Sono un medico

Dove eravamo rimasti?

Cosa devono fare insieme? Ritrovare la macchina fotografica (100%)

La ritroveremo

“Che cosa dobbiamo fare?” gli chiesi mentre una certa curiosità si impadroniva di me.
“Dobbiamo trovare la macchina fotografica!” disse Tommy che mi guardava con gli occhi che brillavano e pieno di aspettativa.
“La macchina fotografia?” risposi io mentre qualcosa dentro di me si spegneva: “Ma non possiamo. Mio padre… cioè nostro padre l’ha distrutta tanto tempo fa” cercai di spiegargli.
Lui mi guardò corrucciato e quasi seccato poi mi disse con fare saggio:
“Papà non l’ha mai distrutta. L’ha soltanto nascosta”
“Non è possibile… Lui l’ha distrutta, lo so!” insistetti io.
“Pensaci” dissi il me bambino: “Pensaci bene… l’hai mai visto distruggerla?” il tono basso e persuasivo.
Corrucciando la fronte e specchiandomi nei stessi miei occhi, così uguali ma allo stesso tempo così giovani e innocenti, ritornai indietro nel tempo.
Al giorno esatto in cui avevo perso la cosa più importante. Era l’anno della mia ammissione alla facoltà di medicina.
Ricordavo perfettamente quando mio padre mi aveva strappato dalle mani la cosa che più contava per me, il mio caleidoscopio di sogni, quella macchina vecchia e nera che portava sempre al collo. Sempre vicino al mio cuore.
E come in un incubo sentì ancora tutta la tristezza che aveva pervaso quel giorno e tutta la mia vita da quel momento in avanti.
Mio padre quel giorno non aveva solo distrutto una stupida macchina fotografica. Quella con il tempo e con i soldi l’avrei potuto ricomprare.
Lui aveva distrutto il mio mondo e io avevo abbandonato il mio destino da fotografo e iniziato, con sofferenza e disperazione, la mia nuova vita da futuro medico.
Ogni maledetto giorno, ogni maledetta lezione, ogni esame mi avevano trasformato sempre di più nell’uomo che lui voleva.
“Non l’ha distrutta” sussurrai tra me e me.
Più quella consapevolezza prendeva piede dentro di me più un’emozione forte e sconvolgente nasceva nelle mie viscere.
“Non l’ha distrutta!!” quasi urlai in preda alla gioia.
E il bambino al mio fianco saltellava anche lui contento e urlava assieme a me:
“No e no”
Una risata convulsa e quasi disperata si impadronì del mio petto e io risi.
Risi come non ricordavo di avere riso da secoli. Mentre il bambino rideva insieme a me e mi girava attorno. Ridemmo fino a che non ci mancò il respiro.
Ridemmo fino alle lacrime.
E mentre piangevo forte e senza tregua il bambino mi si avvicinò e strinse le mie spalle troppo larghe per essere racchiuse dalle sue braccine magre.
“Io sono qui per riportala da te” mi sussurrò all’orecchio.
“La macchina fotografica?” chiese confuso e cercando di asciugarmi furtivo le lacrime.
“Ma no, sciocco… la felicità!” e il suo sorriso, sincero e sdentato, fu così facile da ricambiare.
“D’accordo” dissi mentre mi alzavo dal divano e lui mi seguiva: “Facciamolo” e il tono cospiratio della mia voce stupì anche me.
“Facciamolo” mi imitò il bambino e il suo visetto furbo si illuminò di felicità.
Poi una mano piccola e delicata strinse la mia mano e un fioco calore passò attraverso la mia pelle.
Non sapevo più se era lui che si appoggiava a me o se ero io che traevo conforto dal nostro contatto.
C’era però una cosa di cui ero certo: volevo ritrovare la mia macchina fotografica.
E forse pensai, mentre il bambino mi guardava e mi sorrideva fiducioso, volevo anche ritrovare la felicità.
Facendomi guidare da lui mi domandai quando era stata l’ultima volta in cui fossi stato davvero felice.
La felicità vera, quella un po’ pazza e chiassosa, quella che ti lascia senza fiato. La felicità senza ma e senza se.
E una consapevolezza triste e senza scampo si impadronì di me: non me lo ricordavo più.
Strinsi anche io più forte la sua mano e guardai la sua testolina piena di riccioli scuri.
Quel bambino lo sapeva? Lo sapeva che avevamo perso tutti i nostri sogni? Lo sapeva che avevamo smesso di essere felici?

