Il sole d’oriente

Dolce autunno

Era l’inizio della  stagione autunnale. Un tappeto di foglie andava formandosi attorno alla dimora.  Nella speranza che quella brezza potesse in qualche modo entrare e trascinarla con se, Yukiko spalancò la finestra della sua immensa stanza. A volte, pensò, la vedeva troppo grande persino per un esercito. Si sedette sul suo grande letto. Il baldacchino dorato donava cornice all’esile figura della principessa, ritraendola come in un dipinto. Le sue stanze erano ricavate dal “Palazzo dell’Unione”, nel mezzo tra la stanza dell’ Imperatore  e quella dell’Imperatrice. Yukiko, intenta a ricamare per l’imminente festa d’autunno,  fece passare l’ago più volte dentro un centrino: un motivo a fiore come ricamo sarebbe stato l’ideale.  Ma di certo, tornò a dirsi, l’ideale non sarebbe stato il suo umore. Completamente discostato da un temperamento festoso. Il centrino le scivolò dalle mani sottili e andò a incagliarsi nel voluminoso tappeto rosso. I fili appena ricamati si disfarono, rivelando un’informe figura di ragnatela. Proprio come quella in cui era incagliata da tempo la sua vita.Un fremito di rabbia prese a farla fremere.  Nulla stava andando per il verso giusto. Suo padre aveva una predilizione per il generale Takeshi, e Yukiko avrebbe dovuto sposarlo. A volte immaginava come sarebbe stato: alto più di lei, ma questo era l’aspetto migliore. Lo immaginava corpulento, com’erano tutti i componenti dell’esercito, grosso non solo di corpuratura ma anche di bocca. Inoltre il generale era il principe feudale del Guangdong, donatogli dall’Imperatore per aver contribuito alla causa imperiale Quing. Yukiko si sentiva soffocare a pensare che un giorno anche lei, come sua madre, avrebbe dovuto sopportare un peso così grande. Guardò di nuovo oltre la finestra, lasciando che l’atmosfera magica che solo l’autunno sa regalare le rapisse la mente, e per un momento ciò che vide furono solo colori sgargianti uniti in un’arazzo naturale.  L’aria fresca era così invitante che la ragazza non riuscì a fare a meno di uscire nel giardino imperiale.  Uscendo dalla sua stanza, in poco tempo si raggiungeva il giardino imperiale. Era il suo giardino dell’Eden. Con un perimetro di larghe dimensioni, accoglieva al suo interno numerosi bonsai, laghetti ghiacciati ed altre piante da cui in primavera sbocciavano fiori rossi dalle sfumature arancioni. Alcune panchine di legno invitavano a sedersi e ad ammirare tutta quella magnificenza naturale, e Yukiko avrebbe ceduto alla richiesta se non fosse stata così triste. Pareva che nulla avesse il potere di farla sorridere, nemmeno il pensiero che sotto la terra la vita preparava la sua rinascita. Le decorazioni sul muro che circondava il giardino, realizzate da minuscoli tasselli in pietra disposti a formare intricati disegni, erano frutto di un lavoro zelante, costato anni di lavoro alla dinastia venuta prima della sua. I draghi sembravano quasi prendere vita: chi li aveva realizzati doveva averci davvero messo l’anima.Ogni drago veniva raffigurato su sfondo azzurro chiaro, con la bocca spalancata in un ringhio da cui prorompevano rosse fiamme, occhi fiammeggianti e le zampe anteriori alzate come se fosse in combutta con uno spirito. Ripassando con la mente tutti questi particolari e al contempo accarezzandoli, Yukiko pensò che il tempo non era mai stato più tiranno come in quel momento. Lei aveva creduto in un sogno, si era illusa di diventare una principessa felice. Ora invece, dopo aver tristemente appreso i progetti sul suo futuro, s’immaginava seduta su un freddo trono contornata da ricchezza e splendore, senza che tutto ciò avesse un reale valore per lei. D’altra parte ,la prospettiva di abbandonare il palazzo era allettante. Soltanto sposta o morta  avrebbe potuto andarsene.  Forse ci voleva un cambiamento. Che differenza faceva andarsene da un luogo in cui non ci si sente amati, per finire in un altro in cui la situazione sarebbe stata la medesima? Una lacrima le rotolò lungo la guancia bianca, e la ragazza si portò la mano chiusa a pungo sulle labbra per soffocare un singhiozzo. Era troppo, chiedere un pò di felicità? I passi dietro di lei la costrinsero alla calma, non era il caso di mettersi a piangere se qualcuno era lì presente. La sua ritirata fu troppo repentina da non permettere all’intruso di scansarsi per lasciarla passare. Yukiko rimbalzò contro qualcosa di duro e sarebbe caduta se una stretta ferrea al braccio non avesse fermato la sua caduta. Un braccio le cinse l’esile vita sollevandola di qualche centimetro da terra. Alla ragazza ci volle un attimo per capire che colui che si era intrufolato nel suo paradiso terrestre era un uomo. La sua mano le stringeva il fianco destro e sicuramente, pensò, ne avrebbe portato i segni per qualche giorno a giudicare dalla forza con cui la teneva, quasi non volesse lasciarla andare. La fragranza di loto che si levava ad ogni movimento di Yukiko era giunta alle narici dell’uomo, facendogli perdere un poco il controllo.

chi è l'intruso?

  • l'imperatore (14%)
    14
  • il generale (57%)
    57
  • un servo (29%)
    29
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10 Commenti

  1. Ciao Elena,
    Veramente un inizio molto interessante con un’introduzione alla storia molto chiara e una descrizione dell’ambiente e dei suoi particolari tale che quasi mi ci sentivo dentro 🙂
    Sono d’accordo con il commento di Danio Mariani: cerca di andare a capo più spesso così il testo è più snello e si legge meglio.
    Yukiko direi che la facciamo scontrare con un servo.

    Ci vediamo al prossimo capitolo 🙂
    Un saluto!

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