Le arme, gli amori

Dove eravamo rimasti?

Come si incontrarono? Nel sogno, poi divenuto realtà (80%)

Sulle vicende conseguite all’innamoramento del figliolo del Duca di Val Di Riana

Voi, magnifici lettori, le anime della nostra historia vengono a voi, e chiedono venia per eventuali incomprensioni nel sunto della loro breve vita.

Ma io, giullar di corte, ora potrò farvi comprendere nella miglior misura come cotal amor sodomita poté raggiungere compimento.

Tutto accadde in una serena notte di primavera, quando il pio Nicodemo, ormai stremato dal suo ultimo componimento poetico riguardante le gesta dell’avo Guidobaldo, si accasciò dolcemente nella sua poltroncina.

Sognò un che di indefinito, una leggera presenza, falba, che muovevasi per l’orizzonte, non riusciva a stabilirsi, a trovar pace. Ma quella ebbe a mutarsi, a divenir sempre più concitata, e il sogno di Nicodemo divenne agitato, contorto; nel mentre terra, cielo, alberi e tutto il rimanente pareva cangiare, cambiare, diventare qualcosa più strano, più normale, come se la storia stessa non fosse più…ma che diavolo sta succedendo?

Oddio, ma cosa m’è successo? Accidenti a me e quando leggo un libro prima di andare a letto. Sì, parlo con te, signor Queneau: il tuo libro I fiori blu m’ha fregato altamente. M’è toccato leggerti, per via della mia zia, appena tornata dalla sua ultima gita a Parigi.

“Oh no, Niccolò, non venire a Parigi, ci sono le sommosse, non venire via, ci sono i tuoi amici studenti che non fanno un cazzo dalla mattina alla sera e pensano di mandare al governo l’immaginazione. Non sanno cosa sia studiare; io sì, in pieno fascismo, davanti quei maledetti professori con la veste nera e il fez in testa durante l’esame di maturità ho dovuto…”.

E via scorrendo: mia zia Nanna non finiva più, quella mattina di aprile, di parlarmi della sua gita dalle parti dei suoi parenti parigini: tra l’altro gli avevano raccontato di questo scrittore, un certo Queneau, che aveva avuto un incredibile successo con la storia di una bambina, Zazie, e ora era tornato alle cronache con la storia del Duca di Augé, sti Fiori Blu, accidenti a lui. Appena tornata era andata a comprare il libro, che intanto in Italia Calvino s’era prodigato a tradurlo. E dopo la lettura delle prime venti pagine, puf, a dormire.

E a sognarmi questo Nicodemo, questa Val di Riana, che non esiste tra l’altro, di che diavolo si sta parlando?

Mah. Io già devo impegnarmi con Lettere, che i nostri prof stanno saccagnando di brutto con quei comunisti dell’ultima ora. Va a finire che per colpa di qualche imbecille, che conosco (è chiaro che li conosco, per Dio, so chi fa parte di Lotta Comunista!), mi toccherà saltare l’appello. Pazienza, almeno starò a poltrire nella mia poltroncina, a vedere i servizi in bianco e nero di quei poveri Cristi di americani in Vietnam a farsi sparare al culo dai musi gialli, mentre mangio le confetture di mia madre, che mi lascia prima di andare al lavoro, a fare la pasticcera sotto casa.

Meglio mangiare, piuttosto che ricordarmi di Anna, e delle sue cosce bianche quella volta alle terme di Rapolano.
“Niccolò, non si può scopare qua, ci vedono tutti! Mia nonna m’ha voluto qua per via delle terme, per la SAUB, non per vedermi a gambe all’aria con te che mi ravani dentro. Dai su…”
“No, ti voglio, cazzo, mi dici sempre che ti piace stringermi alle mie spalle da fondista!”
“E non solo a quelle. Anche al tuo…capisci…ma l’abbiamo fatto in macchina, e ora non pretenderai mica di farlo qui, dentro le terme?”
“Eh, allora, che sarà mai?”
Quella stronza mi tirò un ceffone; io la mandai a quel paese, lei e la sua nonna con l’artrite. Tanto mi tradiva già con quel vigliacco di Marco; cosa c’avrà mai trovato lei in quel soggetto tutto secco, senza spina dorsale, lungo e vuoto? Sta a vedere che gli piacevano quelli dal petto piatto e glabro. Dai, Niccolò, il mondo è pieno di fighe pronte ad aprirla. Sennò ci sono le battone dell’Olmo; quelle sono sempre generose. 

Sinceramente, davanti a tutte queste robe che mi tocca vedere, tra studenti che si fanno saltare il cervello, libri inutili, nonne con l’artrite e fighe di legno, perché mi prendo la briga di pensarci pure? A forza di pensarci m’è tornato pure il sonno, e a breve mi tocca pure continuare lo studio di letteratura medievale, per l’esame di fine mese…no aspetta, è tra due settimane…o il prossimo, non so…al diavolo, anche se c’è la tv accesa me ne sto sveglio, e buona notte.

“Dubito che dormirai per bene…”
“Che succede?”
“Niccolò. Sono Nicodemo. Hai rovinato tutto, brutto imbecille…”
“Paino con le parole! Rovinato cosa?”
“Tutto: la storia, l’intreccio. Ora bisogna ricominciare…”
“E come? Chi sei te, chi, chi cazzo sei?”
“Sono quello che non ti farà passare bene la tua singola vita.”
“Mi prendi per il culo?”
“Modera il linguaggio. Anche se, dove andrai, non lo terrai a lungo…”
“Cosa significa?”
“Lo scoprirai…il tempo è una buona medicina…”
“Una cosa? Ma che è fantascienza da Urania?”
“E’ un viaggio. Per il tempo.”
“Ma dove cazzo sono?”
“Ora qui, nei tuoi anni sessanta, ora lì, nel dodicesimo secolo. E ora qui…”
“Ma sto sognando?”
“Potrei sognare anch’io, Niccolò. Forse tu sei il mio sogno.”
“Figlio di….”

Che casino...e ora dove va a finire Niccolò?

  • Alla fine dell'Ottocento? (100%)
    100
  • Agli inizi Novecento? (0%)
    0
  • Nel fascismo? (0%)
    0
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5 Commenti

  1. Adoro la scelta stilistica con cui scrivi questa storia, il linguaggio così ricercato e atto all epoca rende tutto molto piu coinvolgente, intendo che riesce a calarti in quelle circostanze. Se posso fare una leggera critica costruttiva: quando scrivi l’anno prima scrivi sempre “Domini” che significa “anno corrente” tuttavia non lo utilizzerei tutte le volte ma solo quando parli dell’anno in cui si svolge la storia poiché leggerlo tutte le volte prima di una data lo rende un po ripetitivo secondo me inoltre, se posso: adoro il fatto che le date siano scritte in parole però aggiungerei tra parentesi l’anno scritto in cifre per chi, come me è discalculico e quindi fatica a realizzare che numero sia effettivamente ma questi sono solo due piccoli consigli.
    Non vedo l’ora di leggere il proseguo di questa storia, ho votato per il sogno visto che Nicodemo fa sogni irrequieti 😉

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