LA LINEA GRIGIA

Dove eravamo rimasti?

Come farà ora Anna? Un evento cambierà le cose. (67%)

JOCHEN

Aprile 1968.

Dopo una settimana sono ancora qua a Monaco. La ricerca é stata vana, sconfortante. Credo che presto torneremo a casa perché non abbiamo quasi più soldi per pagare l’albergo. Oggi è una bella giornata primaverile e il calore si fa’ sentire anche qui. Io sono esausta: Bruno è così cocciuto che ha insistito nel fermarsi davanti ad ogni indirizzo di possibili Schneider. Ma quello che vedo io, invece di mio figlio, sono tutte case diverse l’una dall’altra, con la loro porta chiusa. Io non voglio pedinare gente a caso, voglio solo vedere mio figlio, essere sicura che sia lui e sapere che sta bene.

Siamo alla reception e l’impegato sbuffa. E’ un italiano proprio come noi, immigrato che lavora ormai da anni in Germania. Lui e Bruno stanno discutendo animantamente e li sento dire queste parole: “Ma è ridicolo! Lei è mia sorella, che male ci sarebbe a dormire nella stessa stanza?”  “Glieo ripeto signore”, replica lui, con un forte accento del sud, “è un po’ innappropriato, ma coumnque non abbiamo abbastanza camere”. “ Io esco”, faccio io, bruscamente, e me ne esco all’aria aperta. Sono stufa di morali: Bruno sta semplicemente cercando di contrattare per risparmaire sulla tariffa delle camere.

Forse non avrei dovuto agire così d’impulso. Nonostante l’aria sia frizzantina, sento che qualcosa non va’. C’è troppa polizia in giro. All’improvviso non so che succede, ma mi ritrovo investita da un’orda che marcia, cantando e sventolando bandiere. Mi spintonano e nonostante cerchi di divincolarmi caddo a terra. E’ una protesta e quelli che partecipano sono tutti giovani.I gas lacrimogeni non mi fanno respirare… sento le forze venire meno…

“Signora, sta bene?”, sento qualcuno dirmi in tedesco. Un brivido. Non voglio aprire gli occhi, forse mi sbaglio. Ma la voce è così maledettamente simile. “ Signora, mi sente’?. Sono stesa sul marciapiede, di spalle, e sento un braccio posato sulla schiena. Finalmente, molto lentamente, mi giro… Ci guardiamo per un lungo istante e il mio cuore inizia a battere velocemente: capelli rossi, lentiggini, occhi azzurri e limpidi. E’ lui. Proprio lui, solo un po’più vecchio.  Mio Dio.Jochen, il padre di mio figlio.Mi aiuta ad alzarmi ma il silenzio continua. Non può credere ai suoi occhi, vedo la sua sorpresa diventare palese, mentre le sue orecchie arrossiscono. Quando il corteo avanza e ci obbliga a spostarsi, è ancora lui a parlare: “Anna… was machst du hier? (Che fai qui?).”. Cosa dire?  Cerco nostro figlio che anni fa’ hai rinnegato? Mi fa’ effetto vederlo senza la divisa della Wehrmacht. Questa volta, sono io la straniera in casa altrui. “E’ passato così tanto tempo…” Davvero? Che frase stupida e banale sento uscire dalla mia flebile voce? Lui sorride, imbarazzato. “Vieni, prendiamoci un caffè, non possamo stare qui adesso”. Mi fa’ cenno di seguirlo.

Lo seguo senza dir nulla. E’ questo il suo comportamento dopo più di vent’ anni? Dopo tutto quello che è successo? Come fa’ ad essere così rilassato? Gli lancio uno sguardo furtivo. Non mi guarda in faccia, forse è più nervoso di quello che penso.  Mente gli cammino di fianco, lo rivedo per un attimo con gli stivaloni, i capelli mezzi rasati e la divisa.

 

INVERNO 1943

 

INVERNO 1943

 

Come se non bastasse, dopo che L’italia aveva dichiarato guerra alla Germania,L’atmosfera si era fatta  pesante, anche a casa. Io avevo scoperto che Irma nascondeva della armi in casa; collaborava con Anselmo. Spesso usciva di notte, riforniva i giovani del nostro paesino che avevano deciso di ribellarsi e ora si nascondevano chissè dove. Io ero arrabbiata: l’occupazione, il terrore angoscioso di ogni giorno, Irma che rischiava di metterci nei guai, la paura di essere licenziata al lavoro.Avevo 17 anni e tutto quello che desiravo era vivere in pace, andare alle sagre paesane e ballare con le mie amiche e farmi corteggiare da qualche ragazzo.

Fu così che mi incamminai verso il bar con un passo troppo veloce e la testa bassa, livida di odio verso i tedeschi, verso Mussolini e la sua guerra e verso la miseria della mia vita.

