Caccia Notturna

Dove eravamo rimasti?

Durante il viaggio in treno il protagonista fa un sogno. E cioè: gli viene svelato che in realtà la sua vita è un sogno di Szurado (75%)

Ah... Paris!

[MI SCUSO PER LA LUNGA ASSENZA]

Già fin nei più teneri anni della mia infanzia, il mio piccolo cervello amava strusciarsi, come si struscia un gatto contro gli spigoli dei mobili, contro questo genere di amare fantasie: che sarebbe successo se una bella e limpida sera d’autunno — mio padre guarda la televisione, mia madre è accanto a me sul divano — cosa sarebbe successo, dico se — improvvisamente —, senz’alcuna consequenzialità né coerenza logica, mi fossi, d’un tratto, alzato, avessi, lentamente, aperto la finestra e, di colpo — due occhi svuotati bucherebbero allrora il volto tranquillo di mia madre — mi ci fossi buttato attraverso? L’esperimento non fu mai tentato. Ma questo gusto perverso per i limiti della verosimiglianza mi è rimasto, come rimangono le malattie leggere, genetiche, poco gravi che acquisiamo con la nascita e alle quali noi e gli altri, più o meno lentamente a seconda dei casi, finiamo per abituarci e che diventano, che lo si voglia o meno, delle tare, dei tratti irragionevoli, inconsci e profondi del nostro carattere.

Fu così che mi ritrovai a Parigi, per la precisione a Saint-Denis — incongrua, bizzarra testimonianza di un tempo in cui s’incoronavano dei re, in cui li si incoronavano all’interno di chiese monumentali, fornite di tutta un’architettura di guglie, di torri e vetrate, raffiguranti altri re, e poi dei santi e dei vescovi e altri essere immaginari, e infine Dio, a volte, può essere. Ed ecco, adesso, i gargoyles a guardia dei sacri cadaveri regi in marmorea putrefazione custoditi nella basilique, si guardavano intorno inutili, anacronistici e spaesati e passavano il loro luuuungo infinito tempo a sbirciare i passanti multicolore, inusitati, ad annusare pigramente l’odore di umido delle case popolari lì affianco, ad annusare con un po’ più d’interesse il profumo passabile delle merguez o di alte magrebiche o sub-sahariche prelibatezze preparate all’entrata del metrò.

Allo stesso modo trascorse la mia prima giornata nella Ville Lumière. Alle 18 circa, una sola signora — vecchia signora, dal debordante grassume, ma dalla faccia simpatica — era rimasta all’entrata del metrò, con le sue pannocchie di mais arrostite, invariabilmente seduta sul suo sgabello. Quell’istinto fisiologico completamente insensato che due volte al giorno circa ci ingiunge una certa forma di comunione bestiale e insalivata col mondo esterno, e che chiamiamo, abitualmente, fame, prese a rovistarmi le budella, e dalle budella passò alla volta della bocca dello stomaco e conseguentemente al cervello. Mi avvicinai alla signora, comprai una pannocchietta. Lei mi fissò per qualche istante come avesse colto in me un « teeerribile segreto » (così ebbe a dirmi in seguito) e cercò, senza per la verità insistere molto, di vendermi le sue miracolose doti predittive.

Ma sì, non mangiavo da quasi una giornata intera ma, sapete, Parigi è Parigi, mi dicevo e sentivo brulicare in ogni mia decisione, foss’anche la più minuscola, la incantevole influenza del suo spirito frivolo, inutile e artisticamente ispirato. La donna vi guadagnò 5 euri e io una macabra rivelazione: « aiuto! Seigneur! — esclamò la dama — predire il vostro futuro è impossibile, voi… ». E mi spiegò, in breve, che la mia vita era solo un sogno, il sogno d’una persona, per mia fortuna a me molto cara. Il nome di costui cominciava con la S e finiva con Zurado. Non conoscendo molte persone con queste stesse caratteristiche, mi allontanai di qualche passo appena — disperato. 