Che cosa succederà adesso?

  • Incontrano il padre (0%)
    0
  • Ritornano indietro nel tempo e incontrato Tommaso a 18 anni, il giorno in cui il padre gli strappa la macchina fotografica (67%)
    67
  • Cercano la macchina fotografica ma non è dove il bambino pensava (33%)
    33

Voti totali: 3

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15 Commenti

  1. Ciao Emmegi,
    molto intenso questo capitolo. Il migliore amico di un bambino solo può essere una macchina fotografica? Sì, decisamente.
    Il fatto che il suo sé bambino lo stia aiutando a ricordare mi piace molto, mi piace sapere che c’è una speranza per il protagonista di ritrovare la sua infanzia perduta, e di rielaborarla per diventare un adulto migliore.
    Aspetto il prossimo episodio, brava.

    • Grazie mille per recensione! Mi fa davvero piacere che la storia piaccia. Il bambino è un l’ancora di salvezza di Tommaso e l’unica speranza di riuscire a migliorare la sua vita. Sai che nella prima fase di scrittura avevo pensato di fare dire al piccolo Tommy che gli avrebbe ridato la “speranza”… poi però ho deciso per la felicità :-). Staremo a vedere cosa sceglierà il pubblico, ancora grazie e ciao 🙂

  2. Woow che bello questo racconto l’ho scoperto solo ora ed ho letto tutti e 4 gli episodi in un solo colpo e mi hanno tanto colpito. Ho apprezzato molto il primo episodio del sogno perduto per non deludere i desideri di un genitore ed ora ho voglia di scoprire cosa combineranno i due Tommy.

    P.S: Se hai voglia di leggere anche il mio racconto dal titolo “Eravamo ad un passo da noi” sarei molto felice di ricevere una tua opinione, mi raccomando continua a scrivere perche voglio scoprire come andrà a finire!

    • Ciao! Piacere di conoscerti :-). Sono davvero felice che la storia ti piaccia. Il sogno distrutto dal padre è un po’ la linea guida di tutto il racconto. Presto scoprirai cosa combineranno loro! Passerò con piacere a leggere la tua storia, a presto

  3. Ciao,
    molto carino il tuo racconto. L’ho letto d’un fiato. Solo ti direi di leggere bene prima di pubblicare, ci sono piccoli errori di battitura e dimenticanze… Non si era detto che trovavano un’intesa?
    Invece pare che il capitolo verta su un’opzione meno votata… Scusa, ma in questo capitolo pare, piuttosto, che siano andati insieme dallo psichiatra, che per altro non ha prescritto alcun farmaco, strano, gli psichiatri non fanno altro.
    Alla prossima!

    • Ehi ciao… grazie per avere letto la storia. Sono contenta che sia piaciuta! E grazie anche per avermi fatto notare gli errori, nella fretta di pubblicare non sono stata molto attenta!! Rimedierò presto :-). Come dici tu sono andati dallo psichiatra, uno un po’ insolito, e anche se quell’uomo gli avesse prescritto dei farmaci non credo che Tommaso li avrebbe mai presi! Per farmi perdonare però nel prossimo capitolo ho provato sia a svolgere l’opzione più votata sia a fargli trovare un’intesa 😉

  4. Benvenuto,
    Ho letto la storia di questo uomo che come molti e stato costretto a seguire una strada già delineata per lui. C’è in lui un barlume di speranza, visto che si vede e si critica. Infondo sa che qualcosa sta cambiando, ma all’inizio il cambiamento, sopratutto sofferto si constrata sempe.
    Bravo bell’inizio.

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