Missione Astrolabio

Dove eravamo rimasti?

cosa produce l'incontro di Esther la possibilità di comprendere come muoversi in altri universì? (75%)

Viaggio in un universo quantico

Dal momento della partenza della missione fino al momento attuale di presenza all’interno della singolarità, la povera mente di Esther, in preda ad una confusione senza uguali, aveva cominciato a vacillare, immaginando che in fin dei conti la realtà che considerava di star vivendo non fosse altro che una illusione generata da qualche scherzoso dio, che si divertiva a farla rimbalzare da una dimensione ad un altra. Stava infatti facendo esperienza delle due dimensioni fisiche cardine della fisica, senza però riuscire a trovare un senso.

Non era possibile che una mente finita come quella umana potesse essere ancora “cognitiva” alla luce di quello che i suoi ricordi le facevano sperimentare; doveva aver solcato una linea invisibile che separa ciò che razionalmente consideriamo la realtà, per accedere a quello per i più viene definito sogno. Se un sogno non era, allora non aveva elementi di giudizio che le permettessero di comprendere lo stato in cui si trovava; doveva solo osservare e astenersi da ogni possibile interpretazione, almeno fino al momento in cui non fossero emerse elementi di novità od informazioni che potessero farla progredire nella conoscenza della propria esperienza.

Fu nel mentre atemporale di questo pensiero che dinnanzi alla sua vista si presentò un figura dalle sembianze anch’esse umane, che la invitò a socchiudere gli occhi e dare pace ai propri pensieri.

Fu solo allora che dopo aver fatto silenzio nella propria mente una serie di figure e parole cominciarono ad affluire nella sua testa, raccontando in parole a lei comprensibili quella storia del tempo e delle galassie che da sempre gli esseri viventi cercavano di intuire.

La figura che si presentò dinnanzi assumeva le sembianze di una donna umana, giovane e dai lineamenti asiatici che raccontava la propria storia accompagnndo Esther in un paesaggio familiare e rassicurante. Per Esther era chiaro come questo fosse indispensabile per riuscire ad uscire dalla “follia” che la stava attanagliando; si lasciò guidare con fiducia dal sua nuova guida.

Fu chiaro fin da subito come la vita ad una dimensione quantistica fosse ciò che succede ad un microrganismo all’interno di un soggetto vivente; il paesaggio cambia i suoi connotati perché la struttura di riferimento è differente; qui il paesaggio è composto da pura energia ed interazioni, ma viene meno la capacità di uno sguardo d’insieme più amplio e complessivo come nello stato precedente. La materia, come la aveva conosciuta, non esisteva in se, ma era il frutto appunto di uno sguardo più allargato che dava forma e struttura a quella “schiuma” in cui si trovava a fluttuare e dentro la quale poteva muoversi liberamente. Lo stato quantico aveva perciò bisogno di lei per dare senso alle strutture cosmiche e lei aveva bisogno degli esseri quantici per poter comprendere che la realtà osservata è il frutto di una idea; non esiste in se al di la dello sguardo. Nulla di quanto sperimentato a questo livello soggiace al principio di causa ed effetto, ogni conformazione e struttura osservata è già esistente in potenza e prende vita solo nel momento in cui la volontà decide di darle consistenza. Non c’era perciò bisogno di nessun di creatore e nessuno la aveva proiettata a sua insaputa in strane avventura, perché la trama di tutte le possibili esperienze erano da sempre li, in maniera atemporale e senza senso apparent. Era la sua idea a dare senso alle strutture, scegliendo fra le infinite conformazioni, quelle che rispondevano al suo “essere”.

A lei era stato riservato il privilegio di sperimentare questa dualità affinché entrambi gli esseri (quelli relativistici e quelli quantici) potessero essere l’uno il creatore dell’altro, superando di fatto, la necessità di una genesi e di una evoluzione. Le dualità esistono a priori e la loro continua generazione diventa pertanto solo la sperimentazione di una conformazione già scritta e pronta per essere percorsa.