Sconcertato, presi a chiedermi cosa questo potesse significare… mi guardai attorno, tale e quale a un gargoyle, osservai il paesaggio: chi è Szurado? Mi ricordo… un piccolo villaggio della provincia lombarda, un re, una caccia notturna… per quale strano motivo tutto questo mi sembrava brumoso e lontano? Per quanto tempo avevo viaggiato? La disperazione si era un momento assopita — ero rimasto con gli occhi puntati nel vuoto della mia memoria sottomarca… 

Come mi sembra strano — tutto. Di colpo, è cambiato il modo in cui parlo, di colpo mi si dice che non esisto, che sono un sogno de… dello schifoso Szurado. Che mi ha fatto sto Szurado, perché lo odio tanto, com’è fatto? Rumoroso sciame di domande. Dell’infanzia solo uno scheletro di sensazioni è rimasto: è cambiato il paesaggio, sono morto a metà e questa morte incompiuta è inquietante. Sono veramente il sogno di… « Madame, voi mi avete detto Dio, forse, e io ho capito Szurado? ». 

La donna già si allontana.

Quale decisione prende il protagonista?

  • Decide di tornare a casa (0%)
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  • Decide di ammazzarsi sotto un treno (0%)
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  • Decide si seguire la signora che sia, ormai, si allontana (0%)
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28 Commenti

    • Ciao, grazie di aver letto. come probabilmente avrai notato oggi ho letto la tua storia: sono rimasto perplesso, sul serio, non riesco a capire come possa piacerti il mio modo di scrivere, quello che scrivo eccetera… (nb: non lo scrivo per modestia o che so io… è che sono due modi di scrivere così antitetici, diciamo, e il tuo è così calmo e delicato che davvero non capisco come… non so se sono riuscito a spiegarmi)

      • Certo, ti capisco bene. Ma a volte accadde proprio questo… ci piacciono cose lontane da quello che scriviamo…ed è un bene, altrimenti rischieremmo d’appiattirci con letture sempre uguali. Pensa che io adoro Joe Lansdale e spesso mentre leggo i suoi meravigliosi romanzi chiudo un occhio perché mi mette ansia e devo prendere un respiro prima di continuare 😉
        E poi ti dirò che ho scritto “Il signor Binnibut” proprio per inventare qualcosa di leggero che non avesse nulla a che fare con un’altra storia su cui sto lavorando.
        Poi certo, lo stile resta quello, ma i contenuti possono dare risonanze differenti al nostro modo di scrivere.
        Per cui ti assicuro che apprezzo molto il tuo stile e ciò che racconti. Davvero 🙂

  1. Premettendo che non so se potrai superare “Le pain (Il pane)” per il mio ormai innamorato cuore, seguo con estremo interesse anche questo racconto.
    L’ambientazione sembra molto interessante, lo stile continuo a reputarlo tra il folle ed il geniale, voto per il cardinale e aspetto con ansia il prossimo capitolo.
    A presto,

    • Hai ragione, lo preferisco anch’io. Ma — cosa che forse il tuo istinto geometrico e allo stesso tempo tormentato non faticherà a comprendere — mi stanco spesso e — cosa che forse il tuo istinto geometrico e allo stesso tempo tormentato faticherà a comprendere — altrettanto spesso lascio perdere. Scrivere del pane, contro ogni previsione, si è rivelato uno sforzo più grande della mia pazienza se non delle mi capacità (anche se, e lo dico senza ridicoli incensamenti, il tuo tentativo è di gran lunga più estenuante e, se devo essere sincero, le Pain è nato probabilmente come un tentativo di liberarmi delle tue stesse ossessioni e della tua stessa impossibilità di scrivere senza guardare la penna, potremmo dire, e cioè senza in un certo senso pensare. Ma, in questo periodo mi ritrovo più estroverso del solito e incredibilmente più disposto ad aderire a qualcosa, perciò spero che anche questo racconto finisca per piacerti!)

  2. Lo zio eccentrico.
    Anche se vuol essere un flusso di pensieri, secondo me andare a capo un po’ più spesso aiuterebbe la lettura.
    A parte ciò (e un paio di sviste, ma so che a volte anche rileggere allo sfinimento non basta per non lasciarsene sfuggire), mi è piaciuto davvero molto. Più fantasy che avventura, forse, ma davvero pregno di promesse per il seguito.
    Certo che se la mamma gli leggeva solo le pagine felici di Dostoïevski, non doveva durare molto la lettura serale 🙂
    Ciao

    • “Certo che se la mamma gli leggeva solo le pagine felici ecc…” sì esatto, la tua è un’osservazione ottima — non posso rispondere né spiegare, però: probabilmente ti direi troppo dei prossimi episodi… ma sei sulla strada giusta se vuoi scoprire quello di cui sta storia realmente parla. Magari ti sembrava un dettaglio senza importanza, ma ti assicuro che non è così — anche se non me ne sono accorto finché non me l’hai fatto notare, devo essere sincero! Ahah.

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