Il cammino dell’anima

Dove eravamo rimasti?

I Germani sono, quindi, tutto ciò che gli resta... ma dovremmo fare un salto nel passato per capire davvero il motivo della sua fuga. Il motivo della fuga e il vero volto del nemico che si nasconde a Colonia... (67%)

La tempesta in arrivo.

L’ennesimo sballottamento del carro in cui viaggiava lo svegliarono dal dolce sonno in cui si era immerso. <<Andiamo>> disse il vecchio mercante <<Scendi, ho della seta da vendere.>> Si alzò frastornato dal pagliericcio umido su cui aveva dormito per più di un mese e, cercando di non essere notato, ripose la sua Bibbia nella borsa: sapeva che lì era ancora tutti attaccati agli dei pagani e un solo passo falso gli avrebbe fatto dire addio alla sua ipotetica carriera. Era, però, l’unica cosa che gli era rimasta di casa sua, dopo che un’orda di Visigoti l’aveva data in pasto alle fiamme. <<Credo che in tutti questi anni abbiamo sbagliato, Sesto>> le parole dell’anziano maestro Aristone risuonavano ancora nella sua mente <<Sai, tutti gli déi, i loro vizi, le somiglianze con noi… qualcosa non torna: come possono averci creato esseri così?>> <<Sono sette silique.>> tuonò la voce del mercante. Mise una mano nella sua borsa. Le dita ne toccarono solamente dieci. <<Avevi detto cinque…>> L’unico occhio che gli era rimasto si fissò su Sesto, squadrandolo come un ometto proveniente da quel lontano regno su cui sorge il Sole. <<Sai, giovanotto, un tragitto dalle Alpi fino a questo posto può richiedere di sganciare anche troppo, e io, ancora, non posso prevedere quanto ne possa servire ogni volta. Non posso neanche immaginare come possano averti allevato in casa tua, ma da me si paga e si tiene la bocca cucita.>> Le mani volevano quasi lasciare tutto quel poco bene che gli era rimasto per schiantarsi contro il grosso naso del commerciante, ma alla fine cedettero e, con gesto veloce, lo deposero nella borsetta già aperta di quello. Non faticò a trovare la caserma: dalla porta ovest partiva il dritto e largo decumano, che, fiancheggiando il foro, arrivava subito dopo a toccare, con il lato destro, il grosso edificio quasi interamente in legno. Il frastuono cittadino era ormai grande, ma lo stemma dell’aquila, posto sopra la torre principale, sovrastava l’intera città. <<Ave centurione, mi chiamo Sesto Caio Ignifulo e vorrei arruolarmi.>> disse con tono deciso al centurione che si trovava nel cortile interno dell’imponente costruzione. <<Ma guarda!>> rispose conficcando la spada in un pupazzo di paglia che simulava il nemico <<Non capita spesso di questi tempi: un giovanotto che, a giudicare dalla faccetta e dal nome carino, non è di queste parti viene da me, mentre mi esercito, di questi tempi e in questo luogo per chiedermi di assumerlo in un esercito che rischia anche di non esistere più tra qualche decennio!>> Scoppiò in una sonora risata <<Dai, figliolo, non…>> <<Gaio! Per tutti i numi!>> risuonò una voce autorevole per tutto il cortile <<Se non ora che abbiamo bisogno di uomini valorosi, giovani e motivati, quando? Vogliamo aspettare che i barbari ci sopraffacciano una volta per tutte?>> Sorridendo a Sesto, gli mise un braccio su una spalla scuotendolo un po’. <<Governatore, io…>> << Vedremo sul campo se questo ragazzo ha sete di sangue barbaro! Ora va’ al ponte, i nostri uomini stanno tornando.>> Allontanatosi Gaio a passo deciso,  ma contrariato, quello che Sesto pensò essere il governatore si rivolse a lui con un sorriso: <<Il mio nome è… anzi, chiamami semplicemente Giuliano. Da dove vieni? E perché ti hanno dato  quello strano nomignolo?>> <<Vengo da Mediolanum, mio padre era un grande latifondista. Una volta, per sbaglio diedi fuoco a un mucchio di paglia in uno dei suoi grandissimi magazzini. I servi riuscirono a domare facilmente il fuoco e ,mentre acciaccavo e battevo con le mani la cenere, tra le risate di tutti per la mia faccia nera, venni chiamato “Ignifulo”.>> Lo guardò incuriosito e disse: <<Beh, caro Ignifulo, sei ufficialmente un legionario della Legio XXX Ulpia Victrixdi Colonia Agrippina!>> I successi non tardarono ad arrivare: il lavoro era molto e Sesto si rivelò all’altezza. Dopo appena due mesi, venne eletto centurionepriorin una breve cerimonia sotto gli occhi dei cittadini. Si svolse tutto molto in fretta e quello strano liquido giallo proveniente dall’altra sponda del Reno cominciò a fargli venire voglia di immergersi in un sonno profondo. Mentre raggiungeva la branda, non poté non notare due figure discutere tra loro mentre si avviavano verso l’uscita. Era deciso a lasciar perdere, ma quando vide che trasportavano mucchi di armi, decise di seguirli. Giunsero al porto della città, appena dietro la caserma, e lì gettarono delle armi su una barca, sopra la quale stavano due grossi uomini barbuti. <<Sono trenta solidi.>> recitò uno dei due servi agli strani individui. La mano stringeva il manico del gladio, mentre una sottile brezza notturna cominciò a spirare. Giunse accanto ai servi un’altra figura. Il cuore faceva rimbombare i suoi battiti nella testa di Sesto.

