Fuga dall’incubo

Dove eravamo rimasti?

Sono nel panico, cosa posso fare? Torno indietro da dove sono venuto, mi inventerò qualcosa. (55%)

La fuga

Rimango fermo in mezzo al corridoio, immobile.
Mille pensieri si fanno strada nella mia mente ma non mi sono di aiuto. Non so cosa fare, vorrei solo essere da un altra parte.
Guardo dritto davanti a me, la sagoma scura è sempre lì. Ci separa soltanto qualche centimetro di vetro.
Mi avrà visto? 
Ho l’impressione di essere qui da un eternità, come se il tempo si fosse congelato. Perché non si decide ad entrare, perché  tutta questa calma?
Vogliono prendersi gioco di me, certo. Vogliono terrorizzarmi.
Accenno un passo indietro. E se non mi avesse davvero visto? Potrei prenderlo di sorpresa e…
Un cigolio squarcia il silenzio. La porta inizia lentamente ad aprirsi, un pò di luce proveniente dall’esterno filtra dentro al corridoio. Devo agire ora.
Allungo la mano lungo il fianco destro ma realizzo solo ora di non essere armato. Sento la paura e l’istinto prendere il sopravvento, voglio solo scappare. Mi giro e comincio a correre. Le mie gambe sono così pesanti ma corro, corro più veloce che posso. In un attimo mi ritrovo alla tromba delle scale, di nuovo immerso nel buio. Inizio a salire più gradini alla volta, inciampo una, due volte, ma subito riprendo l’equilibrio e continuo a salire. Non mi volto indietro, non voglio farlo.
Arrivo al terzo piano, la porta dell’ appartamento è di fronte a me. Mi sto mettendo in trappola da solo, lo so. Non so che altro fare.
Sento distintamente il rumore dei passi in lontananza dietro di me. Provengono dal basso. Con le mani tremanti tiro fuori il mazzo di chiavi dalla tasca posteriore dei jeans. Merda! Non riesco ad infilare la chiave nella serratura. Le mani mi tremano così violentemente da rendermi questo banale gesto un inferno.
Continuo ad armeggiare freneticamente con le chiavi, i passi sono più forti, sempre più vicini.
Finalmente la sento infilarsi fino in fondo nella serratura, giro per due volte e mi precipito dentro. Richiudo subito la porta alle mie spalle e riprendo fiato. Mi bruciano i polmoni ed il cuore mi sta scoppiando nel petto.
Mi sembra di non sentire alcun rumore provenire dall’esterno ma non ho tempo da perdere, devo inventarmi qualcosa.
Guardo verso la portafinestra dall’altra parte della stanza e un idea mi passa subito per la mente. E’ una pazzia ma non mi rimane altra scelta.
Attraverso velocemente la stanza e la raggiungo. La apro e mi precipito fuori nella minuscola terrazza. Una folata di vento gelido mi investe in piena faccia arrivandomi fin sotto la pelle. Mi sporgo leggermente per guardare di sotto ma non vedo niente se non il buio. L’uomo deve essere ancora dentro.
Sollevo una gamba per scavalcare la ringhiera ma mi blocco. E se non fosse solo? E se altri di loro fossero fuori ad aspettami? Scaccio dalla mente tutti i pensieri, ormai ho deciso.
Prendo un bel respiro e con un rapido movimento scavalco la ringhiera. In un instante mi ritrovo sulla parte esterna della terrazza. Mi tengo ben saldo con le mani mentre infilo i piedi tra una sbarra di ferro e l’altra, per tenermi con più forza.
Senza sbilanciarmi troppo guardo verso il basso. A malapena riesco a scorgere le piastrelle della terrazza al piano inferiore. Saranno un paio di metri ma da questa posizione mi sembrano molti di più.
Afferro ancora più saldamente la ringhiera mentre comincio a togliere i piedi. Faccio con calma, prima il piede sinistro, poi il destro, uno alla volta. Non posso permettermi di fare un passo falso, un errore e per me è finita.
Rimango appeso soltanto con le mani, sento i piedi oscillare nel vuoto. Mi sto aggrappando con una tale forza che probabilmente mi stanno sanguinando le mani. Non mi importa, sarà per tutta l’adrenalina che ho in corpo ma quasi non sento dolore.
Fingo di dimenticarmi di essere appeso nel vuoto a vari metri da terra e con estrema delicatezza allento leggermente la presa, lasciando che la forza di gravità mi trascini lentamente verso il basso.
Sento le mani scorrere lungo le sbarre di ferro, centimetro dopo centimetro. Arrivo al limite, non posso scendere più di così eppure i miei piedi sono ancora nel vuoto. Sento salire il panico, vorrei urlare. Cerco di allungare il più possibile la gamba sinistra e con la punta della scarpa riesco a toccare la ringhiera sottostante .
Tiro un sospiro di sollievo. Stringo i denti e con un ulteriore sforzo riesco ad appoggiarci l’intero piede. Scendo ancora un po’ con le mani e rimango aggrappato soltanto con poche dita, sono davvero al limite. Sento tirare tutti i muscoli, non ce la faccio più. Finalmente riesco ad appoggiare anche l’altro piede, ormai è fatta.
Un altra improvvisa folata di vento mi investe in pieno e per un attimo perdo l’equilibrio. Le mie dita mollano di colpo la presa, sento il mio corpo sbilanciarsi all’indietro, verso il vuoto. E’ finita?
Mi aiuto con entrambe le braccia e cerco di spostare il mio peso in avanti. Riesco ad evitare la caduta ma ormai ho perso l’equilibrio e finisco rovinosamente dentro alla terrazza.

