Caduta Libera

Dove eravamo rimasti?

Mille metri allo schianto. Dicono che l'ultima cosa a cui si pensa sia indicativa di tutta una vita: è ora. Risveglio (44%)

Mille metri -

Come faccio a sapere se qualcosa è vivo o morto?

Per prima cosa si controlla il movimento: anche il più impercettibile moto riempie l’occhio di chi osserva di speranza, nonostante alle volte non sia che un’illusione dettata da un subdolo rigor mortis. 

Così feci io, col mio primo pappagallino, quando papà me lo portò a casa e per l’eccitazione lo strinsi così forte da ammazzarlo! 

– Se non si muove più – disse mio padre scuotendo la testa – significa che è morto.

Quanto avevo? Cinque, sei anni? Fu il mio primo contatto con la morte. 

Era strano, vederlo così immobile. Poco prima ho fatto così fatica per afferrarlo talmente tanto si dimenava e poi, piano piano, s’è mosso sempre meno; il respiro è rallentato e poco a poco anche le zampette hanno smesso di graffiarmi. Poi ha chiuso gli occhi ed è rimasto lì, immobile, come se dormisse.

Pensavo fosse stanco perché poco prima, nonostante io fossi lì a dirgli – Non voglio farti del male! – questo si muoveva ancora di più costringendomi a stringere sempre più forte per bloccarlo.

– Fai buona nanna pappagallino. – e dopo poco è l’ultima volta che lo vedo, mentre mio padre lo chiude in una vecchia scatola da scarpe. 

– Coco deve andare in letargo – sempre papà – e non si sveglierà prima di molto tempo. 

– Chissà cosa sognano i pappagallini? –  m’ero addirittura domandato, ma ora sono quasi sicuro che i pappagallini non vanno in letargo. 

E per sei mesi sono morto anche io. Immobile come un sasso.

Eppure i medici non smettevano a dire che non fossi morto.

Sono lì, sento tutto; odo passi di velluto entrare nella stanza, il freddo borbottio dei marchingegni che mi fanno respirare perché non sono più in grado di fare nemmeno questo. Ogni infermiera ha un suono, ha un suo odore, mi passa la spugna per tutto il corpo con un tocco diverso. C’è quella che sembra lo faccia per obbligo; nelle sue mani la spugna pare più ruvida di quanto non sia e ti grattugia la pelle senza rimorso, come se fosse tua la colpa della piega che ha preso la sua vita. 

E se lo dico io, guardando la piega che ha preso la mia di vita… 

C’è poi la titubante, che ti tratta come uno strano marchingegno che ha paura di rompere. Questo tipo è perfino peggio della prima, perché non riesce a scrostarti bene e rischi di puzzare! E non è una bella cosa puzzare quando non puoi muoverti né manifestare il tuo disappunto… 

Eh… facciamo così fatica a mentire col corpo… forse è per questo che il sesso è tabù, perché altrimenti capiremmo troppo l’uno dell’altro… bah…
Ah! Poi c’è la dolce, la mia preferita. 

È come se non avesse altro modo di manifestare la sua dolcezza che non attraverso il modo in cui tratteggia i contorni del tuo corpo. La dolce ha sempre un occhio di riguardo anche per la temperatura dell’acqua: questa non è mai troppo fredda, e nemmeno troppo calda. Ella non gratta con vigore eccessivo né è troppo delicata, non è troppo veloce o lenta. È semplicemente perfetta, così perfetta che faticheresti a immaginare un trattamento migliore. Addirittura, ed è la parte del mondo, sembra precorrere i tuoi bisogni senza che tu le abbia potuto dir nulla. Ti tratta insomma come il suo bambino, non ha schifo di te, del tuo corpo; non hai vergogna che lei ti veda nudo ma ciò non significa che non ti porti il massimo rispetto, e quasi quasi ci stai bene, nella stasi.

Peccato mi risvegliai.

Ormai disperarsi non ha senso. 

Un bel respiro e… 

E?

Ma… ma che è successo? 

Ora vorrei proprio saperlo: cosa m'è successo?

  • SPLAT! (29%)
    29
  • La voragine per l'inferno. (14%)
    14
  • Il mondo si congela. (57%)
    57

Voti totali: 7

Vota la tua opzione preferita

Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

35 Commenti

  1. Ciao, che fine hai fatto? Ti ricordi quando ti dicevo che dovevi pubblicare più lentamente, ecco non intendevo un episodio l’anno! 😉 Torna, dai, che questa è una bella storia e vale la pena continuare a scriverla, anche perchè tu sai come farlo. Ti aspettiamo. Un abbraccio.

