Storie su ruote

Dove eravamo rimasti?

Credo di sapere come sarà l'ultimo di questi racconti. Scegliete, quindi, una colonna sonora e specificate una traccia in particolare: Semplicità, qualcosa di POPolare italiano (44%)

Sì, viaggiare

Ovvero Lo zoo del treno

“Quel gran genio di Tommaso, lui saprebbe cosa fare. Lui saprebbe come aggiustare – con un cacciavite in mano fa miracoli – quello stupido problema”.

C. continua a scorrere la homepage di Facebook con il telefono in mano, distrattamente, in attesa della partenza. I passeggeri si affrettano a salire per cercare un posto, fosse anche uno di quelli in piedi contro quegli scomodissimi cuscinetti posti ad un’altezza improbabile, che ti costringono a stare in punta di piedi per appoggiarci le natiche, oppure ad abbassarti facendo urlare i muscoli delle cosce.

“Almeno oggi l’ho scampata”.

Dal treno delle 18.10 straripano sempre centinaia di zaini, gambe, valigette, orologi, completi, computer, braccia con maglioncini o camicie sudaticce che tornano alle loro case. Una fauna che merita di essere osservata, non importa quanto stanchi possano essere gli occhi.

Seduta di fronte a C. c’è una signora coi capelli neri, con un abito coi volant sul davanti; ha nelle orecchie delle cuffie piccole col filo rosso, ascolta la musica che ne esce ad occhi chiusi e non può trattenersi dall’accennare un ballo, con le dita che pizzicano le corde d’aria di una chitarra invisibile. Quando solleva le palpebre e si accorge dello sguardo di C. su di lei, apre le labbra in un sorriso e si toglie una cuffia.

“Tie’”, le dice allungandola a C. che, titubante, la afferra. “Ascolt pure tu”.

La donna alza il volume ancora e ancora e continua a scatenarsi sulle note di una qualche canzone dei Deep Purple di cui C. non riesce a ricordare il titolo; quel che è certo è che il suo timpano non sopporterà a lungo un tale accanimento.

“Ca è ‘sta roba, Carme’?”, dice il signore di fianco alla donna, tirando il cavo e sfilando gli auricolari dalle orecchie di entrambe. La musica continua a uscire imperterrita.

“Miii, nun capisc nente, tu”, replica lei, lanciando uno sguardo d’intesa a C., che alza timidamente le spalle, sollevata di avere le orecchie di nuovo libere; la donna si riprende bruscamente le cuffie e soffoca un poco la voce di Ian Gillan che sta attaccando Spread the word around: / The rat is leaving town.

Le porte del treno si chiudono come se stessero tirando un sospiro di sollievo e, pigramente, le carrozze scivolano fuori dalla stazione, rallentando per poi accelerare, con un ritmo fluente di vita nel cuore.

“Gentilmente, sposteresti un po’ il piede, cara?”.

C. si muove subito, chiede scusa con un cenno, e poi saluta riconoscendo il Distinto Signore che indossa sempre un completo grigio, una camicia e una cravatta. Questa sera sembra più stanco del solito, e si guarda attorno infastidito dallo zoo del treno.

Poco più avanti, un cane abbaia forte da mezzo minuto, mentre la padrona cerca di farlo tacere gridando ancora più forte. “Alex! Alex, stop it!”. Ma Alex sarà il cane o uno di quei bambini biondi laggiù, che spiacciano la faccia contro il finestrino e quasi lo leccano? No, quelli sono tedeschi, senti? “Mir geht es gut, mama?”. O qualcosa del genere.

Ding, una notifica su un cellulare.

La donna con le cuffie continua a muoversi a ritmo di musica, il Distinto Signore chiude gli occhi, respira forte e poi apre un libro fingendo indifferenza, C. ascolta con discrezione – ding, notifica – la conversazione delle tre ragazze in età da liceo sui sedili dall’altra parte del corridoio.

Un bip-bip-bip lontano annuncia l’arrivo del controllore, ed è subito un frugare in tasca per trovare biglietti e abbonamenti. Proprio mentre la divisa verde si avvicina, il treno rallenta, ha un sobbalzo e si ferma di botto in mezzo al nulla.

Tra gli sbuffi della gente, suona un telefono; continua a suonare; lo sentono tutti in carrozza tranne la proprietaria; gli squilli rassegnati finiscono.

“Buonasera. Biglietti, prego”.

Una selva di mani munite di documenti si protende verso il controllore.

“Che cosa è successo?”, domanda qualcuno.

“Perché siamo fermi?”.

Ding, un’altra notifica.

“E si potrebbe ripartire?”.

“Già. Certamente, non dico volare, ma viaggiare. Sì, viaggiare. Non mi sembra una richiesta esagerata per un treno statale”.

“Riprenderemo la corsa il prima possibile, abbiamo un guasto tecnico”.

“Quel gran genio di mio figlio”, interviene la signora che non ha risposto al telefono, “con le mani sporche d’olio pulirebbe forse il filtro soffiandoci un po’ e…”. Di nuovo la suoneria, questa volta la donna risponde – “Oi! Eh. Aaaaaaah quando fa così la strozzerei! Eh” – e il controllore ne approfitta per defilarsi – “Sì. Noooooo. Eh. Eh. Occhei, occhei. Ciaciacia”.

Ding.

Il cane abbaia.

Il treno ha un sussulto e riparte, tra gli alleluia generali.

Il telefono di C. suona.

“Ehi, mamma, dimmi. Sì, sto tornando”.

“Tutto bene?”.

C. sorride guardandosi intorno. “Tutto come al solito, ma’. Tutto come al solito”.

Sì, viaggiare
evitando le buche più dure
senza per questo cadere nelle tue paure
gentilmente senza fumo con amore

E tornare a viaggiare
e di notte con i fari illuminare
chiaramente la strada per saper dove andare
Con coraggio gentilmente, gentilmente
dolcemente viaggiare.

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357 Commenti

  1. Ciao Chiara.

    Felice di leggere il tuo ritorno. Stiamo tornando in tanti.

    Ho letto finalmente la tua risposta al mio vecchio commento e gli ultimi due episodi. Spero che questo significhi che inizierai presto un nuovo racconto?

    Mi è piaciuto il nono episodio. Anche il decimo. L’unica cosa che ti faccio notare è l’assenza di una trama: che non è detto che sia un male.

    Grazie e alla prossima.

  2. Ciao, Chiara!
    Che capitolo meraviglioso! Ora capisco perché sentivo tanto la mancanza delle tue storie. Riesci ad esprimere i pensieri con dolcezza e ogni volta lanci messaggi profondi. Complimenti! ^__^
    Anche se in minoranza, voto “energia e rock” e ti propongo una canzone che adoro di uno dei miei gruppi preferiti: “Highway to hell” degli AC/DC.
    Un abbraccio. A presto! 🙂

  3. Ciao Chiara, mi dispiace tanto di essere arrivata solo ora, ma da un lato leggere tutti i capitoli in una volta mi è piaciuto molto, perché mi hai fatto immergere in un’atmosfera meravigliosa, fatta di sguardi e sorrisi.
    Sai essere profonda e leggera al tempo stesso, e ogni tuo capitolo è pieno di significato.
    Ho apprezzato moltissimo molti dei messaggi che hai dato, in particolare con questo capitolo 9 e con quello del bimbo meraviglioso.
    Ero molto indecisa sulla scelta finale, ma mi ha fatto sorridere il POPolare, e ho optato per quello, seppure non mi venga in mente una particolare canzone da consigliarti e penso lascerò la scelta a te…☺️
    Una frase che mi è piaciuta moltissimo è questa:
    “le parole non possono uscire a comando e, a volte, dobbiamo ascoltare le nostre dita e seguirle fin dove ci conducono. Loro sanno quali sono i binari giusti.”
    Davvero stupenda, mi ha fatto riflettere tanto.
    Anche quando hai descritto le giornate sì e quelle no, nel capitolo del bimbo, mi hai colpito, perché a volte è proprio così.
    Buona giornata, non vedo l’ora di leggere il finale!?

  4. Ciao Chiara, era da tempo che volevo leggere la tua storia e finalmente eccomi qui.
    Mi piace tanto l’idea di proporre un frammento di vita quotidiana in ogni capitolo, brava davvero. Aspetto il finale 🙂
    Ps: il mio preferito è stato il settimo capitolo, ma in ogni episodio ho trovato qualcosa di familiare.
    A presto!

    • Ciao,
      Che meraviglia avere un nuovo lettore, grazie! E grazie soprattutto perché è molto raro che qui qualcuno decida di spararsi le storie che sono già avanzate di più di 4 capitoli. E poi ti ringrazio anche per le tue parole, perché sembra che il mio obiettivo sia stato raggiunto, se sei riuscito a viaggiare con me 🙂
      Chissà che non vinca comunque la tua opzione.
      A presto!

  5. Temo di non avere speranza perchè mi sono buttata sul popolare italiano….
    sono contenta che tu sia tornata, anche se per poco, ma conto di leggerti ancora, Chiara. Perchè è un piacere leggere buone penne e privarsene è sempre un piccolo dolore. In quanto a questo viaggio devo ammettere che è stato bellissimo, come gli altri viaggi fatti episodio dopo episodio, certo, ma stavolta con una coscienza diversa, ancora più toccante.
    Al gran finale! 😉

    • La speranza è l’ultima a morire… E perché mai dovrebbe essere scarsa col popolare italiano? 😉
      Grazie mille, AmoMarta. Mi hai fatto un complimento enorme dandomi – proprio tu! – della “buona penna” e dicendomi che hai apprezzato questo episodio. Grazie grazie.

      Al gran finale! 😀

    • Maria, ti ringrazio moltissimo per essere passata pur dopo la mia lunga assenza, e per le tue parole! 🙂
      Per il PS, quella è l’immagine che ho avuto fin dall’inizio dell’iscrizione sul sito. In realtà Baselitz non è stato la mia fonte d’ispirazione, semplicemente perché quella foto è stata scattata davvero al contrario 😀 E in uno dei posti che più ho amato al mondo.

  6. Ero così presa dal racconto che dimenticavo di votare: semplicità, ho pensato a “La storia siamo noi” di De Gregori, perché la storia è fatta dagli atti di ognuno, giorno dopo giorno come i viaggi in treno sono fatti dei visi e delle storie che si incrociano. Questa volta ti saluto per davvero ^^

  7. Chiara, più leggo parole tue e più penso che devi essere davvero una bella persona, un’anima bella si diceva una volta. Che se ci fossero più persone come te o se solo alzassero un po’ più la voce, ci sarebbe meno bisogno di cercarla, questa umanità per trovarla (per parafrasarti).
    Il finale è straordinariamente bello, a metà strada tra prosa e poesia.

    P.S. Sai che nei miei ricordi di treni presi dalla Danimarca alla Norvegia ritrovo invece vagoni echeggianti di voci suoni e risate? Tranne uno preso la mattina prestissimo, in cui il silenzio assonnato dei passeggeri era la perfetta colonna sonora dell’alba nordica che si stagliava fuori dai finestrini 🙂

    • Marezia! Che meraviglia ritrovare subito te e JAW qui con me e i miei personaggi. Ti ringrazio tantissimo per le tue parole, e spero che siano vere. Ad ogni modo, dette da te hanno molta importanza, grazie.

      E per il tuo PS: davvero?! L’esperienza di cui parlavo è stata surreale: nemmeno i bambini facevano rumore. Magari il treno / l’orario / il periodo hanno influito, ma dopo essere stata anche alla silenziosissima biblioteca di Copenhagen mi sono convinta che i danesi debbano aver sviluppato una capacità speciale 😀

      • Verissime, giuro, che motivo avrei di dirtele se non le pensassi?