SBAM. Mi ritrovai per terra,stesa sulla strada sterrata Sentii un rumore di stivali e  quando aprii gli occhi vidi un militare di fronte a me, che mi guardava sbalordito e serio. Era un uomo, anzi, un ragazzo con una carnagione bianchissima, occhi azzurri che parevano senza ciglia e… santo cielo… capelli rossi??? Non ne avo mai visti di quel colore. Mi alzai lentamente e lo fissai come un pesce lesso a bocca aperta. Lui mi chiese se stavo bene in tedesco e io risposi:” Ja… cioè si,” tutta imbarazzata.  Mi ero tradita: avevo fatto capire che parlavo tedesco ad un soldato, cosa vietatissima da Irma ed Anselmo. Il soldato della Wehrmacht sbattè un po’le palpebre sorpreso, mi chiese il nome e io glielo dissi per paura di essere fucilata .Questo però ma non successe. Lui tirò fuori un pezzo di carta e si mise a scrivere. In quel minuto lo potei osservare e vidi che portava  una pistola alla cinta. Lui si accese una sigaretta, fece un cenno  se ne andò

Dopo questa rivelazione cosa volete che succeda tra i due?

  • Bruno li interrompe. (100%)
    100
  • Anna cambia idea e rifiuta il caffè. (0%)
    0
  • Anna e Jochen prendono un caffè insieme e parlano. (0%)
    0

Voti totali: 1

Vota la tua opzione preferita

Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

6 Commenti

  1. Ciao,eccomi qua,finito l’altro inizio questo. Mi piace l’alone di mistero sul personaggio, che ho votato essere il suo unico amore. Io non starei in ansia per vedere se un lontano parente di vent’anni prima può ricordarsi di me, al contrario fremerei se andassi incontro al mio amore, non importa se dopo tanti anni.
    Come ti ho lasciato scritto nel vecchio,più tardi pubblico il mio, se avrai voglia dagli un’occhiata

    • Eccoti di nuovo:) Sei un fulmine! Sono contenta che nonostante gli errori grossolani, questo inizio ti piaccia. Se sei riuscito a captare il mistero intorno ad Anna, vuol dire che sono riuscita nel mio intento! Il tuo ragionamento non fa’ una piega, e potrebbe benissimo trattarsi di un ‘amore piuttosto che un parente. Però, se ci fai caso, “parente” é scritto con le virgolette… chissà;-).

      Di solito sono sempre di fretta e non riesco a commentare gli altri racconti, ma posso sempre votare comunque! Grazie per avermi detto che sei arrivaro a scrivere la seconda parte del giallo! La cosa si fa’ interessante. Ciao!

  2. Un “parente” perduto…

    hey ciao Marty!
    Che bel racconto!!
    Mi piace quando parli tra te e te porgendoti continuamente domande, a parer mio, rende il testo più scorrevole e piacevole! 😀
    Concordo con Danio. Forse dovresti controllare più volte prima di pubblicare un capitolo. Certo quando hai scritto: e nonnostante
    ho riso un pochino, ma anche io faccio questi errori continuamente, quindi, siamo in due! 😀

    Se vuoi puoi passare dalla mia storia? (così ridi un po’ di me!!)

    ovviamente aspetto il secondo capitolo!
    Ciao e a presto!!

    • Ciao Ricky! Grazie per aver lasciato il tuo pensiero, che è cosi solare! Sono contenta che la scelta per il momento sia “un parente”. Hai ragione, dovrei rielggere di più per evitare errori idioti! Sono sempre di fretta, ma so che non è una giustificazione!

      Non poso garantirti nulla sulle lettura della tua storia,ma ho già visto che per ora è in prima persona,e da come avrai visto, mi piace la prima persona. XD.

      A presto, se vorrai.

  3. Un parente perduto.
    Allora. La storia potrebbe essere affascinante, se non altro per il periodo storico in cui l’hai ambientata, però starei attento ai piccoli errori e rileggerei bene prima di pubblicare.
    Sono peccatucci veniali, che alla fin fine non precludono la trama, sia ben chiaro, però “spezzano” la lettura e l’atmosfera di un racconto ben scritto.
    Scusami per queste osservazioni, ma vedo del buono in questa storia. Diversamente, sarei passato oltre.
    Ciao e al prossimo 🙂

    • Ciao!
      Intanto ti ringrazio per la recensione e per il pensiero positivo. In realtà non so se possa essere del tutto definita storica, ma mi sembrava più adatto questo genere! Hai ragionissima sul discorso deglie errori! E’ una delle mie pecche, e spero che potrei perdonarmi! -). Alcune parti non mi convincevano, quindi capisco benissimo che ci siano delle “troncature” che stonano. Ogni osservazione o critica ében accetta, quindi non esitare a farmene!

      Speriamo di riuscire a scrivere qualcosa di interessante, originale e decente!

      Un saluto!

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi