Il terrorista riluttante

Dove eravamo rimasti?

Ed adesso? Manteniamo la suspence, ed andiamo a ritroso a conoscere la storia di Hamid (75%)

Nel Deserto...

Hamid ormai non riusciva più a dormire, e decise così di alzarsi e prepararsi per quella altra lunga giornata. Dalla finestra della sua tenda contemplava ancora quel paesaggio desertico dell’altopiano del Nejid, rischiarato da una enorme luna piena. Un deserto di rocce e sassi, con poca sabbia che ogni tanto appariva qua e là, insieme ai radi arbusti spinosi.

Ora tutto sembrava immobile, irreale, fissato in quei colori tenui e vagamente spettrali dalla luce lunare… Lì la luce della luna era molto più intensa rispetto a tanti altri luoghi da lui visitati in passato, perché immersa in un buio “assoluto”, solo leggermente “inquinato” dalle poche luci artificiali dell’accampamento.

Hamid stava imparando a conoscere quei luoghi, così alieni rispetto alla sua vita passata, ma che tante volte  aveva immaginato con la sua fantasia. Nella sua mente quelli erano i luoghi “ancestrali” di ogni fedele musulmano, quelli della prima Ummah, la prima comunità dei credenti. Anche loro come lui erano dovuti essere “emigranti”, e raminghi nel deserto.. almeno per un certo periodo.

Lui adesso non era più solo, con lui c’erano gli altri Ikhwān della sua organizzazione, i suoi nuovi “fratelli”…

In quel momento ed in quel luogo erano solo una piccola cellula della sua grande organizzazione. “Per ragioni di sicurezza”, gli avevano spiegato, dovevano restare in piccoli numeri, per potersi muovere più agilmente, con due o tre pickup, in modo da non si attirava attenzione.

La partenza quel giorno era prevista tra qualche decina di minuti, ed avrebbero viaggiato nell’ultima parte della notte.

Era certamente un’esigenza di sicurezza, ma aveva anche un eminentemente pratico. In quel modo si aumentavano le ore utili per il viaggio e per preparare l’accampamento, prima che il caldo diventasse insopportabile!

Da due settimane quella era la sua routine quotidiana, da quando era sbarcato a Jeddah.

Prima piccoli appartamenti alla periferia di alcune città minori… poi sempre più nell’interno, fino agli accampamenti nel deserto del Nejid, tra i quali ora si muovevano.

Si cominciavano a sentire dei rumori. Erano gli altri Ikhwān che si svegliavano. Li guardava che uscivano delle tende, ma non li riconosceva ancora. Non aveva famigliarità con loro, storie e caratteri fin troppo diversi dai suoi. Anche l’arabo classico, l’unica lingua ufficiale della loro organizzazione, un po’ limitava la capacità di interagire. Hamid lo capiva e lo parlava in maniera adeguata, ma senza la naturalezza di una lingua di uso quotidiano.

Molti di loro gli ricordavano i lontani parenti e conoscenti che aveva incontrato nelle estati passate in Turchia o in Egitto, con i quali mai si era sentito a suo agio. Più violenti, più forti, più volgari. Purtroppo nella sua infanzia poche volte poteva dire di essersi sentito a suo agio, insieme ai suoi coetanei maschi.

Preferiva stare da solo a casa, a giocare ai primi videogiochi digitali, o ai compagni di scuola della sua ristretta cerchia, con cui la competizione era su chi avrebbe preso i voti migliori, oltre che con le ragazze.

Ma adesso la sua vita era finalmente cambiata, non doveva ormai sentirsi più in nulla inferiore a nessuno! Adesso lui era il Mujahid  Hamad Al Amriki, una nuova persona. Il tutto era simbolicamente manifestato dal nuovo ism (nome personale), in arabo classico, e dalla propria nisba, l’appellativo scelto solitamente in base alla provenienza geografica, che però lui amava considerare il proprio “nome di battaglia”. Più che la sua provenienza in senso stretto (era comunque da alcuni anni diventato cittadino americano), gli era piaciuto farsi attribuire come nisba Al Amriki (che letteralmente vuol dire l’americano) perché gli faceva tornare in mente il cognomen degli antichi generali romani studiati a scuola, che lo assumevano dopo aver vinto, e non solo vinto, ma proprio debellato (distrutto) una potente nazione straniera.

L’altra ipotesi di nisba che gli era stata proposta, Al Danimarki (il danese), non l’aveva nemmeno presa in considerazione. Lo considerava ridicolo, ancora oggi si vergognava a ripensare ai risolini ed ai sorrisi in aeroporto o all’università quando aveva dovuto dire che era cittadino danese. Lui, con quelle caratteristiche fisiche così mediterranee, più egiziane che turche, cosa che intimamente temeva aveva fatto sempre vergognare un po’ suo padre.

