La saga di Araldian – III. L’era del Drago

Dove eravamo rimasti?

Velkan è finalmente giunto mettendo i ribelli in una posizione di svantaggio. Nel prossimo capitolo come si metteranno le cose? Male. (50%)

La danza dei draghi.

Quando decise di ascendere al trono di quel regno non si sarebbe mai immaginato d’incontrare una tale resistenza. Con la morte di Nessa aveva sperato di sedare ogni possibile ribellione, ma a quanto pare così non fu. Sotto di lui migliaia di soldati si scambiavano colpi mortali per assicurarsi la vittoria dello schieramento d’appartenenza, incapaci di distinguere chi realmente era il vero cattivo di quella vicenda. Persino lui un tempo credette di combattere dalla parte dei giusti, militando sotto nordici vessilli in difesa di una patria che ora lo stava respingendo. Dall’alto della sua cavalcatura l’imperatore Velkan osservava lo scenario di battaglia, intento a mettere rapidamente fine a quello scontro sanguinolento.

Con la furia di un uragano impazzito il nero dragone distruggeva le retrovie dei soldati del fratello, sprigionando cascate di fuoco in grado di sciogliere i soldati all’interno delle loro stesse armature. Avrebbe sedato ogni rivolta e quell’assedio si sarebbe ben presto concluso in un’epica vittoria da parte dei difensori. Ogni casata, città e regione si sarebbero chinate innanzi a lui prima della fine del mondo; una fine alla quale avrebbe partecipato egli stesso con la furia della propria pazzia. Eppure quando un rosso rubino incontrò il suo sguardo, le redini della grossa sella vennero tirate così da obbligare l’immensa bestia e riprendere quota. Il dragone sbatté le ali e in pochi attimi eccolo, fermo a circa trenta metri dal compagno di Meera con lei sopra.

«Mi hanno parlato di te, sei identica a tua sorella.» La voce profonda e modificata dalla magia ancestrale risuonò un po’ ovunque quasi fosse un tuono.

Profondo e demoniaco il timbro vocale rimbombava da sotto l’elmo chiuso del cavaliere suonando come un tamburo di guerra. La visione della donna non sembrò smuovere particolari sentimenti nel demonio che senza aggiungere altro allungò la mano sull’elsa dell’arma tenuta al fianco sinistro così da poterla stringere e sguainare. Una magnifica lama uscì dal fodero, nera come l’anima del suo possessore.

«Non deve finire per forza così, arrendetevi a me.»

Magnanimo? Difficile da credere in Velkan, ma la risposta che Meera gli diede non lasciò spazio a ogni dubbio. Con un movimento deciso la donna spronò il dragone a volare in direzione dell’Imperatore così da poter ingaggiare un mortale scontro. Così inizio: la battaglia dei due draghi. Sotto di loro gli sguardi dei soldati seguivano ogni movenza delle bestie che si rincorrevano nel cielo grigio e macchiato dal fumo del campo. Un momento il drago di Velkan sembrava in vantaggio, subito dopo cercava di scomparire tra le nuvole scure per poi riapparire alla ricerca di un punto debole in quello di Meera.

Come una danza elegante e spietata le due creature volteggiavano in acrobatiche manovre elusive alla ricerca di un modo per mettere fine allo scontro. Meera combatteva con la forza di una leonessa, Velkan con l’astuzia di un lupo. «E’ tempo che tutto il mondo conosca il mio potere!» Urlò l’imperatore che, stufo di fuggire e inseguire spronò la grossa creatura a salire di quota verticale verso le profondità del cielo. In alto, sempre più in alto sin dove occhio umano non arrivò mai. Dietro di lui vi era la guerriera incapace di lasciarlo andare e certa di una probabile fuga. Entrambi sparirono alla vista dei soldati e sotto di loro la terra iniziò ad assumere una leggera curvatura.

Il respiro divenne pesante, la luce del sole accecante e solo quando l’Imperatore seppe di esser giunto al limite della sopportazione slacciò le cinghie di sicurezza attorno alle proprie gambe così da lasciarsi cadere nel vuoto dietro di sé. Il dragone virò immediatamente di lato in modo da richiamare l’attenzione dell’altra bestia e garantire a Velkan un facile passaggio sulla sua testa senza correre il pericolo di essere azzannato. In caduta libera l’uomo strinse saldamente l’elsa dell’arma e il tutto si concluse in pochi istanti. Come a rallentatore la percezione dell’Oscurò si ampliò. Notò l’eleganza con la quale sfiorò il dorso della bestia di Meera e lo sguardo di sorpresa sul volto della ragazza. Per la prima volta dopo moltissimi anni rivide in quell’espressione l’amata defunta e per un attimo avvertì un tremore nel polso destro.

Solo un attimo, nulla di più.

Il buio lo inghiottì nuovamente poiché grazie alla velocità di caduta la nera spada ruppe l’armatura della donna conficcandosi nel di lei ventre, trapassandola da parte a parte senza aver il tempo di reagire.  Il colpo fu talmente violento da rompere le cinghie della sella e costringere entrambi in una caduta infinita nell’immensità dei loro sguardi. L’aria scivolava violenta attorno a loro, ma questo non impedì alla donna di prendere debolmente l’elmo di Velkan tra le mani.

«Ora so cos-a ha visto mia so-rella in te…» Piccola pausa. «Però… io… non sono… lei!» E con tutte le forze rimaste la donna cercò d’inserire i pollici nelle due fessure sugli occhi così da cavaglieli.

Urla si udirono durante la caduta.

Meera è morta, Velkan sembra aver perso la vista e mentre precipitano Alucard assiste alla scena e...

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  • Decide di onorare il sacrificio di Meera proseguendo l'assedio. (0%)
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  • Impazzisce dal dolore e corre verso il probabile luogo dello schianto abbandonando la battaglia. (100%)
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14 Commenti

  1. Ciao!! 😀
    Facciamo uno scontro medio, dai! Tanto, secondo me, Velkan da solo basta e avanza a farli fuori tutti! XD
    Molto avvincente questo inizio di battaglia! Non mi aspettavo che Velkan li attaccasse così presto! Ora sono curiosa di sapere cosa succederà!!
    Alla prossima!!

  2. Ciao Fabio!
    Sono contenta di vedere che hai iniziato la terza parte! *^*
    Ottimo riassunto! La storia è già entrata nel vivo e si percepisce nell’aria che la battaglia finale è imminente! Il titolo del racconto promette grandi cose e scontri spettacolari! Mi piace molto!
    Per il prossimo capitolo, voto che l’alba li saluta con colori magnifici.
    Bravo come sempre! A presto! 😉

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