La triste felicità

La dose del giorno

 “Dannazione, sbrigati! Tra 1 minuto si va in onda ” pensò in preda all’ansia. Le tremavano vistosamente le mani, freneticamente tirò fuori dalla tasca una bustina e strappò via l’estremità contrassegnata dall’apposito simbolo. Velocemente rovesciò il contenuto nel il bicchiere d’acqua che si era preparata, e gran parte della polverina azzurra e sottile cadde nel bicchiere, ma parzialmente sul pavimento a causa del tremore della mano. Girò convulsamente con un cucchiaino il bicchiere e ingoiò il liquido azzurro formatosi. Finalmente poteva andare in onda: il viso preoccupato e irretito dal terrore di perdere il posto di lavoro lasciò spazio ad un volto segnato da un sorriso a 32 denti, una perfetta parentesi tonda rivolta verso l’alto. Non appena il liquido fu a contatto con la bocca, le labbra ricurve verso il basso cominciarono lentamente ad assumere la forma opposta, fino a quando le due estremità non raggiunsero l’altezza dei lobuli delle orecchie. Ora tutto era sistemato e poteva andare in onda ad annunciare le news del giorno. “Pronta Felicity? 3, 2, 1 e vai, sei in onda “.

“Buongiorno dalla redazione di Smiles, passiamo subito in rassegna le notizie del giorno. In prima pagina lo sciopero degli operai sostenitori del partito degli InPhelici…”, e continuò con aria sorridente, soave, rassicurante. I suoi occhi lucidi trasmettevano un misto di disperazione e malinconia, ma le labbra dicevano tutt’altro.

A notiziario terminato poté tornare a casa felice in volto, con il cuore che batteva forte e l’ansia che la soffocava. Ringraziava il cielo che la redazione avesse sempre di riserva qualche dose, proprio per i casi di emergenza come quello appena trascorso. Stava maledicendo sé stessa per essersi dimenticata di portare la propria dose da casa, sapendo che inoltre quella piccola bustina da 40mg le sarebbe stata detratta direttamente dallo stipendio. La legge dello Stato era chiara: qualsiasi attività rivolta al pubblico doveva essere svolta nel pieno della felicità, e dunque, se non si poteva godere della propria, si doveva ricorrere a quella sintetica, pena il licenziamento immediato. Dopo l’entrata in vigore di questa legge il business di Phelicity crebbe a dismisura, venne realizzata in tutte le forme: pasticche azzurrine, fiale per l’aerosol, creme per il viso, polvere in bustine da sciogliere nell’acqua, polvere a diretto contatto con la bocca senza necessità di solvente, ad effetto istantaneo ma di breve durata e più costose, fiale per siringhe, sexy toys. Sin dal principio però la mania per Phelicity non colpì solo i dipendenti della pubblica amministrazione, ma coinvolse anche i privati dei ceti più altolocati, e, pian piano, si diffuse a macchia d’olio: le persone non amavano vedere gli altri felici se loro erano le prime ad essere infelici, e dunque anche il ceto medio si fece travolgere dalla moda. Coloro che non potevano permettersi il prodotto spesso si davano alla morte, non potendo sopportare di essere circondati da cotanta felicità senza poterne prendere parte, senza poterla condividere. Per quanto il partito degli inPhelici cercasse di promuovere l’eliminazione di ciò che oramai era divenuto di uso comune, battendosi contro la dipendenza che riteneva creasse ottundendo i sensi e robotizzando l’essere e la coscienza, ogni sforzo era vano, e anche i suoi membri, ancora vergini nei confronti del prodotto, cominciarono progressivamente ad assumerlo in dosi massicce per accalappiare qualche voto.

Felicity, nel viaggio di ritorno per casa lungo circa due ore, cominciò ad accusare l’astinenza, in metro cercava di distogliere lo sguardo dai passeggeri: ciascuno si reggeva agli appositi sostegni, i volti erano tutti marcati dal sorriso a 32 denti che fino a poco prima la stessa ragazza poteva vantare, i loro occhi erano sbarrati e immobili. Qualcuno al telefono si lasciava andare a risate sguaiate, altri parlavano con fare gioioso e Felicity si domandava come potesse essere possibile mantenere quel frigido sorriso anche mentre si parlava, come potessero le labbra rimanere immobili e al contempo emettere suoni perfettamente comprensibili.

Una volta rincasata, corse di fretta in camera da letto e aprì un armadietto, questo conteneva Phelicity sotto ogni forma resa commerciabile, alcune dosi erano state un regalo dello Stato, altre invece le erano costate care. Con occhi vogliosi le fissò, finché non le cadde lo sguardo su quello che cercava. Afferrò rapidamente un sexy toy a forma di pene, lo mise in bocca e iniziò a succhiare, muovendo la testa su e giù. Esso, a contatto con la saliva o altre secrezioni, emetteva Phelicity, e subito Felicity si sentì meglio. Dunque interruppe, si alzò, si abbassò leggermente i pantaloni, si sfilò le mutandine, si sdraiò sul letto e iniziò così una lenta masturbazione, infilando il finto pene nella vagina mentre si palpava i seni ansimando. Tuttavia, ciò non le procurava alcun piacere fisico, eppure, in quel momento, sembrava la donna più felice del mondo.