        La biblioteca non l’ho mai visitata, io il grande nord l’ho visitato un mese d’agosto forse per quello ho dei danesi un ricordo di gente altissima, sempre intenta a ridere rumorosamente, a fare sport (ho visto una partitella di hockey improvvisata in un parcheggio come da noi si gioca a calcetto) e parlare. Però ho percorso in treno soprattutto la Norvegia e le li ricordo piuttosto vivi e animati, quei vagoni… bé non come un Roma-Napoli, certo 🙂

        • No, certo, mi sono spiegata male. Intendevo dire: spero / mi auguro / voglio credere (?) di avere veramente quell’anima bella di cui parli. Spesso vedo tanti di quei difetti odiosi e insopportabili che ne dubito; però sono felice di trasmettere qualcosa almeno con quello che scrivo! 🙂 Grazie ancora e scusa se non mi sono fatta capire.

          Probabilmente allora è stato il periodo: freddo inverno, treno poco frequentato. Davvero spettrale, ci sembrava di disturbare solo respirando!

    • Ti ringrazio, JAW. È stato bellissimo leggere un tuo commento, dopo così tanto tempo, e sei stato il primo a tornare. Grazie davvero, anche per l’augurio. L’energia non manca, solo che si incanala in molte altre cose 🙂
      Sono veramente felice anche di essere riuscita ad arrivare a te, con quello che ho scritto. Grazie grazie grazie di essere stato qui e di aver letto – capendo.

  8. Ciao Chiara.
    Di rossetto, mascara e altre sciocchezze.
    Ho letto otto episodi tutti insieme. Ho viaggiato moltissimo in treno e ho presente molte delle situazioni che hai descritto; sei riuscita a tirarmi fuori tanti ricordi. Alcuni tuoi esperimenti mi sono piaciuti molto (per esempio il periodo senza punteggiatura di questo episodio). Attendo di leggere gli ultimi capitoli.
    Ti ringrazio per avermi fatto viaggiare. Alla prossima.

    • Ciao Achillu!
      Innanzitutto chiedo scusa per arrivare a rispondere solamente adesso, e ti ringrazio per aver avuto fiducia e aver letto tutto insieme (molto spesso le storie in stato già avanzato spaventano e non attirano nuovi lettori).
      Mi dispiace di aver fatto aspettare così tanto per il capitolo 9, ma finalmente eccolo qui!

      Grazie di cuore e buon viaggio!

  9. Questo episodio di Bianca e il bambino è stavo veramente bello, specialmente il modo in cui hai saputo raccontarlo. 🙂
    Ho votato per S(treni)eri, anche se anch’io avevo votato per la trousse contro il mondo. Come sempre rendi difficile scegliere tra le tre opzioni. Perché a me andrebbero bene tutte e tre. 😉

  10. D’accordo… Senza remore ti dico che questo è in assoluto l’episodio più bello. Di una dolcezza e di una delicatezza infinita e, come sempre, scritto in una maniera strepitosa. Forse perché mi ci sono immedesimato più del solito… Non saprei dirti con certezza. So solo che mi è piaciuto tantissimo.
    Non mi dilungo sul messaggio trapelato e se fosse voluto o meno, ma mi è giunto. Eccome.
    Che altro dire se non “Complimenti”, che comunque nel mio caso è sempre una superflua parola.
    Mi ispira “Tre personaggi”, chissà cosa ci riserverai!

    P.S: come sempre, chiedo scusa per il ritardo ^^”

    • 20 novembre?! Santo cielo, non scrivo davvero da troppo tempo – e il tuo “ritardo” diventa davvero irrisorio in confronto al mio. Ho letto il tuo commento probabilmente nella stessa settimana che l’hai scritto, ma mi ritrovo a marzo a risponderti.
      Grazie, “Alan”, per aver letto qualcosa di così diverso dal tuo genere e per avermi fatto sapere che l’hai apprezzato 🙂

  11. Rimango sul gioco di parole: strenieri.
    Poetico.
    Il finale, che equipara il gioco ad un racconto ripetuto mille volte. Mi è piaciuto e mi ha fatto riflettere. Arrugginita? Non direi.
    … Ciao ciao (eh, sì, ora ogni volta che scriverò il mio solito saluto mi verrà in mente un bimbo)

    • “Coazione a ripetere” (credo), roba tipica dei bambini ma in fondo anche di noi un po’ più cresciutelli. Coazione a ripetere, ma intesa in accezione più positiva possibile; come quando un bambino guarda un cartone e per quattro giorni vuole vedere solo quello. O come quando ti chiede di rileggergli la stessa storia ancora e ancora e ancora… La ripetizione è rassicurante, perché si sa già che cosa succederà dopo, e che anche se adesso non mi guardi, dopo mi guarderai e mi farai ridere.
      Ciao ciao! 🙂

  12. Ciao Chiaretta!
    Che meraviglia questo capitolo! Dolce e delicato, ho apprezzato particolarmente i colori. C’è la pioggia, il freddo, il grigiore di un momento triste, e poi ci sono quelle “castagne”, occhi caldi e profondi, che da soli riescono a riportare la luce in una giornata spenta.
    Bravissima! Sei tornata con un capitolo stupendo! Complimenti.
    Per il nono episodio voto “Di rossetto, mascara e di altre schiocchezze …”
    A presto! 🙂

  13. Scelgo Rossetto Marsala e Aci Trezza, perché in genere le cose che si ripropongono sono le più gustose, vedi peperonata e fonduta.
    Ciao Chiara, bentornata.
    Questo capitolo, più che arruginito, mi pare d’avanguardia, sperimentale. Noto una scelta di stile personale, con diverse trovate linguistico/compositive che non mi sembrano messe lì per caso. Mi sbaglio?
    Insomma, mi pare che tu sia tornata in grande stile.

    Ciao a presto

    • Poi c’è JAW che non delude mai, ed è sempre qui a leggere. Grazie per la tua presenza anche dopo così tanto tempo 🙂
      No, non ti sbagli. Non sono una scrittrice né lo sarò mai, non ho uno stile ben definito che sia tutto mio e inconfondibile, però ogni tanto ci provo. E visto che adesso voglio crogiolarmi nell’autocelebrazione, una delle scelte te la spiego pure (ma spero che si sia vista).
      È stata nel lungo periodo di descrizione della giornata terribile: ogni principale è collegata per asindeto, senza nessun segno di punteggiatura, e quindi nessuna pausa; fino al momento in cui “finalmente” c’è un sospiro di sollievo e tutta la tensione si scioglie in un inciso fatto per riprendere fiato.
      “Aveva passato un’ora sul bus in fila, perché la strada era bloccata da una frana – aveva piovuto talmente tanto che pure la montagna se n’era stufata – aveva perso il treno era arrivata in ritardo non aveva trovato posto si era seduta per terra e per terra era bagnato perché pioveva aveva mangiato le solite schifezze e in quel momento era crollata, finalmente, sul treno del ritorno”.

      Uno scrive e pensa sempre: “Mah. Chissà se qualcuno vedrà questa cosa e capirà che cosa ho pensato di fare qui”.
      Se hai visto questo ed altro, grazie ancora di più 🙂

  14. Ciao!! 😀
    Andiamo di rossetto, mascara e altre sciocchezze! 😉 Io direi che sei tornata alla grande e non trovo per nulla arrugginita la tua capacità di emozionare con un breve, anzi brevissimo, racconto! Questo scambio di sguardi, sorrisi e giochi è stato molto carino! ^-^
    A presto!

    • Ciao Mika, scusami il ritardo di questa risposta (sembra che ormai il ritardo sia diventato il mio stile di vita, perciò…).
      Grazie mille veramente, ero abbastanza in ansia per questo “ritorno”. Ho anche fatto un pochino di fatica a ricordarmi che i caratteri avevano un numero predefinito e non potevo strafare 😀
      A presto!

    • Ti aspettavo, Napo, ma non speravo così presto. Grazie di aver letto. Spero davvero di non aver perso troppo la mano, visto che solo oggi ho avuto la piacevole sensazione di poter scrivere qualcosa, dopo mesi.
      Le storie sono tante, ma visto che nella votazione bubusettete e la trousse erano una al 35 e una al 34%, ho pensato di dovervela per forza riproporre e darle un’ultima possibilità.
      Ci vediamo in stazione!

  15. S(treni)eri.

    Bellissimo episodio, complimenti, non sei affatto arrugginita, sei tornata alla grande. Anche a me è capitato sull’autobus di giocare col bimbo tra le braccia di una madre occupata a fare altro. Davvero ben mostrato e sensibile lo scenario che ci hai regalato. Brava.

  16. Tre personaggi…
    Un capitolo che si apre con la grigia monotonia di una giornata qualunque per poi colorarsi con il sorriso di un bambino. Chi di noi non ha mai giocato a bubu-settete, con i propri figli, con quelli di amici e parenti e, perché no, anche con un bimbo incontrato per caso sul treno? Ai bambini basta davvero poco per sorridere ed essere felici, dimenticano in fretta “una brutta giornata”, dovremmo imparare da loro 😉
    Bentornata Chiara e, se non l’ho già fatto, complimenti per la copertina.

  17. Cari tutti,
    vi chiedo scusa perché non ho risposto ai vostri commenti, non sto leggendo con assiduità le vostre storie e nemmeno sto scrivendo. È stato un periodo davvero ricchissimo di impegni, inizi, confusione, nervosismo, tensione, e purtroppo non ho avuto modo di trovare quel ritaglio di tempo per me stessa. Devo ritrovare anche la magia dell’ispirazione, perché ogni volta che provo a pensare a cosa scrivere, fisso una pagina vuota per qualche minuto, poi la smetto e torno ai miei impegni più “urgenti”.
    Quindi mi scuso e spero di tornare presto.

  18. Inizio con il domandarti umilmente perdono per l’infinito ritardo di questo mio commento, promesso e ripromesso, ma giunto solo ora. Davvero, perdonami.
    Partiamo però con il vero commento, quello che ad uno/a scrittore/scrittrice interessa di più. Lo stile: sei riuscita a farmi piacere, e ti giuro ci hanno provato in molti, la narrazione in contemporanea. A parte il quinto episodio che beh… Quello è una cosa strana e a se. La scrittura procede fluida, senza intoppi, o comunque, non sono troppo marcati. Uno stile che trasuda una sensibilità marcata, da ogni singola parola. Ma sopratutto, ed è qui che sta il tuo grande potenziale e merito, sei riuscita a farmi interessare e a piacere un tipo di storia che non è esattamente il mio tipo. Ho sempre evitato questo “genere” di storie , che a dire il vero non saprei esattamente come catalogare. Più nel particolare, sei riuscita a rendere interessante la quotidianità, e non è affatto cosa da poco. Perciò concludo con tanti complimenti, continua così.
    P.S: ho votato la seconda opzione, potrebbe rivelarsi più particolare di quanto ci si aspetti.

    • Ciao Alan! Immagino che questa roba non sia esattamente la tua “cup of tea”, quindi apprezzo veramente il fatto che tu sia venuto qui a leggere le mie parole strane e, come dici tu, non classificabili in un genere preciso se non quello del titolo Storie su ruote. Grazie per aver provato a leggere qualcosa di non tuo!

  19. Ciao, ho letto i sette episodi incuriosita dalla trama, anche io anni fa scrissi un piccolo incipit il cui titolo era “Un treno pieno di storie” e anche io quando mi trovo nei mezzi pubblici (soprattutto in treno) fantastico e mi chiedo quale possa essere la storia di tutti quelli che sono con me 😀
    Mi piace molto come scrivi e anche se in ritardo ti seguirò con piacere negli episodi che mancano. Ho votato per “Una trousse contro il mondo”, mi piace questo titolo.
    Alla prossima! Brava!

  20. Non so perché, ma mi sembrava che in questi 7 episodi della tua storia avessi avuto lo stesso punteggio che io ho avuto nei 10 episodi di questa:

    https://theincipit.com/2015/10/lost-into-the-wood-il-cacciatore-e-nel-bosco-drago/

    Per mia “fortuna”, ti mancano 10 punti (e 3 episodi) per raggiungerla.

    Nel caso tu te lo stia chiedendo, sì, è il primo racconto d’avventura che ho scritto ed è anche il primo con protagonista una ragazza.