Si ricordava che qualche anno prima, dopo aver preso la cittadinanza americana, aveva ritrovato nascosto all’interno di un cassetto, il suo vecchio passaporto danese. Lo aveva gettato via, senza troppi rimpianti.

Tutti quei ricordi, ormai lontani, quella era la sua vita passata!

Adesso per lui si apriva una esistenza nuova, testimoniata proprio dal suo nome nuovo.

E quel giorno, tra poche ore, al nuovo rifugio, avrebbe ritrovato il suo imām, la sua guida, il suo mentore. Quello che due anni prima lo aveva scoperto, in un’altra notte estiva insonne, all’interno di una chat criptata del deep web.

Adesso che avete conosciuto qualche particolare in più del nostro protagonista Hamid... come procediamo?

  • Continuiamo a scoprire di più su Hamid, continuiamo i flash back sulla sua storia personale (25%)
    25
  • Ritorniamo a vedere cosa trova l'equipe dell'Università della Virginia in quel locale dell'aeroporto di Washington (50%)
    50
  • Vediamo che succede all'arrivo del radicalizzatore di Hamid, e cosa succede per loro la mattina del secondo giorno (25%)
    25

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36 Commenti

  1. Equipe dell’università e ti tolgo dal triplo pareggio 😀
    Ciao, Nahaman
    Storia interessante e a mio parere ben narrata. Personalmente trovo che manchino un po’ i dialoghi, il che rischia di rendere la narrazione simile a un resoconto. A proposito di dialoghi: il “·” non è bellissimo, potresti considerare i doppi apici o le virgolette caporali («»), ottenibili in molti modi, ma quasi sempre digitando 174 e 175 sul tastierino numerico mentre tieni premuto il tasto “Alt” (di destra, in genere). C’è anche qualche refuso evitabile, in un sito come questo, dove *non* puoi correggere, sono una mezza dannazione 😀
    Soprattutto nell’ultimo capitolo ho notato un proliferare di parentesi. Ecco, sarebbe preferibile evitarle il più possibile (sono tollerabili giusto nei commenti informali come questo 😀 😀 ), nel tuo caso vuoi fornire la traduzione, quindi vanno benissimo anche un paio di virgole.
    Questo:
    voglio sentire anche Scott… [il loro collega Scott Suskind]
    è brutto brutto brutto 😀
    Al massimo può andar bene come nota durante la stesura del testo, ma in un racconto non si può vedere. In casi simili ti devi fidare del lettore: ok, le dottoresse stanno conversando, parlano di Scott, io non so chi sia… mi preoccupo? No, perché so che se questo Scott è un personaggio importante apparirà in seguito… e sicuramente avrò modo di scoprirne anche il cognome. Del resto, mi hai preso per un babbalone? 😀 Se una dottoressa, parlando con una collega di questioni mediche, dice di voler sentire tale Scott, io cosa devo pensare? Che Scott faccia l’idraulico? 😉
    Insomma, spesso è utile scrivere qualcosa in meno piuttosto che eccedere nel didascalico,

    Ciao, a presto

  2. Ciao Nahaman, anche il più insospettabile può nascondere un segreto così oscuro. Riflettevo sul tema molto attuale e di come spesso persone comuni si siano poi macchiate di delitti e stragi terribili. Dentro di me non ho mai saputo darmi una risposta , su cosa spinga un essere umano a tali atrocità. Aspetto il prossimo capitolo!:-)

  3. Abbiamo passato la boa della 5 puntata, sapendo che dobbiamo arrivare al massimo a 10, è forse ora di scoprire le carte? Oppure possiamo far crescere ancora un poco la suspence sul “piano” che effettivamaente Hamid ha preparato?
    Ditemi voi, è il bello di scrivere su The Incipit, un po’ il crowd funding per chi scrittore non è, ma che ha delle storie che vuole raccontare!

  4. Perfetto, adesso sappiamo qualcosa in più del nostro protagonista.
    Refusi a parte mi sono accorto che hai qualche difficoltà a gestire avverbi e indicazioni temporali.
    * Lui adesso non era più solo
    * La partenza, quel giorno, era tra dieci minuti
    * E, quel giorno, tra poche ore
    La prima è la più difficile da capire anche perché è un’espressione che non è infrequente trovare, anche in libri di autori famosi; alcuni la considerano una tollerabile forzatura, in realtà è un errore, e lo è perché gli avverbi ‘adesso, ora ‘ indicano il momento presente, e l’utilizzo che ne fai crea una contraddizione temporale: lui adesso (nel momento presente) non era (imperfetto)…
    Le altre due, se ti è ben chiara la prima, non sono difficili da capire, ‘tra dieci minuti’ e ‘tra poche ore’ indicano una distanza temporale sempre dal momento presente, ma la narrazione è al passato, meglio espressioni come ‘di lì a pochi minuti’ ‘di lì a poche ore’, sempre se non vuoi ripensare completamente la frase (ed, a volte, è la cosa migliore da fare).
    Se ti segnalo certe cose non è per fare il professorino, ma per provare ad aiutarti a capire cosa e dove sbagli, esattamente come in tanti hanno fatto con me. Ciao.