Sesto si trova davanti a un chiaro atto illegale. Cosa deciderà di fare? Ma soprattutto, chi è l'ultimo arrivato?

  • Il centurione, privo di fiducia nei confronti di Sesto, si mostra d'innanzi la torcia, come direttore del commercio illecito. (29%)
    29
  • La strana figura, sopraggiunta per ultima, e l'artefice dell'illegale compravendita è il governatore. (57%)
    57
  • Sesto non interviene, reputando l'azione troppo rischiosa per sè. (14%)
    14

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21 Commenti

  1. Ciao Simone! Ho scelto la seconda opzione perché mi sembra che introdurre a questo punto un personaggio losco possa rendere la narrazione più avvincente e le apra nuovi sviluppi.
    Apprezzo, come ti ha scritto anche Viola, la ricostruzione del contesto storico, per un giovane studente mi sembra un buon tentativo…
    Ho notato nel discorso diretto che inizia con Sai giovanotto… una eccessiva ripetizione del verbo potere…
    Alla fine del quinto rigo credo ci sia una svista, era, al posto di erano, il soggetto, se ho ben capito, dovrebbe essere plurale. Tranquillo!!Non sono tornata per correggerti!
    Un caro saluto. Coinvolgi anche altri tuoi compagni di classe…io diffonderò questo sito (e il tuo racconto) presso i miei nuovi studenti.

  2. La storia procede bene, ma dovresti rileggere almeno un paio di volte a distanza di tempo. Se c’è stacco temporale, dovresti andare a capo; così con i dialoghi per non confondere il lettore su chi parla. Dei caporali ti hanno detto (io li ho personalizzati con ALT+3 da Opzioni di Word).
    Nella prima frase credo ci sia un errore, il verbo va al singolare.
    Non ho capito bene la sequenza delle sette/dieci/cinque silique, al contrario quella del pagliaio mi ricorda qualcosa.
    Sulla Bibbia ho anch’io delle perplessità: è stato il primo libro (in senso moderno) andato in stampa ma non poteva essere una copia del genere in quel momento. O no?
    Belli e puntuali i riferimenti storici.

  3. Penso che il volenteroso governatore sia artefice dell’illecito.
    Mi è piaciuta la storiella di Ignifulo e lo spunto del commercio illegale! Bravo!
    Note: attento a qualche refuso con i verbi qua e là e all’uso di congiunzioni e avversativi, che a volte appesantiscono le frasi.
    Continua così!

  4. Il centurione privo di fiducia.

    Ciao sizam,
    Nel secondo capitolo ho notato frasi decisamente più brevi e uno stile che personalmente ritengo più scorrevole. Ti confesso che sono andato a recuperare qualche informazione sulla ‘storia dei libri’ per capire quanto fosse plausibile che il tuo protagonista ne avesse uno nel 378 d.C..
    Ho trovato che erano decisamente molto costosi,ma poi ci fai sapere che lui è figlio di un latifondista, quindi tutto ok. Sempre da quelle parti:
    ‘era ancora tutti attaccati agli dei pagani’
    il *tutti* l’avrei evitato.
    Questa frase non mi è chiara:
    ‘squadrandolo come un ometto proveniente da quel lontano regno su cui sorge il Sole.’
    È una perifrasi per dire che è un orientale?
    Forse allora ci andrebbe ‘da cui sorge il Sole’?
    Nei due periodi:
    ‘… ancora, non posso prevedere quanto ne possa servire ogni volta. Non posso…’
    ripeti per tre volte il verbo potere. Si nota molto, si potrebbe usare un verbo simile.
    Infine una nota di editing che forse può esserti utile: i doppi segni di maggiore e minore ti fanno sprecare un sacco di caratteri e non sono belli da vedersi.Se sostituisci con questi «» ottieni un effetto molto migliore e risparmi pure caratteri. Se scrivi con word o simili, dovresti ottenerli con Alt+174 e Alt+175, ossia premendo il tasto Alt (di destra, in genere) della tastiera e tenendolo premuto mentre si digitano le cifre. Prova un po’.
    Andrei a capo più spesso con i dialoghi.
    Scusa il papiro, se posso dare un’opinione lo faccio, penso che possa essere utile. Del resto è un po’ il senso di questa piattaforma: leggere, scrivere e scambiarsi opinioni per migliorarsi. Se la cosa ti infastidisce non hai che da dirmelo.
    Penso che tu scriva bene, quelli che ti ho indicato sono dettagli che non minano la sensazione di cura e di approfondimento storico che riesci a trasmettere.

    Ciao a presto

  5. Mi scuso in anticipi per un errore di cui mi sono accorto solamente ora: nella trama ho detto che viene eletoo censore, mentre nell’episodio Sesto diviene centurione. Ebbene, la trama presenta la carica sbagliata. Il nostro giovane romano è un centurione. Grazie e domando ancora scusa!

  6. L’ambientazione mi piace molto, amo i racconti storici che ci immergono in un’epoca lontana. Mi piace l’inizio così forte. Apprezzo la ricerca lessicale, concordo anche io su periodi in alcuni casi più brevi. In ogni caso sei stato molto bravo! Io vorrei conoscere qualcosa sulla sua infanzia, mi piace scavare nel passato dei personaggi. Complimenti! Continua così.

  7. Penso anch’io che ci voglia un pochino di attenzione in più alla tecnica, periodi più corti sia per la scrittura che per la comprensione.
    Detto questo, è un inizio bello rapido, come piacciono a me, che desta l’interesse perché si capisce che c’è una situazione grave a monte.
    Bella l’ambientazione e molto forte lo spunto narrativo del romano che non può che chiedere aiuto ai nemici.

  8. Il motivo della fuga.
    Buonasera sizam.
    Non ti definisci scrittore ma di certo sai scrivere. Notevole incipit, mi è parso molto curato e preciso. Credevo fossi nuovo, ma ho notato che su questa piattaforma sei molto più ‘anziano’ di me. Non ci siamo mai incrociati, per cui ti chiarisco che io esprimo solo pareri personali, il massimo che mi posso permettere. Altri avranno più cognizione di causa, faranno commenti più tecnici e circostanziati, io ti posso dare qualche mia impressione. L’impressione, mi ripeto, è che la forma sia estremamente curata. Forse anche troppo: appare leggermente retorica e a tratti non scorrevolissima. Ti faccio un esempio, un periodo che mi ha colpito:
    “…come una masso scagliato da una catapulta come una muraglia, uno dei vani decreti a cui ormai gli imperatori si abbandonavano nel tentativo di arginare la sempre più vicina catastrofe: le truppe dovevano restare entro i confini per difendere quel troppo esteso…”
    A parte un probabile refuso (contro una muraglia?), ho scelto questa frase perché evidenzia l’abitudine di anteporre l’aggettivo al sostantivo. Se reiterato troppo spesso ha a mio parere l’effetto di rendere meno scorrevole la lettura. In generale, a prescindere dalla posizione, trovo che ci siano un po’ troppi aggettivi. Stesso effetto hanno i periodi molto lunghi, pieni di virgole, come ad esempio le due frasi finali.
    Questo è ciò che ho osservato. Quello che penso è che un ragazzo che scrive così a sedici anni ha un potenziale non indifferente. Per come la vedo io, hai appena mostrato di saper scrivere qualcosa di ‘forbito’. Ora non preoccuparti troppo di convincerci che meriti il nostro interesse, mi hai già ampiamente convinto, e puoi provare a scrivere in modo più semplice e rilassato. Sempre che questo riesca a divertirti. 🙂

    Ciao ciao

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