  2. Non ho capito…
    cos’è successo? te lo chiedo io. Stavamo in caduta libera col paracadute e poi siamo entrati in un flashback del passato col pappagallo e il papà, e fin qui tutto bene, ti ho suggerito anch’io di farlo pensare alla sua vita passata mentre precipita. Ma la cosa dell’ospedale non l’ho capita. Cosa stavi cercando di dire, che è in coma e che il paracadute se l’è sognato? Oppure era un altro ricordo di quando è stato in ospedale molto tempo prima di essere in volo su quel paracadute?

  3. Ciao, mi è piaciuto questo episodio, anche se la parte sul coma è risultata un po’ indecifrabile. Però mancano tanti capitoli, avrai modo di chiarire, se vorrai farlo 🙂
    Uh, lo sai che a me è successo davvero un incidente del genere con un pappagallino?
    Alla prossima 😉

  4. Capitolo un po’ criptico, o almeno io non l’ho ben capito.
    Tanto che ho sbirciato il compito dei compagni, quelli che mi hanno preceduto nei commenti. 🙂
    Non sono d’accordo con altri, non si è schiantato, perché altrimenti avresti intitolato il capitolo ‘mille metri’? Penso piuttosto che sia tutto un flashback.
    Non pare esserci una vera soluzione di continuità tra la storia del pappagallino e l’annuncio dell’incidente che lo ha lasciato immobile per sei mesi. Però forse lo stai chiedendo a noi, sei anche disposto ad accettare l’opzione che il tuo protagonista si sia già schiantato. Non so. Voto il mondo si congela, abbastanza ambiguo da permetterti ogni possibilità.
    Ciao a presto.
    P.S., lo noto solo ora: ‘piedi’ sarebbe più corretto di ‘passi’ per la conversione delle misure.

  5. Ciao, effettivamente era un pò al di sotto come capitolo, però mi è piaciuto il flashback sul pappagallino…poverino!
    Se la seconda parte del capitolo era il coma in cui il protagonista si è ritrovato dopo lo schianto, spero ci ritornerai (sullo schianto e su come lui sia sopravvissuto) quindi ho scelto SPLAT!

  6. Non mi è molto chiaro se sia un flashback o una conseguenza dello schianto. Faccio fatica ad immaginare che si sopravviva, seppur in coma, a una caduta simile.
    i contenuti del capitolo mi sono piaciuti ma lo stile (linguaggio?) molto meno dei capitoli precedenti.
    Non ho capito la frase “ed è la parte del mondo”. Cioè?

    La voragine per l’inferno perché suona bene 🙂

  7. Oddio, sai che non ho capito la domanda?
    Direi ‘il mondo si congela’, ma mi viene il dubbio di non aver capito questo capitolo. Non è un flashback? Se la domanda è ‘perché sono stato ricoverato da bambino’, vista la stasi che rimarchi, potrei azzardare una Guillain Barré. Altrimenti… qual era la domanda?
    Noto un cambiamento nello stile, la prosa sembra più semplice. Ho da farti solo una domanda: lo hai modificato seguendo i suggerimenti di chi ti ha commentato?
    Lo hai deciso da solo?
    Non hai modificato nulla, sono io che vaneggio?
    Nel secondo e terzo caso non ho nulla da obiettare. Nel primo caso mi dispiacerebbe un po’: trovavo molto interessante l’alternarsi, o meglio il mescolarsi di prosa alta e bassa’, un esperimento che avrei continuato. Capisco l’obiezione che ti fa Gabriele, ma è anche vero che, se pure il jumper sta raccontando in presa diretta, non deve mica fare una sterile cronaca. E poi non sappiamo gli effetti che l’overdose di adrenalina può avere sulla sua prosa 🙂
    Ciao ciao

  8. Ciao Imothep 😉
    L’idea è originale e resa molto bene attraverso delle belle immagini, l’unica cosa che mi convince di meno è quello che ha fatto notare anche Moneta, il misto di alto e basso nel linguaggio, no so, trovo difficile pensare che uno da R1 e BASE jump usi certe parole.
    Voto Risveglio!

