diventato poi il suo futuro marito. Era stata con lui per diversi anni della sua adolescenza e lo considerava il primo grande amore, sentiva un profondo bisogno di rifugiarvisi, per trovare riparo da un dolore e da una sofferenza ancora palpitanti, strascichi di una recente ferita che stentava a rimarginarsi da sola. 

Suonò al campanello di Felice, il quale prontamente le aprì la porta e, volendo onorare le sue origini italiane, le fece trovare la cena calda, portando in tavola il piatto preferito della ragazza.

Non appena aprì il portone disse:
“Ehi ciao! Ti aspettavo… ehm…come ti ho detto al telefono ho preparato qualcosa… so che è un po’ pesante per cena ma è il tuo piatto preferito se i ricordi non mi ingannano…”, le fece gesto di entrare e la fissò. Lei sorrise per un istante, lui con la mano dietro la nuca assunse un atteggiamento misto tra imbarazzo e tenerezza, tuttavia rimase in silenzio, le tolse il cappotto e lo sistemò sull’appendiabiti e la abbracciò:

“Che bello rivederti” le sospsirò all’orecchio con tono caldo. Allentò la presa ma lei incalzò:

“Ti prego, ancora un altro po’ ” e deglutì.

“Quanto vuoi”. Lui la strinse a sé per qualche altro minuto e poi la prese per un fianco, lentamente l’accompagnò a tavola, si sedettero e mangiarono. Gli occhi verdi di lei erano fissi sugli spaghetti, mentre gli occhi di lui si colmarono di compassione. 

A cena terminata lei si alzò per prima e si diresse nella camera da letto, conosceva bene la casa, lui la seguì e si fermò all’uscio, la fissava mentre era seduta sul letto con capo chino. Improvvisamente lei alzò la testa, guardò il ragazzo, vi si avvicinò, con la mano gli prese dolcemente il collo, e, in punta di piedi, lo baciò. 

Pochi attimi dopo erano distesi entrambi sul letto, lui poteva osservare le forme di lei e le percepiva perfette nelle loro minute e graziose dimensioni. Dopo aver umettato con la lingua la piccole labbra della vagina, alla cui stimolazione la ragazza non aveva dato segni di reazione, Felice prese dal comodino poco distante Phelicity, Felicity aprì il palmo della mano e Felice ci versò del lubrificante. La ragazza afferrò con la mano il pene del giovane e cominciò a masturbarlo cospargendolo nel frattempo del liquido azzurrino. Lui iniziò lentamente ad ansimare e, non appena raggiunta la forma eretta e rigida, Felicity gli fece cenno di iniziare la penetrazione. Al che lui esaudì la richiesta: aprì con le mani leggermente la vulva e vi infilò il proprio membro, dopo qualche secondo anche Felicity iniziò ad ansimare a ritmi regolari, nel giro 5 minuti entrambi raggiunsero sincronicamente l’amplesso. 

Trascorsero la notte l’una abbracciato all’altra.

Di cosa ci occuperemo nel prossimo episodio?

  • Di Phelicity e del marito (50%)
    50
  • Di Felice (33%)
    33
  • Esplorazione del contesto sociale e politico (17%)
    17

Voti totali: 6

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18 Commenti

  1. Ciao,
    nonostante anche io non sia un’estimatrice del genere Fantascienza il tuo racconto ha le potenzialità per essere interessante, forse perchè siamo ancora nella zona soft.
    Tuttavia devi curare di più lo scritto, altrimenti la fruizione diventa difficile.
    Concordanze femminile/maschile, refusi, alcune ripetizioni appesantiscono il testo. Io che sono una lettrice pigra mi stufo in fretta e se mi stufo non leggo.
    Ho votato per sapere qualcosa di più di Phelicity (la droga? o intendevi Felicity la protagonista?) e il marito.
    Trovo che il soggetto sia interessante, attendo di vedere come si sviluppa.

    • Ciao e benvenuta aiels,

      per quanto riguarda lo scritto hai purtroppo ragione, posso dirti che proverò a migliorare in futuro, ma credo che il mio problema di fondo sia il contesto: non riesco a trovare il tempo e la giusta concentrazione per portare avanti con una frequenza decente uno scritto decente, purtroppo questo vizio mi ha sempre caratterizzato nei miei scritti precedenti, ma quest’ultimo ne risulta particolarmente colpito. Cercherò di prestare più attenzione. Ciò detto, son contento di trovarti come nuova lettrice e che trovi la storia interessante, almeno per il momento.
      Per quanto riguarda Phelicity, intendo la droga, non la protagonista, è stata una scelta voluta.

      Grazie, scusami,
      a presto,
      Istinto

      p.s. fammi sapere se i refusi e le ripetizioni le hai trovate più o meno omogenee in entrambi i capitoli o solo in uno dei due in particolare.

  2. Ciao Istinto, questa storia sembra molto interessante. La trama mi ricorda qualcosa che devo aver letto da qualche parte. L’immagine di tutte le persone ridenti sulla metro è veramente grottesca! Divertente e inquietante l’assunzione della dose di phelicity nell’ultima parte del racconto. Ti seguo volentieri. Ho votato entrambi.

    • Ciao Laney,

      benvenuto. Son contento che l’incipit ti sia piaciuto, ti ringrazio per il commento. Onestamente non ho fatto un particolare riferimento a qualche altra storia/racconto, però non escludo che possa avere in comune delle caratteristiche con qualcosa che già hai letto.

      A presto,
      Istinto

  3. Aiuto. Ok. Con calma.
    Cioè, scrivi bene eh, ma proprio per questo ho ancora un po’ di shock addosso: non sono per niente abituata a leggere (né a scrivere: come hai fatto?!) scene del genere. Tra l’altro non avevo visto il segnalino di “divieto” delle storie per adulti e quindi mi sono messa a leggere bella tranquilla per poi arrivare in fondo così. Beh, spiazzante senza dubbio, rubando una parola a JAW.
    Direi che ora possiamo introdurre il personaggio.

  4. Introduciamo il personaggio, Phelicity l’abbiamo già introdotta in questo incipit.
    Ciao Istinto,
    Un incipit interessante con un finale spiazzante che di certo attira l’attenzione.
    Personalmente, ho trovato troppe informazioni su Phelicity, avrei preferito che venissero fuori gradualmente, in modo più spontaneo, da dialoghi, situazioni eccetera, ma capisco che i caratteri sono molto limitati e spingano a certe scelte.
    Una nota da noioso: nella scena finale, la testa in su e in giù e il fatto che dopo si alzi ci fa pensare che sia stesa o più probabilmente accucciata, evidentemente l’armadietto è basso. Ecco, questa immagine mi ha confuso, perché in prima lettura me la sono immaginata aprire l’armadietto in piedi e ho dovuto riavvolgere mentalmente il nastro e far ripartire la scena 🙂
    Ciao a presto

    • Ciao Jaw,

      Per quanto riguarda Phelicity posso dire che sicuramente i 5000 caratteri non aiutano, ma anche che non è detto che si sia detto tutto cioè che si potrebbe dire al riguardo, certo, una prima, seppur forse parziale, introduzione è stata fatta.
      Per quanto riguarda la scena, hai perfettamente ragione, purtroppo nel pubblicare il capitolo non ho notato dei refusi, tra cui quel “si alzò” che non doveva esserci, o per esempio le iniziali ripetizioni di “bicchiere ” che andava sostituito. Starò più attento un futuro, non è una nota da noiosi, anzi, mi fa piacere, ti ringrazio.

      A presto,
      Istinto

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