TEMPO SCADUTO

Dove eravamo rimasti?

tempo scaduto? tutta la notte (100%)

tempo scaduto

Nessuna possibilità di movimento. Nemmeno un millimetro di margine. 

– Io…mi dispiace signor Vanzetti…è stato un grosso sbaglio da parte mia ricattare suo fratello, me ne rendo conto, tutta la faccenda si poteva – mettere da parte la paura, cercare sempre un margine di trattativa – risolvere in altro modo. – Addestramento e carattere.

La donna sta prendendo qualcosa dalla borsa di cuoio. Oggetti, strumenti…chirurgici?

L’uomo in Armani annuisce. – Su questo hai davvero ragione agente Paola M. – 

Il dottor Vanzetti adesso indossa un pesante camice di plastica gialla. Indossa anche un paio di guanti, guanti da chirurgia.

Messa in scena dell’orrido. Teatro dell’assurdo. 

– E’ un bluff – la mia voce è ferma. Quasi arrogante qualcuno potrebbe dire. Data la situazione, certo. – Tu, voi state bluffando. Volete indurmi a confessare prima di denunciarmi. – Pausa. Tempo. Tempo che cristallizza.

Tutto si ferma per un istante. – Davvero vorresti confessare agente M.? Non lo hai appena detto tu che si poteva risolvere in altro modo?

– Io…si…va bene cazzo lo ammetto. Ricattavo suo fratello per la storia della prostituta minorenne ma, io non altro glielo giuro. Mi deve credere. Io non centro niente con la sua morte. 

Il dottor Giulio Vanzetti sceglie un grosso bisturi come primo oggetto dal tavolino. Lo sceglie con cura. 

– No agente Paola M. non ci sarà alcuna denuncia. 

– Tu-stai-scherzando dottore…non puoi fare davvero una cosa del genere!

Il dottor Giulio Vanzetti non si scompone. Semplicemente lui si avvicina al tavolo.

Dolore, avambraccio destro. La donna, Rita mi ha appena infilato un ago ipodermico nel braccio. All’ago è collegata una soluzione salina. Goccia lenta. Mi sorride la bastarda.

– Non temere troia, non è anestetico, è solo fisiologica e catecolamine. Serviranno per tenerti in vita più a lungo. E più lucida naturalmente. 

– Non vogliamo che tu ti perda lo spettacolo vero Rita? 

Il sorriso sadico del dottor Giulio Vanzetti è l’ultima immagine limpida nella mia testa prima che tutto diventi luce bianca di accecante dolore.

Una settimana dopo.

Mensa dell’ospedale. Non c’è quasi nessuno a quest’ora.

Mangio da solo. 

Dopo quella notte Rita non è più rientrata al lavoro invece. Ha chiesto un’aspettativa non retribuita ed è tornata dalla vecchia madre. 

Dai giornali ho appreso che Marazzi è morto anche lui quella notte. Incidente stradale. 

Ogni tanto ci ripenso. E’ stata una lunga notte. Tremenda e stupenda allo stesso tempo. Purificatrice. La poliziotta assassina ha espiato. Eccome se ha espiato. E’ morta intorno alle 4.30. Ha tenuto duro per quasi tre ore da quando ho iniziato a sezionarla.  Devo ammettere che quella troia era davvero resistente. 

– Giulio! – la voce dell’orso. 

– Professore. –  Oliva, con il vassoio in mano. Si siede.

– Sarai contento della notizia – Oliva addenta il primo grosso boccone di gnocchi al sugo di pomodoro.

– Quale notizia. 

– Ma come Giulio, non dirmi che Santini, il magistrato non ti ha informato!

– Informato di cosa? –

– Ma come Giulio non lo sai? – un altro grosso boccone di gnocchi. Troppo grosso anche per delle fauci come le sue.

Scuoto semplicemente la testa. – No, non lo so.

– Lo hanno preso cazzo, l’assassino di tuo fratello e tuo nipote!

Ho come un capogiro. Mi sembra di sbandare pericolosamente anche se sono seduto.

– L’assassino di…ma di chi parli Oliva? – per la prima volta non l’ho chiamato Professore

Lui continua imperterrito, con la bocca piena di gnocchi.