    P.s.
    Avevo ragione su The Incipit eh?! 🙂

  9. Ciao,
    Dico risveglio, perché mi pare il più adatto a presentare un altro cameo della vita del jumper.
    Idea straordinaria e incipit molto interessante. Tre capitoli troppo ravvicinati per ricevere l’attenzione che avrebbero meritato. Ti hanno fatto notare molte cose, alcune delle quali le avrei scritte io se non avessi letto i commenti precedenti. Qualcosa di originale da scriverti? Forse questo: è abbastanza palese che tu voglia rendere il ricordo di Elena (a proposito, ma il protagonista si chiama Ermete?) con parole alte, poetiche, ma per evitare l’eccesso retorico mischi espressioni ricercate ad altre diciamo più volgari in senso lato. Lo fai anche nel singolo periodo: le carni si mescevano al fango… ma perché fango? Perché non terra, o polvere? La scelta dei termini mi colpisce molto, mi sembra appunto un contrasto voluto tra ‘sublime’ e ‘infimo’. Ecco, questa parte non mi ha convinto del tutto, l’amalgama non mi sembra riuscita benissimo. Ma è solo un’opinione, ovviamente.
    Ciao ciao

    • Buon mattino Moneta e ti ringrazio per il contributo!
      Sono felice che l’effetto sia stato colto in pieno!
      Ho utilizzato il termine “fango” poiché m’ha catapultato con la creazione biblica dell’uomo. =)

      Sono molto legato alle parole che utilizzo, anche se questo, più spesso di quanto desidererei ammettere, capita per sfuggirmi di mano )

  10. Ma quanto mi è piaciuta l’idea del lancio e del racconto che lo descrive in presa diretta!
    Soffrendo di vertigini, mi sono così agitata che non potrei fare critiche obiettive. Allora ti dico che di pancia mi hai divertita e incuriosita. Sei giovanissimo e già parecchio capace. Bravo!

    • Sono emozionato a mia volta che il brano riesca a darti queste emozioni! Per tutto il tempo non ho pensato che alla caduta e al suolo che mi si avvicina più velocemente di quanto io riesca a comprendere!

      Ti ringrazio del complimento e m’impegnerò ancora più a fondo!

  11. Risveglio, mi pare l’opzione più aperta.
    Ciao Imhotep,
    Ho letto i tre capitoli insieme.
    L’idea alla base del racconto è molto originale. Non sapevo esistessero pazzi simili, ma il mondo è evidentemente bello perché vario. A mio parere è scritto bene, è molto scorrevole. Ti dico giusto due cose, proprio terra terra, che ho notato che magari ti possono essere utili:
    – usi il << per i dialoghi. È bruttino da vedere ed è uno spreco di caratteri. Se usi word o simili probabilmente puoi usare Alt+174 e Alt+175 per « e ».
    – nel primo capitolo mi è saltata all'occhio una ripetizione della locuzione 'Non che…'. Ripetizioni simili si evitano leggendo molte volte, in genere è meglio farlo a distanza di tempo dalla stesura.
    – non mi hanno convinto le lacrime che scorrono verso i capelli e ti spiego perché e perché sono così noioso da scriverlo: si presume che sia il vento a fargli lacrimare gli occhi e soprattutto a spingere le lacrime verso l'alto, visto che in caduta libera al massimo gli galleggerebbero intorno. Non mi intendo di paracadutismo, ma non è impensabile un lancio senza occhiali protettivi? Insomma, hai immaginato la situazione, corretto? Immaginare è fondamentale, ma documentarsi lo è altrettanto.
    – Allo stesso modo, è bello che immagini di salvarsi cadendo in acqua, ma da uno che conosce la storia di Vesna Vulovic (che tra l'altro non ricorda affatto come si è salvata) mi aspetto che possa immaginarsi che un tuffo di testa è quello che ha le minori possibilità di mantenerti in vita.
    Ecco, mi sono presentato, sono noioso e sgradevole, ma sai, penso che il bello di questa piattaforma sia il confronto tra noi e cerco di rendermi utile.
    Insomma: sei bravo e coraggioso, ma la mia impressione (è solo un'impressione) è che ti affidi molto, a mio parere troppo, all'istinto e alla tua notevole capacità immaginativa.
    Ti seguirò

    Ciao a presto

    • Non so che rispondere, letteralmente.

      Innanzitutto è a dir poco inquietante (nel senso in assoluto più positivo) che tu sia riuscito, nelle ultime tre righe, a “piantare la freccia tra le ali della zanzara”, tanto che per un attimo mi sono guardato attorno pensando; – ci sarà mica una telecamera nascosta?

      Oltre che a ringraziarti per l’attenzione dedicata alla mia storia, metterò subito in pratica il tuo consiglio circa lo spreco di caratteri. Effettivamente, ahaha, <> sono quattro al posto di – uno =)

      Circa la storia Vesna; desideravo prenderla come ispirazione, ma questa non è una scusa alla forzatura che ho fatto.

      Per la questione occhialini; mi sono immaginato una persona che, al millesimo lancio, abbia desiderato poco alla volta alzare la posta fino a “denudarsi”. Non essendo però possibile provare un lancio in paracadute senza tuta, ho cercato di togliergli gli occhiali protettivi ma, come tu hai fatto notare, non è un’ipotesi verosimile =(
      Dovrei assolutamente dedicare più tempo alla documentazione e non fare affidamento soltanto alla mia immaginazione.