  21. Il treno, è l’opzione che mi appare più misteriosa.
    Ciao Chiara.
    L’episodio mi ricorda un racconto brevissimo che lessi, in cui lui e lei si parlano facendo osservare uno all’altra i rispettivi desideri insoddisfatti, assolutamente complementari. Insomma, parlando dimostrano chiaramente che si potrebbero incastrare perfettamente.
    Entrambi concludono però senza ‘riconoscersi’, osservando quanto sarebbe bello che qualcuno corrispondesse ai loro sogni.
    È una storia agrodolce, io l’ho interpretata come una declinazione dell’attuale incomunicabilità tra persone, un bell’ossimoro, nell’Era Informatica.
    Brava.
    Ciao ciao

  22. Un treno per Helsingor, un bel viaggetto in Danimarca è quello che ci vuole per rinfrescare queste afose giornate d’agosto 😉
    In molti punti mi è sembrato di leggere una poesia d’amore, e ci sono frasi che ho adorato, una fra tutte: ” È come avere un compagno di viaggio, silenzioso ma sempre presente. Rassicurante, nel modo in cui lo sono le abitudini e le cose morbide e calde quando fuori piove”, bellissima.

  23. Una trousse contro il mondo… ma vanno benissimo anche le altre, incuriosiscono parecchio!
    Molto romantico e poetico questo amore silenzioso, riesci a cogliere sfumature profonde in gesti quotidiani e pensieri spontanei, a farmi esclamare: “E’ vero, è proprio così! Quante volte l’avrò pensato o fatto anch’io!” Sei un’attenta e sensibile osservatrice, una dote essenziale per una scrittrice. Bravissima!

  24. Ho votato per la trousse contro il mondo, ma come sempre anche le altre opzioni sono altrettanto interessanti.
    Questo episodio mi è piaciuto moltissimo, per come hai saputo combinare i due punti di vista e renderlo (ai miei occhi) romantico “all’ennesima potenza”. 😀

  25. Bubu-settete è irresistibile, anche perché non riesco proprio ad immaginare cosa tu possa inventarti. 🙂 Mi è piaciuto questo capitolo, raffinato e delicato. Questo timore di avvicinarsi, di parlare, di scambiare due parole e non passare per il “piacione” di turno e, poi, dal punto di vista di un uomo. Inoltre, ci sta bene il riferimento alla pagina Spotted… Più in generale, si potrebbe anche pensare ad un capitolo sulla mancanza attuale di comunicazione. Brava brava!!! 🙂

  26. Bubu-settete 🙂
    Brividi, tanti brividi e pelle d’oca (ma va’! che novità eh? 😀 )
    Mi sono totalmente rivisto nel tuo personaggio, (e che ridere sul “palesati” di spotted, lo fanno anche con quello di Bologna :D).
    A volte anche io mi sento così, quindi questo episodio l’ho proprio fatto mio e sentito dentro. Leggere le ultime righe, poi, mi han dato la pelle d’oca (appunto, sono i miei desideri quando mi capita di “innamorarmi” così alla cieca 🙂 Sapere che quella ragazza sta pensando le stesse cose è come l’avverarsi di un sogno).
    Adesso ripiombo nella triste e cinica realtà! 😀
    Brava C.

    • Devo ammettere che ogni tanto cedo alla tentazione di farmi un giro tra gli “spotted”, e ho incontrato spesso pateticità e assurdità, nonché volgarità, ma ogni tanto anche una discreta e silenziosa personcina che dice “Ciao, probabilmente non mi hai visto e mai mi vedrai. Per questo scrivo”. Che poi, è quello che facciamo tutti noi 🙂

  27. IN qualche modo, nemmeno troppo sottile da capire, il tuo racconto episodico rispecchia questi nostri disperati tempi moderni. I tuoi personaggi non interagiscono, si osservano, immaginano, sognano, ma restano al loro posto. Almeno fino a dove il nostro sguardo può arrivare…. Chi legge un giornale, chi chatta, chi sta col cellulare, chi con le cuffie nelle orecchie. Poi planano su sentimenti che richiederebbero impegno e sacrificio reali per essere consumati e condivisi e che non basta immaginare per assaporare. Tutto molto pittoresco, al limite del magico, ma mai tangibile. Tutto come sta accadendo oggi ai dieci/venti/trentenni, quelli che non toccano con mano e che non rischiano in prima persona, quelli che tutto è un gioco o un sogno perchè fare sul serio è pericoloso/inutile/impegnativo…
    Insomma sei iperrealista pur sembrando poetica. Ognuno vive nel suo guscio. Shakespeare nell’atto secondo scena seconda dell’Amleto afferma: “potrei vivere nel guscio di una noce e credermi re di uno spazio infinito.” IN verità Amleto era esaurito al punto da fingersi pazzo, e davvero non aveva bisogno della vicinanza di nessuno, lui bastava a se stesso, lui parlava coi morti, coi fantasmi addirittura. Gli altri erano d’intralcio. Gli altri, quelli in carne e ossa. Oggi trovo che il male delle nuove generazioni sia lo stesso. Tutti convinti di poter vivere in una noce. Mi piacerebbe che su quel treno accadesse qualcosa di tangibile, che gli occhi che osservano fin dal primo episodio iniziassero a vivere… per questo voto bubusettete…

    • Carissima, ho letto il tuo commento tre o quattro volte da quando l’hai scritto ma non ti ho mai risposto. E tutto quello che mi sento di dire, per adesso, è grazie per aver scovato significati nascosti e profondi in quella che potrebbe tranquillamente essere letta come una sciocca storiella. L’impegno reale, fisico, di sudore delle relazioni quasi non c’è più, ma dovrebbe esserci; e i personaggi di questo racconto vogliono mettersi in gioco per davvero, smettere di osservarsi e cominciare a conoscersi oltre gli occhi e le orecchie. Oltre la noce.
      E grazie per aver citato Shakespeare, che solleva l’anima.

  28. Quanto avrei voluto che questa storia durasse di più!!! Molto bella, semplice, di vita quotidiana, di aspettative e fantasticherie romantiche. Peccato sia stata solo per un capitolo. 😉 Nel frattempo attendo Un treno per Helsingør. Anche se sarei stata molto curiosa di scoprire una trousse contro il mondo! Chissà cosa accadrebbe.

    • Ciao Giulia e piacere di trovarti qui! Ti rispondo qua non perché io voglia ignorare il tuo precedente commento ma perché sono rimasta molto indietro (non leggo e non scrivo da un po’ troppo) e quindi ecco 🙂 Grazie di aver cominciato a leggere questa storia anche se era già – come dire? – inoltrata (?), e spero che continui a piacerti quello che scrivo.
      A presto e grazie ancora!

  29. Bene, preparati ad un commento molto lungo.

    Seguo e leggo da un po’, ma per problemi di tempo non ho potuto commentare quanto avrei voluto.
    La tua idea merita, meriterebbe di essere letta per molto più di dieci episodi. Certo , sempre che tu riesca a mantenere questo estro narrativo. Nel complesso lo stile mi piace, il rimando al mondo poetico mi affascina e la varietà di personaggi ed il loro realismo mi ha fatto innamorare di questa carrellata di storie.

    Mi ero appuntato le prime impressioni su ogni episodio, per quando sarei stato in grado di organizzarle e postarle organicamente qui. Di seguito le puoi leggere:

    1) La ragazza padrona della situazione mi piaceva così tanto come personaggio, ha oscurato tutto il resto, mi è quasi dispiaciuto abbandonarla. Ma è così con le storie da viaggio.
    2) La struttura è più complessa e meno godibile, vittima dei caratteri, in compenso la tematica è fresca, lo stile fedele a se stesso. Toccante il momento dell’abbraccio. Per l’analisi della poesia ci vorrebbe un commento a parte, notevole. È tua vero?
    3)Qualche errore di punteggiatura iniziale, qualche ripetizione iniziale. Bella la parte finale, nel complesso però l’ho trovato l’episodio meno efficace finora.
    4)Sto apprezzando solo ora le continue trovate stilistiche a pieno, quella dei messaggi su questo format è ottima. L’episodio è profondo, vivido nella lettura, fluido. La chiamata con la madre la cosa che ho preferito.
    5) HO ADORATO QUESTO EPISODIO, riletto quattro volte di fila. Non so perché mi sia piaciuto tanto. Nulla da dire, il discorso regge tutto bene, ti fa assaggiare la vergogna ma anche le sue motivazioni. Forse non mi suona il tomba-tombino, ma in un ragionamento del genere…
    6)Il finale ha descritto il concetto di “personaggio”, inteso come essere umano diverso dal coro, che riempie il vagone. Signora e signore lo sono entrambi a modo loro. Mi sono chiesto se qualcuno li avrebbe notati, con la metro piena. Mi hai lasciato una bella emozione. Complimenti.
    7)Una vena di malinconia che non guasta. Ragazza con l’ombrello giallo? Scusa ho pensato a Ted Mosby a quel punto, e ho perso il filo. Ricomincio! ahaha
    Che dire, lo stile migliora ad ogni episodio e qui raggiungi un nuovo apice, sarà perché una storia del genere l’ho vissuta e mi immedesimo, chissà. Rinnovo i complimenti! 😀

    Per fortuna non è venuto lungo come pensavo, ahaha 😀

    Non sono un professionista, ho solo avuto queste impressioni e te le comunico qui, da semplice lettore che aspetta il prossimo episodio. Che peccato quando finiranno.

    Ciao e alla prossima! 🙂

    P.s.: voto la trousse contro il mondo, voglio vedere come affronti quella tematica – se ho capito bene a cosa alludi – e mi incuriosisce il tuo punto di vista femminile.

    • Ivan, aiuto!! Quando ho letto questo commento per la prima volta, lo stavo facendo con il telefono e continuavo a scorrere in giù, in giù, in giù… Non finiva mai, ma ero felicissima che qualcuno si fosse preso la briga di scrivere così tanto per commentare questi racconti. Quindi, per prima cosa, grazie davvero per avermi dedicato un po’ del tuo tempo; lo apprezzo molto.
      Ti ringrazio adesso per i complimenti, ancor di più per gli appunti che mi hai lasciato: ogni parere è prezioso per migliorare, credo (e il tuo per me è importante, visto che sei stato il primo autore che ho letto qui su TI, e uno di quelli che mi piacciono di più).

      La tua trousse ha vinto, tra parentesi 🙂 A presto!

  30. Un pezzo di romanticismo dolce e rassicurante con quell’ipotesi di trasferimento finale che lascia con il fiato sospeso e la curiosità di sapere come andrà a finire. O con quel malinconico dubbio del “chissà cosa sarebbe successo se…”. Comunque un finale sagace.
    E il prossimo? Bubu settete è troppo curioso per non essere letto.
    Brava Chiara.

  31. Voto una trousse contro il mondo.
    Questo ultimo capitolo mi ha molto colpito, facendomi pensare e anche sorridere. È bello pensare che certe cose possano accadere realmente, a quante barriere mentali ci facciamo perdendo un attimo che ci porterebbe a passare dei bei momenti con qualcuno. Bella anche la doppia conclusione, a lieto fine e non, dipende come la di vuole vedere. Curioso di leggere la prossima storia 🙂

    • Ciao alecsdee (Ale? Alex? Beh, sempre un piacere!) 🙂 Sono davvero felice di trovarti qui e mi scuso ancora per il mio ritardo nella lettura del tuo racconto e per la lentezza con cui scrivo questo.
      Lieta che il racconto ti sia piaciuto, e spero che sarà così anche con il prossimo. A presto prestissimo!

  32. Ciao, inizio a seguirti solo ora, mi piace il fatto che i punti di vista sono sempre differenti, probabilmente il capitolo che più mi è piaciuto è stato quello delle due ragazze. Ho votato gli scippatori perchè sono curiosa di vedere da che punto di vista lo scriverai. Buona giornata

  33. Da quanto tempo non mandavo qualcuno in parità. 🙂 Ma ho scelto gli scippatori. Certo che metti sempre delle opzioni interessanti e sceglierne solo una diventa ingiusto.
    L’episodio della “signora in rosso” mi è piaciuto. Un po’ meno quella del matto. Più che altro perché, immaginandomi che le parole maiuscole erano quelle sentite dai chi gli era presente, non è che abbiano capito molto i tormenti del matto. Scusa in questo momento sta parlando il mio lato impiccione … persino degli affari di un matto. 🙂
    Non credo di averti fatto i complimenti per la copertina. Complimenti! 😀

    • Ciao Danica, grazie di leggere 🙂 A me invece non piace particolarmente quello della signora in rosso, per come l’ho scritto, mentre sono soddisfatta di quello del matto. Il punto, e il tormento, è proprio che nessuno lo capisce perché nessuno sa. La gente che lo guarda male, lo disprezza e pensa che sia solo un vecchio volgare non si ferma a pensare a che cosa ci sia dietro.
      Grazie mille! Vedremo se qualcuno sbloccherà la parità prima che io pubblichi oppure se dovrò scegliere io stessa.

    • Il “ragazzo” aveva almeno quarant’anni 😉 Bravo. A me piace è stupisce sempre vedere persone così diverse compiere azioni simili, incrociarsi, scambiarsi uno sguardo per poi tornare a vivere le proprie diversissime vite. Ho sempre pensato che la diversità sia la prova del fatto che esiste un’anima.

  34. Scippatori… sono cattiva?
    Ciao Chiara,
    Ma questo capitolo è cronaca! Ah ah!
    Tra l’altro quando scrivo il commento sotto è quello di MrsRiso, come avatar una scarpa rossa col tacco… inevitabilmente penso a lei in metropolitana! (scusa MrsRiso se ti coinvolgo).
    Ho annotato ‘i i titoli dei libri che riposano tra le mani delle persone’… chiedendomi cosa intendessi: mi ha fatto pensare a quando mio padre si addormentava insieme a me dopo avermi letto la fiaba della buonanotte, risvegliandosi dopo ore. Insomma, il libro, dopo una breve lettura del proprietario, ne concilia il riposo e si riposa a sua volta. Immagino che non sia quello che intendi, ma l’immagine mi ha fatto sorridere.
    Ciao Ciao

    • Ciao Moneta! Cattiva? No, perché mai? È tra le opzioni, puoi scegliere quello che vuoi!
      Questo capitolo è una noiosa cronaca, temo, sì. È uscito male.
      I libri che riposano, come se le mani che li sostengono siano coperte. Un po’ perché coprono i titoli, un po’ perché proteggono i libri, li accarezzano distrattamente. E un po’, se vuoi, come se ci fosse questo rilassamento che passa dalla carta alla pelle e dalla pelle alla carta.

  35. Ho trovato il tuo racconto per la copertina e ti faccio i miei complimenti per questa. Arrivo al sesto episodio e leggendo il racconto della signora in rosso, sono rimasta colpita dalle descrizioni accurate che permettono di percepire il disagio che prova e poi la tranquillità alla fine. Spero che non me ne vorrai se invece di iniziare dal primo sono andata ritroso, in tutti ritrovo una caratterizzazione dei personaggi formidabile, che accentra le attenzioni.
    I sentimenti e le sensazioni sono al centro dei tuoi racconti.
    Rimango fino alla fine, infondo anche io sono una pendolare!!
    Brava, dimeticavo scippatori… a pelle 😉 con la metro ci stavano

    • Osservare non basta, se poi non si sa riportare. Questo episodio rivela quanto io sia noiosa e non in grado di raccontare aneddoti divertenti. Non mi è piaciuto, ed è un peccato, perché invece l’incontro era stato molto buffo, inaspettato e sicuramente inusuale.
      Grazie, comunque, Francesco! 🙂

  36. Complimenti, idea molto interessante quella di raccontare la vita “da pendolari”. Non ti nascondo che, anche io, più volte ho pensato di raccontare le strane persone e situazioni che si possono osservare in treno, ma tu stai facendo un lavoro egregio di capitolo in capitolo. Complimenti ancora e via di “scippatori”. 😉

  37. Neanche il tempo di rimettermi in pari, ed ecco un nuovo episodio 😀

    “Sulla metro semivuota ci si può sedere accanto alla signora cinese di via Paolo Sarpi e sentirla parlare velocissima al telefono nella sua lingua”

    Questa frase è stupenda, sembri un film che inizia con un racconto del protagonista stesso da vecchio, che ricorda le cose e quindi sa i dettagli di cui il suo io giovane non è ancora venuto a conoscenza!
    Bel modo di colorare il capitolo, insisto sempre su questo punto, i colori sono fondamentali 🙂
    Brava!
    Voto per lo scippo!

  38. Ciao!! 😀
    Bellissimo anche questo episodio: sono riuscita a sentire il disagio della donna col vestito rosso e potevo vedere gli sguardi divertiti degli altri passeggeri come se fossi lì! Hai descritto veramente bene la scena!
    Voto “amore silenzioso”!
    Alla prossima!!
    Ps. Complimenti per la copertina!! *w*

  39. Insisto con l’amore silenzioso e questa volta il voto non è andato perduto 😉
    “si diverte ad osservare la gente che legge, sforzandosi di sbirciare le copertine per poi segnarsi i titoli dei libri che riposano tra le mani delle persone” è una cosa che faccio anch’io, sai scattare delle istantanee di vita straordinarie, brava.

  40. Mi è piaciuta molto la parafrasi della frase sulle famiglie felici e infelici di Anna Karenina versione metropolitana. E mi è piaciuto molto lo stile del capitolo: i personaggi erano nitidi e reali, tutti ne abbiamo viste di scene così; però non ho visto la storia. C’erano le ruote, ma non la storia stavolta. Mi aspettavo davvero che succedesse qualcosa, legato all’uno, all’altro o all’incontro dei due, invece no, era solo uno spaccato di quotidianità in metropolitana. Non so, mi mancava qualcosa.
    Poi, per essere coerente, scelgo il sonno che è sicuramente l’opzione meno propensa a suscitare una storia! 🙂
    Ma per me il sonno è una parte integrante dei viaggi, soprattutto in treno
    Alla prossima

    • befana, sono molto d’accordo con te. Anche a me non è piaciuto del tutto questo capitolo. Come ho già scritto in un altro commento, “È come quando tenti di raccontare un aneddoto che ti aveva fatto ridere da morire e, proprio raccontandolo, perde tutto il divertimento. Ecco, non sono riuscita a rendere, mi sembra”.
      Le storie che ci sono qui sono semplici storie di incontri, di scambi di sguardi e spesso niente di più. Quindi diciamo che il racconto è anche in linea con la raccolta, ma anche a me non piace granché come è venuto fuori.

  41. Ciao Chiara!!! 🙂
    Bello anche questo capitolo. Mi sembrava di essere lì, di vedere la scena, di sentire le fermate. Hai descritto tutto molto bene, dagli abiti alle reazioni dei vari personaggi, brava!
    Ti faccio tantissimi complimenti anche per la Copertina! Veramente bella!!! 😀
    Per il prossimo capitolo voto “Amore silenzioso”.
    Bravissima! A presto! ^__^

  42. Amore silenzioso…
    Capitolo originalissimo, ritmo incalzante e ben scandito dalle fermate mi è sembrato di essere là, sulla metro, tra i tuoi personaggi/persone che ci hanno regalato un altro spaccato di “vera” quotidianità. Bravabravabrava! Complimentissimi per la copertina, ampiamente meritata 😉

    • Grazie mille, Anna! 🙂
      A me non piace granché questo capitolo, però invece l’episodio – accaduto veramente, come tutti – mi aveva lasciato un sorrisetto per tutta la giornata. È come quando tenti di raccontare un aneddoto che ti aveva fatto ridere da morire e, proprio raccontandolo, perde tutto il divertimento. Ecco, non sono riuscita a rendere, mi sembra.
      Grazie invece per i complimenti della copertina: sono stati bravissimi 😀

  43. amore silenzioso.
    perchè hai scandito i minuti con le fermate? non è una cattiva idea, anzi… ti fa entrare in metro insieme a loro ( chi di noi non ha mai ascoltato quel disco?), però dopo un po’ pesava… Ottima descrizione della signora, attima descrizione del darkettone macchia di nero indistinta; peccato per il libro…. se citi addirittura autore e titolo devi dirci qualcosa in più su chi lo legge, è una tecnica di scrittura. Altrimenti non si cita e si resta nel dubbio;)
    devo dire che per me questo episodio è stato finora il migliore.

    • Ciao AmoMarta!
      Perché ho scandito così, che è tanto pesante? Perché è pesante anche nella realtà. Se riesci a non farci caso, potresti addirittura perdere la fermata; se invece, per dire, è la prima volta che prendi la metro, rimani teso ad ascoltare tutte le fermate. In un modo o nell’altro, quella voce meccanica viene sentita da tutti, è onnipresente. Come nel testo.
      In realtà pensavo al contrario: citando il libro sto dicendo qualcosa in più della signora; se uno è curioso, va a vedere di che cosa parla questo libro e scopre qualcosa della donna in rosso. Era una briciola di Pollicino lasciata lì, per chi la vuole.
      Il migliore? Davvero? E dire che a me non piace per niente! È proprio vero che non siamo buoni giudici di noi stessi.

  44. Lo stile è notevole, leggero e felpato, muovendoti con straordinaria sensibilità tra la moltitudine, raccontando storie differenti in maniera sempre originale . Però la storia sinceramente non mi è stata molto chiara. 🙁 🙁 Voto gli scippatori perché secondo me ne verrebbero fuori delle belle con la tua originalità. 😉
    Un abbraccio

    • In effetti questa volta non c’era una vera e propria storia, né un dialogo, né niente. Solo un piccolo episodio d’incontro tra la diversità più assoluta, che mi aveva colpito e che ho voluto riportare 🙂
      Grazie, vediamo gli scippatori 😀
      Ricambio l’abbraccio e a prestissimo!

  45. L’episodio del pendolare mi ha fatto venire i brividi durante le ultime righe, mi è piaciuto come l’uomo decide di prendere in mano il proprio destino, compiendo qualcosa al di fuori dei suoi schemi!
    Non conosco la personalità di quest’uomo, ma se è vagamente come me (molto “ingegneristicamente” inquadrato), compiere un passo simile deve avergli dato molta, molta soddisfazione di sè!
    Per quello successivo avrei scelto “una ragazza che non si piace, o forse sono due? O nessuna?”, perchè era la scelta che avevo fatto nel capitolo precedente, quindi ero curioso di sapere a cosa ti riferissi con questo “due? o nessuna?”. Qualcuna bipolare?

    ***

    No, non sono pazzo, non ho letto tutti i capitoli rimanenti e poi ho scritto i commenti 😀
    Leggo un capitolo, apro Word e scrivo il commento relativo, poi leggo il successivo.
    Quindi nessuna ragazza bipolare, solamente due ragazze che non si piacciono e basta, che si fanno forza (o almeno, una c’è riuscita, l’altra non ha avuto la prontezza per farlo) a vicenda. Molte ragazze sono belle proprio per le imperfezioni che hanno. Una ragazza perfetta sembra finta, fatta con il cartongesso (o il silicone). Viva le imperfezioni, quindi XD Per il successivo avrei votato “I sorrisi di un bambino”, perchè era quella che più mi dava la speranza di riuscire ad avere la pelle d’oca alla fine dell’episodio!

    ***

    Questo capitolo sul matto è sensazionale, la punteggiatura (quasi assente) e il maiuscolo sono messi a regola d’arte per far entrare il lettore nel flusso senza fine dei pensieri del matto. E i cambi d’argomento repentini? Credo che con questo capitolo tu ti sia definitivamente superata 😀 Brava C.!
    Per il prossimo voto “Amore silenzioso!”
    A presto!!

    • Ciaaaao, e bentornato 😀 Che commentone lungo! Sono felicissima di rivederti, di poterti leggere e di vederti qui di nuovo, sui treni.
      Quando ho letto dell’ipotesi della ragazza bipolare ho strabuzzato gli occhi perché non ci avrei mai pensato, ma capisco che la domanda finale potesse creare confusione 😛 E niente, quindi sì, erano solo due ragazze normali – normalissime, anzi, come tutte. Viva le imperfezioni, un grido che si sente troppo poco spesso.
      I sorrisi di un bambino torneranno e potrai votarli 🙂
      Per finire, sono contenta che ti sia piaciuto questo capitolo sul matto che, alla fine, è il mio preferito 🙂
      A presto (che bello)!

  46. Eccoci Chiara!
    Ti ho lasciato da un po’ ma scopro per fortuna di non essere rimasto indietro. In compenso tu sei andata avanti con una bella copertina! Complimenti!
    Il pazzo è un folle, il capitolo è da matti! Molto bello e direi ‘sperimentale’, mi piacciono queste avventure estreme con il linguaggio e con i punti di vista non comuni. Brava.
    Voto trenta trucchi nella trousse sul treno per trento.
    Ciao, a presto

    • Sto scrivendo molto poco, quindi non c’è mai fretta di venire a leggere 🙂 Grazie mille, sono stati bravissimi a rendere la copertina come mi sarebbe piaciuta.
      È stato un capitolo complesso ma, devo dire, anche uno di quelli che ho avuto meno difficoltà a stendere. Grazie di nuovo!
      A presto.

  47. Ciao,sono un tuo nuovo lettore,ho iniziato oggi e li ho letti di seguito.Ho cominciato a farlo dopo aver letto un tuo commento che mi è piaciuto molto,poi perchè ti chiami Chiara come mia figlia,che perdipiù prende tutti i giorni il treno per andare al lavoro a Milano,toppe combinazioni per non farlo. E sono contento, tutti molto belli,l’ultimo in effetti è un pò difficile da leggere. Voto per amore silenzioso,sono curioso per come potresti dipingere qualcosa di così intimo,ma non so se sarà il prescelto.
    Alla prossima e buona domenica

      • Ciao Chiara,ho cominciato a leggerti per il commento che hai lasciato ad Anna Civile per L’innocenza Violata,poi per le coincidenze,ma anche perchè mi piace quello che scrivi. In ultimo anche perchè hai fatto un appunto come Correttrice di Bozze,e ho pensato che magari andavi a leggere anche il mio e mi commentavi da esperta. Ma questo solo se leggendo qualcosa ti piacerà,io continuerò a seguirti.
        Un caro saluto

  48. Gran bel pezzo!! Temo di essermi perso qualche corsa ma adesso lo vedo lì questo povero matto con tutta la sua tragedia sul groppo, balbettante e delirante, abbandonato su una banchina senza tombini.
    Davvero toccante Chiara. Brava!
    Non perderò il prossimo treno di pelle nera e seta rossa. Promesso.

  49. Gran bel pezzo!! Temo di essermi perso qualche corsa ma adesso lo vedo lì questo povero matto con tutta la sua tragedia sul groppo, balbettante e delirante, abbandonato su una banchina senza tombini.
    Davvero toccante Chiara. Brava!
    Non perderò il prossimo treno di pelle nera e seta rossa. Promesso.

  50. Pelle nera e seta rossa. 🙂 Dici che è stato un esperimento e secondo me ben riuscito. ne è venuto fuori un capitolo musicale e originale, dove si sottolinea con estrema delicatezza la sofferenza che si intuisce nelle parole del “matto”, perché i matti sono loro o siamo noi??? E gli occhi fan più male di uno schiaffo. ebbene sì.
    Bravisssssima!

  51. Tru-cchi nella trou-sse, mi hanno divertito le assonanze del matto e il prosieguo più degno mi pare questo.
    Ciao Chiara,
    Beh, esperimento riuscito, visto che non ricordando le opzioni di voto mi sono detta ‘ma questo è matto!’.
    Vado matta per gli esperimenti e questo mi ha divertito. Mi ha divertito la musicalità che hai sotteso qua e là, nascondendola nel discorso incoerente. Mi è piaciuto scoprire scampoli di vita dello sfortunato, immaginare come episodi drammatici appena accennati abbiano potuto influire sulla sua condizione attuale.
    Ciao ciao

  52. Ciao!! 😀
    Ops! Votando trucchi nella trousse ho mandato in parità due opzioni… A dire il vero, mi piacciono tutte e tre, quindi mi andrà bene qualunque avrà la maggioranza! 😉
    Hai ragione, il capitolo è molto difficile da leggere, specie essendo abituati al tuo stile fluido e scorrevole, ma è un esperimento che è senz’altro riuscito! Hai adattato il testo ai pensieri che frullano nella testa di una persona “matta” e che l’attraversano come un fiume in piena: è confuso e non facile da comprendere, ma è giusto così, perchè ci hai scagliati nella mente di un individuo e capire gli altri non è semplice. Tutta questa pappardella per dire che mi è piaciuto davvero tanto e non mi aspettavo che ci proponessi un episodio così! XD
    Bravissima!!
    Alla prossima!!

    • Mika 🙂 🙂 Tutta l’intera storia è un esperimento e un miscuglio di stili, e questo racconto in particolare vuole essere un esperimento nell’esperimento. Se secondo te sono riuscita a rappresentare decentemente questi pensieri, ne sono felice! Così come anche di averti sorpresa con qualcosa di strano. Grazie davvero!

  53. Pelle nera e seta rossa… sono davvero curiosa di capire cosa si nasconde dietro questa opzione e ti chiedo, se puoi, di dirmelo qualora non sarà la più votata 🙂
    “E che vuole questa adesso che mi guarda così come la Gio guardava la Michi per sgridarla con gli occhi che gli occhi fanno più male dello schiaffo”, questo pensiero a mio avviso racchiude ciò che prova chi viene considerato “matto”, sentirsi addosso quello sguardo di pena fa molto più male di uno schiaffo, concordo. La difficoltà nella lettura l’ho avuta solo all’inizio, poi però mi sono resa conto che volevi immedesimare il lettore nel personaggio e devo dire che ci sei riuscita benissimo. La chiusa poi è meravigliosamente malinconica, bravissima Chiara.

    • Anna… Grazie! Per quello che hai votato, che piace anche a me, per il complimento sulla chiusa e per la tua riflessione sullo sguardo-schiaffo. Non ho idea di come ci si possa sentire se si viene ignorati dalla maggior parte delle persone e guardati male dalla parte restante, ma forse è proprio come uno schiaffo.
      A presto!

  54. Be’ sì, hai ragione, indubbiamente il capitolo è difficile da leggere, ma ha un suo perché. La quasi totale assenza di punteggiatura mi ha portato ad accelerare il ritmo della lettura. come un fiume in piena che non accetta barriere e travolge tutto. Questo è l’effetto che volevi dare al testo, ritengo. Guarda, ti passo anche l’uso del tutto maiuscolo che normalmente detesto perché è un errore e non è solo estetica.
    Trucchi nella trousse, perché ne può venir fuori di tutto.

    • Sì, voleva essere una specie di flusso di coscienza, quindi l’immagine del fiume è perfettamente calzante. Anche io detesto il maiuscolo, di solito, ma qui mi serviva per spezzare il testo (già abbastanza continuo di suo) e per cercare di riprodurre visivamente il tono di voce altissimo del personaggio.

  55. Secondo me il capitolo è riuscito benissimo. Sì è molto lucido e razionale, ma è una rappresentazione davvero realistica secondo me. Ho rivisto e risentito persone reali, in un contesto reale, con deliri verosimili e profondamente tristi. A me è piaciuto tanto. Complimenti. E spero di leggere presto di un Amore silenzioso. 😉 Grazie per queste storie. Mi fai rivivere un po’ l’esperienza da pendolare anche quando sono lontana dalle stazioni.

  56. Ho scelto trucchi nella trousse perchè mi piacciono le allitterazioni. 🙂
    Io lo trovo riuscito e anche abbastanza realistico (detto dall’alto della mia esperienza di matti, allucinati, barboni e affini incontrati su una banchina 🙂 ) Ma sì, temo non sia facile da leggere.
    Però questo “matto” purtroppo per lui è parecchio lucido. Davvero triste. Ma il titolo è una risposta implicita a chi?

    • Il titolo è una risposta a me stessa, ma anche a Luca Giovagnola, che aveva votato “perché è il titolo di una canzone di Guccini”. Questo matto, però, non riesce a trasformare in commedia la sua tragedia né a prendere la vita da giullare ed è, come dici tu, fin troppo lucido e consapevole. Ho scritto senza informarmi, al contrario di te che sei sempre così precisa e attenta, solo immaginando che cosa potevano significare le frasi che il matto personale della nostra linea urla ogni tanto. Chissà che pasticcio ho combinato con la sua testa!

      • Ma come avresti potuto informarti sulla sua vita?
        In ogni caso la storia che delinei somiglia, purtroppo, alla vita di diversi homeless, matti o anche solo alcolisti che hanno incrociato la mia strada. Ed erano tutti molto tristi. Tranne uno, che è riuscito ad abbandonare l’alcool e la strada per creare una associazione di aiuto ai senzatetto.
        À me è piaciuto molto il tuo matto.

        P.S. Grazie, ma mi sopravvaluti sono molto spesso né précisa né attenta. Ciao

        • No, beh, non sulla sua vita. Ho pensato che potesse essere meglio trovare e leggere racconti appunti di alcolisti o senzatetto, ma poi mi sono lasciata guidare solo dall’istinto.
          Ti ritengo precisa e attenta perché so che per il tuo racconto hai letto e raccolto informazioni 🙂

  57. Ho provato a cliccarle tutte e tre ma non me le dava! ahahahaha, mi piacciono un casino tutte!!! alla fine ho scelto pelle nera e seta rossa… ma riproponile, perchè sceglierò anche le altre.
    In quanto all’episodio, sì, da vero matto!!! non so come tu sia riuscita a impostarlo in quel modo singolare, tanto da farci sentire la sua pazzia ma… ok!! 😉

  58. Ah ecco… Tu sei quella che ha definito la sua scrittura “immatura e bambina”. Se la freschezza, lo sguardo incantato, la poesia delle piccole cose si possono condensare nella definizione di scrittura “immatura e bambina”, allora sono d’accordo con te. Magari riuscissimo tutti a rimanere immaturi e bambini in questo modo.
    Comunque, a parte i complimenti che meriti (non ho letto i commenti degli altri lettori, ma immagino…), a tratti qualche passaggio acerbo c’è, qualche piccola pecca nella leggibilità del testo che, come accade spesso a molti, è dovuta alla difficoltà dell’autore di rivedere il testo con gli occhi del lettore. Scrivi, lascia passare almeno un giorno e “leggi” il testo senza ripassarlo a memoria. L’unica controindicazione a questo modo di agire è se sei ipercritica nei tuoi stessi confronti. In questo caso – come capita a me – potresti trovare troppe cose da editare e innescare una serie infinita di riscritture.
    Sei brava, Chiara, e sarai più brava domani.

    • È una scrittura immatura e bambina, continuo a sostenerlo. Può essere più negativo, proprio nel senso di quell'”acerbo” che anche tu hai trovato e che io intendevo quando te l’ho detto, oppure più positivo, perché è incentrato tutto sulla speranza e sulla visione leggera delle cose. Il mondo appare però idealizzato nella bellezza, come attraverso gli occhi di un bambino, perché gli episodi non sono mai traumatici, crudi o secchi; il tutto sembra quindi sfumato e falso. Ogni tanto mi capita di pensare così.
      Grazie davvero. Spero di migliorare.

  59. Ancora una volta rimango incantata dal tuo modo di scrivere, hai una padronanza che affascina ed è sorprendente come riesci ad arricchire e far sembrare particolare una semplice scena di vita quotidiana! Ho scelto il matto perchè provo sempre molta tenerezza per loro, mi chiedo sempre cosa possa esser successo nella loro vita da arrivare a quel punto, oppure se lo sono sempre stati dalla nascita … mi faccio mille domande e provo pena, il guaio di essere sensibile! Un bacio grande…

    • Grazie di cuore, davvero. Gli apprezzamenti sulla mia scrittura che hai espresso qui e in privato mi hanno fatto molto molto piacere.
      Per la padronanza, proprio non saprei; invece, hai colto la quotidianità che è la vera protagonista dei racconti, insieme ai pensieri. Grazie ancora! 🙂

  60. Sono proprio contenta di aver trovato questo racconto, anzi questi racconti, di cui il mio preferito é quello sul pendolare, ho provato davvero tanta tenerezza per lui. Voto per il bambino, penso che ne verrebbe fuori un capitolo commovente, chi può resistere ai sorrisi di un bambino?
    Alla prossima 🙂

  61. Avrei detto un distinto signore, sarei stata curiosa di vedere che cosa si nascondeva dietro quell’apparenza. Ma a dire il vero anche le altre opzioni mi stavano bene.
    Molto bello questo episodio delle due ragazze. Mi è piaciuto come hai saputo alternare i due punti di vista e di conseguenza il loro pensieri. 🙂

  62. Ciao 🙂
    mi ha fatto molto piacere vedere come giochi con la descrizioni e con le personalità delle persone. Questa ragazza sembra essere una di quelle che sta sempre zitta zitta ad osservare, che si fa una idea delle persone senza effettivamente conoscerle. Mi piace molto come l’hai impostato ed è divertente ascoltare la voce interiore un po’ paranoica di chi narra.
    Ma come se la caverà con un matto al suo cospetto?
    Incrocio le dita. A presto 🙂

  63. Il matto…
    Ma quando hai pubblicato? A volte non mi arrivano le notifiche 🙁
    Mi è piaciuto molto questo episodio, la metafora delle gambe come due grossi salami incastrati nello spago poi è molto simpatica, anche se immagino non lo sia per la protagonista che ha la vista annebbiata dall’insicurezza. Brava.
    A presto.

    • Mah, chi lo sa! Ogni tanto capita che non arrivino le notifiche, non saprei dire come mai. Comunque, sei qui e io ti ringrazio molto per aver letto e anche apprezzato 🙂 Purtroppo, a Sabrina non piace altrettanto vedere le sue gambe in quel modo. È una metafora usata comunemente, ad ogni modo, nulla che io abbia inventato.
      Grazie grazie e a presto! 🙂

  64. Ciao Chiara. Ma come fai a scrivere tratti di vita così garbati (come queste ragazze e tutti i personaggi dei precedenti capitoli) mentre sei in treno? Anch’io scrivo durante i miei viaggi quotidiani (in metro) e mi viene proprio un altro genere… Più fumetto isterico. Ecco. Un saluto. Un signore anch’io…

  65. Voto un distinto signore.
    Ciao,
    Le due facce della medaglia, come vedere il bicchiere mezzo vuoto a prescindere.
    Molto carino, sono certamente influenzato dal conoscere il contesto, ma mi è piaciuto immaginare una terza persona, la voce narrante, che rimbalza con lo sguardo tra l’una e l’altra, immaginando cosa si dicono o ascoltandole discreto.
    Ciao a presto!

    • So di non essere profonda come te, ma purtroppo 5000 caratteri sono davvero pochi, quando si hanno solo questi per delineare un personaggio e concludere la sua storia in un solo capitolo.
      Non posso escludere che ci fosse una terza persona, ad ascoltare tutto e a provare a comprendere i sentimenti delle due ragazze 🙂

      • Ciao Chiara,
        Ti ringrazio per il complimento che mi fai tra l’altro qui in trasferta 🙂
        Non so cosa dire, mi sento quasi investito da un ruolo che non sento di meritare: Quello Profondo! 🙂
        No, i nostri racconti sono completamente diversi e diverso è il nostro stile. La cifra stilistica del tuo è la serena e nostalgica riflessione e mi pare che tu stia riuscendo benissimo a declinarla. Nel mio racconto era necessario un dramma profondo, anche se spero di poter proseguire in modo molto più leggero. La leggerezza è preziosa ed altrettanto difficile.
        Ciao, a presto!

  66. Il matto, perchè? bhè perchè è il titolo di una canzone di guccini =) Comunque rispetto alle altre volte questo racconto mi è piaciuto tantissuimo, lo trovo perfetto, perchè il fatto di gestire piccole parti di testo ti ha permesso di gestire meglio la pagina e di far vedere che vali davvero come autore. Ciò nonostante, i buchi nella narazione non influenzano il significato del testo, ma credo sarebbe difficilie reggerli per cià di cinque pagine.
    A la bonne chance =)

    • Attendevo il tuo commento con trepidazione, dopo l’ultima volta, e sono rimasta davvero sorpresa di esserti piaciuta. Spero di continuare così, allora!
      Hai ragione: i buchi diventano insopportabili dopo un po’, ma il vantaggio di scrivere episodi brevi è che si possono sperimentare stili diversi senza che diventino eccessivamente particolari.

      Grazie!

  67. Il matto, perché me ne è capitato uno esilarante in metro, la sua cortesia oscillava così ampiamente e così velocemente da trasformarsi in pochi secondi in odio profondo per poi tornare indietro.
    Ciao,
    Ok che Sabrina ha comunque svoltato la giornata, ma avrebbe meritato che la facessi esitare un secondo per ascoltare qualche parola carina di Alice.
    O forse stai solo riportando dei fatti. 😀
    Ciao Ciao

    • Riporto fatti “romanzati”, come al solito. Purtroppo non c’è stato il tempo per uno scambio più approfondito. Anche Sabrina si sarebbe meritata di sapere quanto fosse bella, ma comunque ha avuto la soddisfazione di parlare senza tenersi per sé quell’osservazione (tanto banale quanto fondamentale).
      Ciao e grazie di leggere!

  68. questa opzione delle ragazze che non si piacciono, che non mi ispirava, ha dato vita ad un capitolo davvero bello. e molto universale, credo non sia solo tipico delle ragazze: abbiamo tutti tendenza a esagerare i nostri difetti e idealizzare le qualità altrui (bé, tranne i narcisisti patologici).
    Mi è piaciuto molto il finale, anche se nella realtà capita di rado, bisognerebbe più spesso superare pudori e ritrosie per consolare o rassicurare o semplicemente manifestare un apprezzamento agli altri, anche agli sconosciuti. Credo che il mondo andrebbe meglio.
    Mi è piaciuto così tanto il capitolo che avevo dimenticato di guardare le opzioni!

    Il matto, perché… “I matti non hanno più niente,intorno a loro più nessuna città,
    anche se strillano chi li sente,
    anche se strillano che fa.
    I matti vanno contenti,
    sull’orlo della normalità,
    come stelle cadenti,
    nel mare della Tranquillità.
    Trasportando grosse buste di plastica del peso totale del cuore,
    piene di spazzatura e di silenzio,
    piene di freddo e rumore”

    Ciao

    • Francesco De Gregori! Potrei farmi ispirare, grazie. Non ci avevo pensato.
      Sono veramente felice di essere riuscita a farti piacere un episodio che, dell’opzione, non ti convinceva. E, come dico sempre ma evidentemente non abbastanza spesso, tutti i racconti si basano su avvenimenti reali. Sabrina esiste da qualche parte, si vede grassa ma non lo è come crede lei, ed è stata così gentile con “Alice” da consolarla, quella mattina. Più o meno così, con qualcosa di “romanzato”. Fortuna che ci sono persone come Sabrina!

  69. Con estrema semplicità hai descritto il tormento che perseguita noi umani, soprattutto donne… Poi, non so come se la passano gli uomini… 🙂 Per il prossimo dico il matto, mi piacerebbe capire come lui vede il mondo, cosa sente, cosa prova e come guarda noi cosiddetti “normali”!
    Bravissima Chiara! *_*

    • Spero che l’estrema semplicità non sia troppo estrema 😉 Ho dovuto rivedere parecchio l’episodio, perché i caratteri non erano mai giusti e le frasi che volevo dire nemmeno. Non so se sono del tutto soddisfatta, ma va bene così 🙂
      Grazie davvero, pinkerella: ci sei sempre!

    • Ciao Mika! 😀 Ti ringrazio di essere sempre qui, a vedere i miei alti e bassi (o forse solo un piattume mediocre, ma spero di no). Hai ragione: ce ne sono di matti, sui treni. Questo è il nostro, personale! Vedremo. Per ora, ha l’interesse di tutti 🙂
      Grazie davvero e a presto!

  70. Il matto. Sarebbe interessante vederlo con occhi esterni ma anche guardare il mondo con i suoi, un mondo distorto – magari – o addirittura migliore di quello che vedono Sabrina e Alice. Ah proposito: brava. Hai raccontato due sguardi uno sull’altro e lo sbaglio che entrambe fanno a pari merito. Mi sei piaciuta.

  71. Eccomi, voto una ragazza e un bambino e anche io mi scopro in minoranza nelle scelte sul tuo “bellissimo racconto”! Sono rimasta colpita dal tuo modo di scrivere, soprattutto il primo racconto mi ha fatto toccare con mano la tua profonda sensibilità d’animo! Una ragazza e un bambino per narrare la condizione di nascosta emarginazione che può trovarsi a vivere una ragazza madre, spesso esposta al feroce giudizio della gente ignorante. Questo ho immaginato io…chissà…un bacio!!

    • Leggo solamente adesso, non avevo proprio visto! Grazie mille, Sognatrice, per essere venuta a curiosare un po’ qui! 🙂 Grazie anche e soprattutto per le tue parole gentilissime, che mi hanno fatto molto piacere, e infine per il tuo voto che però, purtroppo, è rimasto in minoranza.
      Quindi ecco a te e a tutti una ragazza che non si piace.

  72. Avrei detto la signora del trucco, per vedere che racconto ne avresti tirato fuori. Avrei detto descrittivo, come quello sulla coppia. Che ho trovato simpatico.
    Mentre quello dell’uomo che pensa alla sua famiglia è stato tenero. Non ho capito solo una cosa. In un punto sei passata dalla terza persona alla prima, non ho capito se è voluto oppure no. “Avrebbe bisogno di una pausa, di un caffè o almeno di un bicchiere d’acqua; ma quest’e-mail è troppo importante LA finisco subito solo un momento poi mi fermo giuro.”

  73. Torno a commentare di già, per rispondere alla tua domanda. Devo motivare la mia scelta. Io ho preferito la ragazza che non si piace. Perché potrei essere io. Perché le ragazze che non si piacciono sono tante, forse, e probabilmente sono anche quelle che in fondo si vogliono molto bene, anche se non sempre lo sanno.
    E poi quelle domande che hai aggiunto mi hanno incuriosito. “O forse sono due? O nessuna?” Mi viene da chiedermi: perché? Di chi stiamo parlando? Di cosa? 🙂 E aspetto curiosa il prossimo episodio sorridendo, sì, so che mi piacerà!

  74. Il secondo capitolo è una meraviglia. E quella poesia alla fine, un gioiello di magia e di amore. “Non siamo altro che foglietti piegati troppe volte, tu ed io, come questa muraglia che va già fuggendo.” Grazie per queste emozioni! Seguo con piacere questi viaggi in treno. Che poi io li adoro: mi piace scoprire e guardare le persone, mi piace immaginare le loro storie e fantasticare tra un’attesa e l’altra.

  75. Leggo un po’ in ritardo, purtroppo.
    Ciao,
    Molto toccanti tutti e tre i capitoli. Ho preferito il secondo, la figura dell’uomo piccolo grande uomo che protegge silenziosamente la moglie. Dal piccolo grande passi al Grande Gigante, nel quarto penso che parlerai di Godzilla! 🙂
    Scherzo! Veramente piacevole leggerti, veramente difficile rendere affascinante una situazione che noi tutti abbiamo osservato mille volte rimanendo muti.
    Ciao, a presto!

    • Ritardo? Non c’è fretta, qui: tutti sanno che i treni sono sempre in ritardo. Altrimenti la tradizione ne verrebbe sconvolta!
      Perché no?, passiamo a Godzilla 😀
      Grazie davvero. Ci provo ma, come sempre, non è facile parlare di qualcosa di vero. Ecco perché mi buttavo sul fantasy: un misto di emozioni vere e immaginazione su tutto il resto rendeva più semplice il mio scrivere.