    • Grazie mille del commento, Lou, ti ringrazio, ogni consiglio, è sempre ben accetto. Lo ammetto candidamente, non sono uno scrittore di narrativa, e questa è la mia prima storia, sto imparando strada facendo. Quel “Adesso” avrebbe dovuto essere riferito al “flusso di coscienza” (mi sembra che si dica così) di Hamid che sta pensando alla sua situazione. Sono purtroppo sempre indeciso tra il punto di vista del narratore onnisciente o invece utilizzare il protagonista-narratore-flusso di coscienza. Mi dovrei ristudiare un po’ di letteratura, gli anni del liceo si stanno allontanando troppo in fretta. Io quando scrivo, essenzialmente descrivo una specie di film mentale… La prossima volta cercherò di essere più preciso e stare attento ai tempi ed avverbi. Chissà cosa ne pensano gli esperti e le esperte (Befy mi sa che non mi legge più perché l’ho fatta aspettare troppo) di come conciliare il flusso di coscienza del protagonista con le indicazioni temporali. Vi ascolto, e sono qui umilmente per imparare!

  5. Scusate purtroppo alcuni errori di battitura… e pensare che l’avevo riletta… purtroppo quando sei sempre sul filo delle 5.000 battute e riordini un po’, alcune cose sfuggono… Ci vorrebbe la possibilità di fare ancora un limitato editing dopo la pubblicazione, pochi caratteri, con un limite temporale!

  6. Ho letto tutta questa storia arrivando a questo punto. Ti faccio i miei complimenti per il modo in cui hai descritto l’intera storia, l’idea per la trama mi ha attratta, ma sono del parere che se questa non la si può sviluppare a dovere la storia in sè potrebbe risultare noiosa. Questo non è stato il tuo caso, anzi, devo dire che hai reso il complesso notevolmente interessante.

  7. Ciao Natham. Recuperato i 4 episodi. Vorrei sapere ancora qualcosa di Hamid, anche perché per come avevi inizialmente impostato il racconto dovrebbe essere lui il protagonista, giusto? Per ora la Bignami la lascerei sullo sfondo. Seguo.

    • Ciao Lou, diciamo che Hamid e Lorenza Bignamini sono i due.. personaggi principali della storia… qualcosa di più si può sapere facendo un po’ di flash back da entrambi… ma non vi voglio svelare di più… La settimana prossima sarò via.. ma le idee ormai stanno prendendo forma… Quindi prossima puntata.. aspetto che si delinei la scelta dei lettori… ed è pronta!

      PS In un pomeriggio mi sono letto i tuoi gialli… tutti molto apprezzati! A presto!

    • Grazie mille, Celestebarbara, dell’osservazione… Mi hai dato uno spunto interessante, io pensavo che la gente volesse arrivare a sapere subito cosa si nasconde là dentro.. ma così rischiavo forse di non poter più introdurre bene questo personaggio. Grazie del suggerimento, ancora qualche giorno e arriva la nuova storia…

  8. Mi devo scusare per l’enorme ritardo… purtroppo sembra che trovi il mio tempo solo d’estate… per continuare questa storia… ma sto andando avanti… ho già immaginato un po’ di cose… aiutatemi voi, con anche suggerimenti su cosa può accadere… vediamo se mi aiuterete a concludere entro questa estate tutta questa storia!

    • Grazie Danio! In molti volete veder cosa succede la mattina del giorno dopo… vediamo se ci sono richieste di altro tipo. Aspetto ancora qualche giorno, e poi aggiungerò il nuovo capitolo. Fidati, non voglio lasciar passare un altro anno, ormai è un po’ una sfida con me stesso, di arrivare in fondo e vedre poi il risultato, quale che esso sia. Se sono riuscito a mettere “in ansia” anche te, allora è un complimento, l’effetto thriller sta funzionando. Alla prossima, Danio!

