Le arme, gli amori

La historia del figliolo del Duca di Val Di Riana, innamorato

Il cielo sereno, le nuvole quiete, il silenzio dei venti e il volo della colomba. Le care visioni celestiali della vostra terra sono la scena ideale per qul che io vorrei declamarvi, messeri delle città, per darvi gioia lieta colla mia fabula. La vostra è una mirabile vallata, a cui Dio, Signor Onnipotente, lode e gloria in secula seculorum, diede dominio al potentissimo e magnificentissimo Duca Reginaldo Santini in anno Domini milletrecentotrentasette.

Tante solo le leggende, i miti, le vestigia e i miracoli delle genti vostre. Mi sovviene il volo della Grande Bestia nelle notti estive dell’anno Domini milletrentasette, sotto il governo di Giovin Santini, oppure la fonte acquifera della Ragione Perduta scoperta nel millecento, al cospetto di Sebastiano Santini, nipote del Giovin e figlio di Malino. Ci fu anche il popolo disperso dei Tegoletini dopo il passo della Morte Nera, distruttor di case e campi, vite e lavori, in quel tragico episodio nel millecentodiciassette, quando morì anche sua eccellenza. Dio sembrò esser sceso in terra con la transustantazione del corpo del Beato Gentile nell’anno Domini millecentotrenta: aveva una voce che pareva l’usignolo in amore a detta del nipote di Sebastiano, Guidobaldo, salvatosi dalla Morte. Mille sono le meraviglie della terra, ma tutte han seguito il sentiero del Tempo, e sono decadute nell’oblio.

Tra queste vi si pone la mia, forse la più gloriosa ed epica. Ahimè, la novella è tutto, men che felice, ma crudel e infame, come le trame dei destini amorosi nel più dei momenti. 

Duecento anni or sono, ivi, nella Val Di Riana, stava sparendo Guidobaldo, colpito da una malattia di origine luetica, vera piaga sempre del Demonio! Guidbaldo aveva due figli, Andromaco e Nicodemo, entrambi di costituzione forte, di temperamento rampante e di nobiltà sicura. Andromaco divenne Condottiere dell’Alma della Provincia, grande combattente vivace e infrenabile, benché di animo timido e gentile con le dame di corte e delle campagne. Nicodemo invece seguì l’ozio delle Lettere, dedito agli scritti e alla poesia. Egli poteva andar alle armi assieme al fratello amato, ma, in virtù di una feroce sensibilità e di un alto ingegno, negò al padre la coadiuvanza ad Andromaco, passando tra le ombre delle sale del palazzo della Villa, nel Colle dei Roseti.

La corte lo seguì e lo corteggiò nell’animo e nella mente. Egli passava tutto il giro del sole a disquisire di teologia e moralità, di letteratura nobile e cristiana o volgare e pagana, quest’ultima concessagli dal Vescovado della Provincia, possidente della Biblioteca dell’Indice, la cui locazione è ignota perfino a me!

Era un giovine di bell’aspetto, candido e solare, glabro e perlaceo, colla chioma d’ottone e liscia, e l’occhio del giallo del grano maturo, e teneva una grazia nelle membra esili tal da essere una creatura angelica del Signore. Si diceva che, se non fosse stato figliol del Duca, non gli sarebbe sgarbato divenire, una volta giunta la maturità del fisico, un abile danzatore, un istrione. Tal discorso però era sempre nelle di lui camere, e mai sembrerebbe sia arrivata all’orecchio del padre. Come i suoi antenati, il Duca disprezzava acremente il mestiere dell’istrione, ma non seguì la regola della gogna come nel passato, bensì quella dell’esilio permanente. 

L’odio però non fu tramandato a Nicodemo: deliziava i suoi cortigiani con alcune poesie stese nella mattina, al cantar del gallo, e con alcuni dialoghi di stil platonico, composti nel meriggio. Era dunque circondato dai teologi, dagli storici, dai musici e dagli artisti, eppur era solitario. Aveva ventitrè anni, e ancora non aveva avuto lui la delizia più pregiata e succosa: l’amore. Sì, messeri, l’amor che muove il sol e le altre stelle. Lui non muoveva mai all’infuori della Villa, delle sue terre: sapeva tutto degli orbi, dei serafini e dei canti gregoriani, ma poco dell’impeto primo della Vita, l’Amore. E lui lo conobbe, ma non nelle fanciulle di corte, innamorate dello sguardo tenerissimo del giovine rampollo, ma in uno dell’altro sesso! Messeri, beata sia la mia anima se io dica il falso e malevolo: costui era innamorato di un sodomita! Poteva rischiar tutto, vita e opere e onore, ma il suo cuor era per lui, ed era implacabile, come la forza di questo essere, servo dell’arme nemico.

Voi, gente amabile e libera dalle oppressioni del demonio e dei suoi scherani, non forse già conoscete la historia tremebonda dei terribili Mercenari del temibile popolo dei Normanni! Oh, quanta ferocia portarono nella nostra terra, quale disgrazia fu per voi, indifesi alla loro maligna fame di distruzione, figlia del Demonio! Orrore! Morte! Sì, tutto fece il passo del Tempo, nulla più riaccadde nelle primavere successive, nelle decadi avanti. Ma allora la guerra era accanto al giovine, anche nell’animo. Il suo occhio delicato non doveva seguire quello selvatico e sanguigno del combattente, ma volle il Fato avverso al Signore che dopo quello sguardo non ci furono più notti chete per il giovine. 

Come si incontrarono?

  • Nel sogno, poi divenuto realtà (80%)
    80
  • Nell'unica uscita dalla Villa, nelle campagne (0%)
    0
  • Nella villa, in gran segreto (20%)
    20
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5 Commenti

  1. Adoro la scelta stilistica con cui scrivi questa storia, il linguaggio così ricercato e atto all epoca rende tutto molto piu coinvolgente, intendo che riesce a calarti in quelle circostanze. Se posso fare una leggera critica costruttiva: quando scrivi l’anno prima scrivi sempre “Domini” che significa “anno corrente” tuttavia non lo utilizzerei tutte le volte ma solo quando parli dell’anno in cui si svolge la storia poiché leggerlo tutte le volte prima di una data lo rende un po ripetitivo secondo me inoltre, se posso: adoro il fatto che le date siano scritte in parole però aggiungerei tra parentesi l’anno scritto in cifre per chi, come me è discalculico e quindi fatica a realizzare che numero sia effettivamente ma questi sono solo due piccoli consigli.
    Non vedo l’ora di leggere il proseguo di questa storia, ho votato per il sogno visto che Nicodemo fa sogni irrequieti 😉

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