  76. La signora col trucco, giusto per cambiare, perché l’episodio non m’è piaciuto. Questo episodio è molto ben scritto, ma mi ha lasciato in bocca il sapore di amaro perché è verosimile ma non è vero, io non obbligo nessuno a scrivere in maniera aderente alla realtà, io stesso non lo faccio, ma questa modalità di scrittura, nella sua verosomiglianza con la realtà, prende dei pregiudizi e li assume come vera e propria realtà, il che rende il racconto piacevole a molti perché è consolatorio e conferma ciò che molti credono e magari non è vero. Ad esempio, in stazione molte delle persone eleganti che ci sono in ufficio o dove lavorano non hanno un lavoro particolarmente importante, sono più impiegati sottopagati e sfruttati, devono apparire importanti, ma non lo sono. Chi lavora con le statistiche è bene che non le mostri in pubblico, perché queste hanno un valore basato sulla loro riservatezza. Se proprio devi lavorarci lo fai per disperazione, e devi farlo in breve tempo. Ascoltare la musica mentre fai certi lavori è fattibile ma non consigliabile, specie se sei stanco, e in tanti posti basta una svista e ti licenziano. Inoltre oggi si usano programmi online per i grafici perché è più facile condividere il lavoro con gli altri membri del team, per cui il treno su cui sta viaggiando deve avere una connessione davvero molto potente, oppure le frecce in Italia hanno deciso di mettere su dei router personalizzati, oppure quello non è un orario di punta e sta su una freccia il cui router sta girando bene. Come dicevo questo modo di ragionare è molto consolatorio, ma non è reale, e per evitare un commento troppo lungo lascio a chi mi risponderà il compito d’immaginare un racconto con queste correzioni. L’inganno che ciò porta è che alla fine quello che si legge diventa banale e scontato, stesse scene situazioni, perché a forza di leggere storie uguali (Mamma televisione c’ha cresciuto a tutti) sai già come va a finire, inizi a capire cosa accadrà poi, e tutto ciò che resta d’interessante sono i profondi drammi esistenziali del protagonista, che oggi tutti hanno il disagio, per cui è bello e giusto vomitare questa roba sui social. Come ho detto la scrittura è perfetta un unico appunto sul citare la musica: immagini toccanti più musica è figo, ma in realtà la lunghezza del testo citato tira fuori altri significati che non ci sono nel racconto, che magari hanno significato per te ma non per chi legge. Concludo aggiungendo che sei una delle poche che ho letto che ha saputo gestire questo “stile” in maniera sensata e dignitosa. Pace e amore.

    • Salve Luca e benvenuto. Ti ringrazio per aver espresso sinceramente il tuo parere, che ho trovato davvero molto interessante. Una voce fuori dal coro dei “brava”!
      Ebbene, mi dispiace deluderti ma (come pensavo si fosse capito) la storia è assolutamente vera ed è quella della mia famiglia. Perciò non ci sono stereotipi, robaccia comune, “vomitata sui social”, cose sentite alla televisione, ma pura e semplice vita vera. Mi dispiace che una vita risulti banale e noiosa o, appunto, stereotipata, ma è quella di mio padre.
      Non volevo condire tutto con falsi sentimenti, ma cercavo di immaginarmi un suo ritorno a casa e i suoi pensieri, con il sottofondo di una canzone che entrambi apprezziamo.
      Hai ragione sulla connessione Internet e sulle modalità di lavoro, probabilmente, ma non erano certo la cosa più importante del mio scritto. Volevo provare a “sentire” mio padre, ascoltarlo e augurargli buona fortuna.

      • Non è che una storia se è autobigrafica vuol dire che sia vera. Ogni volta che scriviamo montiamo un palcoscenico, eliminiamo fatti per raccontarne altri. Se non fosse frutto della nostra rielaborazione d’idee l’autobigrafia non sarebbe un genere ma un semplice elenco di fatti e dati per essere il più obbiettivi possibili. Il che rende plausibile l’idea che mamma televisione e compagnia che ci trasmettono un certo modo di raccontare. Questo modo di raccontare è banale perchè lo fanno in molti, e come ho già detto non c’è niente di male.Io mi sono sempre riferito a scene del racconto per argomentare riguardo ciò, il mainstream, che ci fosse tuo pade o un piccione la cosa non sarebbe cambiata. La pureza dei tuoi sentimenti non c’entra niente con la tua scrittura. Puoi provare l’amore più bello del mondo e scrivere come un cane, perchè la scrittura è un mezzo attraverso il quale ci esprimiamo, che può essere usato bene o male, ma non è il sentimento stesso, ma è il mezzo attraverso cui lo rendiamo e se accetti di non essere perfetta spero capirai che il discorso mainstrem dello stile e del racconto pone collateralmente tuo padre perchè quello che m’interessava dire erano dei dettagli che lo scrittore \trice poteva cogliere per cambiare punto di vista e raccontare meglio, secondo mia modesta opinione, ammesso e non concesso che sia possibile migliorare, intendo. Magari il mio commento era poco chiaro, ma mi dispiace deluderti riguardo il fatto che teoricamente il fatto di parlare delle emozioni riguardo un familiare non vuo, dire saperlo fare al meglio, o almeno si possono dare dei consigli su come migliorare. A quanto pare è poco fruttuoso per me scrivere questi commenti dal momento che mi si risponda ” Mi dispiace che una vita risulti banale e noiosa o, appunto, stereotipata, ma è quella di mio padre”: Potresti semplicemente cosiderare lidea che un domani tu possa rendere questi sentimenti meglio, il renderebbe la te di adesso un pò peggiore di quella che sarai. Ti faccio le mie scuse per averti suscitato queste emozioni, auguri per la scrittura, io non commenterò più.

        • Non avevo compreso del tutto il tuo commento precedente, e per questo chiedo umilmente scusa. Sono certa di non essere tanto brava a scrivere, sono ancor più certa che tutti possano migliorare il proprio stile e non solo. Sono anche perfettamente consapevole del fatto che parlare di esperienze personali e autobiografiche non renda necessariamente l’Alessandro Manzoni del secolo 🙂 Avrei però allora bisogno di aiuto, perché davvero non ho ancora capito come secondo te avrei potuto rendere il tutto meno banale. Se cambiassi idea riguardo al non commentare più, mi farebbe davvero piacere continuare la conversazione e capire.

  77. Una o due o tante ragazze che non si piacciono.
    Vedo qualcosa che mi tocca profondamente in questo terzo episodio.
    Solo che il mio GGG non aveva importanti curriculum da inviare a grandi aziende e ha passato una vita vivendo veramente solo nei ritagli di tempo con noi.
    Grazie.
    Ciao a presto.

  78. Ciao!! 😀
    Io ci riprovo con la ragazza che non si piace! XD Mi intrigano molto le frasi “O forse sono due? o nessuna?” e vorrei saperne di più!
    Mi è piaciuto molto questo episodio, forse il più “realistico” tra quelli che ci hai proposto finora (benchè siano belli anche gli altri)! ^-^
    Sono curiosa di leggere il prossimo!
    A presto!!

  79. Una ragazza che non si piace… sei molto brava con l’introspezione e penso che riuscirai ad indagare in modo profondo nell’anima di una ragazza che ha difficoltà a convivere con una parte di sé che non riesce ad accettare, che vorrebbe cambiare ma qualcosa la trattiene… paura, mancanza di coraggio o… a te la scelta 😉
    Quanto all’episodio è quello che più mi è piaciuto (finora), per quanto il lavoro ti possa allontanare dagli affetti non potrà mai sostituirsi a loro. E il protagonista della tua storia penso l’abbia capito in tempo; quando si hanno dei figli si corre il rischio di perdersi i momenti più importanti della loro crescita, le tappe fondamentali che hanno forgiato il loro carattere, indietro non si torna e si ha la sensazione di trovarsi accanto degli estranei.
    BRAVA!

  80. Il capitolo lo avevo letto stamattina in un ritaglio di tempo, ma mi sono detta che votare e commentare meritavano riflessione, quindi lo faccio ora che ho tempo.
    Capitolo bellissimo, davvero, molto sentito e “sentente” (non penso si usi ma mi piaceva fare bene il binomio tra il sentito da chi lo scrive e il fatto che parli a chi lo legge). E l’immagine della forza di volontà per non farsi travolgere dagli eventi è così terribilmente vera, per chiunque, credo.

    Scegliere per me è stato difficile (volevi la motivazione, eseguo), perché nessuna opzione mi parlava davvero, quindi ho scelto le 2/1/0 ragazze che non si piacciono, perché se continui a riproporla, tu devi tenerci a questa opzione. E la storia è tua.
    Ciao

    • Il GGG sarebbe felice se leggesse che non è solo nella sua lotta tra dovere, volontà e sentimenti. Grazie!

      Le storie sono vere e le ho appuntate; è più che altro per questo che queste due ragazze continuano a comparire tra le opzioni. Vedremo se potremo conoscerle questa volta 🙂

  81. Ciao Chiara!
    Bellissimo capitolo! Quando ho letto GGG ho pensato al Grande Gigante Gentile, uno dei miei libri preferiti quando ero piccola. <3
    Hai scritto che questo episodio è più vero degli altri e credo di aver percepito qualcosa leggendo, un'emozione diversa e profonda. O forse è stata solo una mia impressione.
    Brava! Ho votato di nuovo la ragazza che non si piace. Il motivo? Anch'io non mi piaccio, perciò sono curiosa di scoprire la sua storia! 🙂
    Alla prossima!

  82. Ciao Chiara, decisamente delicato e intimo questo episodio… Brava… leggera come una piuma ma profonda. 😀 Così si fa… rivoto la ragazza che non si piace, perché o esteticamente o caratterialmente ognuno di noi si è scontrato con quella fase della vita di non accettazione di sé… Magari scoprire le fragilità dell’animo mi sembra una straordinaria opzione/opportunità . 🙂

  83. Molto bello quest’episodio, direi molto “delicato”. Già prima di leggere quello che hai scritto nella domanda ho capito quanto ci tenessi, e quanto fosse importante (o “vero” come hai scritto).
    Per il prossimo ho votato “una ragazza e un bambino” perchè mi piacerebbe una storia con una ragazza madre (anche se non so se hai inteso l’opzione così).

  84. L’episodio è molto profondo, scava nell’animo dell’uomo che si proietta nelle due dimensioni che lo pressano perchè ne scelga una in modo definitivo. Brava.
    In quanto alle opzioni, vedo che due di esse le hai già proposte, come mai? Scelgo la terza: una ragazza e un bambino poichè mi piacerebbe essere nel punto di vista di un bambino e so che tu sapresti proporre qualcosa di molto interessante…

  85. Il pendolare
    Ciao,
    Molto molto particolare e toccante questa seconda ‘storia’. Catturare un’immagine e mostrare in seguito le parole da esse ispirate. L’uomo che pare fragile che protegge silenziosamente la donna che ama e lascia che sia lei a mostrare al mondo i loro sentimenti.
    Bello.

  86. L’ultma parte di questo capitolo era così appassionata e focosa, mi ha coinvolta così tanto da farmi quasi arrossire. L’amore è un tema complicato, se trattato con frivolezza può risultare stucchevole a mio parere anche nauseante. Ma tu sei riuscita non solo ad intuirne l’essenza ma a dargli anche una forma tramite le tue parole.
    Io ho scelto ” Una donna e il suo trucco”.
    Interessante e molto maturo come racconto. Sono curiosa di leggere come si svilupperà.

  87. Una ragazza che non si piace…
    Non ho parole per descrivere la chiusa di questo episodio, una vera e propria dichiarazione d’amore, di quell’amore che non conosce confini né barriere, che non si lascia devastare dal dolore né dalla morte, che non puoi descrivere se non attraverso i battiti del cuore, i soli che possono testimoniarne l’esistenza. BRAVA.

    • La mia chiusa-esperimento sta riscuotendo molto più successo di quanto mi aspettassi. Pensavo di sentirmi dire che era troppo, che lo stile non si addice al contesto (è tale che in effetti non si addice proprio a nessun contesto), che le parole non vanno. Invece piace a tutti voi e, beh, ne sono lusingata.
      Questo commento fatto da te, poi, regina del sentimento vero ne “Il riflesso dei miei occhi”, vale oro. Grazie!