La singolarità era perciò una sorta di dimensione super-microscopica dell’intero mega-verso immaginabile. Nulla di ciò che può essere pensato non è già in vita. Lo scenario in cui prendono vita le diverse conformazioni della realtà sono già contenute nelle infinite combinazioni delle interazioni energetiche e nel loro costituirsi materia. Non c’è limite alla possibilità di esse e non ci sono conformazioni migliori di altre; è solo il sentiero scelto con le idee a dare una sequenza al loro apparire.

Rimaneva solo un dubbio, come poteva trovare il sentiero per tornare a quello stato relativistico precedente? Fu allora che la sua guida le diede la risposta. 

come uscirà dallo stato quantico?

  • un nuovo paradosso la proietterà altrove (0%)
    0
  • sarà spinta dalla sua guida (50%)
    50
  • semplicemente deciderà di farlo (50%)
    50

Voti totali: 2

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31 Commenti

  1. Ciao papà,
    Allora, la mia mente ha sostituito questo capitolo con un gigantesco punto interrogativo. Lo so che io ci capisco molto meno di te rispetto a questi argomenti, ma in questo capitolo non ho capito molto… Ok, un capitolo scritto un po’ male qua e là può succedere, ma se continui così perdo pezzi della storia!
    Però devo farti i complimenti per la parte di “storia” dove si racconta qualcosa di Esther, non si è ancora capito nulla di lei, chi è e cosa faceva prima imbattersi nella Missione Astrolabio. Anche se questo è più un saggio che una storia ci deve essere una trama.
    Ci sono un po’ di refusi qui e lì, ma può succedere. 🙂
    La prossima volta potresti usare una lingua che capiscono anche i comuni mortali? Grazie.
    Ciao papà. 🙂

  2. viene proiettata in una nuova dimensione temporale. Troppo bella per non votarla ^_^

    Le spiegazioni fantascientifiche mi piacciono sempre ^_^
    Ma questa è quella che mi è piaciuta di più:
    ——————————–
    Era per questo che i colleghi fisici non avevano trovato evidenze di universi paralleli dove regnassero fisiche differenti; noi vediamo con gli occhi del nostro universo e ci è impedito di vedere ciò che si muove fuori di esso e non risponde alle stessa matrice matematica.
    ———————————-

    Ciao 🙂

  3. bravo blackhole, scrivi bene, la tua storia è interessante e ricca di contenuti che però, per miei limiti , fatico a comprendere a fondo. Mi sembra che ci si diverte a giocare agli scrittori. Quante belle storie. Bella l’idea di chi ha creato sto sito, complimenti a tutti, scrittori e inventori!

  4. Non so bene cosa tu intenda ma l’opzione nuovo paradosso mi ispira più delle altre.
    Ciao blackhole,
    Interessante questo secondo capitolo. Anche originale. Se ho ben capito, Esther sta viaggiando a ritroso nel tempo, nello stesso percorso del viaggio di andata, o meglio, ripercorrendo proprio gli stessi ‘fotogrammi’ di tempo al contrario. Molto interessante.
    Una cosa che avrei evitato, ma si tratta di gusto personale, è l’orologio che gira al contrario: visto che per Esther (Ester? Non Rachel?) il tempo localmente scorre nella direzione solita (altrimenti dovrebbe essere ripercorrere a ritroso tutto ciò che ha fatto nel viaggio di andata, quindi dimenticare via via ciò che ha vissuto), perché invece l’orologio dovrebbe andare al contrario? Ma è solo una mia pignoleria, l’idea è interessante.

    Ciao a presto

  5. Nel secondo capitolo non ho capito se racconta Esther o un narratore a parte. E come al solito non ho capito gran che dei ragionamenti dell’astrofisica, ma sicuramente ho capito di più grazie alle tue spiegazioni.
    è bella la storia, spero che con il tempo riuscirò a capire un po’ più cose sui buchi neri e lo spazio tempo.
    Complimenti papà! 😉

  6. Caio, Blackhole.
    Credo che entrerei in un nuovo paradosso se studiassi questi fenomeni non potrei mai arrendermi. Scritto in modo molto scorrevole, si segue e si legge che è un piacere. Sono di parte perchè sull’argomento ho decine di dispense, tesi e teoremi, e non potevo non notarti e venire a leggerti 😉
    poi adesso che ho messo insieme i pezzi… farò visita anche alle storie dei tuoi figli 😉 è fantastico scrivere tutti insieme, nessuno condivide con me questa passione, in casa non mi hanno mai letta… bravi voi, continuate così! 😉
    seguo la tua storia e aspetto con ansia il seguito.