Come procede la storia?

  • Introduzione di entrambi. (13%)
    13
  • Introduzione di Phelicity. (13%)
    13
  • Introduzione del personaggio. (75%)
    75
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18 Commenti

  1. Ciao,
    nonostante anche io non sia un’estimatrice del genere Fantascienza il tuo racconto ha le potenzialità per essere interessante, forse perchè siamo ancora nella zona soft.
    Tuttavia devi curare di più lo scritto, altrimenti la fruizione diventa difficile.
    Concordanze femminile/maschile, refusi, alcune ripetizioni appesantiscono il testo. Io che sono una lettrice pigra mi stufo in fretta e se mi stufo non leggo.
    Ho votato per sapere qualcosa di più di Phelicity (la droga? o intendevi Felicity la protagonista?) e il marito.
    Trovo che il soggetto sia interessante, attendo di vedere come si sviluppa.

    • Ciao e benvenuta aiels,

      per quanto riguarda lo scritto hai purtroppo ragione, posso dirti che proverò a migliorare in futuro, ma credo che il mio problema di fondo sia il contesto: non riesco a trovare il tempo e la giusta concentrazione per portare avanti con una frequenza decente uno scritto decente, purtroppo questo vizio mi ha sempre caratterizzato nei miei scritti precedenti, ma quest’ultimo ne risulta particolarmente colpito. Cercherò di prestare più attenzione. Ciò detto, son contento di trovarti come nuova lettrice e che trovi la storia interessante, almeno per il momento.
      Per quanto riguarda Phelicity, intendo la droga, non la protagonista, è stata una scelta voluta.

      Grazie, scusami,
      a presto,
      Istinto

      p.s. fammi sapere se i refusi e le ripetizioni le hai trovate più o meno omogenee in entrambi i capitoli o solo in uno dei due in particolare.

  2. Ciao Istinto, questa storia sembra molto interessante. La trama mi ricorda qualcosa che devo aver letto da qualche parte. L’immagine di tutte le persone ridenti sulla metro è veramente grottesca! Divertente e inquietante l’assunzione della dose di phelicity nell’ultima parte del racconto. Ti seguo volentieri. Ho votato entrambi.

    • Ciao Laney,

      benvenuto. Son contento che l’incipit ti sia piaciuto, ti ringrazio per il commento. Onestamente non ho fatto un particolare riferimento a qualche altra storia/racconto, però non escludo che possa avere in comune delle caratteristiche con qualcosa che già hai letto.

      A presto,
      Istinto

  3. Aiuto. Ok. Con calma.
    Cioè, scrivi bene eh, ma proprio per questo ho ancora un po’ di shock addosso: non sono per niente abituata a leggere (né a scrivere: come hai fatto?!) scene del genere. Tra l’altro non avevo visto il segnalino di “divieto” delle storie per adulti e quindi mi sono messa a leggere bella tranquilla per poi arrivare in fondo così. Beh, spiazzante senza dubbio, rubando una parola a JAW.
    Direi che ora possiamo introdurre il personaggio.

  4. Introduciamo il personaggio, Phelicity l’abbiamo già introdotta in questo incipit.
    Ciao Istinto,
    Un incipit interessante con un finale spiazzante che di certo attira l’attenzione.
    Personalmente, ho trovato troppe informazioni su Phelicity, avrei preferito che venissero fuori gradualmente, in modo più spontaneo, da dialoghi, situazioni eccetera, ma capisco che i caratteri sono molto limitati e spingano a certe scelte.
    Una nota da noioso: nella scena finale, la testa in su e in giù e il fatto che dopo si alzi ci fa pensare che sia stesa o più probabilmente accucciata, evidentemente l’armadietto è basso. Ecco, questa immagine mi ha confuso, perché in prima lettura me la sono immaginata aprire l’armadietto in piedi e ho dovuto riavvolgere mentalmente il nastro e far ripartire la scena 🙂
    Ciao a presto

    • Ciao Jaw,

      Per quanto riguarda Phelicity posso dire che sicuramente i 5000 caratteri non aiutano, ma anche che non è detto che si sia detto tutto cioè che si potrebbe dire al riguardo, certo, una prima, seppur forse parziale, introduzione è stata fatta.
      Per quanto riguarda la scena, hai perfettamente ragione, purtroppo nel pubblicare il capitolo non ho notato dei refusi, tra cui quel “si alzò” che non doveva esserci, o per esempio le iniziali ripetizioni di “bicchiere ” che andava sostituito. Starò più attento un futuro, non è una nota da noiosi, anzi, mi fa piacere, ti ringrazio.

      A presto,
      Istinto

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