  88. Ciao Chiara.
    Se permetti mi esprimo con una metafora culinaria.:
    gli ingredienti sono buoni e ci sono tutti. Forse è mancato qualcosa, tipo peperoncino (leggasi una zoomata su un dettaglio o particolare) a sostenere il tutto.
    Secondo me, è mancata la “mantecatura” dell’episodio ossia, legare meglio la prima e la seconda parte del capitolo.
    Comunque l’abilità della “cuoca” è fuori questione.
    🙂

    • Ciao maria, e grazie del commento. Su che particolare avresti voluto attenzione? È quello il problema principale (non aver zoomato) o è il legame mancante tra prima e seconda parte?
      Comunque, nel momento in cui lei sale, si sposta la “macchina da presa” – per continuare la metafora – sulla ragazza che è già sul treno. A me sembra legato, non so.
      Se vorrai darmi un confronto, ne sarò contenta 🙂

      • Ho riletto l’episodio, per essere sicura di non averlo letto prima frettolosamente e in modo superficiale.
        Confesso che all’inizio non mi è stato chiaro chi pronunciasse queste parole:Come me ecc… La mia mano corre a sistemare il turbante (?), come sempre da un po’ di tempo; anche lei vuole assicurarsi che sia ben legato in testa.
        Riguardo alla chiusa, bene scritta e poetica, l’avrei preferita dalla prospettiva di lei, perché, secondo la mia personalissima opinione, più in linea con il testo precedente.
        Ma è una lettera d’amore, e perciò “si perdonano frasi” come Ti guiderò… Alle catene che ti rendono schiava di te stessa, penserò io, Promettimi che non ti ossiderai, che resisterai per mantenere libero ogni centimetro del tuo corpo dal male che potrebbe coglierti.
        ciao e a presto.
        🙂

        • Ovviamente, all’inizio dell’episodio, c’è un po’ di effetto sorpresa. Chiaro che non si capisca chi pensa/pronuncia le parole; chiaro che non si capisca che cos’è il turbante. Mi sembra normale e doverosa la confusione, insomma.
          La chiusa è stata scritta dal punto di vista di lui perché non aveva ancora parlato e perché è lei a dover essere aiutata, anche se non vuole. Mi dispiace se alcune frasi sono “troppo”, mi sono resa conto di questo difetto, e chiedo scusa perché non sono capace di scrivere così.
          Grazie del riscontro! 😀

  89. Voto una ragazza che non si piace!
    Che cambiamento di stile, C.!
    Ho avvertito innanzitutto una malinconia assurda leggendo questo capitolo, ma arrivato alla fine non ho potuto fare a meno di esserne deliziato.
    Più che poesia sembra una sorta di “prosa tagliata”, una via di mezzo tra una lettera e una poesia. Senza dubbio bellissima.
    Forse dovresti dedicarti più a queste lettere mezze poesie, c’è molto, molto potenziale!

    • La chiusa era un vecchio testo che, ripreso e sistemato, mi sembrava perfetto per questo uomo piccolo e grande e la sua fantastica moglie. Sono contenta che ti abbia trasmesso la sensazione principale che mi ha colta scrivendo: la malinconia. Che poi sia assurda o no, non saprei 😀
      Forse lo farò, chissà. Magari troverete frammenti simili nei prossimi testi, visto che vi piacciono tanto. Grazie crash, sempre sul pezzo!

    • Sì, tutti. Ma questo viene da più lontano… 😉
      A dire il vero non scrivo mai poesie. Romanzi, piuttosto, e infatti ho impiegato molto tempo per aggiustare i caratteri (avevo sforato di 1200 ed è stato traumatico tagliare). Avrò scritto tre poesie in tutta la mia vita.

  90. Dei bambini tedeschi.
    Ciao,
    Bell’episodio, mi è piaciuto il parallelo tra l’inusuale condizione confortevole sul treno e la ciliegina sulla torta di un appagamento ‘intellettuale’. Mi ricorda una volta, una passeggiata in bici, in montagna. Voltata una curva, improvvisamente inizio a vedere dei punti di neve sulla macchia mediterranea. Piccoli, bianchissimi, inaspettati. Belli. La bellezza appare quando e dove meno te l’aspetti, ma se hai gli occhi chiusi te la perdi.
    Ho visto il personaggio di cui parli. Era su una spiaggia però. A differenza del tuo poeta, lui aveva un’allegria e una serenità per me incredibile.
    Forse sulle spiagge si fanno affari migliori. 😀

    Ciao Ciao

    • Ciao Moneta! Ti ringrazio moltissimo di essere passata e di questo tuo commento, che mi ha fatto visualizzare la scena come se anche io avessi visto apparire la neve dopo la curva 🙂
      Temo ci siano tanti personaggi del genere, ma lui mi aveva molto colpito per la sua giovane età (doveva essere più piccolo di me), per la sua poesia e per la sua perseveranza. Di certo non era allegro e sereno, ma non penso neppure si potesse pretendere.
      Alla prossima (anche se non ci saranno bimbi biondi tedeschi)!

  91. Carino come episodio. Così come l’idra di raccontare episodio di vita vera (se non ho capito male la trama). 🙂
    Ho votato per la ragazza che non si piace. Ho pensato fosse una di quelle sedute non lontano dalla tua protagonista. Ma va bene anche la coppia bizzarra.

  92. “Brevi persone non perché poco importanti – figurati! Al contrario – ma solo perché trovate nello spazio fugace di un viaggio sulla strada” Bhe, hai condensato in poche parole l’essenza della vita, meraviglioso! Hai colto il binomio su cui io, da tanto, sto lavorando: essere e tempo, persona e tempo. Quel ragazzo (in cui mi ritrovo molto) comincia ad esistere nel momento in cui qualcuno gli da del tempo, nel momento in cui qualcuno entra in relazione con lui… Ed è per questo che oggi c’è una grande crisi d’identità nel mondo: nessuno è più disposto a concedere qualche minuto PER ESSERE! Bello, bello veramente questo incipit: forse sono andato oltre quello che era il tuo pensiero mentre scrivevi, ma se sei riuscita a dire cose a cui non avevi pensato significa che sei veramente brava, un’abile artigiana di serendipità! Complimenti!

    • Ciao Federico e benvenuto! Dovrebbe essere la prima volta che ti vedo in una mia storia. Sono davvero felice che tu abbia apprezzato questo incipit (la cui qualità lascia perplessi molti e me per prima). Concordo con quello che dici, anche se probabilmente nella mia testa c’era solo un terzo di quello che hai scritto nel tuo commento.
      Ti ringrazio tanto per i complimenti e spero di vederti ancora. Alla prossima!

  93. Mi piacciono le storie episodiche che ogni volta indagano una nuova anima vista da fuori, in questo caso durante un viaggio. Si corre solo il rischio di non riuscire in poche battute a indagarlo fino in fondo; anche il ragazzo che vende disegni poteva dirci di più ma capisco che può essere difficile. Sono certa che saprai trovare una soluzione.
    La prossima volta una coppia bizzarra 😉

  94. Ciao Chiara!
    Felice di rivederti con un nuovo racconto! 🙂
    Questo incipit mi piace tantissimo!!! *__* Mi ricorda un po’ Ferranova di pink. Treni, persone, storie, emozioni…tutti elementi che porteranno sicuramente bellissimi capitoli! *__*
    Il tuo stile è sempre meraviglioso e ovviamente ti seguirò in questa nuova avventura!
    Anche se in minoranza, voto la ragazza che non si piace! 🙂
    Bravissima! Alla prossima! 🙂

  95. Non ti smentisci, anche questa storia inizia in modo leggero ma che ti catapulta subito tra le righe. Mi piace l’ idea di queste storie normali e di persone viste o incontrate su un treno. In fondo é quello che faccio io ogni giorno sull’ autobus: osservo.
    Ho votato per la coppia bizzarra.
    Bravissima, seguo la storia con piacere!
    A presto

    • Ciao Miky chan (lascio il chan) 🙂 Ti ringrazio molto per questo commento positivo, che mi riporta un po’ a galla e mi fa pensare che possa valer la pena di continuare a scrivere questa/e storia/e.
      Penso che si andrà per la coppia bizzarra. Grazie di seguirmi, lo apprezzo moltissimo. A presto!

  96. Una coppia bizzarra… quando si viaggia ci s’imbatte spesso in un patchwork di personaggi (apparentemente) bizzarri che colorano la giornata con il loro personale modo di vedere le cose e di affrontare la vita.
    Mi piace tutto di questo incipit, dal racconto sottoforma di lettera alla scelta del primo personaggio da presentare in questo episodio.
    “Le pancette delle B e i riccioli delle R” e non si dica che siano solo lettere. BRAVA!

    • Ciao Anna, lieta di trovarti anche qui, con i tuoi commenti sempre precisi e soddisfacenti! Questo incipit sottoforma di lettera vi sta dividendo tra coloro che lo hanno apprezzato e coloro che lo hanno trovato banale e “blasonato”. Mi confondete, non so più come andare avanti, devo dir la verità.
      Ti ringrazio moltissimo! 🙂

  97. Io lo trovo delizioso questo inizio. In puro stile da Cantastorie, Troubadour, Aedo, scegli tu il termine. E poi mi riporta a tanti begli incontri fatto in treno, in nave, in viaggio.
    Se proprio devo fare un appunto, la forma di lettera non mi convince. Ma proprio per faire un appunto. 🙂 Io l’avrei visto come diario, “appunti di viaggio”, non so.
    bello, comunque. Coppia bizzarra.

    • BUM… CRASH! Colpita e affondata! Rimane solo qualche assicella a dondolare in superficie.
      Ho riletto questo commento sei volte prima di essere sicura che fosse per la mia storia e che tu stessi parlando con me. Grazie, grazie, grazie 😀
      La forma di lettera non sarà sempre così, come dicevo nella descrizione del racconto; vedremo se la prossima ti sarà più confacente 🙂

  98. Dei bambinen tedeschen!
    Ma ciao!! 😛
    Bentornata Chiara, è un piacere ricominciare ad avere la pelle d’oca quando raggiungo la fine del tuo episodio (alla faccia tua che dicevi di non essere soddisfattissima di questo racconto)!
    Continui a riuscire a spennellare tratti di vita quotidiana rendendoci partecipi dell’umanità dei tuoi personaggi, delle loro sensazioni.
    Ti ho già detto che sei brava?

    • Sono ancora convinta di non aver scritto granché bene, ma il tuo commento mi dà un po’ di quel qualcosa che mi servirà per scrivere il prossimo capitolo con più sicurezza 🙂
      Mmmmm… Sì, mi pare che tu me l’abbia già detto, e continuo a pensare che esageri, ma il mio ego ne esce molto rigonfiato 😛
      Grazie!

  99. Ciao Chiara! 🙂
    Ti devo già ringraziare. Fino a qualche mese fa sono stato uno studente universitario, e come molti sono stato pendolare. Il viaggio in treno era davvero un’avventura continua: ogni giorno c’era qualcosa di diverso, qualche storia, qualche occasione persa, qualcuna sfruttata, qualche conoscenza, qualche dispiacere, qualche risata. Di tutto.
    Ti ringrazio perchè per un attimo ho ripensato a tutto quello che è stato, e l’ho fatto con una sorta di “nostalgia positiva”.

    Seguirò la tua storia, e per il prossimo episodio ho votato per “la ragazza”.

    • Ciao Jay! Era da un po’ che pensavo di scrivere qualche “avventura” da pendolare e mi sembrava che dieci capitoli su THe iNCIPIT potessero essere una buona idea. Non ringraziarmi ancora: non ho trovato una forma confacente a quel che ho in testa e potrebbe venire una solenne schifezza! 😉
      Grazie mille per essere qui!

  100. Ciao, Chiara!! Bentornata!! 😀
    Carina l’idea della raccolta di racconti e, come sempre, ben scritta! 😀
    Ti seguirò ovviamente anche qui e non vedo l’ora di leggere le altre avventure e storie di vita che ci proporrai a ogni episodio! Per il prossimo, voto una ragazza che non si piace (ma mi vanno bene anche le altre opzioni)! 😉
    A presto!!

    • Mika!! 😀 Che piacere trovarti qui! Mi auguro di non deludere e di poter continuare in tempi non biblici. Purtroppo dovrete incoraggiarmi un po’, questa volta, sia perché io non lasci passare mesi, sia perché non sono poi così certa della mia scelta. Ci proverò 🙂
      Grazie della presenza!

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