      Se posso permettermi, il tuo commento è riconferma della qualità di questa community.
      Ti prego, non smettere mai d’essere noioso e sgradevole.

  12. E così hai deciso di scrivere un racconto intero sul volo in picchiata e tutti i pensieri che gli passano per la testa mentre va giù e realizza che morirà? ottimo! Ti faccio i miei complimenti. Non solo per l’idea originale e coraggiosa ma anche per il linguaggio curato nelle immagini, perchè non le spiega ma le mostra, come un buono scrittore deve fare.
    Un consiglio, anzi due:
    uno: vai piano, aspetta a pubblicare o non si fa in tempo a leggerti e votarti.
    due: fossi in te adesso andrei per flash-back. Hai presente il film ( tratto da una storia vera) “127 ore” del grandissimo regista Boyle? Ok, lo scalatore è lì a combattere tra la vita e la morte ( come il tuo) incastrato tra le rocce. E pensa alla sua vita. Ogni fatto della sua vita è una scena. Potresti fare lo stesso ( in fondo hai una caduta libera e ben sette episodi da scrivere!!) e raccontare per ognuno dei prossimi episodi un ricordo della sua vita… poi deciderai come concludere… se con lui che si schianta al suolo oppure no… ma devo dire che hai davvero un bel potenziale e ti seguo volentieri. A presto e benvenuto su The Incipit! 😉

    • Non so come ringraziarti di un commento che mi ha costretto a prendere in mano la tastiera del computer e andare avanti a scrivere.

      Sono appena approdato su the incipit e stento a credere d’aver trovato una community così aperta e ben disposta, oltre che colma di persone di talento!

      La mia intenzione era proprio quella di procedere per flashback e ricostruire pian piano la vita del protagonista a seconda di ciò che prova di fronte all’essere spacciato.
      Per il consiglio; purtroppo non ho ancora visto 127 ore, ma ora che me lo hai detto provvederò al più presto!
      Giuro anche che cercherò d’andare più piano 😉

  13. Capisco che siamo in caduta libera ma vai troppo veloce, non si ha nemmeno il tempo di commentarti.
    Mi è piaciuto molto anche questo episodio, davvero.
    Col richiamo finale a spiegarci il bisogno di adrenalina e sensazioni estreme.
    se poso permettermi, “zozzi” rovina la frase sui momenti di eternità pagana: laidi, sconci, turpi, triviali, anche sudici se vuoi, ma zozzi suona male a mio umile parere.
    Risveglio.
    Ma non usare il solito stratagemma del “era tutto un sogno”, eh?

    • Ho cercato con zozzi una nota stonata, ma capisco che non sia il modo migliore per far fluire una frase =(.
      Ti ringrazio per le alternative che mi consigli e, circa la velocità di pubblicazione, prometto d’essermi calmato 😉

      Post Scriptum; cercherò d’andarci piano con il cliché del sogno, nel caso dovesse prospettarsi =)

  14. Ciao Soul
    Quanto sei veloce a pubblicare, va bene che è “caduta libera” ma non esageriamo ahahah 🙂
    Il sito consiglia di aspettare almeno una settimana/dieci giorni tra un capitolo e l’altro per dare tempo ai lettori di leggere l’episodio. Tieni conto che ci sono più di 300 storie in attesa… Inoltre, ti suggerisco (bonariamente) di leggere e commentare i racconti degli altri, così ti fai conoscere. Questo è il gioco di questa piattaforma “interattiva”.
    In questo episodio mi hanno colpito le frasi:
    “le guance sono intinte nel vento, come i segni coi quali i pellerossa si tracciavano il volto prima della caccia”. Gli indiani usavano pitturare il volto sia per la caccia (funzione mimetica), sia prima della guerra perché rendeva il loro aspetto più aggressivo.
    “zozzi momenti d’eternità pagana (??)”
    ciao ciao

  15. Mi è piaciuto davvero molto questo tuo incipit. avvincente e ben scritto.
    Premesso che non capisco nulla di caduta libera (né di salto col paracadute, d’altronde) e che tanto è solo un racconto, ho scelto che prova a calcolare l’atterraggio meno dannoso, magari c’è un bosco di alberi frondosi e morbidi.

    • Grazie infinite Profana, inutile dire che il tuo commento è un dolcissimo sprone a continuare il racconto.
      Il banzai base jump è una disciplina che fuoriesce dai tradizionali canoni di “sport”, andandone a ogni lancio della tua stessa vita. Anche io sono rimasto basito la prima volta che ne ho sentito parlare, finché ho scoperto che, ad esempio in Giappone, è una disciplina abitualmente praticata dai paracadutisti più folli!

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi