Il ricordo

1 Aprile 2015

Avrei immediatamente pensato a uno scherzo del destino, se non fosse stato per una natura scettica che ne rifiutava l’esistenza. 

Quel pomeriggio, dopo la scuola, un po’ per pigrizia, avevo deciso di tornare sul mio secondo profilo di Facebook a dare una sbirciatina, senza apparentemente motivo. 

Du a quel punto che vidi un quadratino rosso fare capolino dall’icona delle chat. 

Odiavo le notifiche in sospeso, proprio alla maniera di foruncoli da eliminare con un giusto trattamento, non ero così popolare da riceverne valanghe, ma non le soffrivo comunque. 

Però, non appena quel nome balzò ai miei occhi, fui felice di essere stata scocciata.

Antonio Treni era tornato. 

Erano trascorsi più di sei anni e non accingeva a farmi smettere di tremare. 

Sei maledetti anni. 

Lo avevo aspettato come una scema, cercato su quel noto social network (mannaggia al nome comune!) ed ero rimasta in balia delle mie domande di dodicenne e, in quel momento, di diciannovenne. 

Ciononostante non stavo più in me dalla gioia.

Decisamente un insolito pesce d’aprile e cazzo, mi pareva di tornare la ragazzina di un tempo. 

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