  9. Ciao,
    in realtà il tuo incipit l’avevo già letto a tempo debito, me lo ricordavo. Non avevo commentato un po’ perché il sito è ricco di storie abbandonate e a volte aspetto qualche capitolo per vedere se va avanti, un po’ per il tema: mica facile mettersi nella testa di un fanatico terrorista, difficile resistere alla tentazione di andare nella psicologia da bar o sul patetico.
    Per ora il tuo racconto fila bene, ogni tanto dovresti rileggere un po’ di più : quando le sviste abbondano la lettura ne risente. Su word dovresti annullare la formattazione automatica, che ti trasforma i dialoghi in elenchi puntati 😉
    Ho solo un dubbio sul tipo di attacco: se non ha mentito e sta per scatenarsi una epidemia di massa di ebola la conseguenza più probabile è un’ecatombe più che una propagazione di panico e insicurezza. Rischi di sfociare in un racconto fantascientifico-catastrofcio-apocalittico, più che giallo. O hai già previsto un escamotage?
    Ciao

    • Ciao Befy (spero non ti dispiaccia se dico così), seguirò il tuo consiglio du word, e sarò meno impaziente di scrivere, una volta che ho deciso di farlo. Sono troppo principiante, ma le sviste mi fanno arrabbiare troppo, me ne accorgo sempre una volta che ho postato il pezzo definitivamente. Il titolo dovrebbe dare già qualche sospetto, sulla presenza di futuri colpi di scena. Mi immagino la storia verificarsi in tre giorni, anzi, due e mezzo per la precisione (un tempo, due tempi e la metà di un tempo…). Capisco poi benissimo che il tema è veramente “non facile”, anch’io mi sono chiesto a volte dell’opportunità di proseguire, ma il messaggio finale che spero di lasciare non è di catastrofe. Hamid e Lorenza sono uno il “complementare” dell’altro/a, si sono già incrociati nella loro vita, e si incroceranno ancora. Hamid è un anti-eroe, ingiustificabile, ma ha comunque nella mia mente uno spessore psicologico forte, che vorrei portare alla luce. Fidati, questa storia la volgio concludere, da troppo mi continua a “bussare” nella testa. Grazie del commento

  10. Rileggendo questo terzo episodio, non so… (scusate anche il commento precedente non riletto, non sono diventato dislessico, solo l’ho scritto praticamente al buio e di corsa), secondo voi è una reazione plausibile? Troppa calma, troppa freddezza? Fatemelo sapere. L’idee per continuare e concludere la storia ci sono, aiutatemi a tirarle fuori! Grazie a tutti e scusate davvero l’enorme ritardo!

  11. Scusatemi per il quasi anno di ritoardo, purtroppo la vita mi ha tenuto impegnato in tutta una serie di qeustioni che mi hanno impedito di contininuare a scrivere questa storia, ma non a pensarla. Eccovene un altor episodio, per il prossimo non vi farò aspettare più di una settimana! 😉

  12. Passato, presente e futuro prossimo: questo flashback è un’ottima pausa caffè che mi fa apprezzare meglio il protagonista ed è di slancio per quello che vuoi raccontare. Ma vorrei non fosse svelato tutto subito. Gradualmente, per ricordi ed esperienze, vorrei venisse fuori il vero volto del terrorista.
    Mi piace molto l’ambientazione, la ricostruzione storica che ricorda molto i fatti che i miei colleghi palestinesi mi danno sul loro passato. Mi intriga il lavoro che c’è dietro, anche.
    Continuo a seguirti con piacere, ma voto per la reazione al videomessaggio.

  13. Ciao.
    Scritto molto bene, senza troppi fronzoli e terribilmente attuale.
    Personalmente vorrei scoprire qualcosa in più di questo Hamid, questo ragazzo probabilmente nato e vissuto in Virginia.
    Inoltre ti consiglio di seguire i suggerimenti di Giorgia che ho letto qua sotto. Naturalmente poi ognuno è libero di fare ciò che vuole.
    Nel darti il benvenuto, seguo volentieri il tuo racconto 😉

  14. Ciao Nahaman,
    incipit molto inquietante e ti assicuro che basta veramente poco per far scatenare una psicosi. Io per primo, dopo i fatti di Parigi, ho ridotto le passeggiate per il centro di Roma. Comunque ti faccio i miei complimenti per lla scrittura scorrevole e l’argomento molto attuale e interessante. Se vuoi passare a leggere anche il mio, lì invece troverai l’Italia del passato e i sacrifici della povera gente. Non esiste un paese che non abbia sofferto, ognuno ha la sua tragica storia. A presto.

    • Grazie per la lettura, Giorgia, e per il commento-feedback che mi hai lasciato. Anch’io vorrei dire di più su Hamid, un abbozzo di racconto in testo l’ho già, devo però vedere/decidere però come e quando farle “coagulare” e darne una forma definitiva che stia in 5000 battute… Quanto tempo è bene lasciare prima di passare al secondo episodio? Quanti commenti è bene ancora aspettare?

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