Cosa gli succede dopo essere caduto dentro alla terrazza?

  • Sì è fatto male durante la caduta. (0%)
    0
  • Non si è fatto nulla, si rialza e continua la discesa. Facciamo però un passo indietro e vediamo il tutto da un altro punto di vista (75%)
    75
  • Non si è fatto nulla, si rialza e continua la discesa. (25%)
    25

Voti totali: 8

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20 Commenti

  1. Bel capitolo adrenalinico anche questo, bravo!!
    Mannaggia che curiosità! Anche per questo ho scelto che vediamo la cosa da un altro punto di vista….quello che mi viene da chiedere è: il punto di vista di chi?
    Devo aspettare un altro episodio per scoprirlo, accidenti 😉
    Buona domenica!

  2. Ciao Tales,
    incipit intrigante sotto tutti i punti di vista, sia per lo stile scorrevole, sia per il ritmo incalzante che per la densità di misteri da svelare. Mi è piaciuto molto!
    Voto per il faccia a faccia: essendo una porta a vetri mi pare tardi per fare dietro-front, e poi mica è detto che l’uomo dall’altra parte sia uno di quelli che cercano il protagonista 😉
    Alla prossima,
    Cinzia

  3. Direi che finge di arrendersi anche se…. 😉
    Ho letto questo incipit già ieri sera, a dire il vero, quando sei passato da me ho cliccato sul titolo e mi sono trovata qui dove ero già stata. Poco male, in questo modo l’ho riletto con calma, ieri sera non ero proprio in un luogo silenzioso… ahahahah
    Credo sia un incipit di attesa e di transizione, succede qualcosa, chiama qualcuno, arriva un uomo… non sappiamo ancora nulla, né chi sia l’uomo che arriva né chi sia lui, il protagonista e cosa nasconda, per cui le sfumature del giallo sono tutte lì, tanti tasselli da dipanare. Attendo 😉

  4. Ho scelto che torna indietro. È talmente scritto bene questo incipit da sembrare reale, come se quello che racconti fosse successo proprio a te (ovviamente spero di no, soprattutto se poi al protagonista succede qualcosa :-D) ma è un modo per farti i complimenti. Ti seguo!

  5. Ciao, letto il primo capitolo ho messo subito la tua storia fra le seguite 🙂 non sono un fan nè dei racconti in prima persona nè di quelli scritti con tante frasi brevi (le trovo veramente poco “fluide”) però c’è un gran senso dell’azione in questo incipit! La sensazione di imminente pericolo è trasmessa benissimo e c’è anche quella giusta dose di mistero che porta il lettore a voler continuare per sapere come mai il protagonista è in quella situazione 🙂
    Ah ho votato perchè lo affronti faccia a faccia: il protagonista non mi sembra assolutamente uno sprovveduto, magari è abile nella lotta!

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