– Ma sì, Santini lo ha appena detto in conferenza stampa. E’ stato il compagno della sua ex moglie. Pare che il movente fosse che tuo fratello volesse intestare tutta l’azienda e le altre proprietà al figlio capisci, la moglie in quanto ex avrebbe visto solo le briciole. Pare che sia spuntato fuori un testimone. Uno che ha visto tutto.

Il vortice aumenta. Devo appoggiarmi al tavolo.

Oliva mi guarda. – Giulio stai bene?…Giulio ma che hai…tu non stai bene…oh…ma che fai stai per sveni…

Epilogo

Bianco. 

Non solo il soffitto. Anche le pareti.

Una macchia scura in un angolo. Maleodorante. Potrebbe essere vomito. Quella, l’urina è impregnata sui pantaloni. Ormai secca. 

C’è un vetro in fondo alla stanza vuota. E’ un vetro a specchio, specchio unidirezionale.

Due uomini dietro il vetro a specchio. Guardano un altro uomo dentro la stanza, seduto in un angolo. L’uomo è scalzo, e oltre ai pantaloni pisciati indossa una giacca che gli tiene le braccia incrociate davanti. La giacca ha delle fibbie sulla schiena.

Camicia di forza. 

Ospedale psichiatrico di Mombello.

– Da quanto tempo è così dottor Saudelli. – L’uomo che domanda ha la mole di un orso. 

– Da quando è arrivato, circa due settimane fa. Da allora lo abbiamo sottoposto ad ogni genere di indagine ma, nessun risultato. – Dottor Saudelli, primario del reparto di Psichiatria.

L’uomo con la camicia di forza ha, aveva? un nome. Dottor Giulio Vanzetti, medico chirurgo.

– C’è qualche speranza che possa…?

Saudelli scuote la testa.

– Nessuna speranza professor Oliva, nessuna speranza.

Fine

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23 Commenti

  1. Ciao. Racconto insolito sotto molti punti di vista.
    Il tempo presente è affascinante ma ha dei limiti oggettivi. Potrebbe favorire l’immedesimazione del lettore ma l’effetto sceneggiatura potrebbe anche farlo dubitare che ciò che sta leggendo sia reale.
    Un’altra cosa. Scelta coraggiosa quella di alternare le voci narranti ma non trovi che dovrebbero scrivere in modo diverso? Dovresti a mio giudizio lavorare molto su questo aspetto e caratterizzarle meglio, rendendole personali e facilmente identificabili da parte del lettore.
    Sctivo anche io gialli se ti va passa a dare un’occhiata. Ciao

    • commento interessante Lou. Io amo il tempo presente e l’uso della prima persona. Nel caso specifico ho optato per una scelta forse ancora più insolita. Nel senso che ho voluto raddoppiare le soggettive. Due prime persone narranti. Ora, sicuramente scelta azzardata ai limiti dell’esperimento stilistico. Vediamo cosa ne esce. Sarete voi a giudicare. Limite grosso di questo bellissimo sito interattivo sono i cinquemila caratteri. Davvero pochi. obbligano a tagli veramente impietosi. Forse la mia incapacità di sintesi ma faccio davvero fatica a tagliare credimi.
      Per chi volesse sto pubblicando a capitoli il racconto completo anche su altri siti di scrittura online. Giusto se ve ne venisse la curiosità.
      ewriters, braviautori, intertwine. Stesso titolo. Grazie a tutti per i vostri sempre utili e graditi commenti.

  2. Credo che la poliziotta ricontatti Vanzetti e cerchi un accordo. Se l’uomo è determinato, inevitabile che prosegua nel proposito di denunciare tutto.

    Una sola cosa, un consiglio: cerca di curare maggiormente la formattazione e la punteggiatura. La storia risulterà più scorrevole e leggibile, quindi non potrà che trarne vantaggio.

    Seguo, a presto.

  3. Grazie per l’apprezzamento. Purtroppo come ho detto ho dovuto smussare la versione originale per motivi di spazio. 5000 caratteri sono davvero pochi in effetti e dando spazio ai dialoghi ne hanno risentito alcune descrizioni.
    La storia cmq cercherò di svilupparla nel modo più esaustivo possibile. Ma non sarà una storia tenera.
    Cmq vada non ci sarà un lieto fine. ..

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