  7. Ciao blackhole! (nome suggestivo, mi piace 😉 ) Ho appena finito di leggere i primi due capitoli della tua storia. Premetto di essere anch’io una new entry di questa piattaforma di scrittura, per cui non sono ancora molto esperto su come “funzionano” le cose tra inter-scrittori.
    Personalmente, come profondo amante della fantascienza “hard” (quella cioè scientificamente corretta e ragionata) devo dire che mi ha entusiasmato molto questo racconto! Sagittarius A, la teoria del tutto (o M-theory se preferisci 😉 ), la materia esotica del viaggio superluminale! Ecco! Sono proprio questi i dettagli che mi appassionano.
    Il mio giudizio è ovviamente di parte, essendo un estimatore del genere!
    Voto “riparte nuovamente”, mi piacciono le avventure nello spazio alla “Interstellar”, voglio vederne delle belle 😀
    A presto!
    Zaion.

  8. Ciao, devo dire che il racconto è abbastanza classico e mi ha ricordato vari film/libri di fantascienza che ho letto (è uno dei miei generi preferiti) però è scritto davvero bene e sono curioso di sapere come si evolverà la storia. Voto per il ritorno sulla Terra.

    PS: se hai tempo e voglia passa da me per un commento 😉

  9. Ciao!
    Non lo sapevo che anche l’altro figlio scrive su questo sito… dove trovo la sua storia?
    siete tutti nella fantascienza?
    Se un giorno avrò tempo anche io inizierò a scrivere, ma ora non se puede…
    ciao ciao

  10. Bravo papà!
    Sei riuscito finalmente a buttar fuori tutta la tua passione sui buchi neri in un unica storia, non credevo che fossi così bravo, ma non c’è da stupirsi: tutta la tua vita l’hai passata su libri e fisica (o quasi). Alcune parti non le capisco, ma credo che sia perché non è proprio la mia passione la fisica quantistica. 🙂 Ero sicura che saresti riuscito a raccontare una bella storia! 😉

  11. Tra le tre opzioni, scelgo sta tornando sulla Terra, non voglio il sogno e non mi sembra giusto che vaghi senza meta.
    Buonasera blackhole.
    Sai che ho come l’impressione di aver letto qualcosa dei tuoi figli? Una scrive di simpatici E.T. e l’altro di neve, mi sbaglio? Se è così, complimenti, la grandicella ha una scrittura già molto matura e il piccolino la segue a ruota. Ho anche commentato la grande, ma non lo farò più, nonostante continui a leggerla, preferisco che le appaiano commenti di autori che scrivono racconti più adatti del mio alla sua età. O magari mi sbaglio, e allora scusa.
    Il tuo incipit è interessante: buchi neri supermassivi, entanglement quantistico. Teoria del Tutto… che pessimo nome per una teoria. Sarà perché non esiste ancora. Che io sappia, l’hanno preso sul serio solo gli sceneggiatori del film omonimo.
    A mio parere, il tuo stile è pulito e abbastanza scorrevole. In alcuni punti si soffre per periodi forse un po’ troppo lunghi. Ad esempio, la prima frase avrebbe forse acquistato più pathos e ritmo dividendola. Alcuni periodi potrebbero essere resi in modo più chiaro, tipo
    Cominciai a digitare sui tasti della tastiera porgendo le prime domande di senso che mi balenavano in testa.
    O anche
    Nonostante il grande entusiasmo, non si capiva come un messaggio con un apparente senso compiuto stesse vagando casualmente e proveniente proprio dal centro di essa.

    Per il resto, sono curioso! 😀
    Ecco, mi sono presentato, spero di non esserti risultato sgradevole: quando posso esprimo la mia modesta opinione, nella convinzione che il confronto aiuti a crescere.

    Ciao a presto

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