LA STRADA NEL BOSCO

LA STRADA NEL BOSCO

LA STRADA NEL BOSCO

La giornata lavorativa decisamente non era stata delle migliori, frecciatine, doppi sensi tra parole sussurrate fin troppo a voce alta, amiche fin troppo aperte in tutti i sensi, un fidanzato; anche se spesso si chiedeva se non fosse diventato a sua insaputa “ ex fidanzato” spesso e volentieri fin troppo gentile nel assecondare complimenti ed avance.

 Cosi spesso e volentieri negli ultimi tempi, giacché era permesso, amava infilare le cuffie e si metteva ad ascoltare musica.

C’era delle volte in cui ascoltava la sua Playlist in modo Random, a volte ascoltava la radio, tutto dipendeva da come si alzava la mattina.
Amava il silenzio che le cuffie gli donavano, segretamente poteva nascondere i suoi stessi pensieri, cosi da poterli mimetizzare musica in un silenzioso fruscio di sussurri.

 In macchina non poteva farlo pero, continuava a pensare e ripensare a lui, ai colleghi, alle malelingue, alla sua vicina che non gli rivolgeva più la parola dopo averli visti baciarsi sul pianerottolo, per lei due maschi che ci baciano solo contro natura.

“ girare a destra tra 100 metri” la voce femminile ma metallica del navigatore interruppe i suoi pensieri.

“ 100 metri ok allora vediamo… sì e di qua ” si rispose da solo.

Abbandonò la strada provinciale addentrandosi in una stradina sferrata “porca miseria la avevo fatta lavare stamattina” si lascio scappare anche un paio di parolacce non ripetibili.

 

La strada buia prosegui per un buon quarto d’ora, vedeva solo alberi e una fitta vegetazione boschiva.
“ Eccolo” esclamo sospirando sollevato.

Si avvicinò lentamente alla luce, iniziando a vedere altre macchine posteggiate ai lati.

Il locale, molto pulito, lo stile molto carino era quello di una birreria tedesca un po’ retrò, piazzato su una strada  interna di campagna, forse solo qualche folle regista di Horror-splatter poteva trovarlo “ stupendo ” puzzava di urina, birra e vomito.

Guardava l’entrata del locale; un po’ sporca; disseminati quà e la sputi, urina, mozziconi di sigarette, e scontrini.

Si meravigliò degli scontrini, un posto cosi non dava l’impressione di essere un locale che rilasciava fatture, però emanava uno strano odore.
Osservò l’edificio, notando mentre cercava parcheggiò, una coppia che faceva sesso, due guardoni che si masturbavano, un ubriaco addormentato, e un povero albero scambiato per orinatoio.
Le pareti esterne dell’edificio le trovava belle, classici mattini color senape, carina l’insegna gialla omaggiata da tante splendide zanzare danzanti.

Diciamo la verità, molte zanzare sembravano dei droni radiocomandati a distanza, tanto di moda nell’ultimo periodo.

Parcheggiò in un angolo non troppo lontano dalla porta principale e comunque visibile da una finestra, ma soprattutto lontano da chi fornicava, urinava e dormiva.

Spense il motore chiuse gli occhi e sospirò, “ ma chi me l’ha fatto fare” mormorò tra se pentendosi ancora prima di entrare.

Scese dalla macchina la vecchia Fiat comprata di terza mano dall’amico del fratello del marito di sua sorella, sicuramente passata di moda, per un soffio passava la revisione, ma gli bastava, l’ultima cosa che voleva era prenderne un’altra.

Mentre camminava, si guardo attorno; bugia lo attivava lo spettacolo di prima, lo cercava con lo sguardo, voleva guardare anche lui.
Lo eccitava l’idea di osservare i due che facevano sesso, sbirciare di nascosto tra altri assaporando per la prima volta in vita sua il gusto di diventare un guardone, “ non saranno nei primi né gli ultimi stasera a fare sesso stasera  ” penso a malincuore, ammise con se stesso che forse era una scusa per non entrare nel locale.

 Si fermò a riflettere sul da farsi, entrare nel locale, oppure sbirciare la maratona di sesso selvaggio?

Sentì una vocina dentro di lui sussurrare “ Vuoi che ti vedano? Non te lo puoi permettere ”

Un brivido percorse la schiena “ no, no, no ”, si rispose da solo.

Affrettò il passo verso l’entrata, “ ci tornerò da solo un’altra volta forse, oppure guardo un porno dopo”.

Rincuorato dal fatto che almeno non pioveva e non c’era fango, aprì la porta, li sentì ridere e sospirò non poteva più tornare indietro.

 Era stato avvisato e in cuor suo lo sapeva, mai fidarsi di sorrisi troppo aperti, inviti mascherati da frasi invitanti “ dai vieni siamo solo tra amici”, frasi simili sono sempre da prendere con le pinze.

Grosso errore!

Gli amici che già al lavoro si son rivelate iene, come Bruto alle Idi di Marzo pronti nel pugnalare alle spalle.

Il perché? E chi lo sa, le persone son cattive e stronze di natura, non gli serve una scusa per rovinare qualcuno.

Infilò le chiavi nella solita tasca destra dei pantaloni, guardo davanti a lui “ Ora che faccio?”

Si chiese fissando la porta mezza aperta del locale.

"Ora che faccio? "

  • Esco per fumare una sigaretta guardandomi attorno. (25%)
    25
  • Passeggiata per il bosco. (25%)
    25
  • Entro nel locale. (50%)
    50
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40 Commenti

  1. >Non so se qua ne scriverò ancora e una bella sfida, ma non credo di esserne capace.
    Non abbatterti. Una delle cose belle di The Incipit, rispetto ad altri lidi, è che qui c’è il bello del gioco che invoglia i lettori a seguirti e darti suggerimenti, anziché insulti vari. Se è andata male una volta, magari la prossima è migliore. Prenditi una pausa di riflessione e poi torna 🙂

    Ciao 🙂

  2. Ciao
    Sono “inciampata” per caso nel tuo racconto.
    C’è del sarcasmo che potrebbe diventare ironia, rabbia in dosi tutt’altro che omeopatiche 🙂 . Ci sono gli ingredienti per diventare una buona storia, tuttavia…
    Forse hai scritto dal cellulare… La punteggiatura ne risente. Il testo è denso, qualche andata a capo darebbe un po’ di respiro.
    Fa quattro passi nel bosco, …

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